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Procedimento civile

Procedimento civile

Statuizione di inammissibilità - Argomentazioni di merito comunque inserite - Insuscettibili di passare in giudicato

Cass. Civ., Sez. III, sent. 4 novembre 2010 n. 22500

(Pres. Luccioli, rel. Felicetti)

Secondo la giurisprudenza della Cassazione (Cass. Sez. Un. 20 febbraio 2007, n. 3840), qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità (o declinatoria di giurisdizione o di competenza), con la quale si è spogliato della "potestas iudicandi", abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, queste non costituiscono accertamento suscettibile di dar luogo a giudicato sul merito (La Suprema Corte richiama e conferma la pronuncia a Sezioni Unite del 20 febbraio 2007 n. 3840)

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Procedimento civile

Ordine di cancellazione della trascrizione - Pronunciato con sentenza - Art. 2668 c.c. - condizioni - Interpretazione estensiva

Cass. Civ., Sez. III, sent. 4 novembre 2010 n. 22500

(Pres. Luccioli, rel. Felicetti)

Essendo l'ordine di cancellazione della trascrizione, relativa al diritto accertato come inesistente, conseguente al definitivo accertamento contenuto nella sentenza, esso deve ritenersi legittimamente adottato in applicazione analogica dell'art. 2668 cod. civ. anche in caso di declaratoria di inammissibilità e dove la trascrizione sia avvenuta sulla base di un verbale di omologa delle condizioni di separazione. Tale norma, infatti, demandando al giudice che accerti l'infondatezza della domanda trascritta di disporre, anche d'ufficio, la cancellazione della sua trascrizione, a maggior ragione deve ritenersi gli consenta di disporre la cancellazione della trascrizione di un atto nei limiti in cui da esso risulti un diritto accertato dalla sentenza come inesistente (La Cassazione conferma la sentenza impugnata)

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Procedimento civile

Improvviso mutamento di giurisprudenza - Overruling - Diritto della parte alla remissione in termini ex officio - Sussiste

Cass. Civ., Sez. II, ord. 2 luglio 2010 n. 15811

(Pres. Elefante, rel. Giusti)

L'overruling si risolve in un cambiamento delle regole del gioco a partita già iniziata e in una somministrazione all'arbitro del potere-dovere di giudicare dell'atto introduttivo in base a forme e termini il cui rispetto non era richiesto al momento della proposizione dell'atto di impugnazione. L'overruling si verifica, in specifico, allorché si assista , ad un mutamento, ad opera della Corte di cassazione, di un'interpretazione consolidata a proposito delle norme regolatrici del processo: in tal caso la parte che si è conformata alla precedente giurisprudenza della stessa Corte, successivamente travolta dall'overruling, ha tenuto un comportamento non imputabile a sua colpa e perciò è da escludere la rilevanza preclusiva dell'errore in cui essa è incorsa. Il mezzo tecnico per dare protezione alle aspettative della parte che abbia confezionato l'atto giudiziale confidando sulle regole processuali suggerite da un costante orientamento giurisprudenziale, poi superato da un revirement, è rappresentato dall'istituto della rimessione in termini da poter concedere ex officio e senza istanza di parte, atteso che il fatto che rende necessaria la remissione è noto alle parti e al giudice (Con questa importante decisione, la Corte muta indirizzo in tema di art. 184-bis c.p.c. - oggi v. art. 153 c.p.c. Il Collegio non condivide l'orientamento secondo cui l'art. 184 bis c.p.c., per sua collocazione sotto la rubrica della "trattazione della causa" e per il riferimento al "giudice istruttore", non sarebbe invocabile per le "situazioni esterne" allo svolgimento del giudizio, quali sono le attività necessarie all'introduzione di quello di cassazione ed alla sua prosecuzione)

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Procedimento civile

Responsabilità dell'assicurato - Limite del massimale - Eccezione dell'assicurazione - Eccezione in senso lato - Proponibile per la prima volta in appello - Sussiste

Cass. Civ., Sez. III, sent. 5 ottobre 2010 n. 20667

(Pres. Varrone, rel. Filadoro)

