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Varie

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ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - ORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI - DECRETI DI VARIAZIONE TABELLARE - EFFICACIA IMMEDIATAMENTE ESECUTIVA - NONOSTANTE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO - SUSSISTE - CENSURABILITÀ DEL COMPORTAMENTO DEL PRESIDENTE - ESCLUSIONE

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 18 aprile 2013 n. 9410 (Pres. Preden, rel. Piccininni)

Non può essere addebitato al Presidente del Tribunale il rimprovero di avere posto immediatamente in esecuzione una variazione tabellare: l'addebito risulta inconsistente poiché l'art. 7 bis, secondo comma, R.D. 30.1.1941, n. 12 prevede l'immediata esecutività dei provvedimenti adottati dai dirigenti degli uffici concernenti le tabelle, salve le successive determinazioni degli organi deputati a decidere in via definitiva.

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IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO - DIRITTO ALL’EQUA RIPARAZIONE - SPETTANZA ALLA PARTE RIMASTA CONTUMACE NEL GIUDIZIO PRESUPPOSTO - ESCLUSIONE

Cass. Civ., sez. II, sentenza 21 febbraio 2013 n. 4474(Pres. Rovelli, est. Carrato)

Non ha diritto all’equa riparazione del danno da irragionevole durata del processo, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 89 del 2001, la parte rimasta contumace nel giudizio presupposto.

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domanda di equa riparazione per irragionevole durata del processo – proposizione in pendenza del giudizio – decorrenza della prescrizione

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 2 ottobre 2012 n. 16783 (Pres. Vittoria, rel. Salmé)

In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, l’art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89, nella parte in cui prevede la facoltà di agire per l’indennizzo in pendenza del processo presupposto, non consente di far decorrere il relativo termine di prescrizione prima della scadenza del termine decadenziale previsto dal medesimo art. 4 per la proposizione della domanda, in tal senso deponendo, oltre all’incompatibilità tra la prescrizione e la decadenza, se riferite al medesimo atto da compiere, la difficoltà pratica di accertare la data di maturazione del diritto, avuto riguardo alla variabilità della ragionevole durata del processo in rapporto ai criteri previsti per la sua determinazione, nonché il frazionamento della pretesa indennitaria e la proliferazione di iniziative processuali che l’operatività della prescrizione in corso di causa imporrebbe alla parte, in caso di ritardo ultradecennale nella definizione del processo.

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Conversione del decreto legge - emendamenti in sede di conversione - Emendamenti eterogenei - Violazione dell'art. 77 Cost. - Sussiste - Caso dei decreti cd. Milleproroghe

Corte cost. Sentenza 16 febbraio 2012 n. 22

(Pres. Quaranta, rel. Silvestri)

Va esclusa la possibilità di inserire nella legge di conversione di un decreto-legge emendamenti del tutto estranei all'oggetto e alle finalità del testo originario: tale esclusione risponde non soltanto ad esigenze di buona tecnica normativa, ma è imposta dall'art. 77, secondo comma, Cost., che istituisce un nesso di interrelazione funzionale tra decreto-legge, formato dal Governo ed emanato dal Presidente della Repubblica, e legge di conversione, caratterizzata da un procedimento di approvazione peculiare rispetto a quello ordinario. In definitiva, l'innesto nell'iter di conversione dell'ordinaria funzione legislativa può certamente essere effettuato, per ragioni di economia procedimentale, a patto di non spezzare il legame essenziale tra decretazione d'urgenza e potere di conversione. Se tale legame viene interrotto, la violazione dell'art. 77, secondo comma, Cost., non deriva dalla mancanza dei presupposti di necessità e urgenza per le norme eterogenee aggiunte, che, proprio per essere estranee e inserite successivamente, non possono collegarsi a tali condizioni preliminari, ma per l'uso improprio, da parte del Parlamento, di un potere che la Costituzione gli attribuisce, con speciali modalità di procedura, allo scopo tipico di convertire, o non, in legge un decreto-legge.

