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Procedimento civile

Procedimento civile

Termini processuali – Sospensione – Periodo Feriale – Cumulo tra causa soggetta alla sospensione e causa non soggetto

Cass. civ., sez. III, 5 marzo 2009 n. 5396

(Pres. Preden, re. Frasca)

Quando nel giudizio di opposizione all’esecuzione sia eccepito dal debitore esecutato un controcredito ed esso sia contestato dal creditore procedente, se il valore del controcredito non eccede quello del credito per cui si procede, il cumulo delle cause, rispettivamente quella di opposizione e quella di accertamento del controcredito, resta soggetto alla sospensione dei termini per il periodo feriale cui è soggetta la causa di opposizione all’esecuzione, mentre, laddove il controcredito risulti eccedente, la sospensione non opera [ced] (Fattispecie in cui, in un giudizio di opposizione alla esecuzione, vi era cumulo tra due cause di cui una sola soggetta alla sospensione feriale)

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Procedimento civile

Limitazioni legali all'ammissibilità della prova – rilevabilità d'ufficio – esclusa – utilizzabilità della prova in mancanza di eccezione della parte

Corte cost., ord. 1 aprile 2009 n. 95

(Pres. Maddalena, rel. Finocchiaro)

Le limitazioni poste dagli artt. 2721 e seguenti cod. civ. all'ammissibilità della prova testimoniale non attengono a ragioni di ordine pubblico, ma sono dettate a tutela di interessi di natura privatistica, con la conseguenza che la loro violazione non solo non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, ma neppure è rilevabile dalle parti ove non sia stata dedotta dalla parte contraria all'ammissibilità della prova. Ciò vuol dire che senza l'eccezione di parte, la prova è ammissibile, con la conseguenza che la causa può esser decisa sulla base di essa (Fattispecie in cui, il Tribunale di Torino aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 621 del codice di procedura civile in combinato disposto con l'art. 2729 del codice civile)

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Procedimento civile

Sentenze di primo grado – Provvisoria Esecutività – Sentenze di mero accertamento e costitutive - Esclusione 

Cass. Civ., sez. II, 26 marzo 2009 n.7369

(Pres. Settimj, est. Migliucci)

Al di fuori delle decisioni di condanna consequenziali, le sentenze di accertamento e le sentenze costitutive non hanno l'idoneità, con riferimento all'art. 282 cod. proc. civ., ad avere efficacia anticipata rispetto al momento del passaggio in giudicato, atteso che la citata norma de qua, nel prevedere la provvisoria esecuzione delle sentenze di primo grado, intende necessariamente riferirsi esclusivamente a quelle aventi contenuto di condanna suscettibili dei procedimenti di esecuzione disciplinati dal terzo libro del codice di rito civile (Si segnala, sul punto, un contrasto di giurisprudenza. Secondo Cassazione civile, sez. III, 03 settembre 2007, n. 18512, infatti, “la disputa della dottrina sull'estensione dell'art. 282 c.p.c., alle sentenze di mero accertamento o costitutive appare, in realtà, priva di giustificazione, poichè questa norma si riferisce alle statuizioni condannatorie della sentenza, sia che essa abbia come presupposto solo un accertamento, sia che essa abbia come presupposto un accertamento ed un effetto costitutivo”. La decisione conclude affermando il sgeuente principio di diritto: Nel caso di pronuncia della sentenza costituiva ai sensi dell'art. 2932 c.c., le statuizioni di condanna consequenziali, dispositive dell'adempimento delle prestazioni a carico della parti fra le quali la sentenza determina la conclusione del contratto, sono da ritenere immediatamente esecutive ai sensi dell'art. 282 c.p.c., di modo che, qualora l'azione ai sensi dell'art. 2932 c.c., sia stata proposta dal promittente venditore, la statuizione di condanna del promissario acquirente al pagamento del prezzo è da considerare immediatamente esecutiva”)

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Procedimento civile

Appello davanti al Tribunale – Applicabilità dell'art. 281-sexies c.p.c. - Limiti

