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Sanzioni amministrative

Sanzioni amministrative

Ordinanza ingiunzione - Applicabilità Legge 241/1990 - Non sussiste


Cass. civ., sez. II, sentenza 19 aprile 2010 n. 10363

In relazione alle ipotesi di ordinanza - ingiunzione non trova applicazione la L. n. 241 del 1990, art. 7, che impone che l'avvio del procedimento amministrativo venga comunicato ai soggetti nei cui confronti il provvedimento finale è destinato a produrre i suoi effetti. La L. n. 689 del 1981, è infatti legge speciale, che prevale sulla legge generale e assicura garanzie non inferiori al minimum prescritto dalla legge generale stessa, in quanto prevede non solo che il trasgressore sia immediatamente informato dell'inizio del procedimento con la contestazione o la notificazione, ma anche che possa esercitare nel modo più ampio il proprio diritto di difesa, prima dell'emanazione dell'eventuale ordinanza - ingiunzione da parte dell'autorità competente" (Cass. 4670/03). Va aggiunto inoltre che le ancor più ampie facoltà di contestazione ammesse in sede giurisdizionale escludono ogni rilevanza delle omissioni o delle carenze nel contraddittorio instaurato in fase amministrativa precontenziosa (sul punto v. da ultimo SS.UU. 1786/010) (Secondo la Corte - SU 20544/08; 22235/09 - in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, l'opposizione giurisdizionale, nelle forme previste della L. 24 novembre 1981, n. 689, artt. 22 e 23, ha natura di rimedio generale esperibile, salvo espressa previsione contraria, contro tutti i provvedimenti sanzionatori, ivi compresi quelli di sospensione della validità della patente di guida e quelli prodromici a tale sospensione, quali la decurtazione progressiva dei punti; mentre, l'esclusione di tale rimedio per il provvedimento di decurtazione dei punti contrasterebbe con gli artt. 3 e 24 Cost., intaccando l'omogeneità del sistema sanzionatorio del codice della strada. Ne risulta l'impugnabilità dell'ordinanza che ha recepito il verbale con il quale era preannunciata la decurtazione dei punti patente. In proposito va ricordato che Corte Cost., 24-01-2005, n. 27 ha ritenuto che è incostituzionale il D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285, art. 126 bis, comma 2, introdotto dal D.Lgs. 15 gennaio 2002, n. 9, art. 7 e modificato dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151, art. 7, comma 3, lett. b), convertito in L. 1 agosto 2003, n. 214, nella parte in cui dispone che per le violazioni di norme del codice della strada che comportino la decurtazione di punti sulla patente, nel caso di mancata identificazione del conducente, la segnalazione all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi, entro trenta giorni dalla richiesta, all'organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione, anziché stabilire che, nel caso di mancata identificazione del conducente, il proprietario del veicolo, entro trenta giorni dalla richiesta, deve fornire, all'organo di polizia che procede, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione)

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Preavviso di Fermo Amministrativo - Impugnabilità


Cass. civ., Sez. Unite, sentenza 7 maggio 2010 

(Pres. Carbone, rel. Merone)

Il preavviso di fermo amministrativo D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, ex art. 86, che riguardi una pretesa creditoria dell'ente pubblico di natura tributaria è impugnabile innanzi al giudice tributario, in quanto atto funzionale a portare a conoscenza del contribuente una determinata pretesa tributaria, rispetto alla quale sorge ex art. 100 c.p.c., l'interesse del contribuente alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della pretesa impositiva, a nulla rilevando che detto preavviso non compaia esplicitamente nell'elenco degli atti impugnabili contenuto nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, in quanto tale elencazione va interpretata in senso estensivo, sia in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento della P.A., che in conseguenza dell'allargamento della giurisdizione tributaria operato con la L. 28 dicembre 2001, n. 448 (Opportuno riportare la parte centrale della parte motiva. "E' noto che il disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 86, comma 2, in forza del quale il concessionario deve dare comunicazione del provvedimento di fermo al soggetto nei cui confronti si procede, decorsi sessanta giorni dalla notificazione della cartella esattoriale (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50), è stato superato dalla prassi di invitare ulteriormente l'obbligato ad effettuare il pagamento, comunicando contestualmente che alla scadenza dell'ulteriore termine si procede all'iscrizione del fermo (si tratta di prassi notorie che traggono origine da istruzioni dell'Agenzia delle Entrate alle società di riscossione, altrettante notorie, fornite con nota 57413 del 9 aprile 2003 e ribadite con risoluzione del 9 gennaio 2006, n. 2). Quanto alla specifica e diretta impugnabilità del preavviso del fermo, non ignora il Collegio che taluni arresti, anche recenti (Cass. Sez. 2^, 20301/2008, 8890/2009) hanno escluso la impugnabilità del provvedimento per carenza di interesse, ma tale indirizzo deve ritenersi superato dall'intervento di queste SS. UU. (Cass. 10672/2009). Analoghe considerazioni valgono, mutatis mutandis, allorquando il preavviso riguardi obbligazioni extratributarie)

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Ordinanza ingiunzione - Difetto di motivazione - Mancata audizione dell'interessato

Cass. civ., sez. Unite, 28 gennaio 2010 n. 1786

(Pres. Carbone, rel. Goldoni)

I vizi motivazionali dell'ordinanza-ingiunzione, non comportano la nullità del provvedimento, e quindi l'insussistenza del diritto di credito derivante dalla violazione commessa, in quanto il giudizio susseguente investe il rapporto e non l'atto e, quindi sussiste la cognizione piena del giudice, che potrà (e dovrà) valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa e in ipotesi non esaminate o non motivatamente respinte, se riproposte nei motivi di opposizione e decidere su di esse con pienezza di poteri sia che le stesse investano questioni di diritto o questioni di fatto (Revirement della Cassazione in quest'arresto nomofilattivo di particolare importanza. Alla luce del principio espresso in massima, il Collegio afferma che l'omessa audizione del ricorrente, che ne abbia fatto richiesta al Prefetto,non può comportare l'annullamento dell'ordinanza-ingiunzione, attesa la più volte rilevata pienezza di cognizione che compete al giudice del rapporto)

