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Altri documenti e Sentenze d'interessee

Giurisprudenza

Sinistri stradali. Criteri di liquidazione del danno.

Sentenza Tribunale di Varese in data 9 aprile 2010

Estratto dal notiziario dell'Ordine Avvocati di Varese - Anno XXIII - Settembre 2010 - N°47

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Giurisprudenza

Costituzione dell'opponente e procedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo.

Tribunale di Varese, sez. I, sentenza 8 ottobre 2010

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Giurisprudenza

Ancora sull'overruling. Opposizione a decreto ingiuntivo e costituzione dell'opponente

Tribunale di Varese, sez. I, ordinanza 10 dicembre 2010 – estensore Giuseppe Buffone, Giudice del Tribunale di Varese

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Giurisprudenza

La Consulta e la risarcibilità del danno non patrimoniale ex art. 2059 cod. civ. – Corte cost., sentenza 15 dicembre 2010 n. 335

Danno alla persona - Danno non patrimoniale – Art. 2059 cod. civ. - Interpretazione costituzionalmente orientata – Danno da lezione dell'immagine dell'Ente pubblico

Corte cost., sentenza 15 dicembre 2010 n. 335 

(Pres. De Siervo, est. Quaranta) 

Come è noto, nelle prime interpretazioni che sono state fornite dell’art. 2059 cod. civ. – nella parte in cui prevede tale forma di risarcimento soltanto nei casi previsti dalla legge – si riteneva che la legge richiamata fosse esclusivamente quella penale. In questa prospettiva, diretta a valorizzare il profilo sanzionatorio del danno non patrimoniale – inteso come danno morale subiettivo (sentenza n. 184 del 1986) – era, pertanto, necessario che la condotta posta in essere integrasse gli estremi di un fatto penalmente illecito. La successiva giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 233 del 2003) e anche della Corte di cassazione (Cass., Sezioni unite, sentenza 11 novembre 2008, n. 26972) – dopo avere spostato il centro dell’analisi sul danneggiato, e dunque sui profili restitutori, e dopo avere identificato l’esatta natura del danno non patrimoniale come avulsa da qualunque forma di rigidità dommatica legata all’impiego di etichette o fuorvianti qualificazioni – ha allargato le maglie del risarcimento del danno non patrimoniale, affermando che esso deve essere riconosciuto, fermo restando la sussistenza di tutti gli altri requisiti richiesti ai fini del perfezionamento della fattispecie illecita, oltre che nei casi specificamente previsti dal legislatore, quando viene leso un diritto della persona costituzionalmente tutelato. In definitiva, l’attuale sistema della responsabilità civile per danni alla persona, fondandosi sulla risarcibilità del danno patrimoniale ex art. 2043 cod. civ. e non patrimoniale ex art. 2059 cod. civ., è, pertanto, essenzialmente un sistema bipolare. La Corte di cassazione, riconducendo ad organicità tale sistema, ha, inoltre, elaborato taluni criteri, legati alla gravità della lesione, idonei a selezionare l’area dei danni effettivamente risarcibili (citata sentenza n. 26972 del 2008). Di significativo rilievo, in particolare, sono le considerazioni che le Sezioni unite hanno espresso in ordine al fatto: che la lesione deve riguardare un interesse di rilievo costituzionale; l’offesa deve essere grave, nel senso che deve superare una soglia minima di tollerabilità; il danno deve essere risarcito quando non sia futile, vale a dire riconducibile a mero disagio o fastidio. Inoltre, per quanto attiene specificamente alla responsabilità per violazione dell’immagine dell’ente pubblico, deve rilevarsi, in linea con quanto affermato dalla Cassazione con la stessa sentenza n. 26792 del 2008, che il relativo danno, in ragione della natura della situazione giuridica lesa, ha valenza non patrimoniale e trova la sua fonte di disciplina nell’art. 2059 cod. civ. D’altra parte, il riferimento, contenuto nella giurisprudenza della Corte dei conti, alla patrimonialità del danno stesso – in ragione della spesa necessaria per il ripristino dell’immagine dell’ente pubblico – deve essere inteso come attinente alla quantificazione monetaria del pregiudizio subito e non alla individuazione della natura giuridica di esso.

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Giurisprudenza

Abuso del Processo

Sanzione – Art. 96 comma III c.p.c. come introdotto dalla Legge 69/2009 – Condanna ad una pena pecuniaria civ. – Tribunale di Varese, sez. I civ., sentenza 21 - 22 gennaio 2011 n. 98 - est. G. Buffone

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Giurisprudenza

Danno da pedofilia e violenza sessuale

Sentenza del 10 dicembre 2010 (estensore dott. Stefano Sala - Giudice del Tribunale di Varese) 

Pratiche erotiche di carattere pedofilo ai danni di una bambina: l'autore deve risarcire il danno non solo verso la minore ma anche verso i genitori (nel caso di specie: 200.000,00 euro per la bambina e 60.000,00 per ciascuno dei genitori)

Violenza sessuale ai danni della minore - Danno non patrimoniale conseguente - lesione della salute - Lesione della vita di relazione e del diritto a crescere in modo sano - Sussiste - Risarcimento del danno

Le pratiche erotiche di carattere pedofilo causano una compromissione alla vita di relazione e alla sessualità della minore, in quanto il soggetto minorenne subisce una concreta e significativa lesione nel suo irriducibile diritto a crescere in un ambiente accogliente e sereno nonché ad intraprendere un normale e libero percorso di maturazione sessuale ed affettiva. Si verifica, poi, in particolare, una incisione brutale nell'inviolabile sacrario che è l'animo di ogni bambino, quando questi, a seguito delle violenze, sia costretto a custodire nel silenzio più assoluto il suo insopportabile segreto e il suo dolore per il timore che il suo aguzzino possa rivolgere le sue perverse attenzioni nei confronti della sorella mettendo in atto una minaccia più volte adombrata. La minaccia di usare violenza contro la sorella, se la vittima primaria confessi i reati subiti e subendi causa uno sconvolgimento della sua fanciullezza ed adolescenza che deve trovato completo ristoro.

Violenza sessuale ai danni della minore - Danno non patrimoniale conseguente - Diritto dei genitori al risarcimento - Sussiste

In caso di violenza sessuale ai danni di una minore, va risarcito il danno subito anche dai genitori in conseguenza del dolore concretamente loro inferto per lo sconvolgimento imposto al normale sviluppo della convivenza famigliare, l'alterazione indotta alle naturali dinamiche relazionali del nucleo costretto a fronteggiare l'immane disagio rinvenuto nella figlia, il sentimento di impotenza e di frustrazione, l'evidente compromissione subita alla libera espressione e realizzazione della personalità: si tratta di una lesione non patrimoniale per la compromissione di interessi diversi dal diritto alla salute deve essere liquidata autonomamente.

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