Vai al menu principale- Vai ai contenuti della pagina[0] Home[H]

Homepage > Giurisprudenza > Giurisprudenza Alte Corti > Indice Generale > Proprietà

Proprietà

Proprietà

Divisione – Ordinanza che dichiara esecutivo il progetto di divisione pur in presenza di contestazioni – Natura sostanziale di sentenza – Appellabilità – Sussiste

Cass. civ., Sez. Un., sentenza 2 ottobre n. 16727 (Pres. Vittoria, rel. Petiti)

In tema di scioglimento di comunioni, l'ordinanza con cui il giudice istruttore dichiara esecutivo il progetto di divisione, in presenza di contestazioni, ha natura di sentenza ed è quindi impugnabile con l’appello (Nel caso deciso, peraltro, le S.U. hanno ritenuto ammissibile il ricorso straordinario per cassazione, in quanto proposto dalla parte in base all’orientamento giurisprudenziale consolidato all’epoca della sua formulazione)

Versione Stampabile


 

Proprietà

Opposizione a decreto ingiuntivo – Credito del Condominio portato dal monitorio – Opposizione del debitore con cui si facciano valere anche vizi di delibere condominiali – Improponibilità

Cass. civ., sez. II, sentenza 18 settembre 2012 n. 15642 (Pres. Triola, rel. Vincenti)

Alla stregua dell'orientamento prevalente della Cassazione (Cass., sez. II, 8 agosto 2000, n. 10427; Cass., sez. II, 24 agosto 2005, n. 17206; Cass., sez. II, 31 gennaio 2008, n. 2305; Cass., sez. II, 20 luglio 2010, n. 17014; argomenti in tal senso anche da Cass., sez. un., 18 dicembre 2009, n. 26629 e, in motivazione, da Cass., sez. un., 27 febbraio 2007, n. 4421) - l'amministratore del condominio può promuovere il procedimento monitorio per la riscossione degli oneri condominiali e l'eventuale opposizione da parte del condomino ingiunto potrà riguardare la sussistenza del debito e la documentazione posta a fondamento dell'ingiunzione, ovvero il verbale della delibera assembleare, ma non può estendersi alla nullità o annullabilità della delibera avente ad oggetto l'approvazione delle spese condominiali, che dovranno invece essere fatte valere in via separata con l'impugnazione di cui all'articolo 1137 cod. civ., dal momento che l'attualità del debito non è subordinata alla validità della delibera, ma solo alla sua perdurante efficacia.

A tal riguardo, si è precisato (dalla citata Cass., sez. un., 27 febbraio 2007, n. 4421) che il legislatore, "onde consentire il tempestivo adempimento del condizionante dovere di riscossione dei contributi condominiali, ha attribuito all'amministratore, con l'art. 63 disp. att. c.c., il potere di chiedere decreto ingiuntivo, al quale ha anche riconosciuto il carattere dell'immediata esecutività, nei confronti dei condomini morosi in base allo stato di ripartizione approvato dall'assemblea senza neppure necessità d'autorizzazione alcuna da parte del detto organo deliberante (e pluribus, Cass. 9.12.05 n. 27292, 5.1.00 n. 29, 29.12.99 n. 14665, 15.5.98 n. 4900); correlativamente, nel riservare, con l'art. 1137 c.c., ad autonomo giudizio ogni controversia sull'invalidità delle deliberazioni assembleari, ha anche escluso che qualsivoglia questione al riguardo possa essere sollevata nell'ambito dell'eventuale opposizione al provvedimento monitorio, l'oggetto di tale giudizio rimanendo, in tal modo, circoscritto all'accertamento dell'idoneità formale (validità del verbale) e sostanziale (pertinenza della pretesa azionata alla deliberazione allegata) della documentazione posta a fondamento dell'ingiunzione e della persistenza o meno dell'obbligazione dedotta in giudizio (Cass. 8.8.00 n. 10427, 29.8. 1994 n. 7569)".

