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Procedimento civile

Procedimento civile

Sentenza che abbia omesso di pronunciare sull'istanza di distrazione delle spese avanzata dal difensore, - Rimedio Esperibile - Correzione dell'errore materiale - Sussiste


Cass. civ., Sez. Unite, sent. 7 luglio 2010, n. 16037

(
Pres. Carbone, est. Salvago)

L'omessa pronuncia del giudice sulla richiesta del difensore di distrazione delle spese processuali, va corretta con il procedimento di correzione dell'errore materiale.

Questa soluzione va condivisa per alcuni motivi: l'indirizzo in esame 

A) è il più idoneo a salvaguardare l'effettività del principio di garanzia della durata ragionevole del processo (come previsto dal 2° comma dell'art. 111 Cost.), che secondo la giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. un. 26373/2008) impone al giudice (anche nell'interpretazione dei rimedi processuali) di evitare comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, traducendosi, per converso, in un inutile dispendio di attività processuali non giustificate, in particolare, né dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio (art. 101 cod. proc. civ, ), né da effettive garanzie di difesa (art. 24 Cost.); 

B) garantisce con maggiore celerità il soddisfacimento dello scopo di far ottenere al difensore distrattario un titolo esecutivo immediato per agire nei riguardi della controparte soccombente: lasciando salvo il diritto di quest'ultimo all'esercizio degli ordinari rimedi impugnatori che, ai sensi del 4 ° comma dello stesso art. 288, possono essere, comunque, proposti relativamente alle parti corrette delle sentenze; 

C) può trovare applicazione ai sensi dell'art.391 bis cod. proc. civ. anche con riguardo alle sentenze rese dalla Corte di Cassazione, incorse in identica omissione, e tuttavia non impugnabili

(Secondo la Cassazione, applicando la più moderna concezione dell'errore all'omessa pronuncia, in via esclusiva, sull'istanza di distrazione, non è dubbio che la stessa possa essere, in effetti, ricondotta (e lo è pacificamente quando l'omissione investa il solo dispositivo, mentre la concessione della distrazione emerga dalla parte motiva) più ad una mancanza materiale che non ad un vizio di attività o di giudizio da parte del giudice (e, quindi, ad un errore percettivo di quest'ultimo): proprio perché, in sostanza, la decisione positiva sulla stessa è essenzialmente obbligata da parte sua (a condizione, ovviamente, che il difensore abbia compiuto la dichiarazione di anticipazione e formulato la correlata richiesta di distrazione) e la relativa declaratoria necessariamente "accede" nel "decisum" complessivo della controversia, senza, in fondo, assumere una propria autonomia formale. E d'altra parte, ricollegando l'omissione ad una mera disattenzione (e, quindi, ad un comportamento involontario) anche sulla scorta del dato che la concessione della distrazione, ricorrendo le suddette condizioni, rimane sottratta, di regola, a qualunque forma di valutazione giudiziale, si rientra nell'ambito proprio della configurazione dei presupposti di fatto che giustificano il ricorso al procedimento di correzione degli errori e delle omissioni materiali)

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Principio dell'Onere della prova - Principio della acquisizione - Rilevanza della provenienza dell'elemento probatorio ai fini del convincimento - Non sussiste

Cass. civ., sez. I, sent. 19 maggio 2010, n. 12293

(Pres. Luccioli, rel. Giancola)

Il principio dell'onere della prova di cui all'art. 2697 c.c. non implica affatto che la dimostrazione dei fatti costitutivi del diritto preteso debba ricavarsi esclusivamente dalle prove offerte da colui che è gravato dal relativo onere, senza poter utilizzare altri elementi probatori acquisiti al processo, poiché nel vigente ordinamento processuale interno vige il principio di acquisizione, secondo il quale le risultanze istruttorie, comunque ottenute e quale che sia la parte ad iniziativa o ad istanza della quale sono formate, concorrono tutte, indistintamente, alla formazione del convincimento del giudice senza che la diversa provenienza possa condizionare tale formazione in un senso o nell'altro e, quindi, senza che possa escludersi l'utilizzazione di una prova fornita da una parte per trame elementi favorevoli alla controparte (Nell'interessante decisione, il Supremo Collegio cassa un decreto emesso dal Tribunale dei minorenni di Milano che non si era attenuto al sovraesposto principio che, dunque, trova applicazione anche nei procedimenti speciali di volontaria giurisdizione)

