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Successioni

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ACCETTAZIONE BENEFICIATA - ART. 564, I COMMA, COD. CIV. - CONDIZIONE DI PROPONIBILITÀ DELL'AZIONE DI RIDUZIONE - NEL CASO IN CUI LA LESIONE DELLA LEGITTIMA SIA DETERMINATA DA DISPOSIZIONI IN FAVORE DI COEREDI - ESCLUSIONE

Cass. Civ., Sez. II, sentenza 7 marzo 2013 n. 5768 (Pres. Oddo, rel. Bianchini)

La chiara lettera dell'art. 564, I comma, cod. civ. — che statuisce che l'accettazione beneficiata, quale condizione di proponibilità dell'azione di riduzione, non è necessaria allorquando la lesione della legittima sia determinata da disposizioni in favore di coeredi- è rispondente alla genesi storica dell'istituto che riconosce nella redazione dell'inventario (quale elemento costitutivo dell'accettazione beneficiata) una forma di tutela in favore del terzo, al fine di consentirgli di valutare la consistenza dell'asse ereditario per rendere effettiva la garanzia che esso rappresentava per il soddisfacimento delle obbligazioni a carico del de cujus impedendo che, d'accordo con i coeredi, si effettuino sottrazioni od occultamenti e s'invochi poi, di fronte ad estranei, l'insufficienza dei beni esistenti: si assume dunque che detta esigenza non si ponga nel caso di azione esercitata nei confronti degli altri gli eredi che ben sono in grado di verificare la consistenza dell'asse.

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SUCCESSIONE LEGITTIMA - CONIUGE SUPERSTITE - SPETTANZA DEL DIRITTO DI ABITAZIONE SULLA CASA ADIBITA A RESIDENZA FAMILIARE - SUSSISTE

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 27 febbraio 2013 n. 4847 (Pres. Preden, rel. Mazzacane)

Nella successione legittima spettano al coniuge del de cuius i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano previsti dall'art. 540 secondo comma c.c; il valore capitale tali diritti deve essere stralciato dall'asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest'ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell'attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato.

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Successioni – Scheda testamentaria – Ctu Grafologica – Rapporto tra esito della Consulenza e conclusioni poste a base della decisione – Necessità di evitare scelte illogiche – Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 19 dicembre 2012 n. 23443 (Pres. Goldoni, rel. Mazzacane)

Il convincimento espresso dal giudice (nel caso di specie: Corte di Appello) risulta il frutto di un percorso argomentativo illogico e contraddittorio, dove il condiviso esito della CTU grafologica espletata nel processo mal si concili con la conclusione posta a base della decisione poi assunta.

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Testamento – Mancanza di Data – Invalidità – Sussiste

Cass. civ., sez. II, sentenza 25 maggio 2012 n. 8366

l'incompleta o omessa indicazione della data è causa di annullabilità dell'atto, poichè trattasi di requisito richiesto dall'art. 602 c.c., comma 2, ai fini della sua validità, che non può essere desunto "aliunde", e che l'impugnativa di detto testamento volta ad accertare la mancanza o incompletezza di tale elemento, inoltre, è svincolata dalla necessità dell'indicazione di una determinata ragione che renda rilevante siffatto accertamento, a differenza dell'ipotesi in cui si agisca in giudizio al fine di provarne la non verità (Cass. 8-6-2001 n. 7783; Cass. 14-5-2008 n. 12124)

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Accettazione dell'eredità con beneficio di inventario – Effetti – Erede beneficiato – Qualità comunque di erede – Sussiste – Successione nei debiti – Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 26 luglio 2012 n. 13206 (Pres. Uccella – rel. Amendola)

La dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario - mediante la quale si realizza la separazione del patrimonio del defunto e la restrizione della responsabilità dell'erede intra vires hereditatis - è pur sempre dichiarazione di volere accettare l'eredità, sicché l'erede beneficiato acquista i diritti caduti nella successione e diventa soggetto passivo delle relative obbligazioni. Come tale, a differenza del chiamato che non abbia ancora accettato, il quale a norma dell'art. 486 cod. civ. sta in giudizio in rappresentanza dell'eredità, l'erede beneficiato è legittimato in proprio a resistere e a contraddire, tant'è che l'eventuale pronuncia di condanna al pagamento dell'intero debito ereditario va emessa nei suoi confronti, salvo che, in concreto, la responsabilità andrà contenuta intra vires hereditatis nel caso in cui egli abbia fatto valere il beneficio, proponendo la relativa eccezione (Cass. civ. 19 marzo 2007, n. 6488; Cass. civ. 14 marzo 2003, n. 3791). Posto dunque che l'erede beneficiato è, comunque, erede e che, come tale, succede anche nei debiti, l'affermazione secondo cui la disposizione dell'art. 490, secondo comma, n. 2, cod. civ. ne limita la responsabilità per il pagamento dei debiti ereditari e dei legati intra vires e cum viribus, va posta in relazione alle cautele che nel sistema circondano l'aggressione dei beni propri dell'erede beneficiato, atteso che, a norma dell'art. 497 cod. civ., questi non può essere costretto al pagamento con i propri beni, se non quando è stato costituito in mora a presentare il conto e non ha ancora soddisfatto a quest'obbligo (primo comma) ovvero, dopo la liquidazione del conto, fino alla concorrenza delle somme di cui sia debitore (secondo comma). In tale contesto, il beneficio d'inventario limita, normalmente, la responsabilità dell'erede non solo al valore, ma anche ai beni allo stesso pervenuti, assoggettando, in via di principio, questi e non quelli personali all'esecuzione forzata (confr. Cass. civ. 29 aprile 1993, n. 5067). Il che tuttavia non vuoi dire che la vendita di un bene ereditario e il reinvestimento del denaro ricavato, rispettati gli oneri procedurali imposti dagli artt. 747 e segg. cod. proc. civ., valga a purgare definitivamente l'acquisto. È sufficiente al riguardo considerare che il nodo della disciplina che limita la responsabilità dell'erede beneficiato è pur sempre il valore dei beni (art. 490, secondo comma, n. 2 cod. civ.), e proprio al fine di evitarne la dispersione il legislatore ha previsto non solo che gli atti dispositivi degli stessi debbano essere autorizzati, pena la decadenza dal beneficio d'inventario, dal tribunale, ma ha altresì stabilito che il giudice, quando occorre, fissi le modalità per la conservazione e il reimpiego del prezzo ricavato (art. 748, secondo comma, cod. proc. Civ.). A ben vedere, infatti, in relazione all'eredità accettata con beneficio d'inventario, la trasparente ratio di tale norma è proprio quella di bloccare il valore del bene in modo che, se non cum viribus, i creditori possano comunque soddisfarsi intra vires.