Versione Stampabile


 

Proprietà

Condominio unitario – Caratteristiche – Elementi strutturali comuni

Cass. Civ., sez. II, sentenza 26 luglio 2012 n. 13262 (Pres. Triola, Rel. Bertuzzi)

Al fine di stabilire se due corpi di fabbrica diano vita ad un condominio unitario non rileva la diversità delle fondazioni né l’eventuale realizzazione in tempi diversi dei due edifici, dovendosi verificare la presenza di elementi strutturali comuni, quali la facciata, l’atrio, i corridoi, gli ascensori e simili. Il relativo accertamento deve essere compiuto dal giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità ove sorretto da adeguata motivazione

Versione Stampabile


 

Proprietà

Tabelle Millesimali – Impugnazione delle Tabelle – Impugnazione della delibera che modifica le tabelle – Differenze – Sussistono – Contraddittorio – Nell'un caso: tutti i condomini – Nell'altro: amministratore

Cass. civ., sez. II, ordinanza 11 luglio 2012, n. 11757 (Pres. Triola – rel. Giusti)

È bensì vero che la domanda giudiziale di un condomino volta all'accertamento della invalidità o della inefficacia della tabella millesimale deve essere necessariamente proposta nei confronti di tutti gli altri condomini, senza che possa ritenersi passivamente legittimato l'amministratore del condominio, la cui rappresentanza processuale passiva è sempre limitata alle azioni relative alle parti comuni dell'edificio, ossia ai rapporti giuridici scaturenti dall'esistenza di parti comuni, e non anche estensibile alle questioni che, in quanto attinenti all'accertamento dei valori millesimali delle quote di proprietà singola, incidono su obblighi esclusivi dei singoli condomini. Ma l'impugnazione della tabella è cosa diversa dalla impugnazione della delibera che modifica la tabella. L'impugnazione della delibera, infatti, non trae fondamento dall'errore iniziale o dalla sopravvenuta sproporzione dei valori del prospetto, ma dai vizi concernenti l'atto e la sua formazione. Precisato che la domanda giudiziale diretta ad impugnare la tabella millesimale configura una azione diversa rispetto alla domanda concernente l'impugnazione della delibera assembleare che modifica la tabella, diversa nelle due ipotesi è anche la legittimazione passiva. Come già affermato dalla Suprema Corte (Sez. II, 15 aprile 1994, n. 3542), l'impugnazione della delibera che modifica la tabella va infatti proposta contro l'amministratore del condominio, perché questi è sempre legittimato a resistere contro l'impugnazione delle deliberazioni assunte dall'assemblea.

Versione Stampabile


 

Proprietà

Sottotetto – Art. 1117 c.c.

Cass. civ., sez. II, ordinanza 23 luglio 2012, n. 12840 (Pres. Goldoni – rel. Carrato)

L'appartenenza del sottotetto di un edificio va determinata in base al titolo, in mancanza o nel silenzio del quale, non essendo esso compreso nei novero delle parti comuni dell'edificio essenziali per la sua esistenza o necessarie all'uso comune, la presunzione di comunione ex art. 1117 c.c. è applicabile solo nel caso in cui il vano, per le sue caratteristiche strutturali e funzionali, risulti oggettivamente destinato all'uso comune oppure all'esercizio di un servizio di interesse condominiale

Versione Stampabile


 

Proprietà

Regolamenti condominiali – Natura giuridica - Negoziale e Regolamentare – Differenze e ipotesi - Conseguenze – Modifica – Se negoziale: unanimità; se regolamentare: maggioranza - Destinazione del cortile a parcheggio

Cass. Civ., sez. II, sentenza 15 giugno 2012 n. 9877

Le clausole dei regolamenti condominiali predisposti dall'originario proprietario dell'edificio condominiale ed allegati ai contratti di acquisto delle singole unità immobiliari, nonchè quelle dei regolamenti condominiali formati con il consenso unanime di tutti i condomini, hanno natura contrattuale soltanto qualora si tratti di clausole limitatrici dei diritti dei condomini sulle proprietà esclusive o comuni ovvero attributive ad alcuni condomini di maggiori diritti rispetto agli altri, mentre, qualora si limitino a disciplinare l'uso dei beni comuni, hanno natura regolamentare; ne consegue che, mentre le clausole di natura contrattuale possono essere modificate soltanto dall'unanimità dei condomini e non da una deliberazione assembleare maggioritaria, avendo la modificazione la medesima natura contrattuale, le clausole di natura regolamentare sono modificabili anche da una deliberazione adottata con la maggioranza prescritta dall'art. 1136 c.c., comma 2. Sulla scorta di tale principio deve affermarsi che in tema di condominio, la delibera assembleare di destinazione del cortile a parcheggio di autovetture - in quanto disciplina le modalità di uso e di godimento del bene comune - è validamente approvata con la maggioranza prevista dall'art. 1136 c.c., comma 5 non essendo richiesta l'unanimità dei consensi, trattandosi di deliberazione idonea a disporre una innovazione diretta al miglioramento o all'uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni (art. 1120 c.c., comma 1).

