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Procedimento civile

Procedimento civile

Quantificazione di Somme - Non contestazione - Prova del fatto - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 10 marzo 2011 n. 5690

La quantificazione della somma, dettagliatamente svolta dal danneggiato, è prova qualora la controparte non la contesti specificamente (Dalla motivazione: Da ultimo, va rilevato che la sentenza impugnata ha dato atto che la misura dell'indennizzo, corrispondente al risparmio di spesa conseguita dal L., non è stata specificamente contestata da quest'ultimo)

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Procedimento civile

Lite Temeraria - Art. 96 c.p.c. - Danno sofferto - Accertamento

Cass. civ., sez. II, sentenza 18 febbraio 2011 n. 3993

Relativamente all'entità del danno sofferto per lite temeraria ex art. 96 c.p.c., se l'esistenza e la prova devono essere offerte dall'istante sia per quanto concerne l'"an" sia per il "quantum debeatur", il pregiudizio derivante da condotte processuali dilatorie o defatigatorie della controparte, può desumersi da nozioni di comune esperienza anche alla stregua del principio, ora costituzionalizzato, della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost., comma 2) e della L. n. 89 del 2001 (c.d. legge Pinto), secondo cui, nella normalità dei casi e secondo l'"id quod plerumque accidit", ingiustificate condotte processuali, oltre a danni patrimoniali, causano "ex se" anche danni di natura psicologica che, per non essere agevolmente quantificabili, vanno liquidati equitativamente sulla base degli elementi in concreto desumibili dagli atti di causa (Cass. 24645/2007). D'altra parte, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, anche per le persone giuridiche il danno non patrimoniale, inteso come danno morale soggettivo correlato a turbamenti di carattere psicologico, è - tenuto conto dell'orientamento in proposito maturato nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo - conseguenza normale, ancorchè non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, a causa dei disagi e dei turbamenti di carattere psicologico che la lesione di tale diritto solitamente provoca alle persone preposte alla gestione dell'ente o ai suoi membri, e ciò non diversamente da quanto avviene per il danno morale da lunghezza eccessiva del processo subito dagli individui persone fisiche (Cass. 1746/20101: 2246/2007)

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Procedimento civile

Lite Temeraria - Art. 96 c.p.c. - Requisito della temerarietà - Consapevolezza della infondatezza della domanda - Sussiste

Cass. civ., sez. II, sentenza 18 febbraio 2011 n. 3993

La temerarietà della lite può essere ravvisata nella coscienza dell'infondatezza della domanda (o nel difetto della normale diligenza per l'acquisizione di detta coscienza): nel verificare la lite temeraria, il giudice può tenere conto del (e basandosi sul) comportamento processuale tenuto dalla parte nel processo e della condotta extraprocessuale

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Procedimento civile

Lite Temeraria - Art. 96 c.p.c. - Requisiti costitutivi - Apprezzamenti di fatto - Motivazione del giudice del merito - censurabilità in Cassazione - Limitatamente alla motivazione

Cass. civ., sez. II, sentenza 18 febbraio 2011 n. 3993

Ai fini della condanna al risarcimento dei danni da responsabilità aggravata ex art. 96 cod. proc. civ., dei requisiti dell'aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave (comma primo) ovvero del difetto della normale prudenza (comma secondo) implica un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità se la sua motivazione in ordine alla sussistenza o meno dell'elemento soggettivo ed all'"an" ed al "quantum" dei danni di cui è chiesto il risarcimento risponde ad esatti criteri logico-giuridici.

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Procedimento civile

Mutamento improvviso della giurisprudenza delle Sezioni Unite in materia di norme regolatrici del processo - cd. Overruling - Scusabilità della violazione delle nuove regole - Sussiste - Momento ultimo fino a quando scusabile l'errore - Pubblicazione delle sentenza sul Sito della Cassazione - Sussiste

Cass. civ., sez. II, sentenza 7 febbraio 2011 n. 3030
 
(Pres. Triola, rel. Giusti)

Il mutamento improvviso della giurisprudenza delle Sezioni Unite, in materia di norme regolatrici del processo, equivale alla somministrazione al giudice del potere-dovere di giudicare l'atto introduttivo in base a forme e termini il cui rispetto non era richiesto al momento della proposizione della domanda (cd. overruling); per evitare una lesione dell'affidamento dell'operatore sulle regole seguite al momento dell'instaurazione della lite, il suo eventuale errore - per violazione della nuova interpretazione - va ritenuto scusabile e deve ritenersi conseguentemente ammessa la rimessione in termini. L'errore è però scusabile solo fino alla pubblicazione della decisione portatrice dell'overruling sul sito della Cassazione, dove la decisione è messa a disposizione del professionista, pure con un breve astract che segnala peculiarità e importanza del nuovo arresto.

