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Procedimento civile

Procedimento civile

Chiamata del terzo in Garanzia - garanzia propria e garanzia impropria - differenze


Cass. civ., sez. III, sentenza 3 marzo 2010 n. 5057 

(Pres. Varrone, rel. Vivaldi)

Si ha garanzia propria quanto la domanda principale e quella di garanzia hanno lo stesso titolo o quando si verifica una onnessione obiettiva trai titoli delle due domanda o quando sia unico il fatto generatore della responsabilità prospettata con l'azione principale e qualla di regresso; si ha, invece, garanzia impropria quanto il convenuto tende a riversare sul terzo le conseguenze del proprio inadempimento o, comunque, della lite in cui è coinvolto, in base ad un titolo diverso da quello dedotto con la domanda principale (Nel caso di specie, la Cassazione ha affrontato una causa in cui il convenuto aveva chiamato in causa un terzo ritenuto corresponsabile dell'evento dannoso occorso alla vittima. Per la Suprema Corte, quando due soggetti concorrono a causare un evento di danno con distinti comportamenti colposi, in caso di chiamata da parte di uno dell'altro, la domanda dell'attore si estende automaticamente)

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Procedimento civile

Responsabilità civile - Terzo corresponsabile chiamato dal convenuto - Estensione automatica dell'originaria domanda dell'attore

Cass. civ., sez. III, sentenza 3 marzo 2010 n. 5057

(Pres. Varrone, rel. Vivaldi)

Nell'ipotesi in cui la parte convenuta in un giudizio di responsabilità civile chiami in causa un terzo in qualità di corresponsabile dell'evento dannoso, non è necessaria l'espressa estensione della domanda risarcitoria attorea nei confronti di tale parte, in quanto la diversità e pluralità delle condotte produttive del fatto dannoso non determina il mutamento dell'oggetto della domanda ma evidenzia una pluralità di autonome responsabilità riconducibili allo stesso titolo risarcitorio. (La Corte ha affermato che è invece necessaria l'estensione nel caso di chiamata del terzo in garanzia, stante l'autonomia sostanziale dei due rapporti, ancorché confluiti in un unico processo. Sulla questione, però, vi è contrasto di giurisprudenza. L'estensione automatica è esclusa solo dalla domanda dell'attore di "non estendere" la azione al terzo)

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Procedimento civile

Giudicato Esterno - Rilevabilità d'Ufficio

Cass. civ., sez. II, sentenza 3 marzo 2010 n. 5091

(Pres. Rovelli, rel. D'Ascola)

L'esistenza di un giudicato esterno è, al pari di quella del giudicato esterno, rilevabile d'ufficio ed il giudice è tenuto a pronunciare sulla stessa anche nell'ipotesi in cui il giudicato si sia formato successivamente alla pronuncia impugnata (Nell'ipotesi di specie, la Cassazione ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni unite: 13916/06)

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Procedimento civile

Soppressione delle USL - Istituzione delle AUSL - Legittimazione processuale passiva

Cass. civ., sez. III, sentenza 3 marzo 2010 n. 5063
 
(Pres. Senese, est. Talevi)

In virtù del principio di ordine generale per il quale è compito del giudicante dare e consentire una risposta di merito alle domande delle parti nel rispetto anche delle disposizioni sopra richiamate (art. 88, 81 e 101 c.p.c.) il giudice deve autorizzare ed anzi disporre l'integrazione del contraddittorio ed eventualmnte rimettere allo scopo la causa sul ruolo (e quindi la predetta domanda può essere in tal caso proposta persino nella comparsa conclusionale) ove emerga la necessità di salvaguardare il contraddittorio non integro e tale necessità sia emersa solo in un momento successivo. (Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha, tra l'altro, affermato che in tema di soppressione delle USL ed istituzione della AUSL, per effetto del d.lgs. n. 502 del 1992, dell'art. 6 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e dell'art. 2, comma quattordicesimo, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, le regioni sono succedute nei debiti delle soppresse unità sanitarie locali, nel senso che si è verificata una successione "ex lege" a titolo particolare delle Regioni in tutti i rapporti obbligatori in questione già di pertinenza delle USL (cfr. Cass. sentenza n. 17913 del 04/08/2009: "In seguito alla soppressione delle USL ad opera del d.lgs. n. 502 del 1992, che ha istituito le AUSL, e per effetto degli artt. 6, primo comma, della legge n. 724 del 1994 e 2, quattordicesimo comma, della legge n. 549 del 1995, che hanno individuato nelle Regioni i soggetti giuridici obbligati ad assumere a proprio carico i debiti degli organismi soppressi, essendo la successione delle Regioni caratterizzata da una procedura di liquidazione affidata ad un'apposita gestione stralcio, individuata nell'ufficio responsabile della medesima USL, il processo instaurato da o nei confronti di una USL prima della sua soppressione prosegue tra le parti originarie, con le relative conseguenze in ordine alla legittimazione attiva e passiva in ragione dell'attribuzione al direttore generale della nuova AUSL della qualità di organo di rappresentanza della gestione stralcio."; cfr. tra le altre anche Cass. sentenza n. 8826 del 13/04/2007; Cass. sentenza n. 13386 del 08/06/2007; e Cass. Sez. U, sentenza n. 1989 del 06/03/1997)