Versione Stampabile


 

Proprietà

Occupazione d'urgenza – Mera detenzione della P.A. - Usucapione - Esclusione

Tar Palermo, sez. III, sentenza 5 luglio 2012 n. 1402 (Pres. Nicolò, est. La Greca)

I provvedimenti di occupazione di urgenza comportano la mera detenzione della cosa altrui, vuoi perché sono per legge finalizzati ad una apprensione del bene soltanto temporanea, in vista della futura emanazione del decreto di esproprio, vuoi - soprattutto - perché implicano il riconoscimento della proprietà altrui (contemplatio domini), prevedendo la corresponsione di una apposita indennità di occupazione ai proprietari iscritti negli atti catastali, notificatari - proprio in quanto tali - del decreto, cosicché in tal caso l'amministrazione occupante non ha l'animus possidendi che vale ai fini dell'usucapione (cfr. Tar Liguria, I, 20 aprile 2010, n. 1833; Cons. St., sez. IV, ord. n. 3596/2010).

Versione Stampabile


 

Proprietà

Art. 1102 c.c. - Godimento della cosa da parte del comunista – Condizioni in presenza delle quali vi è violazione dell'art. 1102 cod. civ. - Cortili

Cass. Civ., sez. II, sentenza 15 giugno 2012 n. 9875 (Pres. Oddo, rel. Piccialli)

Non costituisce violazione della fondamentale regola paritaria dettata dall'art. 1102 c.c. un uso più intenso della cosa da parte del partecipante, che non ne alteri la destinazione, nei casi in cui il relativo esercizio non si traduca in una limitazione delle facoltà di godimento esercitate dagli altri con-domini, tali dovendo intendersi non solo quelle di fatto esercitate, ma anche quelle cui la cosa co-mune per le sue oggettive caratteristiche potenzialmente si presti (v. tra le tante nn. 22341/09, 5753/07, 2308/06, 13572/06). Per quanto attiene, in particolare, ai cortili è stato più volte precisato che, ove le caratteristiche e le dimensioni lo consentano ed i titoli non vi ostino, l'uso degli stessi per l'accesso e la sosta di veicoli, non è incompatibile con la funzione primaria e tipica di tali beni, quella di dare aria e luce alle unità immobiliari circostanti, aggiungendosi alla stessa quale destinazione accessoria o secondaria (v., in particolare, Cass. n. 13879/10).

Versione Stampabile


 

Proprietà

Condominio minimo – Pagamento delle spese – Necessità della delibera assembleare – Sussiste – Validità della comunicazione dell'un condomino all'altro – Equipollenza – Non sussiste

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 3 aprile 2012 n. 5288 (Pres. Goldoni, est. Proto)

Nelle ipotesi di condominio minimo, la comunicazione con la quale il condomino maggioritario comunica all'altro condomino la ripartizione delle spese non può essere considerata equipollente ad una delibera assembleare. Ne deriva pertanto che la comunicazione di un riparto non può sostituire l'atto presupposto, ossia la delibera di approvazione, la quale, pertanto, deve ritenersi necessaria anche in presenza di un condominio composto di due soli condomini posto che la disposizione dell'art. 1136 c.c. (che regola la costituzione e la validità dell'assemblea e prevede il metodo collegiale) è applicabile anche al condominio composto da due soli partecipanti: se non si raggiunge l'unanimità e non si decide, poiché la maggioranza non può formarsi in concreto, è sempre possibile il ricorso all'autorità giudiziaria, siccome previsto ai sensi del collegato disposto degli artt. 1105 e 1139 cod. civ. né il pagamento di acconti può costituire prova di una delibera inesistente.

Versione Stampabile


 

Proprietà

Occupazione abusiva – Danno in re ipsa – Non sussiste – Danno-evento

Cass. Civ., sez. III, sentenza 29 marzo 2012 n. 5058 (Pres. Massera, rel. Frasca)

Il danno da occupazione abusiva di immobile non può ritenersi sussistente in re ipsa e coincidente con l'evento, che è viceversa un elemento del fatto produttivo del danno, ma, ai sensi degli artt. 1223 e 2056 cod. civ., trattasi pur sempre di un danno-conseguenza, sicché il danneggiato che ne chieda in giudizio il risarcimento è tenuto a provare di aver subito un'effettiva lesione del proprio patrimonio per non aver potuto ad esempio locare o altrimenti direttamente e tempestivamente utilizzare il bene, ovvero per aver perso l'occasione di venderlo a prezzo conveniente o per aver sofferto altre situazioni pregiudizievoli, con valutazione rimessa al giudice del merito, che può al riguardo peraltro pur sempre avvalersi di presunzioni gravi, precise e concordanti

Versione Stampabile


 



Pagina 2 di 7
<< 1 2 3 4 5 6 7 >>