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Procedimento civile

Questioni rilevate d'Ufficio – Giudizi di cd. Terza via – Violazione deontologica da parte del giudicante – Conseguenza processuali – Nullità – Condizioni e limiti – Questioni di mero diritto – Questioni di diritto miste a fatto

Cass. civ., Sez. Unite, sentenza 30 settembre 2009 n. 20935

(Pres. Carbone, rel. Travaglino)

Nel caso in cui il giudice esamini d'ufficio una questione di puro diritto, senza procedere alla sua segnalazione alle parti onde consentire su di essa l'apertura della discussione (c.d. terza via), non sussiste la nullità della sentenza, in quanto (indiscussa la violazione deontologica da parte del giudicante) da tale omissione non deriva la consumazione di altro vizio processuale diverso dall'"error iuris in iudicando" ovvero dall'"error in iudicando de iure procedendi", la cui denuncia in sede di legittimità consente la cassazione della sentenza solo se tale errore sia in concreto consumato: qualora invece si tratti di questioni di fatto, ovvero miste di fatto e di diritto, la parte soccombente può dolersi della decisione, sostenendo che la violazione di quel dovere di indicazione ha vulnerato la facoltà di chiedere prove o, in ipotesi, di ottenere una eventuale rimessione in termini, con la conseguenza che, ove si tratti di sentenza di primo grado appellabile, potrà proporsi specifico motivo di appello solo al fine di rimuovere alcune preclusioni (specie in materia di contro-eccezione o di prove non indispensabili), senza necessità di giungere alla più radicale soluzione della rimessione in primo grado, salva la prova, in casi ben specifici e determinati, che sia stato realmente ed irrimediabilmente vulnerato lo stesso valore del contraddittorio

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Rapporti tra giudizio penale e giudizio civile – Efficacia della sentenza penale nel giudizio civile – Interpretazione restrittiva dell'art. 652 c.p.p. - Idoneità della sola sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima) pronunciata in seguito a dibattimento ad avere efficacia di giudicato nel giudizio civile

Cass. Civ., Sez. Unite, sentenza 26 gennaio 2011 n. 1768

(Pres. Vittoria, est. Spirito)

La disposizione di cui all'art. 652 c.p.p. (così come quelle di cui agli artt. 651, 653 e 654 del codice di rito penale) costituisce un'eccezione al principio dell'autonomia e della separazione dei giudizi penale e civile, in quanto tale soggetta ad un'interpretazione restrittiva e non applicabile in via analogica oltre i casi espressamente previsti. Ne consegue che la sola sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima) pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre alle sentenze di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non va riconosciuta alcuna efficacia extrapenale, benchè, per giungere a tale conclusione, il giudice abbia accertato e valutato il fatto (nella specie, il giudice penale, accertati i fatti materiali posti a base delle imputazioni e concesse le attenuanti generiche, per effetto dell'applicazione di queste ha dichiarato estinto il reato per prescrizione). In quest'ultimo caso, il giudice civile, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione (nella specie, il giudice civile ha proceduto ad un riparto delle responsabilità diverso da quello stabilito dal giudice penale)

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Lite temeraria – Rimedi per contrastarle – Art. 96 comma III c.p.c. Come introdotto dalla Legge 69/2009 - Precisazioni

Cass. pen., sez. VI, sentenza 11 febbraio 2011 n. 5300

(Pres. Di Virginio, rel. Citterio)

Non c’è dubbio che già il solo dovere difendersi in un giudizio civile, affrontandone comunque i costi di difesa notoriamente non indifferenti e i disagi conseguenti in termini di durata della pendenza e incertezza di soluzione, costituisca un obiettivo pregiudizio di fatto che, quanto l’azione da ci si deve difendere è solo strumentale, può essere per sé idoneo ad influire sulle scelte e le condotte professionali future del convenuto. Il sistema giudiziario prevede, però, in sé rimedi specifici nei confronti dell’azione “temeraria”, sia nel settore civile che in quello penale, rimedi che sono attivabili d’ufficio dal magistrato, oltre a potere essere sollecitati dal convenuto. E’, dunque, possibile trovare una risposta efficace dall’applicazione attenta e coerente delle norme che lo stesso Legislatore ha posto a contrasto dell’azione strumentale e temeraria. Quanto, in particolare, all’azione civile strumentale, il recente intervento del Legislatore della Legge 69/2009 – con l’inserimento di un ultimo comma dell’art. 96 c.p.c. che specificamente prevede, nel caso di condanna alle spese della parte soccombente, la possibilità di condanna, anche d’ufficio, al pagamento a favore della controparte di somma equitativamente determinata – indica un ulteriore e specifico rimedio, la cui attivazione dipende solo dall’attenzione, comprensione e diligenza del giudice, eventualmente opportunamente sollecitato dalla parte interessata

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Opposizione a decreto ingiuntivo, per onorari e altre spettanze professionali dovute dal cliente al proprio difensore - individuazione del regime impugnatorio del provvedimento - sentenza oppure ordinanza ex art. 30 della legge n. 794 del 1942 - rilevanza della forma con cui è stata decisa la controversia - Sussiste

Cass. Civ., sez. Unite, sentenza 10 gennaio 2011 n. 390

(pres. De Luca, rel. Piccialli)

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, per onorari e altre spettanze professionali dovute dal cliente al proprio difensore, ai fini dell'individuazione del regime impugnatorio del provvedimento, sentenza oppure ordinanza ex art. 30 della legge n. 794 del 1942, che ha deciso la controversia, assume rilevanza la forma adottata dal giudice, ove la stessa sia frutto di una consapevole scelta, che può essere anche implicita e desumibile dalle modalità con le quali si è in concreto svolto il relativo procedimento

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Sentenza resa in materia di Riservatezza - Appellabilità - Esclusione - Sola ricorribilità per Cassazione - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza

4 gennaio 2011 n. 186

Per la sentenza del Tribunale resa in una controversia riguardante l'applicazione delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 trova applicazione l'art. 152, comma 13, dello stesso codice, il quale dichiara la sentenza del tribunale che definisce nel merito tale controversia non appellabile, ma immediatamente ricorribile per cassazione (cfr. Cass., sez. un., 7 ottobre 2008, n. 24708)

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