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Procedimento civile

Processo Civile

Onere di contestazione – Nella comparsa di costituzione e risposta – Art. 167 comma I c.p.c. - Sussiste – Contestazione Tardiva – Effetti – Preclusione di nuove deduzioni in corso di causa – Sussiste

Cass. Civ., sez. III, sentenza 20 dicembre 2012 n. 23614 (Pres. Preden, rel. Chiarini)

L’art. 167 primo comma cod. proc. civ. impone al convenuto di assumere specifica posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della sua domanda. Ne consegue che, dove il convenuto, nella comparsa di risposta non assolva detto onere, sono precluse al riguardo di nuove deduzioni in corso di causa

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Processo Civile

Istanza di ricusazione – Sospensione del processo automatica - Esclusione – Conseguenze

Cass. Civ., sez. III, sentenza 13 dicembre 2012 n. 22917 (Pres. Salmé, rel. De Stefano)

La presentazione dell’istanza di ricusazione non sospende mai, di per sé sola, il procedimento nel quale è avanzata spettando al giudice ricusato la delibazione sommaria circa la non manifesta inammissibilità della istanza stessa. Ne consegue che, ove la decisione sulla medesima sia intervenuta in un momento anteriore alla scadenza dei termini già fissati dal giudice ricusato ai sensi dell’art. 190 c.p.c., questi ben può decidere la causa senza alcun bisogno di una formale riassunzione.

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Processo Civile

Trasporto pubblico – Sciopero – Motivo di legittimo impedimento a comparire in Udienza (nel caso di specie: penale) - Esclusione

Cass. Pen., sez. V, sentenza 8 novembre 2012 n. 43178

Gli scioperi indetti nel settore del trasporto pubblico - anche se privi di valenza nazionale - devono per legge essere preceduti da congruo preavviso, quanto dunque consente all'Avvocato di potersi organizzare in previsione di incombenti fissati dagli uffici giudiziari. Deve comunque osservarsi che la scelta del difensore di utilizzare per raggiungere il luogo di celebrazione del processo il treno non è per nulla imposta dalle circostanze, cosicché l'annullamento di quest'ultimo è eventualità cui il suddetto si è consapevolmente ed imprudentemente esposto senza nemmeno osservare la comune diligenza nell'accertarsi in anticipo del suo regolare funzionamento.

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Processo Civile

Poteri del giudice di Appello – Assunzione di prove ex officio nel caso in cui la causa non sia stata sufficientemente istruita in primo grado - Esclusione

Cass. Civ., sez. II, sentenza 19 dicembre 2012 n. 23443 (Pres. Goldoni, rel. Mazzacane)

Non sussiste alcuna norma o principio di carattere generale da cui desumere la sussistenza di un potere da parte del giudice di appello di disporre d'ufficio determinate prove (fatta eccezione per quanto previsto nel rito del lavoro dall'art. 437 c.p.c.) per il fatto che la causa non sia stata sufficientemente istruita, ostando anzi a tale assunto proprio il principio dispositivo delle prove stesse in base al quale il giudice deve decidere la causa sulla base delle risultanze istruttorie ritualmente acquisite

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Processo Civile

Spese di giustizia - Ausiliari del magistrato - Domanda di liquidazione per gli onorari e le spese per l'espletamento dell'incarico - Termine di decadenza di cento giorni dal compimento delle operazioni - Eccessiva brevità del termine.

Corte Cost., ordinanza 19 dicembre 2012 n. 306 (Pres. Quaranta, est. Napolitano)

In materia di compenso spettante all'ausiliario del magistrato, il termine, di cui all’art. 71, comma 2, del d.P.R. n. 115 del 2005 – avente la durata di cento giorni, a partire dal compimento di un atto (la conclusione delle operazioni peritali) svolto dal medesimo soggetto in danno del quale il termine stesso decorre – non risulta essere talmente breve da costituire un serio impedimento all’esercizio del diritto sottostante. Tale disposizione, peraltro, disciplina non un’ipotesi di prescrizione breve ma, piuttosto, una di prescrizione presuntiva, caratterizzata dal fatto che in essa il decorso del tempo non spiega effetti giuridici di tipo sostanziale, comportando l’estinzione della relativa posizione soggettiva, ma di tipo processuale, comportando l’inversione, e l’aggravamento, dell’onere probatorio: vi è, per l'effetto, un consolidato indirizzo giurisprudenziale che reputa l'art. 2956, numero 2), cod. civ. non applicabile alla fattispecie de qua, in quanto la disciplina della prescrizione presuntiva è estranea alle ipotesi in cui, come indubitabilmente nel caso di cui al giudizio a quo, il diritto al quale il termine prescrizionale si riferisce tragga origine da atti caratterizzati dall’uso della forma scritta (così da ultimo: Corte di cassazione 4 luglio 2012, n. 11145).

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Processo Civile

Nota spese del difensore – Liquidazione in misura inferiore – Obbligo di motivazione - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 10 dicembre 2012, n. 22388 (Pres. Trifone, rel. Carleo)

In tema di liquidazione di spese processuali, il giudice, in presenza d'una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi ad una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, in misura inferiore a quelli esposti, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l'accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi, a norma dell'art. 24 della legge 13 giugno 1942, n. 794. (Cass.n.4404/2009, n. 2748/2007, n. 6816/1999, n. 3040/2000, n.11483/2002).

