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Procedimento civile

Procedimento civile

Analisi delle questioni giuridiche da affrontare in sentenza - Principio della "ragione più liquida" - esame della questione assorbente

Cass. civ., sez. III, sent. 25 gennaio 2010 n. 3 

(Pres. Preden, rel. Vivaldi)

In base al principio della cd. "ragione più liquida", la domanda può essere decisa nel merito sulla base della soluzione di una questione assorbente senza che sia necessario esaminare previamente tutte le altri (La Cassazione conferma l'indirizzo enunciato da Cass. civ. 16 maggio 2006 n. 11356)

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Procedimento civile

Compensazione delle spese di lite - Obbligo di motivazione

Cass. civ., sez. II, sentenza 22 febbraio 2010 n. 4159
 
(Pres. Settimij, est. De Chiara)

In materia di compensazione delle spese processuali, in base al disposto dell'art. 92, secondo comma, c.p.c., nel testo modificato dall'art. 2, primo comma, lett. a), l. 28 dicembre 2005 n. 263, i motivi per i quali il giudice ritiene di disporre la compensazione fra le parti delle spese processuali devono essere "esplicitamente indicati" (Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza che aveva motivato sulle spese compensando con una clausola di stile)

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Procedimento civile

Provvisoria esecutività della sentenza - Estesa a tutti i capi della sentenza - Compreso il capo contenente la condanna alle spese del giudizio

Cass. civ., sez. III, sent. 25 gennaio 2010 n. 3 

(Pres. Preden, rel. Vivaldi)

A norma dell'art. 282 c.p.c., nella formulazione novellata dalla legge 353 del 1990 (art. 33), che ha introdotto nell'ordinamento la regola dell'immediata efficacia endoprocessuale di qualsiasi pronuncia di condanna, sono provvisoriamente esecutivi tutti i capi della sentenza che contengono una condanna, compreso il capo contenente la condanna alle spese del giudizio, anche nei casi in cui la sentenza accolga azioni non di condanna oppure rigetti qualsiasi tipo di domanda (La Cassazione conferma l'indirizzo più recente: Cass. civ. 26425/2008; 16003/2008; 4306/2008; 16362/05; 15262/05; 21367/04. Va, però, rilevato che sussiste contrasto in Cassazione. Contra, infatti, la pur recente: Cass. civ. Sentenza 26 marzo 2009 n. 7369, est. Settimij)

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Notificazioni - Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia dell'atto (in specie, decreto ingiuntivo) - Identificazione del momento di perfezionamento della notificazione con la spedizione al destinatario della raccomandata contenente l'avviso del deposito della detta copia presso la casa comunale, secondo quanto ritenuto dalla costante giurisprudenza di legittimità assunta come 'diritto vivente' - Omessa previsione che il contraddittorio si instauri all'atto della consegna al destinatario, o a chi per esso, della raccomandata informativa prevista dall'art. 140 cod. proc. civ., o, in difetto di consegna, al verificarsi della compiuta giacenza della suddetta raccomandata

Corte cost., sentenza 14 gennaio 2010 n. 3 

(Pres. Amirante, est. Maddalena)

E' costituzionalmente illegittimo l'art. 140 cod. proc. civ., nella parte in cui prevede che la notifica si perfeziona, per il destinatario, con la spedizione della raccomandata informativa, anziché con il ricevimento della stessa o, comunque, decorsi dieci giorni dalla relativa spedizione. La disposizione denunciata, così come interpretata dal diritto vivente, facendo decorrere i termini per la tutela in giudizio del destinatario da un momento anteriore alla concreta conoscibilità dell'atto a lui notificato, viola i parametri costituzionali invocati dal rimettente, per il non ragionevole bilanciamento tra gli interessi del notificante, su cui ormai non gravano più i rischi connessi ai tempi del procedimento notificatorio, e quelli del destinatario, in una materia nella quale, invece, le garanzie di difesa e di tutela del contraddittorio devono essere improntate a canoni di effettività e di parità, e per l'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla fattispecie, normativamente assimilabile, della notificazione di atti giudiziari a mezzo posta, disciplinata dall'art. 8 della legge n. 890 del 1982 (Nel caso di specie, la Corte Costituzionale ha accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d'appello di Milano con ordinanza del 22 dicembre 2008)

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Procedimento monitorio - Notifica del decreto ingiuntivo - Giudizio di opposizione 