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Procedimento civile

Litisconsorzio necessario – Integrazione del contraddittorio – Interpretazione costituzionalmente orientata – Diritto ad ottenere la integrazione a prescindere dalle scansioni processuali - Condizioni 


Cass. civ., sez. III, sentenza 3 marzo 2010 n. 5063 

(Pres. Senese, est. Talevi)

Una interpretazione costituzionalmente orientata (in particolare con riferimento all'art. 24 della Costituzione, che tutela i diritti del cittadino con riferimento alla concreta ed effettiva possibilità di agire in giudizio) impone di consentire a chi abbia citato un soggetto ritenendolo passivamente legittimato in base ad una non irrazionale interpretazione della legislazione esistente all'epoca della citazione medesima, di poter chiedere al Giudice l'autorizzazione a convenire in giudizio il soggetto che è poi emerso essere passivamente legittimato, in base alla legislazione successiva. Inoltre tale possibilità deve (data la ratio predetta; che altrimenti non verrebbe rispettata) permanere, a prescindere dalla normale scansione dei tempi processuali (e dalle relative conseguenti preclusioni) fino all'ultimo atto difensivo (compreso) immediatamente successivo al momento in cui la giusta soluzione è emersa con sufficiente chiarezza (e quindi la predetta domanda può essere in tal caso proposta persino nella comparsa conclusionale). (Nel caso di specie, la Corte di Cassazione si è trovata ad affrontare la particolare situazione di chi ha dovuto iniziare una delle cause i contro una Unità Sanitaria nel periodo successivo all'entrata in vigore del d.lgs. 1992, n. 502, ma prima dell'entrata in vigore della legge 23.12.1994, n. 724)

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Procedimento civile

Prove atipiche – Aggiramento di divieti e preclusioni dettati da disposizioni sostanziali o processuali – Testimonianza Scritta - Inammissibilità

Cass. civ., sez. II, sentenza 5 marzo 2010 n. 5440

(Pres. Mensiteri, est. Piccialli)

Pur non essendo vietato, nel vigente ordinamento processuale improntato al principio del libero convincimento del giudice, la possibilità di porre a fondamento della decisione prove non espressamente previste dal codice di rito, purché sia fornita adeguata motivazione della relativa utilizzazione (tra le altre v. Cass. 5965/04, 4666/03, 12411/01, 12763/00), deve tuttavia escludersi che le prove c.d. "atipiche" possano valere ad aggirare divieti o preclusioni dettati da disposizioni, sostanziali o processuali, così introducendo surrettiziamente elementi di prova che non sarebbero altrimenti ammessi o la cui ammissione richieda adeguate garanzie formali (Nel caso di specie la Corte ha esaminato una attestazione notarile, prodotta a guisa di "interpretazione autentica" di un atto pubblico rogato circa un decennio prima: secondo il Collegio, più che una prova atipica, "rappresenta una prova anomala, non integrando un atto pubblico, nel quale soltanto avrebbe potuto recepirsi e darsi atto, con le garanzie formali di legge, della volontà negoziale esternata dalle parti, le sole che avrebbero potuto chiarire, in eventuali e successivi atti bilaterali, l'effettivo oggetto di quello precedente ove il relativo contenuto ne fosse risultato ambiguo - il che non risulta nella specie - o dar luogo a revisione dei precedenti patti)

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Procedimento civile

Prove atipiche – Scritto del Terzo – Libera valutabilità – Se redatto in funzione testimoniale – Inammissibile – Aggiramento di Divieto di Legge

Cass. civ., sez. II, sentenza 5 marzo 2010 n. 5440
 
(Pres. Mensiteri, est. Piccialli)

Lo scritto del terzo non può costituire "una scrittura proveniente da terzo", liberamente valutabile dal giudice, ove la stessa sia stata redatta e finalizzata in funzione volutamente probatoria di una tesi di parte: in questi casi, l'attestazione si risolve in una sorta di testimonianza scritta, inammissibile, sia perché contenente sostanziali giudizi deduttivi del dichiarante e non fatti obiettivi dal medesimo appresi, sia perché fornita senza le garanzie del contraddittorio, di cui agli artt. 244 e segg. c.p.c., che nella specie risulterebbero eluse (Nel caso di specie, si trattava di una attestazione notarile che interpretava un atto negoziale a favore di una delle parti)

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Procedimento civile

Parcellizzazione del Credito – Onorari – Decreto Ingiuntivo

Cass. civ., sez. II, sentenza 1 febbraio 2010 n. 2314
 
(Pres. Rovelli, est. D'Ascola)

Non è consentita la parcellizzazione di un credito unitario (La Corte ha richiamato l'orientamento delle SS.UU. - decisione n. 23726/07 – pur non pronunciandosi in ordine alle conseguenze che discendono dalla parcellizzazione)

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Procedimento civile

Chiamata in causa del Terzo – Nuova udienza fissata dal giudice ex art. 269 c.p.c. - Provvedimento discrezionale del giudice in caso di litisconsorzio facoltativo – Sussiste


