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Persone fisiche e soggetti

Persone fisiche e soggetti

Sentimento per gli animali - rilevanza costituzionale - sussiste - L. 201/2010 - Volontà dell'anziano vulnerabile di continuare a frequentare l'animale di compagnia, dopo l'ingresso in RSA - attuazione

Trib. Varese, Ufficio Vol. Giur., decreto 7 dicembre 2011

Il sentimento per gli animali ha protezione costituzionale e riconoscimento europeo cosicché deve essere riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo all'animale da compagnia; diritto che, quindi, va riconosciuto anche in capo all'anziano soggetto vulnerabile dove, ad esempio, tale soggetto esprima, fortemente, la voglia e il desiderio di continuare a poter frequentare il proprio cane anche dopo il ricovero in struttura sanitaria assistenziale. Il giudice tutelare deve garantire la tutela e il riconoscimento del rapporto tra l'anziano e l'animale.

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Diritto alla sessualità - Diritto inviolabile - art. 2 Cost.

Trib. Varese, Ufficio della Volontaria Giurisdizione, decreto 24 ottobre 2011

Il diritto alla sessualità trova spazio in seno all'art. 2 della Costituzione (Cass. civ., Sez. I, 10 maggio 2005, n. 9801 in Giur. It., 2006, 4, 691) ed è oggi inquadrato nell'ambito dei diritti fondamentali della Persona, con substrato inviolabile (v. Cass. civ., Sez. III, 2 febbraio 2007, n. 2311 in Danno e Resp., 2007, 5, 589). L'inviolabilità della sfera intima discende (pure) dall'essere la sessualità il luogo in cui ciascuno compendia il diritto di realizzare, nella vita di relazione, la propria identità sessuale, da ritenere aspetto e fattore di svolgimento della personalità (Corte cost., sentenza 24 maggio 1985 n. 161). Essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è, quindi, "senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l'art. 2 Cost. impone di garantire"(Corte cost., sentenza 18 dicembre 1987 n. 561).

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Nome "Andrea" - Attribuzione ad una donna - necessità del prenome femminile - sussiste

Tribunale di Varese, Vol. Giurisdizione, decreto 23 luglio 2010

Il nome "Andrea" ad una bambina, in Italia, può essere attribuito solo anteponendo un onomastico femminile, almeno fin quando non vi sarà stata una evoluzione interna all'ordinamento nel senso da includere nella tradizionale nazionale, il suddetto nome con valenza femminile

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Matrimonio omosessuale - Riconoscibilità in Italia - Necessità dell'intervento legislativo - Ruolo del giudice

Tribunale di Varese, sez. I, decreto 23 luglio 2010

L'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, è una formazione sociale tutelata e riconosciuta attraverso l'art. 2 della Costituzione. In quanto formazione sociale costituzionalmente tutelata, ad essa spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri. Ciò nondimeno trattasi di una formazione sociale che non può essere ritenuta equivalente all'unione tra persone di sesso diverso, tenuto conto della (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall'unione omosessuale. Il riconoscimento dell'unione omosessuale, quindi, necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia, atteso che il suddetto riconoscimento non deve essere realizzato esclusivamente attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. Ne deriva, dunque, che, nell'ambito applicativo dell'art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette. La discrezionalità del Legislatore, quanto al riconoscimento dell'unione omosessuale, non esclude comunque un ramo di intervento della Corte costituzionale alla quale, infatti, resta la possibilità d'intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che la Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza.

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Persona incapace sottoposta a misura di protezione – Test dell’Hiv – condizioni

Tribunale di Varese, Ufficio Vol. Giur., decreto 8 febbraio 2010

L’art. 6 della Legge 135/90 costituisce un risvolto applicativo del principio generale per cui è vietato ai soggetti pubblici e privati, lo svolgimento di indagini volte ad accertare l'esistenza di uno stato di sieropositività senza un interesse concreto ed attuale, sorretto da motivazione congrua, idonea e legale. Il test anti-HIV - in grado di identificare la presenza di anticorpi specifici che l’organismo produce nel caso in cui entra in contatto con questo virus – è, in specie, giustificato ove si tratti di perseguire l’interesse del paziente ovvero quello dei terzi nei casi indicati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 218 del 2.6.1994

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