I limite del massimale vale a configurare e a delimitare normativamente il diritto del danneggiato e, conseguentemente, può essere proposta per la prima volta in appello, anche nella vigenza del nuovo testo dell'art. 345 c.p.c." (La Corte richiama la propria giurisprudenza: Cass. 26 marzo 2003 n. 4485 e aggiunge: va rilevato che la domanda del danneggiato contro l'assicuratore di condanna oltre il massimale di polizza per interessi e svalutazione, non può ritenersi implicitamente contenuta nell'indicazione del "quantum" in misura superiore al massimale, perché la responsabilità ultramassimale è fondata su autonomo titolo (vale a dire sulla colpevole inerzia dell'assicuratore), che va dedotto dal danneggiato espressamente e tempestivamente, non potendo la durata del processo in sè costituire colpevole ritardo (Cass. 28 maggio 1996, n. 4910,). Con la conseguenza che, se proposta per la prima volta in appello la domanda di condanna oltre massimale deve essere dichiarata inammissibile (Cass. 15 gennaio 2003 n. 477, 27 febbraio 2002 n. 2910, 8 maggio 1998 n. 4677)

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Art. 143 c.p.c. - Notifica per irreperibilità - Relata con indicazione del destinatario come "sconosciuto" - Non sufficienza ai fini dell'art. 143 c.p.c. - Necessità di ricerche

Cass. Civ., sez. III, ord. 21 settembre 2010 n. 19986
 
(Pres. Finocchiaro, rel. Vivaldi)

In tema di notificazione agli irreperibili, può procedersi alla notifica ex art. 143 c.p.c. solo quando, sul piano soggettivo, l'ignoranza di chi la chiede all'ufficiale giudiziario circa la residenza, la dimora o il domicilio del destinatario dell'atto sia incolpevole e, sul piano oggettivo, se siano provate le indagini compiute da chi ha domandato la notificazione, non fondate solo sulle risultanze anagrafiche, ma estese ad accertamenti ed informazioni sul reale avvenuto trasferimento di detto destinatario in luogo sconosciuto ovvero su quale sia questo, dopo l'inutile tentativo dell'ufficiale giudiziario di eseguire la notifica all'indirizzo indicato (v. anche Cass. 23.6.2009 n. 14618; Cass. 27.3.2008 n. 7964; Cass. 31.7.2006 n. 17453. Nel caso di specie, l'opponente aveva provveduto ad eseguire la notificazione ai sensi dell'art. 143 c.p.c., il cui carattere residuale è riconosciuto dalla consolidata giurisprudenza della Corte, senza prima tentare la notificazione secondo le formalità di cui all'art. 140 c.p.c., a nulla rilevando sotto questo aspetto l'indicazione di "sconosciuto" con riferimento alla sede della società ed alla residenza del legale rappresentante, contenuta nella relata di notificazione dell'ufficiale giudiziario, posto che, risultando sede della società e residenza del legale rappresentante puntualmente indicati rispettivamente, nel registro delle imprese e negli atti anagrafici la notificazione sarebbe dovuta avvenire, appunto secondo le formalità di cui all'art. 140 c.p.c. nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell'atto, - posto che la stessa risiedeva ad un indirizzo diverso da quello della sede dell'ente - oppure, nel caso in cui la persona fisica del legale rappresentante non fosse stata indicata nell'atto da notificare, direttamente nei confronti della società, e non ricorrendo tout-court alla notificazione ai sensi dell'art. 143 c.p.c.)

