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Modulistica

Il parere di congruità sulla liquidazione degli onorari spettanti agli avvocati

emesso dal Consiglio dell'Ordine, è impugnabile avanti al giudice amministrativo. A quest'ultimo giudice va proposta la domanda di risarcimento per danni dipendenti da un parere contestato anche se di questo non viene chiesto l'annullamento

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza n. 6534 del 12 febbraio 2008

Il parere di congruità sulla liquidazione degli onorari a norma del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, art. 14 -del quale ai sensi dell'art. 636 c.p.c. l'avvocato deve munirsi al fini di chiedere il decreto ingiuntivo ex art. 633 c.p.c. ed al quale il giudice a tal fine è tenuto ad uniformarsi- non si esaurisce in una mera certificazione della rispondenza del credito esposto alla tariffa professionale "essendo esso, anche dal punto di vista logico e semantico, espressione di un motivato giudizio critico e non di una mera operazione contabile".

Tale parere "corrisponde ad una funzione istituzionale dell'organo professionale in vista degli interessi degli iscritti e della dignità della professione, nonchè dei diritti degli stessi clienti, ed è volto ad impedire richieste di onorari sproporzionati e comunque inadeguati all'obiettiva importanza dell'opera professionale”. Si tratta di conseguenza di un'attività esterna che si conclude con la formazione di un atto soggettivamente ed oggettivamente amministrativo autoritativo -emesso nell'esercizio di un potere riconosciuto in via esclusiva dalla legge come espressione di potestà amministrativa per finalità di pubblico interesse- che modifica la situazione giuridica precedente avendo effetti costitutivi per il richiedente (consentendogli di promuovere la procedura monitoria ex artt. 633 e 636 c.p.c.) e quindi impugnabile avanti al giudice amministrativo. Quindi a norma della L. 6 dicembre 1971, n. 1034, art. 7, comma 3, modif. dalla L. n. 205 del 2000, art. 7 -secondo il quale il Tribunale amministrativo regionale, nell'ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni relative all'eventuale risarcimento del danno- quest'ultimo può essere disposto dal giudice amministrativo non soltanto se investito della domanda di annullamento dell'atto amministrativo, quale effetto ulteriore della riscontrata illegittimità di esso, ma anche -purchè ricorra (come appunto nella specie) la giurisdizione generale di legittimità- nel caso in cui la parte interessata si limiti ad invocare la sola tutela risarcitoria. 

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