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Procedimento civile

Abuso del Processo - Sanzione - Inammissibilità del ricorso - Esclusione - Riunione delle singole istanze ai fini della liquidazione delle spese


Cass. civ., sez. III, sentenza 31 marzo 2010 n. 7809 

(Pres. Varrone, rel. Vivaldi)

Si registra un abuso del processo in presenza di fattispecie laddove l'evento causativo del danno e quindi giustificativo della pretesa sia identico come unico sia il soggetto che ne deve rispondere e plurimi soli i danneggiati i quali, dopo aver agito unitariamente nel processo presupposto instaurano singolarmente procedimenti diversificati pur destinati inevitabilmente (come puntualmente avvenuto nella fattispecie) alla riunione (nel caso di specie: con lo stesso difensore). Una tale condotta, che è priva di alcuna apprezzabile motivazione e incongrua rispetto alla rilevate modalità di gestione sostanzialmente unitaria delle comuni pretese, contrasta innanzitutto con l'inderogabile dovere di solidarietà sociale che osta all'esercizio di un diritto con modalità tali da arrecare un danno ad altri soggetti che non sia inevitabile conseguenza di un interesse degno di tutela dell'agente, ma contrasta altresì e soprattutto con il principio costituzionalizzato del giusto processo inteso come processo di ragionevole durata (SS.UU. n. 23726/07, sopra citata) posto che la proliferazione oggettivamente non necessaria dei procedimenti incide negativamente sull'organizzazione giudiziaria a causa dell'inflazione delle attività che comporta con la conseguenza di un generale allungamento dei tempi processuali. Al riscontrato abuso dello strumento processuale non può tuttavia conseguire la sanzione dell'inammissibilità dei ricorsi, posto che non è l'accesso in sé allo strumento che è illegittimo ma le modalità con cui è avvenuto, ma comporta l'eliminazione per quanto possibile degli effetti distorsivi dell'abuso e quindi, nella fattispecie, la valutazione dell'onere delle spese come se unico fosse stato il procedimento fin dall'origine (Nel caso di specie, la Corte si è in parte discostata dalla giurisprudenza inaugurata dalle Sezioni Unite del 2007, sentenza n. 23726. Secondo Cass. civ. 15476/2008, infatti, dal complesso della motivazione della sentenza a Sezioni Unite 23276/07 (ed in particolare dalla sua ratio) si evince che la domanda è improponibile; e che detta improponibilità investe ciascuna delle singole domande (in ciascuna delle relative diverse cause) in cui è stata frazionata la domanda concernente l'intera somma. La tesi seguita dal Cass. civ. 7809/2010 è, però, in parte condivisa dal Legislatore. Nel rito della previdenza, in presenza di frazionamento della tutela, solo se non viene disposta la riunione, il giudice, d'ufficio, dichiara la "improcedibilità" di tutte le domande successive alla prima (art. 20 comma 7, 8, 9 legge 6 agosto 2008 n. 133 (di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112)

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Procedimento civile

Intervento del giudice inteso a sanare i vizi di costituzione derivanti dal difetto di capacità processuale delle parti - obbligatorietà - Sussiste - Da esercitare in qualsiasi fase o grado del giudizio - efficacia ex tunc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali - Conferma ex Lege 69/2009: nuovo art. 182 c.p.c.


Cass. civ., sez. III, sentenza 19 aprile 2010 n. 9217 

(Pres. Carbone, rel. Nappi)

La legge n. 69 del 2009 ha modificato l'art. 182 c.p.c., prevedendo, analogamente a quanto già stabilisce l'art. 164 comma 2 c.p.c. per la nullità della citazione, che, "quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l'assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o per la rinnovazione della stessa. L'osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della: prima notificazione". Sicché ha ricevuto conferma legislativa la tesi interpretativa secondo la quale l'intervento del giudice inteso a sanare i vizi di costituzione derivanti dal difetto di capacità processuale delle parti è obbligatorio, va esercitato in qualsiasi fase o grado del giudizio, e ha efficacia ex tunc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali. (E questa soluzione normativa, che recepisce un orientamento anche dottrinale già affermatosi, non può non valere anche come criterio interpretativo del testo precedente. "Si deve pertanto concludere nel senso che le invalidità derivanti dal difetto di capacità processuale possono essere sanate anche di propria iniziativa dalle parti; segnatamente con la regolarizzazione della costituzione in giudizio della parte cui l'invalidità si riferisce. Mentre l'intervento del giudice inteso a promuovere la sanatoria è obbligatorio, va esercitato in qualsiasi fase o grado del giudizio, e ha efficacia ex tunc, senza il limite delle preclusioni derivanti da decadenze processuali")