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Procedimento civile

Art. 143 c.p.c. - Notifica per irreperibilità - Nei confronti delle persone giuridiche- condizioni


Cass. Civ., sez. III, ord. 21 settembre 2010 n. 19986
 
(Pres. Finocchiaro, rel. Vivaldi)

In tema di notificazione alle persone giuridiche (siano esse società di capitali o di persone), se la notificazione non può essere eseguita con le modalità di cui all'art. 145, primo comma, c.p.c. - ossia mediante consegna di copia dell'atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa - e nell'atto è indicata la persona fisica che rappresenta l'ente, si osservano, in applicazione del terzo comma del medesimo art. 145, le disposizioni degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c.; se neppure l'adozione di tali modalità consente di pervenire alla notificazione, si procede con le formalità dell'art. 140 c.p.c. (nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell'atto e purché abbia un indirizzo diverso da quello della sede dell'ente; oppure, nel caso in cui la persona fisica non sia indicata nell'atto da notificare, direttamente nei confronti della società); ove neppure ricorrano i presupposti per l'applicazione di tale norma e nell'atto sia indicata la persona fisica che rappresenta l'ente (la quale tuttavia risulti di residenza, dimora e domicilio sconosciuti), la notificazione è eseguibile, nei confronti di detto legale rappresentante, ricorrendo, in via residuale, alle formalità dettate dall'art. 143 c.p.c. (La Cassazione conferma la sua giurisprudenza: da ultimo Cass. 21.4.2009 n. 9447; v. anche S.U. 4.6.2002 n. 8091. Nel caso di specie, convalida la sentenza impugnata rilevando che questa non si era discostata dai Principi di diritto ricordati dal Collegio)

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Compenso al Consulente tecnico d'Ufficio - Accertamento della colpa medica - Liquidazione per Vacazioni - Non sussiste - Applicabilità dell'art. 21 D.M. 30 maggio 2002 - Sussiste 

Cass. Civ., sez. II, ord. 23 settembre 2010

(Pres. Settimj, rel. Giusti)

In materia di liquidazione del compenso al CTU, ove questi sia stato incaricato di accertare i profili di una responsabilità medica, si rientra nella previsione di cui all'art. 21 del decreto ministeriale 30 maggio 2002 (Adeguamento dei compensi spettanti ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dell'autorità giudiziaria in materia civile e penale), il quale dispone che per la consulenza tecnica avente ad oggetto accertamenti tecnici e diagnostici riguardanti la persona spetta all'ausiliare del giudice un onorario da euro 48,03 ad euro 290,77. in presenza di tale specifica previsione tariffaria, il Tribunale non PUò fare ricorso al criterio delle vacazioni, E la delicatezza dell'incarico rileva ai fini dell'attribuzione del massimo previsto dalla norma e l'eccezionale importanza, complessità o difficoltà PUò giustificare - ai sensi dell'art. 52 del d.P.R. n. 115 del 2002 - l'aumento dell'onorario sino al doppio (Così decidendo, la Supmre Corte ha precisato che in tema di liquidazione dei compensi al c.t.u., l'adozione del sistema delle vacazioni ha carattere residuale ed è quindi applicabile ove manchi una diversa e specifica previsione tariffaria o non sia possibile un'estensione analogica delle ipotesi tipiche di liquidazione secondo il criterio della percentuale (Cass., Sez. II, 19 luglio 1999, n. 7687; Cass., Sez. II, 3 agosto 2001, n. 10745).

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Giudici Onorari di Tribunale (G.O.T.) - Assegnazione alla trattazione di affari cautelari ante causam o possessori - Inammissibilità - Conseguenze - Nullità della pronuncia

Cass. Civ., Sez. II, sent. 2 agosto 2010

(Pres. e rel. Oddo)