Cass. civ., sez. II, 9 dicembre 2009 n. 25781

(Pres. Schettino, est. Migliucci)

 

Qualora la notificazione del decreto ingiuntivo, tempestivamente effettuata nel termine prescritto dall'art. 644 cod. proc. civ., sia affetta non da giuridica inesistenza, ma da nullità - come nel caso in cui la stessa sia stata effettuata in un luogo che abbia un collegamento con la persona dell'ingiunto (nella specie la notifica del decreto era stata effettuata nell'immobile locato all'ingiunto in epoca successiva al suo rilascio) - tale vizio spiega rilievo solo al fine dell'ammissibilità dell'opposizione tardiva a norma dell'art. 650 cod. proc. civ. - se ed in quanto abbia impedito all'intimato di avere tempestiva conoscenza del decreto, mentre resta sanato per effetto dell'opposizione stessa, ordinaria o tardiva: la sanatoria impedisce la declaratoria di inefficacia del decreto, per cui è da considerarsi irrilevante ogni questione in ordine alla dedotta nullità (Nel caso di specie, il ricorrente, lamentava violazione e falsa applicazione dell'art. 140 cod. proc. civ., deducendo la nullità della notificazione del decreto ingiuntivo perché effettuata in un luogo che, secondo quanto documentato in atti, non era più la residenza dell'ingiunto)

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Procedimento civile

Procedimento monitorio - Giudizio di opposizione - Cognizione del giudice

Cass. civ., sez. III, 1 dicembre 2009 n. 25286

(Pres. Varrone, est. Frasca)

Allorquando con il ricorso per decreto ingiuntivo viene chiesto il riconoscimento di un credito in difetto delle condizioni speciali di ammissibilità della tutela monitoria e venga successivamente proposta l'opposizione da parte dell'ingiunto con la deduzione, fra l'altro dell'emissione del decreto nonostante quel difetto (per tutto o parte del credito), nel giudizio a cognizione piena che viene introdotto formalmente con l'opposizione, la domanda giudiziale oggetto della cognizione del giudice dell'opposizione, a parte l'eventualità che lo stesso opponente introduca a sua volta in via riconvenzionale domande ed a parte l'eventualità - sui cui limiti non è qui necessario soffermarsi - che a sua volta ne introduca lo stesso opposto, è individuata automaticamente in quanto è stato richiesto, sia pure parzialmente o totalmente, con il ricorso per decreto ingiuntivo, atteso che l'opposizione determina l'insorgenza del dovere di provvedere con le regole della cognizione piena su quanto è stato richiesto con il decreto ingiuntivo e nel relativo giudizio l'opposto è attore in senso sostanziale e l'opponente è convenuto in senso sostanziale. Ne consegue che la cognizione del giudice dell'opposizione, una volta introdotta l'opposizione, si estende automaticamente all'accertamento della sussistenza o meno della pretesa creditoria (Si veda la giurisprudenza in materia. L'opposizione a decreto ingiuntivo instaura un ordinario ed autonomo giudizio di cognizione che sovrapponendosi allo speciale e sommario procedimento monitorio, investe il giudice del potere-dovere di statuire sulla pretesa originariamente fatta valere con la domanda d'ingiunzione e sulle eccezioni e difese contro di essa proposte (salvo il caso in cui manchi la possibilità di emettere una pronuncia di merito), restando regolato, nel grado d'appello, dalle norme che lo disciplinano ivi comprese quelle sulle eccezioni deducibili a norma dell'art. 345 cod. proc. civ." (Cass. n. 63 del 1989); "Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nel sistema delineato dal codice di procedura civile, si atteggia come un procedimento il cui oggetto non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all'accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza - e non a quello anteriore della domanda o dell'emissione del provvedimento opposto -, dei fatti costitutivi del diritto in contestazione" (Cass. sez. un. n. 7448 del 1993); "Non sussiste il vizio di "extrapetizione" (art. 112 cod. proc. civ.) se il giudice dell'opposizione a decreto ingiuntivo - giudizio di cognizione proposto non solo per accertare l'esistenza delle condizioni per l'emissione dell' ingiunzione, ma anche per esaminare la fondatezza della domanda del creditore in base a tutti gli elementi, offerti dal medesimo e contrastati dall'ingiunto - revoca il provvedimento monitorio ed emette una sentenza di condanna di questi per somma anche minore rispetto a quella ingiunta, dovendosi ritenere che nella originaria domanda di pagamento di un credito, contenuta nel ricorso per ingiunzione, e nella domanda di rigetto dell'opposizione (o dell'appello dell'opponente) sia ricompresa quella subordinata di accoglimento della pretesa per un importo minore" (Cass. n. 1954 del 2009); "L'opposizione al decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario, autonomo giudizio di cognizione, che, sovrapponendosi allo speciale e sommario procedimento monitorio (art. 633, 644 ss. cod. proc. civ.), si svolge nel contraddittorio delle parti secondo le norme del procedimento ordinario (art. 645 cod. proc. civ.). Ne consegue che il giudice dell'opposizione, anche quando si tratti di giudice di pace, è investito del potere - dovere di pronunciare sulla pretesa fatta valere con la domanda di ingiunzione (nonché sulle eccezioni e l'eventuale domanda riconvenzionale dell'opponente) ancorché il decreto ingiuntivo sia stato emesso fuori delle condizioni stabilite dalla legge per il procedimento monitorio e non può limitarsi ad accertare e dichiarare la nullità del decreto emesso all'esito dello stesso", Cass. n. 1184 del 2007; n. 13001 del 2006)

