Vai al menu principale- Vai ai contenuti della pagina[0] Home[H]

Homepage > Giurisprudenza > Giurisprudenza Alte Corti > Indice Generale > Tutela dei diritti

Tutela dei diritti

Tutela dei diritti

PRIVILEGIO GENERALE – CREDITO DERIVANTE DA UN RAPPORTO DI AGENZIA – APPLICABILITÀ - ESCLUSIONE (art. 2751-bis c.c.)

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 16 dicembre 2013 n. 27986 (Pres. Preden, rel. Di Palma)

L’art. 2751-bis, n. 3, cod. civ. deve interpretarsi nel senso che il privilegio generale ivi previsto non assiste i crediti per provvigioni spettanti alla società di capitali che eserciti l’attività di agente.

Versione Stampabile


 

Tutela dei Diritti

PEGNO DI CREDITO ALL'ACQUISTO E ALLA CONSEGNA DI TITOLI NON ANCORA EMESSI - NATURA GIURIDICA - PEGNO DI CREDITO FUTURO

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 2 ottobre 2012 n. 16725 (Pres. Vittoria, rel. Salmé)

Il pegno di credito all’acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi ha natura di pegno di credito futuro, che fino a quando non si verifica la consegna ha effetti obbligatori e non attribuisce prelazione, che sorge solo dopo la specificazione o la consegna. A differenza del pegno di credito alla consegna di denaro o altra cosa fungibile (art. 2803 c.c.) già esistenti al momento della convenzione, i titoli di Stato, in regime di materializzazione, non sono ancora esistenti fino a quando non viene formato il documento che li incorpora e pertanto, fino a che non venga effettuata l’individuazione non può sussistere la prelazione.

Versione Stampabile


 

Tutela dei Diritti

Art. 2744 c.c. - Divieto del Patto Commissorio – Indici interpretativi

Cass. Civ., sez. II, sentenza 3 febbraio 2012 n. 1675 (Pres. Rovelli, rel. Giusti)

Incorre nella sanzione della nullità per violazione del divieto del patto commissorio posto dall'art. 2744 cod. civ. la convenzione mediante la quale le parti abbiano inteso costituire, con un determinato bene, una garanzia reale in funzione di un mutuo, istituendo un nesso teleologico o strumentale tra la vendita del bene ed il mutuo, in vista del perseguimento di un risultato finale consistente nel trasferimento della proprietà del bene al creditore-acquirente nel caso di mancato adempimento dell'obbligazione di restituzione del debitore-venditore. L'art. 2744 cod. civ. costituisce infatti una norma materiale, destinata a trovare applicazione non soltanto in relazione alle alienazioni a scopo di garanzia sospensivamente condizionate

all’inadempimento del debitore, ma anche a quelle immediatamente traslative risolutivamente condizionate all'adempimento del debitore (Cass., Sez. Un., 3 aprile 1989, n. 1611). Detta norma esprime un divieto di risultato, mirando a difendere il debitore da illecite coercizioni del creditore, assicurando nel contempo la garanzia della par condicio creditorum. È tale risultato che giustifica il divieto di legge, non i mezzi impiegati: con la conseguenza che, ove, sulla base della corretta qualificazione della fattispecie, il versamento del denaro non costituisca il pagamento del prezzo, ma l'esecuzione di un mutuo e il trasferimento del bene non integri l'attribuzione al compratore, bensì l'atto costitutivo di una posizione di garanzia innegabilmente provvisoria, manca la funzione di scambio tipica del contratto di compravendita e si realizza proprio il negozio vietato dalla legge (Cass., Sez. 2, 8 febbraio 2007, n. 2725; Cass., Sez. 2, 12 gennaio 2009, n. 437; Cass., Sez. 2, 10 marzo 2011, n. 5740). Perché la vendita realizzi una forma di garanzia impropria occorre quindi, tra l'altro, l'esistenza di una situazione di debito del venditore nei confronti dell'acquirente, preesistente o coeva alla vendita.

