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Tributi e tasse

Tributi e Tasse

Sanzioni Tributarie - Principio del Favor Rei - Applicazione della legge più favorevole, sopravvenuta - Sussiste

Cass. Civ., sez. trib., sentenza 24 gennaio 2013 n. 1656

In forza dello ius superveniens più favorevole può affermarsi che, in tema di sanzioni tributarie, alla abrogazione del principio di ultrattività delle disposizioni sanzionatorie è subentrato il principio del favor rei nella sua duplice prospettazione; nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che secondo la legge posteriore non costituisce violazione punibile; se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa si applica la legge più favorevole. In tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, il principio del favor rei, introdotto dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 3, è, secondo il successivo art. 25, comma 2, applicabile alle violazioni commesse anteriormente al 1 aprile 1998 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 472 cit.) applicabile ai procedimenti in corso. Inoltre, il principio trova applicazione anche d'ufficio ed in ogni stato e grado del giudizio, a condizione che via sia un procedimento ancora in corso e che il provvedimento impugnato non sia definitivo.

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Combinato disposto degli artt. 26, c. 3°, del decreto del Presidente della Repubblica 29/09/1973, n. 602, e 60, c. 1°, alinea e lett. e), del decreto del Presidente della Repubblica 29/09/1973, n. 600 - Riscossione esattoriale - Notificazione della cartella di pagamento - Temporanea assenza di soggetto idoneo a ricevere l'atto presso il luogo di residenza, dimora o domicilio del destinatario - Perfezionamento della notificazione nel giorno successivo a quello in cui l'avviso del deposito dell'atto è affisso nell'albo del comune - Denunciata conseguente impossibilità per il destinatario di pervenire alla conoscenza effettiva dell'atto notificato.

Corte Costituzionale, sentenza 22 novembre 2012 n. 138 (Pres. Quaranta, est. Gallo)

La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale del terzo comma (corrispondente all’attualmente vigente quarto comma) dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nella parte in cui stabilisce che la notificazione della cartella di pagamento «Nei casi previsti dall’art. 140 del codice di procedura civile […] si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600», anziché «Nei casi in cui nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi sia abitazione, ufficio o azienda del destinatario […] si esegue con le modalità stabilite dall’art. 60, primo comma, alinea e lettera e), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600».

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Processo tributario - Art. 14 d.lgs. 546/1992 – Ammissibilità dell'intervento adesivo dipendente – Sussiste

Cass. Civ., sez. Trib., sentenza 3 agosto 2012 n. 14000

Solo sulla scorta di una mera interpretazione letterale del disposto del citato art. 14 d.lgs. 546/1992 (il quale qualifica i possibili interventori come quei "soggetti che, insieme al ricorrente, sono destinatari dell'atto impugnato ovvero sono parti del rapporto tributario controverso") potrebbe giungersi ad escludere l'ammissibilità dell'intervento adesivo dipendente nel giudizio tributario: tuttavia una simile interpretazione comporterebbe l'immotivata esclusione della possibilità di intervenire in giudizio per soggetti che, lungi dal far valere ragioni consistenti in utilità di mero fatto, sono .. portatori di un interesse giuridicamente rilevante e qualificato..", determinato anche "..dalla necessità di impedire che nella propria sfera giuridica possano ripercuotersi le conseguenze dannose derivanti dagli effetti riflessi o indiretti del giudicato.." In caso di ritenuta inammissibilità di intervento, per tali soggetti sarebbe esclusa ogni possibilità di tutela giurisdizionale. Una interpretazione costituzionalmente orientata del citato art. 14 deve dunque indurre ad una lettura estensiva del concetto di destinatario dell'atto - fino a comprendere in esso non solo il destinatario stricto iure ma anche il destinatario potenziale e mediato .." (Cass. 2012/255. In senso sostanzialmente conforme v. Cass. 2012/5375).