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Ordinanza ingiunzione - Opposizione - Sentenza di primo grado - Appello - Rito da seguire - Rimessione alle Sezioni Unite

Cass. civ., sez. II, 23 dicembre 2009 n. 27258

(Pres. Petitti, rel. D'Ascolta)

Sussiste contrasto di giurisprudenza in ordine al rito applicabile al giudizio di appello avverso la sentenza di primo grado emessa all'esito del procedimento ex lege 689/1981: il problema si pone con frequenza in seguito della modifica del regime di impugnazione delle sentenze rese in materia di sanzioni amministrative, non piu' immediatamente ricorribili, per Cassazione, ma soggette ad appello, in forza del disposto del Decreto Legislativo 2 febbraio 2006, n. 40, articolo 26 che ha modificato in tal senso, la Legge 24 novembre 1981, n. 689, articolo 23. La giurisprudenza è divisa tra coloro che sostengono l'integrale applicabilita' del rito ordinario al giudizio di appello e quanti propugnano la tesi che vuole estendere al giudizio di secondo grado il rito di cui alla Legge n. 689 del 1981. La questione involge una questione di massima di particolare importanza; comporta ricadute di speciale rilievo in ordine a un elevatissimo numero di controversie; e' oggetto di autorevole dibattito dottrinale. Appare quindi opportuno rimettere la causa al primo Presidente, affinche' valuti l'opportunita' di un'immediata rimessione alle Sezioni Unite (Intuitive sono le ricadute delle due tesi in tema di foro erariale; per la seconda tesi l'inapplicabilita' del foro della P.A. consegue infatti alla specialita' del procedimento di opposizione alle ordinanze - ingiunzione, al pari di quanto si ritiene accada in primo grado (in tal senso Cass. 14828/06; 14057/04 e 14562/02). Per i sostenitori del rito ordinario sembra invece piu' piana soluzione lasciar spazio all'applicazione dell'articolo 25 c.p.c. e concentrare presso la sede distrettuale dell'avvocatura i gravami relativi a controversie in materia di opposizione a sanzione amministrativa)

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Sanzioni amministrative per violazione del codice della strada – Omessa indicazione della norma violata – Nullità – non sussiste

Cass. civ., sez. II, 18 maggio 2009 n. 11421

(Pres. Vella, est. Mazzacane)

In tema di sanzioni amministrative per violazione del Codice della Stradale, la mancata (o la meno specifica) indicazione della norma che prevede la sanzione contestata, non comporta di per sé la nullità della contestazione della violazione, ove l'interessato sia stato posto in condizione di conoscere il fatto ascrittogli e la contestazione sia stata idonea a garantire l'esercizio del diritto di difesa al quale la contestazione medesima è preordinata (Nella fattispecie il ricorrente aveva eccepito la mancata

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Sanzioni amministrative

Verbale di accertamento delle violazioni amministrative – Efficacia probatoria delle attestazioni – Fatti oggetto di percezione sensoriale del Pubblico ufficiale accertatore

Cass. civ., Sez. Un. 24 luglio 2009 n. 17355

(Pres. Carbone, rel. Oddo)

La correlazione tra il dovere di menzionare nel verbale in modo preciso e dettagliato, anche se sommario, l'elemento fattuale delle violazione e l'efficacia che l'art. 2700 c.c., attribuisce ai fatti che il Pubblico ufficiale attesta nell'atto pubblico essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti comportano che tale efficacia concerna inevitabilmente tutti gli accadimenti e le circostanze pertinenti alle violazioni menzioante nell'atto indipendentemente dalle modalità statica o dinamica della loro eprcezione, fermo l'obbligo del pubblico ufficiale di descrivere le particolari condizioni soggettive ed oggettive dell'accertamento, giacché egli deve dare conto nell'atto pubblico non soltanto della sua presenza ai fatti attestati, ma anche delle ragioni per le quali detta presenza ne ha consentito l'attestazione. (La causa è stata decisa dalle Sezioni Unite cui assegnato il ricorso attesa la particolare importanza delle questione relativa all'efficacia probatoria delle attestazioni contenute nel verbale di accertamento delle violazioni amministrative).

L'approccio alla questione relativa all'ammissibilità della contestazione e della prova nel giudizio di opposizione alla ordinanza-ingiunzione non va conseguentemente condotto con riferimento alle circostanze di fatto della violazione attestate nel verbale come percepite direttamente o indirettamente dal pubblico ufficiale ed alla possibilità o probabilità di un errore nella loro percezione, ma esclusivamente in relazione a circostanze che esulano dall'accertamento, quali l'identificazione dell'autore della violazione e la sua capacità o la sussistenza dell'elemento soggettivo o di cause di esclusione della responsabilità ovvero rispetto alle quali l'atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà (ad esempio, tra numero di targa e tipo di veicolo al quale questa è attribuita). Ogni diversa contestazione va, invece, svolta nel procedimento di querela di falso che consente di accertare senza preclusione di alcun mezzo di prova qualsiasi alterazione nell'atto pubblico, pur se involontaria o dovuta a cause accindentali, della realtà degli accadimenti o del loro effettivo svolgersi .(Le Sezioni Unite erano già intervenute sulla questione con la decisione n. 12545 del 1992 che viene ora ribadita obliterando la giurisprudenza più recente che dalla stessa si era discostata)

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