Cass. civ., Sez. Unite, sentenza 23 febbraio 2010 n. 4309 

(Pres. Carbone, est. Forte)

In tema di chiamata di un terzo nel processo su istanza di parte, al di fuori delle ipotesi di litisconsorzio necessario, è discrezionale il provvedimento del giudice di fissazione di una nuova udienza per consentire la citazione del terzo, chiesta tempestivamente dal convenuto ai sensi dell'art. 269 cod. proc. Civ (Questa la motivazione dell'importante sentenza in esame: Se la prevalente dottrina afferma che, allorché la chiamata in causa sìa chiesta con la comparsa di risposta dal convenuto prima dell'udienza di trattazione ai sensi dell'art. 269 c.p.c, il giudice è tenuto a fissare una nuova udienza, la norma che sostituisce la precedente disciplina per la quale il convenuto poteva direttamente evocare in causa il terzo alla prima udienza, non può non inserirsi nel sistema introduttivo del processo, per il quale, al dì fuori del litisconsorzio necessario di cui all'art. 102 c.p.c, resta discrezionale il provvedimento del giudice di fissazione di una nuova prima udienza per la chiamata, come la Corte ha già affermato in rapporto all'art. 420, comma nono, c.p.c. (Cass. 25 agosto 2006 n. 18508, 28 agosto 2004 n. 17218). Il novellato art. 269 c.p.c. è stato introdotto per porre un termine perentorio di ammissibilità alla richiesta di chiamata del terzo da parte del convenuto (Cass. 24 aprile 2008 n. 10682 e 11 gennaio 2008 n. 393), restando ferma la natura di regola facoltativa del litisconsorzio nelle obbligazioni solidali e mancando l'esigenza di trattare unitariamente le domande di condanna introduttive della causa con quelle di manleva dei convenuti (Cass. 21 novembre 2008 n. 27856 e 10 marzo 2006 n. 5444), con conseguente separabilità dei due processi, non diversa da quella consentita anche prima della novella del 1990, ex art. 103 c.p.c, che comporta la scindibilità delle cause pure ai finì delle impugnazioni delle parti (art. 332 c.p.c). Il giudice cui sia tempestivamente chiesta dal convenuto la chiamata in causa, in manleva o in regresso, del terzo, può quindi rifiutare di fissare una nuova prima udienza per la costituzione del terzo, come accaduto nel caso, motivando la trattazione separata delle cause per ragioni di economia processuale e per motivi di ragionevole durata del processo intrinseci ad ogni sua scelta)

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Procedimento civile

Consenso informato - Obbligo del medico - Violazione - Conseguenze - Risarcibilità anche in caso di intervento riuscito - Sussiste

Cass. civ., sez. III, 28 gennaio 2010 n. 2847
 
(Pres. Morelli, rel. Petti)

Anche in caso di sola violazione del diritto all'autodeterminazione, pur senza correlativa lesione del diritto alla salute ricollegabile a quella violazione per essere stato l'intervento terapeutico necessario e correttamente eseguito, può dunque sussistere uno spazio risarcitorio; mentre la risarcibilità del danno da lesione della salute che si verifichi per le non imprevedibili conseguenze dell'atto terapeutico necessario e correttamente eseguito secundum legem artis, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli e dunque senza un consenso consapevolmente prestato, necessariamente presuppone l'accertamento che il paziente quel determinato intervento avrebbe rifiutato se fosse stato adeguatamente informato. Il relativo onere probatorio, suscettibile di essere soddisfatto anche mediante presunzioni, grava sul paziente: (a) perchè la prova di nesso causale tra inadempimento e danno comunque compete alla parte che alleghi l'inadempimento altrui e pretenda per questo il risarcimento; (b) perchè il fatto positivo da provare è il rifiuto che sarebbe stato opposto dal paziente al medico; (c) perchè si tratta pur sempre di stabilire in quale senso si sarebbe orientata la scelta soggettiva del paziente, sicchè anche il criterio di distribuzione dell'onere probatorio in funzione della "vicinanza" al fatto da provare induce alla medesima conclusione; (d) perchè il discostamento della scelta del paziente dalla valutazione di opportunità del medico costituisce un'eventualità che non corrisponde all'id quod plerumque accidit (Secondo la Corte, viene in rilievo la considerazione del turbamento e della sofferenza che deriva al paziente sottoposto ad atto terapeutico dal verificarsi di conseguenze del tutto inaspettate perchè non prospettate e, anche per questo, più difficilmente accettate. L'informazione cui il medico è tenuto in vista dell'espressione del consenso del paziente vale anche, ove il consenso sia prestato, a determinare nel paziente l'accettazione di quel che di non gradito può avvenire, in una sorta di condivisione della stessa speranza del medico che tutto vada bene; e che non si verifichi quanto di male potrebbe capitare, perchè inevitabile. Il paziente che sia stato messo in questa condizione - la quale integra un momento saliente della necessaria "alleanza terapeutica" col medico - accetta preventivamente l'esito sgradevole e, se questo si verifica, avrà anche una minore propensione ad incolpare il medico)

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