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Retratto successorio - Vendita di singoli beni o di quota del patrimonio ereditario - Esperibilità - Limiti


Cass. Civ., sez. II, sentenza 19 gennaio 2012 n. 737

(Pres. Triola, rel. San Giorgio)

L'alienazione, da parte di un coerede, dei diritti allo stesso spettanti su alcuni beni della comunione ereditaria, non fa subentrare l'acquirente nella comunione stessa, a meno che non risulti l'intenzione delle parti di trasferire l'intera quota spettante all'alienante

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Petizione ereditaria - Diritto al risarcimento del danno - Non sussiste

Cass. civ., sez. II, sentenza 2 marzo 2010 n. 5091

(Pres. Rovelli, rel. D'Ascola)

Il principio della presunzione di buona fede di cui all'art. 1147 cod. civ. ha portata generale; pertanto chi agisce, con l'azione di petizione, per la rivendicazione dei beni ereditari - previo annullamento del testamento in base al quale è stato chiamato all'eredità il possessore di buona fede - non può pretendere da quest'ultimo il risarcimento dei danni, ma soltanto i frutti indebitamente percepiti, nei limiti fissati dall'art. 1148 cod. civ.. (Nell'ipotesi di specie, la Cassazione ha escluso, pertanto, il diritto al risarcimento del danno)

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Petizione dell'eredità - Salvezza dell'acquisto del terzo dall'erede apparente - condizioni 

Cass. civ., sez. III, 4 febbraio 2010 n. 2653 

(Pres. Rovelli, rel. Mazzacane)

Ai fini della salvezza dei diritti acquistati dal terzo per effetto di convenzione a titolo oneroso contratta con l'erede apparente, è onere dello stesso terzo, ai sensi dell'art. 534, comma secondo, cod. civ., provare la sua buona fede all'atto dell'acquisto, dimostrando l'idoneità del comportamento dell'alienante ad ingenerare la ragionevole convinzione di trattare con il vero erede, nonché l'esistenza di circostanze indicative dell'ignoranza incolpevole di esso acquirente circa la realtà della situazione ereditaria al momento dell'acquisto (La Corte ha ribadito il potere discrezionale del giudice di merito in ordine alla individuazione delle fonti di prova ritenute più convincenti alla ricostruzione in fatto delle vicende rilevanti ai fini della decisione della controversia, con l'unico onere di offrire motivazione congrua).

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Patto successorio - Contenuti

Cass. civ., sez. II, 19 novembre 2009 n. 24450 

(Pres. Triola, rel. San Giorgio)

Configurano un patto successorio, non suscettibile di sanatoria ai sensi dell'art. 1424 cod. civ., sia le convenzioni aventi ad oggetto una vera istituzione di erede rivestita della forma contrattuale, sia quelle che abbiano ad oggetto la costituzione, trasmissione o estinzione di diritti relativi ad una successione non ancora aperta, tali da far sorgere un "vinculum iuris". (Opportuno ricordare che per stabilire se una determinata pattuizione ricada sotto la comminatoria di nullità di cui all'art. 458 c.c. occorre accertare: 1) se il vincolo giuridico con essa creato abbia avuto la specifica finalità di costituire, modificare, trasmettere o estinguere diritti relativi ad una successione non ancora aperta; 2) se la cosa o i diritti formanti oggetto della convenzione siano stati considerati dai contraenti come entità della futura successione o debbono comunque essere compresi nella stessa; 3) se il promittente abbia inteso provvedere in tutto o in parte della propria successione, privandosi, così dello ius poenitendi; 4) se l'acquirente abbia contrattato o stipulato come avente diritto alla successione stessa; 5) se il convenuto trasferimento, dal promittente al promissario, debba aver luogo mortis causa, ossia a titolo di eredità o di legato. Vedi: Cass. civ., Sez. II, 16/02/1995, n.1683)

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Azione di riduzione - Stima dei beni donati - Trasformazione urbanistica di un immobile

Cass. civ., sez. II, 24 novembre 2009 n. 27411 

(Pres. Triola, rel. Mazzacane)

Ai fini della determinazione della quota di eredità riservata al legittimario, il valore dei beni residui e di quelli donati in vita dal "de cuius" va calcolato al momento dell'apertura della successione (Secondo la Cassazione, l'inizio di un procedimento di trasformazione urbanistica è di per sé sufficiente ad incidere sul valore di mercato di un immobile, risultando irrilevanti le vicende successive quali la mancata approvazione o la modificazione dello strumento stesso da parte del Comune)

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