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Difensore distrattario - Legittimazione alla proposizione dell'impugnazione in proprio - Casi e limiti

Cass. civ., sez. I, 14 ottobre 2009 n. 21840

(Pres. Vittoria, rel. Salvato)

Resta preclusa al difensore distrattario l'impugnazione in proprio, con riferimento alla pronuncia sulle spese, quanto essa attenga alla loro adeguatezza ovvero all'an, poiché in questa ipotesi l'unica legittimata a sollevare doglianze in merito è la parte rappresentata, quale soggetto comunque obbligato, nel rapporto con il professionidta, a soddisfarlo delle sue pretese (La Corte ha precisato che il difensore che ha chiesto la distrazione diviene, infatti, parte del giudizio solo nel caso in cui sorga controversia sul provvedimento che ha disposto la distrazione o se il giudice abbia omesso di provvedere sull'istanza)

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Curatore speciale nominato ex art. 78 c.p.c.

Cass. civ., sez. II, 25 settembre 2009 n. 20659

(Pres. Di Nanni, rel. Petti)

La costituzione nel giudizio di appello del curatore speciale nominato ai sensi dell'art. 78, secondo comma, cod. proc. civ. sana il difetto di rappresentanza processuale della parte ed il giudice di appello deve decidere la causa, se del caso rinnovando gli atti nulli, senza possibilità di rinviarla al primo giudice, stante la tassatività dei casi di rimessione di cui agli artt. 353 354 cod. proc. Civ. (La Corte ha precisato che nomina del curatore non riguarda il contraddittorio ma il processo, ragion per cui non trovano applicazione gli artt. 353 e 354 c.c.)

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Onere imposto al difensore di specificare con dettaglio i motivi del proprio ricorso - Divieto di eccessivi formalismi

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, 30 luglio 2009, Dattel c. Luxembourg

(Pres. Vajic)

Se è vero che risponde ad un fine legittimo imporre all'interessato di precisare i motivi di ricorso così da consentire alla Cassazione di esercitare il suo controllo in diritto, è anche vero che tale regola non deve essere applicata in modo formalistico (Nell'ipotesi di specie, la Corte ha ritenuto che la precisazione dei motivi di gravame non fosse "indispensabile", tenuto conto anche della circostanza della mancanza nello Stato interessato - il Belgio - di un sistema chiuso di avvocati specializzati al patrocinio davanti all'alta giurisdizione)

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Mandato ad litem - Chiamata in garanzia cd. Impropria - Specifica menzione del potere di chiamare in causa il terzo - Assenza di procura ad hoc - nullità della chiamata


Cass. Civ., sez. III, 29 settembre 2009 n. 20825

La chiamata in garanzia impropria introduce una nuova e distinta controversia rispetto a quella relativa alla procura originaria e, pertanto, richiede l'attribuzione di uno specifico mandato al difensore. E', perciò, nulla la chiamata in causa del terzo in garanzia impropria senza che sia stato conferito apposito potere in tal senso (Nel caso di specie, la Corte si è pronunciata riguardo ad una procura conferita in calce all'atto notificato di citazione)

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