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Errore sulla portata dell'ambito applicativo della norma tributaria – Rilevanza – Art. 10 comma III legge 212/2000 – Art. 8 d.lgs. n. 546/1992 – Incertezza normativa oggettiva tributaria - Casi

Cass. civ., sez. trib., sentenza 1 giugno 2012 n. 8825

L’incertezza normativa oggettiva sulla norma tributaria non ha il suo fondamento nell’ignoranza giustificata, ma nell’impossibilità, abbandonato lo stato d’ignoranza, di pervenire comunque allo stato di conoscenza sicura della norma giuridica tributaria. L’essenza del fenomeno incertezza normativa oggettiva si può rilevare attraverso una serie di fatti indice, che spetta al giudice accertare e valutare nel loro valore indicativo, e che sono stati individuati a titolo di esempio e, quindi, non esaustivamente: 1) nella difficoltà d’individuazione delle disposizioni normative, dovuta magari al diletto di esplicite previsioni di legge; 2) nella difficoltà di confezione della formula dichiarativa della norma giuridica; 3) nella difficoltà di determinazione del significato della formula dichiarativa individuata; 4) nella mancanza di informazioni amministrative o nella loro contraddittorietà; 5) nella mancanza di una prassi amministrativa o nell’adozione di prassi amministrative contrastanti: 6) nella mancanza di precedenti giurisprudenziali; 7) nella formazione di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, magari accompagnati dalla sollecitazione, da parte dei Giudici comuni, di un intervento chiarificatore della Corte costituzionale; 8) nel contrasto tra prassi amministrativa e orientamento giurisprudenziale; 9) nel contrasto tra opinioni dottrinali; 10) nell’adozione di norme di interpretazione autentica o meramente esplicative di norma implicita preesistente. Tali fatti indice devono essere accertati ed esaminati ed inseriti in procedimenti interpretativi della formazione che siano metodicamente corretti e che portino inevitabilmente a risultati tra loro contrastanti ed incompatibili (procedimenti riservati in via esclusiva all’organo giudiziario: cfr. da ultimo Corte cass. V sez. 23.3.2012 n. 4683)

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Iscrizione Ipotecaria – Natura Giuridica - Conseguenze

Cass. civ., sez. trib., ordinanza 20 giugno 2012 n. 10234 (Pres. Cicala, rel. Caracciolo)

La disposizione di cui all'art. 50, secondo comma, del D.P.R. n. 602/73, che impone di notificare al debitore moroso l'intimazione di pagamento prima dell'inizio dell'espropriazione forzata, non trova applicazione nel caso di iscrizione ipotecaria in quanto non può essere considerato quale mezzo preordinato all'espropriazione forzata che si inserisce nel processo di espropriazione forzata esattoriale quale mezzo di realizzazione del credito, ma facente parte di una procedura alternativa all'esecuzione forzata vera e propria.

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Imposte sui redditi - Redditi tassabili - Determinazione - Indeducibilità dei costi o delle spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato – Illegittimità costituzionale – Questione – Restituzione degli atti – Jus superveniens - decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44

Corte cost., ordinanza 16 luglio 2012 n. 190 (Pres. Quaranta, est. Gallo)

Vanno restituiti gli atti ai giudici rimettenti in relazione alla questione di legittimità costituzionale del comma 4-bis dell’art. 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), aggiunto dal comma 8 dell’art. 2 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), in forza del quale: «Nella determinazione dei redditi di cui all’articolo 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non sono ammessi in deduzione i costi o le spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato, fatto salvo l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti» (sollevata in riferimento agli artt. 3, 25, 27 e 97 della Costituzione). Infatti, successivamente all’ordinanza di rimessione, è intervenuto il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, il quale, all’art. 8, comma 1, ha disposto la sostituzione del comma censurato: il Legislatore, con la nuova formulazione del censurato comma 4-bis, da un lato, ha ridotto l’ambito dei componenti negativi connessi ad illeciti penali e non ammessi in deduzione nella determinazione dei redditi di cui all’art. 6, comma 1, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), limitandolo ai «costi e […] spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo» e, dall’altro, ha richiesto che, in relazione a tale delitto, «il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale o, comunque, […] il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio ai sensi dell’articolo 424 del codice di procedura penale ovvero sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’articolo 425 dello stesso codice fondata sulla sussistenza della causa di estinzione del reato prevista dall’articolo 157 del codice penale […]». A fronte di tale ius superveniens – il quale incide direttamente sulla norma censurata ed è applicabile retroattivamente, ove più favorevole –, spetta al giudice rimettente procedere ad una nuova valutazione della rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni sollevate e di conseguenza, deve essere disposta la restituzione degli atti al giudice a quo affinché proceda alla suddetta valutazione alla luce del nuovo quadro normativo (ex plurimis, ordinanze n. 24 del 2012, n. 326 e n. 311 del 2011).

