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Responsabilità medica

Responsabilità medica

Obbligo informativo circa i limiti di equipaggiamento o di organizzazione della struttura sanitaria – Sussistenza – In capo al Medico – Conseguenze in caso di omessa informazione – Responsabilità

Cass. Civ., sez. III, sentenza 17 febbraio 2011 n. 3487

(Pres. Morelli, rel. Amatucci)

L'obbligo informativo circa i limiti di equipaggiamento o di organizzazione della struttura sanitaria grava anche sul medico, convenzionato o non con la casa di cura, dipendente o non della stessa, che abbia concluso con la paziente un contratto di assistenza al parto (o, con qualunque paziente, di tipo comportante la possibilità dell'instaurarsi di situazioni patologiche che non sia agevole fronteggiare) presso la casa di cura in cui era convenuto che ella si sarebbe ricoverata. E ciò non solo per la natura trilaterale del contratto, ma anche in ragione degli obblighi di protezione che, nei confronti della paziente e dei terzi che con la stessa siano in particolari relazioni, come l'altro genitore ed il neonato, derivano da un contratto che abbia ad oggetto tale tipo di prestazioni. Ne consegue che, in caso di violazione dell'obbligazione di informare, ove sia sostenibile che il paziente non si sarebbe avvalso di quella struttura se fosse stato adeguatamente informato (secondo uno schema analogo a quello descritto, in tema di consenso informato, da Cass., n. 2847/10), delle conseguenze derivate dalle carenze organizzative o di equipaggiamento della struttura risponde anche il medico col quale il paziente abbia instaurato un rapporto di natura privatistica. (Nella specie la partoriente avrebbe partorito altrove se fosse stata informata dei rischi che poteva correre presso la casa di cura privata dove prestava la propria opera il ginecologo che la seguiva)

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Rapporto di Causalità - Accertamento

Cass. Civ., sez. III, sentenza 17 febbraio 2011 n. 3487
 
(Pres. Morelli, rel. Amatucci)

Per escludere che un determinato fatto in concreto causalmente idoneo abbia concorso a cagionare un danno, non basta affermare che il danno stesso avrebbe potuto verificarsi anche in mancanza di quel fatto, ma occorre dimostrare, avendo riguardo a tutte le circostanze del caso concreto, che il danno si sarebbe ugualmente verificato senza quell'antecedente

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Danno da nascita indesiderata - Responsabilità per omessa informazione - Prova del nesso causale

Cass. civ., Sez. III, sent. 10 novembre 2010 n. 22837

(Pres. Morelli, rel. Amatucci)

In tema di responsabilità del medico da nascita indesiderata, ai fini dell'accertamento del nesso di causalità tra l'omessa rilevazione e comunicazione della malformazione del feto e il mancato esercizio, da parte della madre, della facoltà di ricorrere all'interruzione volontaria della gravidanza, è sufficiente che la donna alleghi che si sarebbe avvalsa di quella facoltà se fosse stata informata della grave malformazione del feto, essendo in ciò implicita la ricorrenza delle condizioni di legge per farvi ricorso, tra le quali (dopo il novantesimo giorno di gestazione) v'è il pericolo per la salute fisica o psichica derivante dal trauma connesso all'acquisizione della notizia, a norma dell'art. 6, lett. b), della legge n. 194 del 1978; l'esigenza di prova sorge solo quando il fatto sia contestato dalla contraparte, nel qual caso si deve stabilire - in base al criterio (integrabile da dati di comune esperienza evincibili dall'osservazione dei fenomeni sociali) del "più probabile che non" e con valutazione correlata all'epoca della gravidanza - se, a seguito dell'informazione che il medico omise di dare per fatto ad esso imputabile, sarebbe insorto uno stato depressivo suscettibile di essere qualificato come grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

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Onere della prova - Nesso causale - Imprevedibilità del decorso patologico

Cass. civ., sez. III, sentenza 6 luglio 2010, n. 15857

(Pres. Trifone - rel. Uccella)

Se è vero che, trattandosi di asserita responsabilità contrattuale, l'onere di provare la erroneità o l'inadeguatezza della prestazione professionale dei sanitari grava su di essi per dimostrare che il caso affidato non si presentava di particolare complessità, data l'assenza di sintomi clinici e la stessa localizzazione della ferita, data la rarità del caso, è, altresì, incontrovertibile che la imprevedibilità della evoluzione della lesione patita dal danneggiato esclude la sussistenza dell'illecito del difetto dell'elemento causale (Nel caso di specie, la responsabilità era stata esclusa all'esito degli accertamenti della CTU. La Cassazione conferma)

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Responsabilità del sanitario per errata diagnosi - interpretazione della sintomatologia - Inidoneità oggettiva dei sintomi a consentire al medico di accorgersi della gravità del fatto nell'immediatezza del fatto - Esclusione della responsabilità

Cass. civ., sez. III, sentenza 6 luglio 2010, n. 15857
 
(Pres. Trifone - rel. Uccella)

Si deve escludere la colpa del sanitario, sia nella sua valenza di imperizia che di negligenza, ancorché lieve, allorché nell'immediatezza del fatto i sintomi e il quadro clinico non siano idonei a far sospettare la gravità della patologia e la sua eventuale tragica evoluzione (Nel caso preso in esame dal Collegio, "il quadro clinico presente il giorno della caduta dalla bicicletta a tre ruote, l'aspetto e la localizzazione della ferita escludevano ogni sintomo di natura neurologica di ischemia cerebrale da poter essere ritenuto conseguenza di una dissezione intimale della carotide, il cui trauma è un evento rarissimo, al punto che solo sintomi neurologici di ischemia cerebrale, assenti al momento del ricovero in Pronto Soccorso, possono determinare sospetti clinici. E ciò tanto più che la ferita non era localizzata nella regione carotidea, ma nella zona sottomentoria sinistra")