Con riferimento alla materia civile, mentre il dato normativo consente di ritenere che, in assenza di specifici divieti di ordine sistematico, i g.o.t. possano anche essere chiamati a fare parte dei collegi (eventualmente di appello), benché l'art. 106, 2° co., cost., ne preveda la nomina per l'esercizio delle funzioni attribuite "a giudici singoli", diversamente deve reputarsi esclusa dalla legge la possibilità che i g.o.t. possano essere chiamati a giudicare in procedimenti cautelari ante causam ed in quelli possessori, quali quelli oggetto della controversia tra le parti. L'esclusione della possibilità di assegnare ai giudici onorari della trattazione di specifici procedimenti non rientra, infatti, tra le disposizioni amministrative dell'ordinamento giudiziario che dettano i criteri di assegnazione del lavoro e le supplenze dei magistrati negli organi collegiali e che non determinano la nullità dei provvedimenti adottati (cfr. ora espressamente: l'art. 7 bis, 1° co., r.d. n. 12/1941, nel testo risultante dalla modifica apportata dall'art. 4, 19° co., l. 30 luglio 2007, n. 111), ma sotto l'aspetto passivo attivo si risolve in una inammissibilità dell'assegnazione e sotto quello passivo in un difetto di capacità dei g.o.t. alla trattazione di essi. Ne consegue il vizio di costituzione del collegio che ha giudicato con la partecipazione del g.o.t. le controversie cautelari e possessorie oggetto dei procedimenti riuniti e la conseguente declaratoria, ai sensi degli artt. 158 e 161, 1° co., c.p.c., della nullità della sentenza dallo stesso pronunciata (La pronuncia boccia la decisione della Corte di Appello di Roma. Quanto al dato normativo segnala quanto segue. L'art. 43 bis, r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 (aggiunto all'ordinamento giudiziario dall'art. 10. d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, e mod. art. 3-bis, d.l. 7 aprile 2000, n. 8), premesso, al 1° co., che giudici ordinari ed onorari svolgono presso il tribunale ordinario il lavoro giudiziario loro assegnato dal presidente del tribunale o, se il tribunale è costituito in sezioni, dal presidente o altro magistrato che dirige la sezione e, al 2° co., che i giudici onorari di tribunale non possono tenere udienza se non nei casi di impedimento o di mancanza dei giudici ordinari, dispone, al 3° co., che nell'assegnazione prevista dal primo comma, è seguito il criterio di non affidare ai giudici onorari: a) nella materia civile, la trattazione di procedimenti cautelari e possessori, fatta eccezione per le domande proposte nel corso della causa di merito o del giudizio petitorio; b) nella materia penale, le funzioni di giudice per le indagini preliminari e di giudice dell'udienza preliminare, nonché la trattazione di procedimenti diversi da quelli previsti dall'articolo 550 del codice di procedura penale)

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Procedimento per decreto ingiuntivo - Abbreviazione dei termini di costituzione dell'attore come conseguenza automatica della concessione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a sessanta giorni - Sussiste

Cass. Civ., Sez. Unite, sentenza 9 settembre 2010 n. 19246

(Pres. Carbone, rel. Salmè)

In sede di opposizione a decreto ingiuntivo l'abbreviazione del termine di costituzione per l'attore consegue automaticamente al fatto obiettivo della concessione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a sessanta giorni, risultando del tutto irrilevante che la concessione dello stesso sia dipesa da una scelta consapevole ovvero da errore di calcolo (Ed, allora, dove l'opponente si sia costituito oltre il termine di cinque giorni dalla notifica, in caso di dimezzamento dei termini, va dichiarata l'improcedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo per tardiva costituzione dell'attore opponente (Cass. civ. 3752/2001 già cit.) a nulla rilevando lo svolgimento delle attività processuali intervenute oltre il termine previsto (v. Cass. civ., sez. III, sentenza 14 luglio 2006 n. 16117) con la conseguenza che trova applicazione l'art. 647 c.p.c., il quale prevede l'esecutività in tale ipotesi del decreto ingiuntivo (Cass. 12044/1999; Cass. 3316/1998; Cass. 3752/2001. L'unico precedente contrario, rimasto isolato, è Cass. Civ. 10 gennaio 1955 n. 8)

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Prova testimoniale - Limite di valore previsto dall'art. 2721 c.c. - Ragioni per cui il giudice rigetta la prova testimoniale sulla base del valore - Necessità di esposizione - Non sussiste

Cass. Civ., sez. III, sent. 15 aprile 2010

In tema di prova testimoniale, ove il giudice di merito ritenga di non poter derogare al limite di valore previsto, per essa, dall'art. 2721 c.c. non è tenuto a esporre le ragioni della pronunzia di rigetto dell'istanza di prova, trattandosi di mantenere quest'ultima entro il suo fisiologico limite di ammissibilità (La Suprema Corte conferma il suo indirizzo, come già illustrato nella pronuncia Cass. Civ. 19 agosto 2003, n. 12111).

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