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Procedimento civile

Processo Civile

Opposizione a decreto ingiuntivo – Sentenza dichiarativa della incompetenza – Effetti – Giudizio di ri assunzione – Instaurazione di giudizio svincolato dalla opposizione

Cass., Sez. I, 5 luglio 2012, n. 11265 (Pres. Plenteda, rel. Giancola)

La sentenza che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo rileva l’incompetenza del giudice che ha emesso il provvedimento opposto, revocandolo espressamente o implicitamente, non comporta la declinatoria della competenza funzionale a decidere sull’azione speciale, ma al contrario pone termine al giudizio di opposizione, sicché l’eventuale riassunzione della causa dinanzi al giudice dichiarato competente non può essere riferita al detto giudizio, ma, in quanto svincolata dal decreto ingiuntivo ormai invalido e dai profili relativi all’azione speciale, deve essere considerata idonea ad investire il giudice indicato come competente esclusivamente dell’azione del creditore, in quanto soggetta alle regole della cognizione ordinaria. Nel giudizio che segue alla riassunzione, sono, quindi, anche improponibili le questioni attinenti alla tempestività dell'opposizione, in quanto pregiudiziali alla questione di competenza

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Processo Civile

Esclusione – Autonomia e separazione dei processi – Sussiste – Conseguenze – Sospensione facoltativa - Esclusione

Cass. civ., sez. VI, sentenza 2 agosto 2012 n. 13892 (Pres. Goldoni, rel. Proto)

E' estraneo all'assetto del D.P.R. n. 115 del 2002, il conferimento del generale potere di autotutela, tipico dell'azione amministrativa, all'autorità che ha provveduto. A maggior ragione, siffatto potere d'intervento non risulta ipotizzabile laddove il provvedimento abbia ormai esaurito i suoi effetti (Cass. 30/5/2008 n. 14594)

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Processo Civile

Art. 133 c.p.c. - Caso in cui la sentenza presenti una scissione temporale tra deposito e pubblicazione secondo la duplice attestazione del Cancelliere – Effetti – Decorrenza – dal deposito

Cass. civ., Sez. Un., sentenza 2 agosto 2012 n. 13794 (Pres. Adamo, rel. Chiarini)

A norma dell’art. 133 cod. proc. civ. la consegna dell’originale completo del documento - sentenza al cancelliere nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata, avvia il procedimento di pubblicazione della sentenza che si compie, senza soluzione di continuità, con la certificazione del deposito mediante l’apposizione, in calce alla sentenza, della firma e della data del cancelliere che devono essere contemporanee alla data della consegna ufficiale della sentenza, in tal modo resa pubblica per effetto di legge. È pertanto da escludere che il cancelliere, nell’espletamento di tale attività preposto alla tutela della fede pubblica (art. 2699 cod. civ.), possa attestare che la sentenza, già pubblicata per effetto dell’art. 133 cod. civ. alla data del suo deposito, è pubblicata in data successiva, e se sulla sentenza sono stati apposte due date, una di deposito, senza espressa specificazione che il documento depositato contiene la minuta della sentenza, e l’altra di pubblicazione, tutti gli effetti giuridici derivanti dalla pubblicazione della sentenza decorrono dalla data del suo deposito

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Processo Civile

Redazione integrale della sentenza – A cura del giudice estensore in formato elettronico – Dies a quo della impugnazione

Cass. civ., Sez. Un., sentenza 2 agosto 2012 n. 13794 (Pres. Adamo, rel. Chiarini)

