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Procedimento civile

Processo Civile

Sinistro stradale – Ricostruzione della dinamica del sinistro ad opera degli organi accertatori intervenuti – Ricostruzione successiva al fatto – Valenza probatoria – Art. 2700 c.c. - Esclusione

Cass. civ., sez. III, sentenza 27 luglio 2012 n. 13383 (Pres. Trifone, rel. D'Amico)

La ricostruzione operata dai vigili intervenuti dopo il sinistro è effettuata a posteriori ed opera unicamente sulla scorta dei danni rinvenuti sui mezzi coinvolti, senza il supporto di cognizioni tecniche. Per tale ragione deve ritenersi che la ricostruzione effettuata dai vigili non può essere assistita dalla fede privilegiata di cui all'art. 2700 c.c. e può avere rilievo meramente indiziario.

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Processo Civile

Esiti della Consulenza tecnica d'Ufficio disposta in sede penale – Decisione del giudice civile di disattenderli – Obbligo di motivazione - Sussiste

Cass. civ., sez. II, sentenza 26 luglio 2012 n. 13202 (Pres. Petti, rel. Segreto)

Il giudice che si discosta dal parere espresso dal c.t.u. su punto decisivo della controversia deve motivare il suo dissenso valutando tutti gli elementi concreti sottoposti al suo esame (Cass. civ., Sez. III, 06/04/1998, n. 3551): si tratta di principio che deve essere esteso anche all'ipotesi in cui il giudice ritenga di avvalersi per la risoluzione della questione tecnica di una consulenza disposta in sede penale ed introdotta ritualmente nel procedimento civile

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Processo Civile

Giudizio di Appello – Motivazione per relationem – Legittimità – Condizioni

Cass. civ., sez. II, sentenza 26 luglio 2012 n. 13202 (Pres. Petti, rel. Segreto)

È legittima la motivazione per relationem della sentenza pronunciata in sede di gravame, purché il giudice d'appello, facendo proprie le argomentazioni del primo giudice, esprima, sia pure in modo sintetico, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di impugnazione proposti, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto (Cass. civ., Sez. Unite, 18/03/2010, n. 6538). Pertanto la conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132, n. 4, cod. proc. civ. e l'osservanza degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. non richiedono che il giudice del merito dia conto di tutte le prove dedotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente e necessario che egli esponga in maniera concisa gli elementi in fatto e in diritto posti a fondamento della sua decisione; ne consegue che risponde al modello legale la motivazione "per relationem" in cui il giudice di secondo grado abbia fatto riferimento all'esame degli atti del primo giudizio ed alla conformità ad essi della motivazione estesa dal giudice di primo grado, in tal modo consentendo il controllo sul riesame della questione oggetto della domanda (Cass. 28/10/2009, n. 22801).

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Processo Civile

Interpretazione formalistica – Limiti – Art. 6 par. 1 della Cedu

Cass. civ., sez. I, ordinanza 12 luglio 2012 n. 11819 (Pres. Rovelli, rel. Cristiano)

Deve esservi proporzionalità fra applicazione della regola formale, così come interpretata dal giudice nazionale, e sacrificio che la stessa comporta per la parte, con la conseguenza che un’interpretazione troppo formalista della norma interna, che impedisca alla parte di accedere alla giurisdizione, integra violazione dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione (CEDU, sentenza 11 dicembre 2006 Efstathiou c/ Greece)

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Processo Civile

Impugnazione – Notificazione – Individuazione dell'indirizzo del procuratore presso cui domiciliata la parte