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Danno da nascita indesiderata - Omessa diagnosi di malformazioni fetali al momento della esecuzione dell'ecografia - Accertamento del giudice di merito ai fini dell'azione di responsbailità del medico

Cass. civ., sez. III, 4 gennaio 2010 n. 13 

(Pres. Morelli, rel. Filadoro)

Siccome il grave pericolo per la salute, non per la vita della donna, previsto dalla legge 194/1978 può interessare anche solo la sua salute psichica e siccome questo pericolo può derivare da un processo patologico innescato dal fatto di sapere che il figlio da lei concepito presenta, e perciò nascerebbe, con rilevanti anomalie e malformazioni,inerisce alla situazione descritta che la donna conosca tale condizioni del nascituro. Per cui, quante volte si tratta di stabilire non se la donna possa esercitare il suo diritto di interrompere la gravidanza, ma cosa la stessa avrebbe deciso ove fosse stata convenientemente informata sulle condizioni del nascituro, non si deve già accertare se in lei si sia instaurato un processo patologico capace di evolvere in grave pericolo per la sua salute psichica, ma se la dovuta informazione sulle condizioni del feto avrebbe potuto determinare durante la gravidnanza l'insorgere di un tale processo patologico (Si v.: Cass. civ. 21 giugno 2004 n. 14488 che richiama il principio della regolarità causale. Nel caso di specie, seguendo il proprio orientamento, la corte ha ritenuto risarcibile anche il danno subito dal padre del nascituro)

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Alterazioni dell’integrità psicofisica successive all’intervento medico – Ricollegabili a traumi preesistenti – Mancanza di nesso causale con l’operato medico – Esclusione di responsabilità

Cass. Civ., sez. III, 10 marzo 2009 n. 5735

(Pres. Vittoria, est. Calabrese)

Le alterazioni dell’integrità psicofisica di un soggetto sottoposto ad intervento chirurgico vanno valutate tenendo conto della situazione preesistente all'intervento praticato, restando privi di collegamento causale con l'operato dei sanitari quelle alterazioni derivanti da pregressi traumi. In particolare, è esente da responsabilità il medico chirurgo che, pur non avendo potuto risolvere tutte le problematiche funzionali con le quali il paziente si era presentato prima dell’intervento, ha fatto sì che le condizioni del medesimo, dopo l'intervento, mutassero in senso complessivamente migliorativo (Fattispecie  in cui la paziente si era sottoposta ad intervento chirurgico funzionale ed estetico in seguito a trauma con frattura delle ossa nasali)

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Responsabilità medica per malformazioni del nascituro – nesso causale tra condotta medica e malformazioni – diritti del nascituro – Soggettività giuridica – Soggetto e persona

Cass. civ., sez. III, 11 maggio 2009 n. 10741

(Pres. Varrone, est. Musso)

Deve oggi intendersi per soggettività giuridica una nozione senz’altro più ampia di quella di capacità giuridica delle persone fisiche (che si acquista con la nascita ex art. 1, 1° comma, c.p.c.), con conseguente non assoluta coincidenza, da un punto di vista giuridico, tra soggetto e persona, e di quella di personalità giuridica (con riferimento agli enti riconosciuti, dotati conseguentemente di autonomia “perfetta” sul piano patrimoniale): sono soggetti giuridici, infatti, i titolari di interessi protetti, a vario titolo, anche sul piano personale, nonché gli enti non riconosciuti. Anche al nacituro, in tal senso, va riconosciuta soggettività giuridica.

Sia il contratto che la paziente pone in essere con la struttura sanitaria e sia il contratto della stessa con il singolo medico risultano produttivi di effetti, oltre che nei confronti delle stesse parti, anche di ulteriori effetti, c.d. protettivi, nei confronti del concepito e del genitore, come terzi; ciò in quanto l’efficacia del contratto, che si determina in base alla regola generale ex art.1372 c.c. ovviamente tra le parti, si estende a favore di terzi soggetti, più che in base alla pur rilevante disposizione di cui all’art. 1411 c.c., in virtù della lettura costituzionale dell’intera normativa codicistica in tema di efficacia e di interpretazione del contratto, per cui tale strumento negoziale non può essere considerato al di fuori della visione sociale (e non individuale) del nostro ordinamento, caratterizzato dalla centralità della persona. Se, in tale prospettiva, causa del contratto (sia tipico che atipico) è la sintesi degli interessi in concreto dei soggetti contraenti, quale fonte dei c.d. effetti essenziali che lo stesso produce, non può negarsi all’accordo negoziale che intercorre tra una paziente-gestante, una struttura sanitaria ed i medici l’idoneità a dar luogo a conseguenze giuridiche riguardo al soggetto nascituro e all’altro genitore, nella sua qualità di componente familiare; detto accordo, infatti, “si proietta” nei confronti del destinatario “finale” del negozio (il concepito che poi viene ad esistenza) come anche nei confronti di chi (genitore), insieme alla madre, ha i diritti ed i doveri nei confronti dei figli di cui all’art. 30 Cost. ed alla connessa normativa codicistica ed ordinaria. (Nella fattispecie, durante la gravidanza, alla gestante erano stati somministrati farmaci, in modo negligente, ed al parto, il bimbo era nato gravemente deforme. I medici non avevano avvisato la madre di alcuna malformità del nascituro)

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