Versione Stampabile


 

Tutela dei diritti

Prescrizione - Interruzione - Atto interruttivo - Riconoscimento del debito -Specifica intenzione ricognitiva - Consapevolezza del riconoscimento Dichiarazione univoca - Sussite

Cass. Civ., sez. III, sent. 24 novembre 2010, n. 23822

(Pres. Preden - rel. D'Amico)

Il riconoscimento di debito, quale atto interruttivo della prescrizione, non solo deve provenire da un soggetto che abbia poteri dispositivi del diritto stesso, ma richiede altresì, in chi lo compie, una specifica intenzione ricognitiva, occorrendo a tal fine la consapevolezza del riconoscimento desunta da una dichiarazione univoca, tale da escludere che la relativa dichiarazione possa avere finalità diverse o che il riconoscimento resti condizionato da elementi estranei alla volontà del debitore (sulla stessa corrente di pensione: Cass., 11.5.2009, n. 10755; Cass., 30.3.2009, n. 7760; Cass., 4.6.2007, n. 12953). A norma dell'art. 2944 cod. civ., la prescrizione è, dunque, si interrotta dal riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale il diritto stesso può essere fatto valere; ma tale riconoscimento deve consistere in una ricognizione chiara e specifica del diritto altrui, che sia univoca ed incompatibile con la volontà di negare il diritto stesso (Cass., 30.3.2009, n. 7760; Cass., 4.6.2007, n. 12953; Cass., 22.9.2006, n. 20692). Nella proposizione, da parte del debitore, della eccezione di compensazione può ravvisarsi efficacia interruttiva della prescrizione, sotto il profilo della ricognizione di debito, solo in quanto la stessa sia effettuata con l'intenzione di riconoscere la sopravvivenza dell'obbligazione; mentre tale efficacia è da escludere nella proposizione della eccezione di compensazione totale, per quella parziale essa potrà conseguire tale effetto solo se, per le modalità e i termini con i quali è proposta, possa implicare la volontà di riconoscere la persistenza del debito (Cass., 24.5.1984, n. 3192; Cass., 5.3.1973, n. 603) (Cambio di giurisprudenza in Cassazione: superato il vecchio indirizzo che affermava che ai fini della interruzione della prescrizione, non è necessario un vero e proprio atto di riconoscimento di debito ex art. 1988 c.c., essendo sufficiente un comportamento volontario che, sebbene rivolto ad una finalità diversa, esprima anche implicitamente la consapevolezza del suo autore in ordine all'esistenza del diritto, Cass., 29.4.2003, n. 6651; Cass. 24.9.2004, n. 19253)

Versione Stampabile


 

Tutela dei diritti

Responsabilità patrimoniale – Cause legittime di prelazione – Privilegi – Privilegio speciale su bene immobile per i crediti del promissario acquirente – Art. 2775-bis c.p.c.

Cass. civ., Sez. Unite, ottobre 2009 n. 21045

(Pres. Carbone, rel. Spirito)

Il privilegio speciale sul bene immobile, che assiste (ai sensi dell’art. 2775-bis cod. civ.) i crediti del promissario acquirente conseguenti alla mancata esecuzione del contratto preliminare trascritto ai sensi dell’art. 2645-bis cod. civ., siccome subordinato ad una particolare forma di pubblicità costitutiva (come previsto dall’ultima parte dell’art. 2745 cod. civ.), resta sottratto alla regola generale di prevalenza del privilegio sull’ipoteca, sancita, se non diversamente disposto, dal secondo comma dell’art. 2748 cod. civ. e soggiace agli ordinari principi in tema di pubblicità degli atti. Ne consegue che, nel caso in cui il curatore del fallimento della società costruttrice dell’immobile scelga lo scioglimento del contratto preliminare (ai sensi dell’art. 72 della legge fallimentare), il conseguente credito del promissario acquirente – avente ad oggetto la restituzione della caparra versata contestualmente alla stipula del contratto preliminare – benché assistito da privilegio speciale, deve essere collocato con grado inferiore, in sede di riparto, rispetto a quello dell’istituto di credito che, precedentemente alla trascrizione del contratto preliminare, abbia iscritto sull’immobile stesso ipoteca a garanzia del finanziamento concesso alla società costruttrice» (Fattispecie in cui la Corte Suprema di Cassazione si è pronunciata a Sezioni Unite con la decisione massimata indicato il principio di diritto enunciato dal Collegio)

Versione Stampabile