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Citazione nulla per incapacità processuale del convenuto non costituitosi in giudizio - Applicabilità art. 182 c.p.c. - Esclusione - Riferibile solo alla persona incapace che si costituisca in modo non corretto - Applicazione dell'art. 164, comma II, c.p.c., invece, per la mancata costituzione - Sussiste - Applicabilità dell'art. 164, comma II, c.p.c. anche in Appello - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 19 aprile 2010 n. 9217
 
(Pres. Carbone, rel. Nappi)

L'art. 182 c.p.c. si riferisce ai casi di invalida costituzione in giudizio della persona incapace, ma non al caso in cui sia la stessa citazione a risultare invalida per incapacità processuale del convenuto, non costituitosi in giudizio. Assume rilevanza dunque la distinzione tra il caso in cui il difetto di capacità processuale della parte determini solo un'invalidità della sua costituzione in giudizio e il caso in cui determini una nullità della stessa citazione della parte incapace, non costituitasi in giudizio. Secondo quanto prevede l'art. 163 comma 3, n. 2, c.p.c., infatti, la citazione deve indicare "il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone" che lo rappresentano o lo assistono. E l'art. 164 comma 1 c.p.c. stabilisce che "la citazione è nulla se è omesso o risulta assolutamente incerto alcuno dei requisiti stabiliti nei numeri 1 e 2 dell'articolo 163". In particolare è nulla la citazione in giudizio di persona incapace (Cass., sez. II, 22 dicembre 1995, n. 13068, m. 495185). Sicché deve ritenersi che la sanatoria della nullità della citazione per difetto di capacità processuale del convenuto, non costituitosi, non è disciplinata dall'art. 182 comma 2 c.p.c., bensì dall'art. 164 comma 2 c.p.c., norma applicabile anchenei giudizi d'impugnazione e segnatamente nel giudizio d'appello. (Nondimeno la dichiarazione di queste nullità non può comportare la rimessione della causa al giudice di primo grado: sia perché la nullità della citazione non è inclusa tra le tassative ipotesi di regressione del processo previste dagli art. 353 e 354 c.p.c., non interpretabili analogicamente in quanto norme eccezionali; sia perché sul principio del doppio grado di giurisdizione, privo di garanzia costituzionale, prevale l'esigenza della ragionevole durata del processo. Sicché il giudice d'appello, dichiarata la nullità della sentenza e del giudizio di primo grado, è tenuto a trattare la causa nel merito, rinnovando a norma dell'art. 162 c.p.c. gli atti dichiarati nulli, quando sia possibile e necessario (Cass., sez. II, 13 dicembre 2005, n. 27411, m. 586913)

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Interpretazione delle norme processuali - In modo razionale in correlazione con il principio costituzionale del Giusto processo - rapportare gli oneri di ogni parte alla tutela degli interessi della controparte


Cass. civ., Sez. Unite, sentenza 27 aprile 2010 n. 9962

(Pres. Carbone, rel. Finocchiaro)

I linea con la regola generale che ormai decisamente connota le decisioni della Suprema Corte in materia processuale, deve affermarsi che le norme di rito debbono essere interpretate in modo razionale in correlazione con il principio costituzionale del giusto processo (articolo 111 Cost.), in guisa da rapportare gli oneri di ogni parte alla tutela degli interessi della controparte, dovendosi escludere che l'ordinamento imponga nullita' non ricollegabili con la tutela di alcun ragionevole interesse processuale delle stesse (articolo 156 c.p.c., comma 3) (La Corte ha fatto applicazione del principio già enunciato da Cass. 24 ottobre 2008, n. 25727 e divenuto principio informatore della materia processuale nella "Corte del Precedente")

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Notificazioni a mezzo posta - Consegnatario del Piego - Firma Illegibile - Nullità - Non sussiste

Cass. civ., Sez. Unite, sentenza 27 aprile 2010 n. 9962
 
(Pres. Carbone, rel. Finocchiaro)

