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Modulistica

Anche i praticanti avvocati sono soggetti al Codice Deontologico e quindi in caso di illecito rispondono disciplinarmente

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza n. 9166 del 12 febbraio 2008

L'ordinamento disciplinare relativo alla professione forense –sostiene la Corte- è unitario, come si desume sia dal rinvio del R.D. n. 37 del 1934, art. 58 per la disciplina dei praticanti alla complessiva normativa disciplinare dettata per gli avvocati, sia dal fatto che il praticantato ha la funzione di assicurare la preparazione all'esercizio della professione forense. Ne consegue che la sanzione della sospensione applicabile ai praticanti non è una sanzione diversa dalla sospensione prevista per gli avvocati. La sanzione è la stessa e sorge solo l'esigenza di precisare che durante il praticantato essa trova attuazione come sospensione della pratica e dell'eventuale esercizio del patrocinio, come specifica il secondo comma dell'art. 58 cit. (secondo cui "La sospensione ha per effetto l'interruzione della pratica. Durante la sospensione il condannato è privato dell'esercizio del patrocinio"). Ciò implica, da un lato, che la sanzione della sospensione dall'esercizio professionale irrogata per fatti commessi dal praticante e in costanza di praticantato, può essere scontata anche dopo l'iscrizione del professionista all'albo degli avvocati, e, dall'altro, che la conferma (con eventuale modifica alla misura) da parte del CNF della sanzione della sospensione irrogata dal COA non implica il riferimento a una sanzione di tipo diverso e più grave di quella irrogata nella fase amministrativa del procedimento disciplinare, anche se nel frattempo l'interessato è stato iscritto nell'albo degli avvocati

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