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Procedimento civile

Procedimento civile

Revocazione – Errore di fatto – Processo in Cassazione - Art. 391-bis c.p.c.

 Corte cost. 9 luglio 2009 n. 207

(Pres. Amirante, rel. Grossi)

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 391-bis, primo comma, del codice di procedura civile, come modificato dall'art. 16 del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 (Modifiche al codice di procedura civile in materia di processo di cassazione in funzione nomofilattica e di arbitrato, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 maggio 2005, n. 80), nella parte in cui non prevede la esperibilità del rimedio della revocazione per errore di fatto, ai sensi dell'art. 395, primo comma, n. 4), cod. proc. civ., per le ordinanze pronunciate dalla Corte di cassazione a norma dell'art. 375, primo comma, n. 1), dello stesso codice (Nella decisione, la Consulta ha affermato che il diritto di difesa, garantito in ogni stato e grado del procedimento dall'art. 24, secondo comma, della Carta fondamentale, risulterebbe gravemente offeso se l'errore di fatto, così come descritto dall'art. 395, primo comma, numero 4), cod. proc. civ., non fosse suscettibile di emenda per essere stato commesso dal giudice cui spetta il potere-dovere della nomofilachia)

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Procedimento civile

Regolarizzazione ex art. 182 c.p.c. - Efficacia ex tunc o efficacia ex nunc – Rimessione alle Sezioni unite ex art. 374 c.p.c.

Cass. civ., sez. I, 14 luglio 2009 n. 16413

(Pres. Morelli, rel. Didone)

Richiesto, ex art. 374 c.p.c., l'intervento delle Sezioni Unite sulla questione involgente l'efficacia – ex nunc o ex tunc – della regolarizzazione ex art. 182 c.p.c. e la stessa riferibilità della salvezza delle decadenze già maturate di cui alla stessa disposizione alle decadenze relative al rapporto sostanziale ovvero anche alle decadenze verificatesi nel processo (Nel caso di specie, la Corte di Appello di Milano, con sentenza del 16.11.2005, ha dichiarato la nullità dell'appello proposto dall'inabilitato senza l'assistenza del curatore, pur là dove la curatrice si era costituita nel giudizio di appello ratificando l'attività processuale dell'inabilitato)

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Procedimento civile

Termini processuali – Sospensione – Periodo Feriale – Cumulo tra causa soggetta alla sospensione e causa non soggetto

Cass. civ., sez. lav., 19 agosto 2009 n. 18381 

(Pres. Roselli, est. La terza)

In tema di giudicato esterno, qualora due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento così compiuto in ordine alla soluzione di questioni di fatto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso punto di fatto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il “petitum” del primo.. (Fattispecie in cui, venivano in rilievo una causa diretta ad ottenere la rendita per malattia professionale edaltra causa intesa ad ottenere rendita ai superstiti) 

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Procedimento civile

Scadenza del termine perentorio nella giornata del sabato – Proroga al Lunedì – Art. 58, comma III, Legge 69/2009 – Inapplicabilità ai termini già scaduti

Cass. civ., sez. III, ord. 3 luglio 2009 n. 15636 

(Pres. Massera, rel. Frasca)
 

La disposizione, contenuta nell'art. 58, comma 3, legge 69/2009 dovendo essere interpretata in conformità al precetto di cui all'art. 11 preleggi, comma 1, cioè nel senso di disporre solo per l'avvenire, stante l'assenza di qualsiasi espressione che possa sottintendere una volontà di interpretazione autentica della norma della L. n. 263 del 2005, art. 2, comma 4, e, quindi, un suo automatico effetto retroattivo e stante la mancanza di espressioni o di altra norma volte ad attribuirle espressamente efficacia retroattiva, trova applicazione ai procedimenti pendenti al 1 marzo 2006 soltanto per il futuro e, quindi, trattandosi di norma diretta a regolare comportamenti processuali, con riferimento all'osservanza di termini, relativi a tali procedimenti, in scadenza dopo la data della sua entrata in vigore e non già a termini che alla detta data risultino già scaduti. Ne discende che per i procedimenti pendenti al 1 marzo 2006 soltanto i termini che verranno a scadere dopo la data di entrata in vigore della nuova norma, in quanto da osservarsi con comportamenti situatesi sotto il suo vigore potranno essere disciplinati da essa. (Fattispecie in cui la Corte ha chiarito che la modifica dell'art. 155 c.p.c., ad opera della Legge 69/2009, per cui la scadenza dei termini nel giorno di sabato, si proroga al giorno di lunedì, opera solo per i termini non già scaduti alla data di entrata in vigore della nuova normativa. Va segnalato che il Tribunale di Varese, con ordinanza 11 settembre 2009, aveva già sposato una tale interpretazione: “la disposizione ex lege 69/09, art. 58, III, ha introdotto un effetto retroattivo di una regola previgente ma non anche una sanatoria o ratifica per quegli atti riguardo ai quali il termine è (o era) già scaduto”, v. Trib. Varese, sez. I, ord. 11.09.2009 in Diritto & Giustizia, 2009) 

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Tribunale in composizione monocratica – Decisione definitiva sulla competenza – Implicitamente se concessi i termini ex art. 183, comma VI, c.p.c. - Esclusione

Cass. Civ., sez. III, ord. 16 ottobre 2009, n. 22033

(Pres. Preden - est. Frasca)

Nelle cause attribuite alla competenza del tribunale in composizione monocratica, il giudice unico, che assomma in sé le funzioni di istruzione e di decisione, quando ritenga di emettere una decisione definitiva sulla competenza, è tenuto - ai sensi degli artt. 187 e 281-bis cod. proc. civ. - ad invitare le parti a precisare le conclusioni, in tal modo scandendo la separazione fra la fase istruttoria e quella di decisione, non potendosi ritenere che una qualunque decisione assunta in tema di competenza implichi per il giudice l'esaurimento della “potestas iudicandi” sul punto.» (Fattispecie in cui, il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile perchè proposto contro un provvedimento che è privo di carattere decisorio sulla competenza, avendo soltanto carattere meramente ordinatorio, qual è quello di concessione dei termini ai sensi del vigente sesto comma dell'art. 183 c.p.c. e “non implicante affatto una decisione di rigetto della questione di competenza”, secondo l'insegnamento di Cass. sez. un. n. 11657 del 2008)

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