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Abuso del Diritto – Materia Tributaria – Rivelabilità d'Ufficio – Sussiste

Cass. Civ., sez. Trib., sentenza 11 maggio 2012 n. 7393 (Pres. Pivetti, rel. Valitutti)

L’ordinamento tributario è ispirato all’esigenza di contrastare il c.d. abuso del diritto, individuato dalla giurisprudenza comunitaria come lo strumento essenziale, finalizzato a garantire la piena applicazione del sistema comunitario di imposta. In materia tributaria, invero, il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, che preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, sebbene non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio di imposta, in assenza di ragioni economiche apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici (cfr., tra le tante, Cass. 6800/09, 4737/10, 20029/10, 1372/11). Il rango comunitario e costituzionale del principio di divieto di abuso del diritto comporta la sua applicazione d’ufficio da parte del giudice tributario, a prescindere, dunque, da qualsiasi allegazione, al riguardo, ad opera delle parti in causa (Cass. S.U. 30055/08, Cass. 1372/11).

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Ipoteca ex art. 77 d.P.R. 602/1973 – Limiti di cui all’art. 76 (pretesa creditoria non inferiore ad Euro 8.000,00) – Sussiste – Rimeditazione della questione alla luce del dl 40/2010 – Non sussiste

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 10 aprile 2012 n. 5771 (Pres. Vittoria, rel. Tirelli)

Al pari del fermo di cui all'art. 86 del DPR n. 602/1973, anche l'ipoteca di cui all'art. 77 del medesimo decreto costituisce un atto preordinato all'espropriazione, per cui deve necessariamente soggiacere agli stessi limiti per questa stabiliti dal precedente art. 76. La questione non va rivalutata alla luce del comma 2 ter dell'art. 3 del DL 25/3/2010, n. 40, convertito dalla legge n. 73/2010, che ha vietato d'iscrivere ipoteca per crediti minori di ottomila Euro, ma soltanto «a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione» perché quello che conta ai fini dell'interpretazione di un atto normativo non è l'intenzione del Legislatore (C. Cass. n. 2454 del 1983) o la lettura fattane da ministeri od altri enti, ma la volontà oggettiva della legge (C. Cass. n. 3550 del 1988) quale risultante dal suo dato letterale, che nel caso di specie depone, per l'appunto, nel senso della non iscrivibilità dell'ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare. Per valere come smentita della predetta interpretazione, il comma 2 ter dell'art. 3 del DL n. 40/2010 avrebbe dovuto stabilire il contrario e, cioè, che a partire dal momento della emanazione della legge di conversione non sarebbe più stato possibile iscrivere ipoteca per crediti non realizzabili a mezzo di espropriazione immobiliare

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Retratto successorio - Vendita di singoli beni o di quota del patrimonio ereditario - Esperibilità - Limiti

Cass. Civ., sez. III, sentenza 9 marzo 2012 n. 3756

(Pres. Cicala, rel. Terrusi)

Sulle orme di Corte cost., 24 luglio 2009, n. 238, la quale vi aveva individuato i tratti distintivi del prelievo tributario, va affermato che la tariffa d'igiene ambientale (TIA) non può essere assoggettata ad Iva, in ragione della sua natura tributaria, della mancanza di disposizioni legislative che ciò prevedano e della irrilevanza di talune prassi contrarie

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Azione di nullità della cartella esattoriale - Litisconsorzio con l'agenzia di riscossione e l'amministrazione - Non sussiste

Cass. Civ., sez. trib., sentenza 2 febbraio 2012 n. 1532

(Pres. Di Blasi, rel. Terrusi)

L'azione del contribuente, diretta a far valere la nullità della cartella esattoriale, può essere svolta indifferentemente nei confronti dell'ente creditore o del concessionario alla riscossione (senza litisconsorzio necessario tra i due), essendo rimessa al concessionario, ove evocato in lite, la facoltà di chiamata nei riguardi dell'ente medesimo (cfr. sez. un. 16412/2007)

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