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Consiglio dell'ordine dei dottori commercialisti - Delibere in materia disciplinare - Impugnativa - Dlgs 139/2005 - Sussiste

Cass., Sez. Un., n. 30785 del 30 dicembre 2011

(Pres. Vittoria; Est. San Giorgio)

Anche nel regime di cui d.lgs. n. 139 del 2005, sebbene il relativo art. 32 non abbia riprodotto il precedente assetto di impugnativa innanzi agli organi della giurisdizione ordinaria, le deliberazioni rese in materia disciplinare dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, involgendo posizioni di diritto soggettivo perfetto, sottratte a discrezionalità amministrativa, possono essere impugnate davanti al tribunale

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Elezioni politiche - Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, contenente modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Elezioni politiche - Abrogazione delle norme specificatamente indicate della legge 21 dicembre 2005, n. 270, contenente modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica - Inammissibilità


Corte Cost., sentenza 24 gennaio 2012 n. 13

(Pres. Quaranta, est. Cassese)

Le leggi elettorali, che possono essere oggetto di referendum abrogativi, rientrano nella categoria delle leggi ritenute dalla giurisprudenza della Corte come costituzionalmente necessarie, l'esistenza e la vigenza delle quali sono indispensabili per assicurare il funzionamento e la continuità degli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale della Repubblica (da ultimo, sentenze nn. 16 e 15 del 2008). L'ammissibilità di un referendum su norme contenute in una legge elettorale è pertanto assoggettata "alla duplice condizione che i quesiti" che dovrebbero essere sottoposti agli elettori "siano omogenei e riconducibili a una matrice razionalmente unitaria", e che "risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, in guisa da garantire, pur nell'eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell'organo" (sentenza n. 32 del 1993, nonché, da ultimo, sentenze nn. 16 e 15 del 2008). In secondo luogo, i quesiti referendari in materia elettorale "non possono avere ad oggetto una legge elettorale nella sua interezza, ma devono necessariamente riguardare parti di essa, la cui ablazione lasci in vigore una normativa complessivamente idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento, dell'organo costituzionale elettivo", e debbono perciò essere "necessariamente parzial[i]" e mirati "ad espungere dal corpo della legislazione elettorale solo alcune disposizioni, tra loro collegate e non indispensabili per la perdurante operatività dell'intero sistema" (sentenze nn. 16 e 15 del 2008)

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Legittimazione del giudice a sollevare questione di legittimità costituzionale - procedimento disciplinato dagli articoli 2674-bis cod. civ. e 113-ter disp. att. cod. civ - Non sussiste

Corte Cost., ordinanza 12 gennaio 2012 n. 7

(Pres. Quaranta, rel. Criscuolo)

Il procedimento disciplinato dagli articoli 2674-bis cod. civ. e 113-ter disp. att. cod. civ. ha - analogamente a quello per l'iscrizione di un periodico nel registro della stampa, ai sensi dell'art. 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 - natura amministrativa e si svolge a contraddittorio non pieno, nel quale le parti interessate vengono semplicemente sentite, diretto a far sì che, nel caso in cui sorgano gravi e fondati dubbi sulla trascrivibilità o iscrivibilità di un determinato atto, l'interessato possa ottenere, in via provvisoria, l'attuazione della pubblicità immobiliare, ed il cui oggetto è il solo accertamento della gravità e fondatezza dei dubbi in questione, essendo la definitiva pronuncia sulla sussistenza del diritto e sull'effettuazione della pubblicità rimessa ad un eventuale giudizio contenzioso. Si tratta, in sostanza di un procedimento che non comporta esplicazione di attività giurisdizionale, in quanto ha ad oggetto il regolamento, secondo legge, dell'interesse pubblico alla pubblicità immobiliare attraverso un controllo sull'operato del Conservatore; il provvedimento che lo conclude non è suscettibile di passare in giudicato, potendo le parti interessate adire la normale via contenziosa per ottenere una pronuncia sull'esistenza del loro diritto. Non ricorre, pertanto, la condizione richiesta dagli artt. 1 della legge costituzionale n. 1 del 1948 e 23 della legge n. 87 del 1953, e cioè che la questione incidentale di legittimità costituzionale sia sollevata nel corso di un giudizio.