Qualora invece redazione integrale della sentenza provveda direttamente il giudice estensore - ormai solitamente in formato elettronico, anche in previsione dell’entrata in vigore delle regole e specifiche tecniche dettate (artt. 15, 16 e 34) dal regolamento contenuto nel D.M. della Giustizia 2011 n. 44 emanato per l’adozione nel processo civile delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione del Dlgs 7 marzo 2005 n. 82 e succ. mod. ai sensi dell’art. 4, commi 1 e 2, del D.L. 29 dicembre 2009 n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010 n. 24 - dal momento in cui il documento, conforme al modello normativo (artt. 132 cod. proc. civ. e 118 disp. att. cod. proc. civ.), è consegnato ufficialmente in cancelleria - ovvero è trasmesso in formato elettronico per via telematica mediante PEC (art. 48 Dlgs 7 marzo 2005 n. 82) - il procedimento della decisione si completa e si esterna e dalla relativa data la sentenza diviene irretrattabile dal giudice che l’ha pronunziata; è legalmente nota a tutti; inizia a decorrere il termine lungo di decadenza per le impugnazioni di cui all’art. 327 primo comma cod. proc. civ.; produce tutti i suoi effetti giuridici.

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Processo Civile

Obbligazioni – Solidarietà – Sentenza pronunciata contro più Coobbligati – Impugnazione della sentenza contro solo alcuni di essi - Effetti

Cass. civ., sez. II, sentenza 31 luglio 2012 n. 13722 (Pres. Triola, rel. Proto)

I vincolo solidale nell'adempimento dell'obbligazione anche risarcitoria non incide sull'autonomia e indipendenza dei rapporti sostanziali tra il creditore e ciascun obbligato con la conseguenza che la mancata impugnazione da parte di uno dei debitori solidali, soccombenti in un rapporto obbligatorio scindibile, qual è quello derivante dalla solidarietà, determina il passaggio in giudicato della sentenza nei suoi confronti, ancorché altri condebitori solidali l'abbiano impugnata e ne abbiano ottenuto l'annullamento o la riforma (cfr. Cass. civ., Sez. 2A, 29/01/2007, n. 1779).

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Processo Civile

Rapporti tra processo civile e processo penale – Autonomia e separazione dei processi – Sussiste – Conseguenze – Possibilità di giudicati difformi

Cass. civ., sez. I, sentenza 1 agost 2012 n. 13828 (Pres. Salmé, rel. Mercolino)

Il processo penale e quello civile possono proseguire parallelamente in completa autonomia. Quanto all'eventualità di giudicati difformi, essa appare perfettamente coerente con il principio di separazione dei giudizi, al quale si ispira il sistema vigente. Il legislatore si è infatti limitato a disciplinare gli effetti delle sentenze irrevocabili pronunciate a seguito del dibattimento, prevedendo da un lato che quella di condanna spieghi efficacia di giudicato, entro determinati limiti, nel giudizio civile per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato (art. 651 cod. proc. pen.), e preoccupandosi dall'altro di evitare che nel medesimo giudizio quella di assoluzione possa spiegare detta efficacia nei confronti del danneggiato che non sia stato posto in condizione di intervenire nel processo penale o, come nella specie, abbia optato per l'esercizio dell'azione in sede civile (art. 652 cod. proc. pen.) (cfr. Cass. Sez. I, 17 febbraio 2010. n. 3820: Cass., Sez. lav., 9 marzo 2004, n. 4775). Tale disciplina, pur non impedendo al giudice civile di desumere dalla sentenza penale elementi di prova, da sottoporre peraltro ad autonoma valutazione ai fini della formazione del proprio convincimento, esclude la possibilità di attribuire alla stessa efficacia di giudicato, al di fuori dei casi espressamente previsti, imponendo al giudice civile di procedere autonomamente all'accertamento dei fatti, e rendendo pertanto superflua, in tali ipotesi, la sospensione del giudizio in attesa della definizione di quello penale.

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Processo Civile

Rapporti tra processo civile e processo penale – Unità della giurisdizione – Esclusione – Autonomia e separazione dei processi – Sussiste – Conseguenze – Sospensione facoltativa - Esclusione

Cass. civ., sez. I, sentenza 1 agosto 2012 n. 13828 (Pres. Salmé, rel. Mercolino)