Cass. Civ., 13 marzo 2009 n. 6205

(Pres. Vitrone, rel. Fioretti)

Nel procedimento d'appello davanti al Tribunale, in composizione monocratica, il giudice non può procedere alla decisione della controversia ex art. 281 sexies cod. proc. civ., ove una delle parti abbia richiesto, all'udienza di discussione, di disporre lo scambio delle conclusionali ai sensi dell'art. 190 cod. proc. civ.: ed, infatti, in questo caso il giudice è tenuto, per espressa previsione contenuta nell'art. 352 ultimo comma cod. proc. civ. a provvedere a tale adempimento e a fissare una nuova udienza di discussione nel termine previsto dalla norma, a pena di nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa (Fattispecie in cui, la Cassazione ha annullato la sentenza di appello del Tribunale di Milano poiché, dinanzi alla richiesta della difesa, ex art. 190 c.p.c., il giudice aveva disposto la decisione contestuale ex art. 281-sexies c.p.c.)

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Procedimento civile

Facoltà per i congiunti di una delle parti del procedimento civile di astenersi dal testimoniare – facoltà prevista nel processo penale dall'art. 199 c.p.p. - Art. 199 c.p.p. non richiamato dall'art. 249 c.p.c. - Illegittimità costituzionale – Non sussiste

Corte cost., ord. 9 aprile 2009 n. 113

(Pres. Amirante, rel. Napolitano)

Data la piena autonomia che li contraddistingue, i sistemi processuali civili e penali non sono comparabili fra loro ai fini della violazione del principio di uguaglianza. Non è, dunque, invocabile la violazione dell'art. 3 Cost. Per giustificare una declaratoria di incostituzionalità dell'art. 249 c.p.c. Ove non include, frai soggetti legittimati a non testimoniare, i congiunti di una delle parti del procedimento civile (Fattispecie in cui, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Vallo della Lucania, con ordinanza depositata il 6 maggio 2008, aveva sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 249 del codice di procedura civile nella parte in cui non include fra coloro i quali possono astenersi dal testimoniare anche i prossimi congiunti di una delle parti in causa)

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Procedimento civile

Art. 246 c.p.c. - Illegittimità costituzionale nella parte in cui non consente di assumere come testimoni le parti del processo - infondata

Corte Cost., sent. 8 maggio 2009 n. 143

(Pres. Amirante, est. Napolitano)

Va dichiarata la manifesta infondatezza della questione di legittimità dell'art. 246 del codice di procedura civile, nella parte in cui non consente di assumere come testimoni persone che sarebbero legittimate a partecipare al processo (La Consulta ha affermato, nell'occasione, che l'art. 246 cod. proc. civ. è disposizione che si applica evidentemente a tutte le parti del giudizio, escludendo, per ciascuna di esse e nella stessa maniera, la possibilità di indicare come testi le persone che sarebbero legittimate a partecipare al giudizio in corso)

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Procedimento civile

Consulenza tecnica acquisita in un diverso processo – Presupposti per l'utilizzo nel procedimento diverso

 
Cass. civ., sez. I, 13 maggio 2009 n. 11141

(Pres. Luccioli, est. Panzani)

Il giudice di merito può legittimamente tenere conto, ai fini della sua decisione, delle risultanze di una consulenza tecnica acquisita in un diverso processo, anche di natura penale ed anche se celebrato tra altre parti, atteso che, se la relativa documentazione viene ritualmente acquisita al processo civile, le parti di quest'ultimo possono farne oggetto di valutazione critica e stimolare la valutazione giudiziale su di essa. Non rileva a tale proposito che tale c.t.u. sia stata esperita in un giudizio di cui è stata successivamente dichiarata la nullità poiché ciò che conta, infatti, è che l'accertamento peritale sia stato ritualmente acquisito nel giudizio ove deve essere utilizzato e che su di esso vi sia stato il contraddittorio tra le parti (Nella fattispecie la Corte di Cassazione ha richiamato i suoi precedenti: Cass. 5.12.2008, n. 28855; Cass. 18.4.2001, n. 5682; Cass. 30.11.1988, n. 6501) 