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Intervento del Legislatore - In materia civile - Disposizioni retroattive - Limiti - Art. 6 CEDU


Cass. Civ., Sez. Un., ordinanza 20 luglio 2011, n. 15866

(Pres. Vittoria, rel. Salmé)

Pur non essendo in linea di principio precluso al legislatore di intervenire in materia civile con nuove disposizioni retroattive, il principio dello Stato di diritto e la nozione di processo equo sancito dall'art. 6 della CEDU vietano l'interferenza del legislatore nell'amministrazione della giustizia, destinata a influenzare l'esito della controversia, fatta eccezione che per motivi imperativi di interessi generali, e la garanzia della parità delle armi comporta l'obbligo di dare alle parti una ragionevole possibilità di perseguire le proprie azioni giudiziarie, senza essere poste in condizioni di sostanziale svantaggio rispetto agli avversari (Corte Eur. Dir. Dell'Uomo, 21 giugno 2007; 28 ottobre 1999). (Le Sezioni Unite civile hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Veneto 23 novembre 2006, n. 25 e degli artt. 1 e 2 della legge della Provincia autonoma di Trento 5 febbraio 2007, n. 1, in relazione all'art. 10 dell'accordo sottoscritto da detti enti rispettivamente il 25 ed il 29 novembre 2005 (avente ad oggetto l'esercizio delle funzioni amministrative relative alle grandi derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico), per violazione degli artt. 3, 104 e 117, primo comma, Cost. e dell'art. 6 CEDU)

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Auto abbandonata in Strada - Costi per la rimozione - A carico della società proprietaria della strada - Sussiste


Cass. Civ., sez. II, sentenza 8 giugno 2011 n. 12529

(Pres. Schettino, rel. Proto)

Nella previsione dell'art. 14 CdS rientra sicuramente, in primo luogo, la rimozione dalle strade dei veicoli che le ingombrano e dunque la connessa custodia dei veicoli rimossi, con i relativi oneri economici; tale conclusione, d'altra parte, oltre che sulla norma di legge trova un suo fondamento anche nel senso comune, posto che non si vede per quale ragione l'ente che sfrutta a fini economici l'autostrada dovrebbe disinteressarsi del fatto che sulla stessa si accumulino veicoli abbandonati o altri rifiuti di vario genere

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Irragionevole durata del processo - Danno non patrimoniale - Criteri di quantificazione del danno - Per i primi tre anni di ritardo: minimo 750,00 Euro all'anno - Per i successivi anni: minimo 1.000,00 Euro all'anno

Cass. civ., sez. I, 14 ottobre 2009 n. 21840

(Pres. Vittoria, rel. Salvato)

Il Giudice italiano deve intepretare la legge 89/2001 in modo conforme alla CEDU per come essa vive nella giurisprudenza della Corte europea, entro i limiti in cui detta interpretazione conforme sia resa possibile dal testo della legge n. 89 del 2001: qualora ciò non sia possibile ed egli dubiti della compatibilità della norma interna con la disposizione convenzionale "interposta", deve investire la Corte Costituzionale della relativa questione di legittimità costituzionale rispetto all'art. 117, primo comma, Cost., restando escluso che possa procedere alla "non applicazione" della prima.I criteri di determinazione del quantum della riparazione applicati dalla Corte europea - che ha fissato un parametro tendenziale di €. 1.000,00/1.500,00 per anno - non possono essere ignorati dal giudice nazionale, il quale può, tuttavia, apportare le deroghe giustificate dalle circostanze concrete della singola vicenda (quali: l'entità della "posta in gioco", apprezzata in comparazione con la situazione economico-patrimoniale della parte, che questa ha l'onere di allegare e dedurre; il "numero dei tribunali che hanno esaminato il caso in tutta la durata del procedimento"; il comportamento della parte istante). In virtù della più recente giurisprudenza di Strasburgo, qualora non emergano elementi concreti in grado di far apprezzare la peculiare rlevanza del danno non patrimoniale, l'esigenza di garantire che la liquidazione sia satisfattiva di un danno e non indebitamente ulcrativa, la quantificazione deve essere, di regola, non inferiore ad Euro 750,00, per anno di ritardo, ma per i solo primi tre anni di ritardo; per i successivi, la quantificazione non può essere inferiore ad Euro 1.000,00 per anno di ritardo (La pronuncia è particolarmente importantela atteso che, con essa, la Cassazione ritorna sul criterio di quantificazione del danno non patrimoniale, ma modifica quanto la stessa Suprema Corte aveva affermato con la sentenza n. 16086 del 2009. Nel merito, il Supremo Consesso conferma che la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a euro 750,00 per ogni anno di ritardo, ma aggiunge che tale cifra deve valere in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, e deve, invece, essere non inferiore a euro 1000 per quelli successivi, in quanto l'irragionevole durata eccedente tale periodo da ultimo indicato comporta un evidente aggravamento del danno)

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