Anche se dall'avviso di ricevimento della notificazione effettuata ex articolo 149 c.p.c., a mezzo del servizio postale non risulta che il piego sia stato consegnato dall'agente postale a persona diversa dal destinatario tra quelle indicate dalla Legge n. 890 del 1982, articolo 7, comma 2, deve ritenersi che la sottoscrizione illeggibile apposta nello spazio riservato alla firma del ricevente sia stata vergata dallo stesso destinatario e conseguentemente la notificazione e' valida, non risultando integrata alcuna delle ipotesi di nullita' di cui all'articolo 160 c.p.c. (Nell'ipotesi di specie, la Cassazione ha cassato la sentenza del Tribunale di Roma che, rilevando un vizio della notifica, aveva rimesso le parti dinnanzi al giudice di prime cure, nel caso di speci: il giudice di Pace. La causa è stata rimessa alle Sezioni Unite a seguito della ordinanza 22 giugno 2009, n. 14528, per la risoluzione di una questione di massima di particolare importanza in margine al primo motivo di ricorso e, in particolare, quanto alla ritualita' della notifica qualora questa ultima sia fatta al destinatario al suo indirizzo a mezzo del servizio postale e consegnata al ricevente che abbia sottoscritto per esteso, ancorche' con grafia illeggibile, nello spazio riservato alla "firma del destinatario o di persona delegata" senza che tuttavia sia stata barrata la casella relativa al destinatario e che vi sia indicazione relativa alla coincidenza del ricevente con il destinatario. Le Sezioni Unite hanno confermato: Cass., sez. un., 17 novembre 2004, n. 21712 )

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Notificazioni a mezzo posta - A mani del portiere - omessa attestazione del mancato rinvenimento del destinatario - Nullità

Cass. civ., sez. III, sentenza 30 marzo 2010 n. 7744 

(Pres. Settimj, rel. Parziale)

E' nulla la notifica [a mezzo posta] effettuata a mani del portiere dello stabile, allorquando la relazione dell'ufficiale postale non contenga l'attestazione del mancato rinvenimento del destinatario o del rifiuto o assenza delle persone abilitate a ricevere l'atto in posizione preferenziale (persona di famiglia, addetta alla casa o al servizio) (Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha richiamato l'indirizzo giurisprudenziale vigente,v. Cass. 2007 n. 6021, nonché Cass. SU 2005 n. 8214; Cass. SU 2000 n. 1097)

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Notificazioni - art. 140 c.p.c. - Sentenza della corte costituzionale n. 3 del 2010 - Perfezionamento con la ricezione della raccomandata e non con la spedizione


Cass. civ., sez. III, sentenza 31 marzo 2010 n. 7809

(Pres. Varrone, rel. Vivaldi)

Il procedimento, nei casi disciplinati dall'art. 140 c.p.c., prevede il compimento degli adempimenti da tale norma stabiliti, quali il deposito della copia dell'atto nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi; l'affissione dell'avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del destinatario; la notizia del deposito al destinatario mediante raccomandata con avviso di ricevimento. In questi casi, la notificazione nei confronti del destinatario si ha per eseguita con il compimento dell'ultimo degli adempimenti prescritti. Tale ultimo adempimento, però, alla luce della sentenza Corte cost. 3/2010 non è la spedizione della raccomandata con avviso di ricevimento ma il ricevimento della stessa o, comunque, il decorso di dieci giorni dalla relativa spedizione. Poiché tale adempimento persegue lo scopo di consentire la verifica che l'atto sia pervenuto nella sfera di conoscibilità del destinatario, l'avviso di ricevimento deve essere allegato all'atto notificato, e la sua mancanza provoca la nullità della notificazione, che resta sanata dalla costituzione dell'intimato o dalla rinnovazione della notifica, ai sensi dell'art. 291 c.p.c. (Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha fatto applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 3 del 2010)

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Mancato compimento di adempimenti processuali che non comportano violazione del principio del contraddittorio - Conseguenze - Irrilevanza

Cass. civ., sez. III, sentenza 16 marzo 2010 n. 6325

(Pres. Varrone, rel. Lanzillo)

L'ordinamento vigente impone la necessità di interpretare ed applicare la normativa processuale in armonia con il principio di cui all'art. 111 Cost. sulla ragionevole durata del processo principio che conduce ad escludere che possa essere sanzionato con l'estinzione del processo il mancato compimento di adempimenti processuali che si siano appalesati del tutto superflui, quali la rinnovazione della notificazione di un atto ad una parte, la cui attività processuale dimostri che essa ne abbia già avuto conoscenza. Essenziale è che siano stati rispettati il principio del contraddittorio e il diritto di difesa (La Suprema Corte ha confermato il principio enunciato da: Cass. civ. S.U. n. 20604/2008)

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