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Processo Civile

Domanda risarcitoria esorbitante rispetto al decisum – Compensazione delle spese – Legittimità – Sussiste – Sindacato in Cassazione – Limiti

Cass. civ., sez. III, sentenza 10 dicembre 2012, n. 22388 (Pres. Trifone, rel. Carleo)

La riduzione anche sensibile della somma richiesta con la domanda, pur non integrando gli estremi della soccombenza reciproca, ugualmente può giustificare la compensazione totale o parziale delle spese (Cass. n. 16526/05) e, parimenti, giustifica la compensazione delle spese la circostanza che parte attrice sia rimasta vittoriosa in misura più o meno significativamente inferiore rispetto all'entità del bene che voleva conseguire (Cass. n. 4690/04). Del resto, è appena il caso di sottolineare che, in materia di spese giudiziali, il sindacato di legittimità trova ingresso nella sola ipotesi in cui il giudice di merito abbia violato il principio della soccombenza ponendo le spese a carico della parte risultata totalmente vittoriosa (Cass. n. 14023/02, n. 10052/06, n. 13660/04, n. 5386/03, n. 1428/93, n. 12963/07, n. 17351/2010 tra le tante), intendendosi per tale, cioè totalmente vittoriosa, la parte nei cui confronti la domanda avversaria sia stata totalmente respinta, giacché solo la parte totalmente vittoriosa, neppure in parte, può e deve sopportare le spese di causa. In tutti gli altri casi, non si configura la violazione del precetto di cui all'art. 91 cod. proc. civ. in quanto la materia del governo delle spese processuali rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e, pertanto, esula dal sindacato di legittimità, salva la possibilità di censurarne la motivazione basata su ragioni illogiche o contraddittorie

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Processo Civile

Sanità pubblica - Successione ex lege della Fondazione Ordine Mauriziano all'Azienda ospedaliera Fondazione Ordine Mauriziano di Torino (F.O.M.) - Impossibilità di iniziare o proseguire azioni individuali, esecutive o cautelari nei confronti della Fondazione dalla data di entrata in vigore della norma censurata

Corte Cost., sentenza 12 dicembre 2012 n. 277 (Pres. Quaranta, est. Lattanzi)

Al legislatore è precluso incidere sul soggetto nei cui confronti sono stati emessi provvedimenti giurisdizionali, sostituendo ad un soggetto in bonis, responsabile secondo il regime sostanziale e processuale ordinario, un’entità diversa, nei cui confronti non è assicurata ai creditori la piena realizzazione dei propri diritti. L’art. 1, comma 1349, della legge n. 296 del 2006, nella parte in cui vanifica l’attività giurisdizionale compiuta fino alla formazione del titolo esecutivo, lede perciò gli artt. 3, 24, 101 e 113 Cost.

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Processo Civile

Mediazione delle controversie civili e commerciali – Obbligatorietà della mediazione – Art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Incostituzionalità per eccesso di delega – Sussiste

Corte Cost., sentenza 27 novembre 2012 n. 272 (Pres. Quaranta, est. Criscuolo)

La Consulta dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali); e dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale: a) dell’art. 4, comma 3, del decreto legislativo n. 28 del 2010, limitatamente al secondo periodo («L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale») e al sesto periodo, limitatamente alla frase «se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1»; b) dell’art. 5, comma 2, primo periodo, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e», c) dell’art. 5, comma 4, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «I commi 1 e»; d) dell’art. 5, comma 5 del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e»; e) dell’art. 6, comma 2, del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo cinque,»; f) dell’art. 7 del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’art. 5, comma 1»; g) dello stesso articolo 7 nella parte in cui usa il verbo «computano» anziché «computa»; h) dell’art. 8, comma 5, del detto decreto legislativo; i) dell’art. 11, comma 1, del detto decreto legislativo, limitatamente al periodo «Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’art. 13»; l) dell’intero art. 13 del detto decreto legislativo, escluso il periodo «resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile»; m) dell’art. 17, comma 4, lettera d), del detto decreto legislativo; n) dell’art. 17, comma 5, del detto decreto legislativo; o), dell’art. 24 del detto decreto legislativo

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Processo Civile

Azione diretta ad ottenere la rimozione delle opere materiali che impediscono l'accesso ad un edificio destinato ad esercizio pubblico del Culto – Legittimazione attiva in capo ai Fedeli, rappresentati dal parroco, ossia l'ecclesiastico preposto all'officiatura dell'edificio - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 28 novembre 2012 n. 21129 (Pres. Felicetti, resl. Giusti)

L'azione diretta ad ottenere la rimozione delle opere materiali (nella specie recinzione con una cancellata metallica apposta su una strada sulla quale la proprietà della chiesa ha il diritto di passaggio) che impediscono o rendono disagevole l'accesso ad un edificio destinato all'esercizio pubblico del culto, attiene alla tutela del diritto costituzionale di libertà religiosa, il quale si esprime anche nel diritto all'uso e alla frequenza degli edifici di culto, tanto collettivamente sul piano comunitario quanto individualmente (art. 19 Cost.). Si tratta di un'azione che, mirando all'eliminazione degli ostacoli materiali che si frappongono all'esercizio effettivo della libertà di culto, spetta anche a chi abbia la rappresentanza della comunità dei fedeli secondo l'ordinamento proprio di quella confessione. Là dove, come nella specie, venga in considerazione una comunità di fedeli costituita stabilmente nell'ambito di una chiesa particolare, la rappresentanza dell'aggregazione comunitaria religiosa compete al parroco, ossia all'ecclesiastico preposto all'officiatura dell'edificio destinato all'esercizio pubblico del culto cattolico (come la Corte ha già altra volta riconosciuto: Sez. Un., 5 dicembre 1973, n. 3316; Sez. I, 21 dicembre 1984, n. 6652 e come è confermato dal nuovo codice di diritto canonico v. , in particolare, il can. 515, che definisce la parrocchia come "una determinata comunità di fedeli", e il can. 532, che attribuisce al parroco la rappresentanza legale della parrocchia).

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