Nell'ordinamento processuale vigente la disciplina dei rapporti tra il processo civile e quello penale non s'ispira più al principio di unità della giurisdizione, emergente dall'art. 3 dell'abrogato codice di rito penale e dal testo originario dell'art. 295 cod. proc. civ., ma a quello dell'autonomia e separazione dei due processi e dell'attribuzione a ciascun giudice di una piena cognizione in ordine alle questioni giuridiche o di fatto rilevanti ai fini della propria decisione. Tale principio, avente come duplice corollario la necessità che il processo civile prosegua parallelamente a quello penale, senza alcuna influenza del secondo sul primo, e l'obbligo del giudice civile di procedere autonomamente all'accertamento dei fatti, induce ad attribuire carattere eccezionale alla disciplina adottata dall'art. 75 c.p.c.., la quale costituisce pertanto l'unico strumento preventivo di coordinamento tra il processo civile e quello penale, esaurendo ogni possibile ipotesi di sospensione del giudizio civile per pregiudizialità (cfr. Cass.. Sez. III, 12 giugno 2006, n. 13544; 10 agosto 2004, n. 15477). In questo contesto, non vi è più alcuno spazio neppure per una sospensione facoltativa, la cui configurabilità deve ritenersi peraltro esclusa anche dalla nuova formulazione dell'art. 42 cod. proc. civ., introdotta dalla legge n. 353 del 1990, che, prevedendo l'autonoma impugnabilità dell'ordinanza di sospensione, a tutela dell'interesse della parte alla prosecuzione ed alla sollecita definizione del procedimento, fa apparire inammissibile una sospensione disposta al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dalla legge, e rimessa alla discrezionalità insindacabile del giudice, ponendosi tale facoltà in insanabile contrasto con i principi costituzionali di eguaglianza e di tutela del diritto di difesa, nonché con il canone della durata ragionevole del processo, che la legge deve assicurare nel quadro del giusto processo ai sensi del novellato art. 111 Cost. (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 1 ottobre 2003, n. 14670; Cass., Sez. III, 25 novembre 2010. n. 23906; Cass., Sez. I, 31 gennaio 2007, n. 2089).

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Processo Civile

Sentenza – Titolo Esecutivo – Interpretazione extra-testuale – Ammissibilità – Sussiste

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 2 luglio 2012 n. 11066 (Pres. Rel. Vittoria)

La sentenza, fatta valere quale titolo esecutivo, non si esaurisce nel documento giudiziario, in cui è consacrato l'obbligo, essendone consentita l'interpretazione extratestuale, sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo in cui è stata emessa. Ne consegue che il giudice dell'opposizione all'esecuzione non può dichiarare d'ufficio la illiquidità del credito, portato dalla sentenza fatta valere come titolo esecutivo, senza invitare le parti a discutere la questione e ad integrare le rispettive difese, anche sul piano probatorio.

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Processo Civile

Patrocinio a spese dello Stato – Revoca - Opposizione – Impugnazione – Art. 170 d.P.R. 3 maggio 2002 n. 115 – Sussiste

Cass. Civ., Sez. I, sentenza 20 luglio 2012 n. 12719 (Pres. Fioretti, rel. Bernabai)

E' esperibile l'opposizione ex art. 170 d.P.R. 3 maggio 2002, n.115 (Testo unico delle disposizioni legislative regolamentari in materia di spese di giustizia) avverso il provvedimento di revoca del beneficio del patrocinio a spese dello Stato, nonostante il silenzio sul punto del predetto Testo unico: opposizione, che pur letteralmente prefigurata contro decreti di pagamento in favore dell'ausiliario, del custode e delle imprese private incaricate della demolizione e riduzione in pristino, deve ritenersi estensibile ai provvedimenti di revoca della stessa ammissione al patrocinio deliberati dal giudice civile, configurandosi come rimedio generale in materia di liquidazione, o di rifiuto di liquidazione del compenso (Cass., sez. 1, 23 giugno 2011, n. 13.807).

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Processo Civile

Art. 9 d.l. 1/2012 – Abrogazione delle Tariffe forensi – Questione di legittimità costituzionale - Esclusione

Cass. Pen., sez. III, sentenza 27 luglio 2012 n. 30786 (Pres. De Maio, rel. Renato Grillo)

L'abrogazione delle tariffe forensi, ad opera del d.l. 1/2012, in difetto di un regime giuridico transitorio, non si rileva in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione ed è dunque manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale eccepita.

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