Cass. Civ., sez. VI, Ordinanza 5 luglio 2012 n. 10643

Le sezioni unite della Suprema Corte chiamate a verificare, al fine di risolvere un contrasto, se, in caso di notifica dell'impugnazione presso il procuratore, l'indicazione, nella relativa richiesta, del domicilio effettivo del notificando attenga al momento perfezionativo del procedimento per il notificante ovvero per il destinatario, hanno affermato, all'esito di un completo esame del quadro normativo di riferimento, che l'indicazione del domicilio professionale (cfr.: R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 17) o della sede dell'ufficio (cfr.: R.D. n. 37 del 1934, art. 68) del procuratore, in quanto essenziale alla validità e all'astratta efficacia della richiesta di notifica, costituisce adempimento preliminare che non può non essere posto a carico del notificante, il quale peraltro è in grado di assolverlo agevolmente attraverso un semplice accesso all'albo professionale; che a tale onere corrisponde l'assunzione, da parte del notificante, del rischio dell'esito negativo della notifica richiesta in un domicilio diverso da quello effettivo; che alla fase del perfezionamento della notifica per il destinatario (con conseguente necessità di reperire nell'ordinamento strumenti idonei a consentire al notificante di superare gli ostacoli frappostisi, non per sua colpa, all'esercizio del diritto di impugnazione), attengono le sole ipotesi in cui la notifica presso il procuratore non abbia raggiunto il suo scopo per caso fortuito o forza maggiore, quale, ad esempio, la mancata o intempestiva comunicazione del mutamento del domicilio all'ordine professionale; il ritardo della sua annotazione; la morte del procuratore; che infine anche in queste ipotesi, ai fini della riattivazione del procedimento di notificazione, nonostante il superamento dei relativi termini perentori e decadenziali, è necessaria la proposizione di un'istanza al giudice ad quem di fissazione di un termine perentorio per il completamento della notifica; che siffatta istanza, per il rispetto dovuto alle dinamiche processuali, va depositata insieme all'atto contenente l'attestazione della mancata notifica, nel termine stabilito per la costituzione della parte, in caso di regolare instaurazione del contraddittorio (confr. Cass. civ. sez. un. 18 febbraio 2009, n. 3818; Cass. civ. 1 febbraio 2011, n. 2320).

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Processo Civile

Inefficacia della misura cautelare del sequestro – Dichiarazione di estinzione – Irrevocabilità della pronuncia – Necessità – Non sussiste

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 16 luglio 2012 n. 12103 (Pres. Luccioli, rel. Vittoria)

La misura cautelare del sequestro perde efficacia per effetto della dichiarazione di estinzione del correlato giudizio di merito, senza che a tale effetto sia necessario che la pronunzia sia divenuta inoppugnabile, sì che la stessa va assunta a presupposto dei provvedimenti ripristinatori previsti dall'art. 669, secondo comma, cod. proc. Civ.

Se, una volta dichiarata, l'inefficacia della misura cautelare propaga la sua incidenza, a ritroso, sino al momento della sua attuazione, tale effetto è tuttavia prodotto da sentenza che, se non passata in giudicato, è assistita solo da provvisoria esecutorietà. Ciò comporta che la provvisoria esecutorietà può cedere alla sospensione che ne sia pronunziata dal giudice dell'impugnazione (art. 283 cod. proc. civ.) e cederà alla riforma della sentenza che se ne abbia nei gradi di impugnazione, innescando la possibilità di ripristino degli effetti materiali e, ove possibile, giuridici, della cautela in origine accordata.

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Processo Civile

Difetto di procura – Vizio della rappresentanza – Sanatoria – Art. 182 c.p.c. - Anche mediante ratifica - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 11 luglio 2012 n. 11743 (Pres. Schettino, rel. Carrato)

Nel caso in cui il soggetto costituito in giudizio sia diverso dall'effettivo titolare del diritto e non risulti a lui espressamente conferita la rappresentanza processuale in virtù dell'art. 75 c.p.c. od ai sensi dell'art. 77 cpc., il giudice ha l'obbligo, in base all'art. 182 c.p.c. (il quale, peraltro, a seguito della legge novellatrice n. 69 del 2009, è stato esplicitamente riferito anche al vizio che determina la nullità della procura al difensore) di rilevarne il difetto, restando attribuita al suo prudente apprezzamento la possibilità della eventuale sanatoria dello stesso; da ciò consegue che, qualora emerga tale difetto di rappresentanza, né la mancata produzione in giudizio del negozio rappresentativo, né l'eventuale accertata inidoneità di tale atto a conferire una valida rappresentanza processuale possono dar luogo a responsabilità del difensore, spettando all'organo giudiziario sia la verifica della regolare costituzione delle parti, sia la decisione sulla possibilità ed opportunità di sanare le eventuali irregolarità (così che, in ogni caso, l'esito della lite sarà determinato dal difetto di rappresentanza processuale del soggetto costituito in giudizio e non dall'eventuale negligenza del difensore).