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Procedimento civile

Giudizio di opposizione a sanzione amministrativa – Appello – Necessità dell'assistenza legale - Sussiste

Cass. civ., sez. II, 19 giugno 2009 n. 14520

(Pres. Settimj, est. Migliucci)

In tema di opposizione a sanzione amministrativa disciplinata dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, la difesa personale della parte consentita dall'art. 23, comma quarto, della stessa legge è prevista esclusivamente per il giudizio di primo grado, non trovando applicazione anche per il giudizio di appello, per il quale, in assenza di alcuna specifica previsione contraria, si applica la regola generale di cui al terzo comma dell'art. 82 cod. proc. civ., secondo cui davanti al tribunale e alla corte di appello la parte deve stare in giudizio con il ministero di un procuratore legalmente esercente (La decisione è particolarmente importante poiché è la prima ad intervenire nel dibattito accesosi all'indomani dell’art. 26, d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 che ha introdotto l'appellabilità delle pronunce emesse ai sensi all'articolo 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689: vi sono, infatti, allo stato due orientamenti della giurisprudenza di merito, al riguardo, quanto al rito da seguire in appello. Per un primo indirizzo: si applicherebbe il rito speciale ex lege 689/81; per altro filone andrebbe seguito il rito ordinario di appello. La decisione sembra propendere per la seconda soluzione)

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Iscrizione della causa a ruolo – Vizi implicanti la nullità – Condizioni  

Cass. civ., sez. III, 11 giugno 2009 n. 13528

(Pres. Senese, est. Amendola)

I vizi dell'iscrizione della causa a ruolo di una causa, ove si risolvano in un mero errore materiale nell'indicazione del nome dell'attore, riportato nel ruolo generale degli affari civili o nella rubrica alfabetica tenuta dal cancelliere, non determinano nullità processuali, con particolare riguardo al caso in cui siano riferibili ad un errore che, in quanto agevolmente riconoscibile, non preclude alla parte destinataria della notificazione dell'atto di citazione di individuare ugualmente, attraverso un esame diligente dei suddetti registri, la causa iscritta a ruolo. Pertanto, tali vizi risultano idonei a comportare l'invalidità dell'iscrizione stessa e del conseguente successivo corso del giudizio solo quando implicano violazione del diritto di difesa e del correlato principio di effettività del contraddittorio, di rilevanza costituzionale. (Nella fattispecie, la Corte di Cassazione ha cassato con rinvio la sentenza con cui il giudice di pace aveva deciso la causa nel merito ed escluso la nullità della relativa iscrizione a ruolo, nella cui nota il cognome dell'attore era stato indicato come "Marigliano" anziché "Magliano": la convenuta, sulla base del certificato di cancelleria che dichiarava che non risultava iscritta a ruolo alcuna causa proposta dal “Magliano” nei suoi confronti, si era così determinata nel senso di non costituirsi in giudizio)

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Disposizioni processuali – Interpretazione razionale e secundum constitutionem – Principio del raggiungimento dello scopo

Cass. civ., sez. III, 22 giugno 2009 n. 14528 

(Pres. Senese, rel. Amatucci)

In materia processuale, è regola generale che le norme di rito debbano essere interpretate in modo razionale e in correlazione con il principio costituzionale del giusto processo (art. 111 Cost.). Pertanto gli oneri posti a carico di una parte vanno rapportati agli interessi della controparte, dovendosi escludere che l'ordinamento imponga adempimenti non collegabili con la tutela di alcun ragionevole interesse processuale delle parti. Si applica in materia il principio desumibile dall'art. 156, comma 3, cod. proc. civ. secondo cui la nullità non può mai essere pronunciata se l'atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato (La giurisprudenza di Cassazione, e in particolare delle Sezioni Unite, afferma ormai costantemente che le norme processuali devono essere interpretate nel fulcro dell’art. 111 Cost. e, dunque, in onore al Giusto Processo. Oggi tanto discende, ancor di più, dalla Legge di riforma n. 69/2009 entrata in vigore in data 4 luglio 2009)

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