Oltretutto, non può mancarsi di ricordare che (cfr., ad es., Cass. n. 272 del 1998; Cass. n. 15031 del 2000; Cass. n. 2270 del 2006; Cass. n. 21811 del 2006 e, da ultimo, Cass. n. 23670 del 2008) il difetto di legittimazione processuale della persona fisica che agisca in giudizio in rappresentanza di un ente può essere sanato, in qualunque stato e grado del giudizio (e, dunque, anche in appello), con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, per effetto della costituzione in giudizio del soggetto dotato della effettiva rappresentanza dell'ente stesso, il quale manifesti la volontà, anche tacita, di ratificare la precedente condotta difensiva del "falsus procurator", specificandosi che tanto la ratifica, quanto la conseguente sanatoria,devono ritenersi ammissibili anche in relazione ad eventuali vizi inficianti la procura originariamente conferita al difensore da soggetto non abilitato a rappresentare la società in giudizio, trattandosi di atto soltanto inefficace e non anche invalido per vizi formali o sostanziali, attinenti a violazioni degli artt. 83 e 125 c.p.c.

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Processo Civile

Obbligo di motivazione – Soddisfazione – Motivazione fondata su alcuni elementi per sostenere una tesi – Implicito rigetto delle tesi incompatibili - sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 11 luglio 2012, n. 11645 (Pres. Luccioli, rel. Campanile)

Al fine di adempiere all’obbligo della motivazione, il giudice non è tenuto a valutare singolarmente tutte le risultanze processuali, e a confutare tutte le argomentazioni prospettate dalle parti, essendo sufficiente che, dopo aver vagliato le une e le altre nel loro complesso, indichi gli elementi sui quali, intende fondare il proprio convincimento, dovendosi ritenere disattesi, implicitamente, tutti gli altri rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione, adottata (Cass., 15 aprile 2011, n. 8767; Cass., 1° ottobre 2003, n. 14598; Cass., 2 dicembre 1998, n. 12220; Cass., 10 giugno 1997, n. 5169; Cass., 25 maggio 1995, n. 5748).

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Processo Civile

Ausiliario del CTU – Compenso – Parametri liquidatori – DPR 115/2002

Cass. Civ., sez. VI, sentenza 28 giugno 2012, n. 10978 (Pres. Goldoni, rel. Carrato)

Per le spese relative alle attività strumentali, svolte dai prestatori d'opera di cui il c.t.u. sia stato autorizzato ad avvalersi, trovano applicazione le medesime tabelle con cui deve essere determinata la misura degli onorari dei consulenti tecnici, anche in virtù della natura di "munus publicum" che caratterizza l'incarico assegnato al c.t.u., del quale l'ausiliario non può ignorare l'esistenza e che, inevitabilmente, si riflette anche sul rapporto tra l'ausiliario e il c.t.u.. Conseguentemente, la liquidazione delle spese dovute agli ausiliari autorizzati del c.t.u. deve avvenire alla stregua degli artt. 50 e 56, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002

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Processo Civile

Atti delle parti – Ampiezza – Pregiudizio sulla chiarezza - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 4 luglio 2012, n. 11199 (Pres. Rovelli, Rel. Giusti)

La particolare ampiezza degli atti certamente non pone un problema formale di violazione di prescrizioni formali ma non giova alla chiarezza degli atti stessi e concorre ad allontanare l'obiettivo di un processo celere che esige da parte di tutti atti sintetici, redatti con stile asciutto e sobrio

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