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Procedimento civile

Procedimento civile

Controversia sulla illegittimità del titolo - Ampliamento del petittum estendendo l'opposizione a motivi legati alla carenza del titolo - Domanda nuova - Sussiste

Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 luglio n. 16541

(Pres. Amatucci - Rel. Barreca)

Spetta al giudice dell'esecuzione di verificare la sussistenza originaria e la permanenza del titolo esecutivo per tutto il corso del processo esecutivo; va, però, ribadito che tale principio va coordinato, in sede di opposizione all'esecuzione, con il principio della domanda e con quello della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, fissati dagli articoli 99 e 112 cod. proc. civ.; con la conseguenza che quando nel giudizio di opposizione si controverta della illegittimità del titolo esecutivo, costituisce domanda nuova la proposizione, nel corso del giudizio di primo grado o per la prima volta in appello, della richiesta di accertamento della carenza originaria del titolo esecutivo ovvero della sua illegittimità per un motivo diverso da quello dedotto con l'atto introduttivo del giudizio di opposizione all'esecuzione. Resta fermo peraltro il principio per il quale spetta al giudice dell'opposizione all'esecuzione rilevare d'ufficio, in ogni stato e grado del processo, la carenza di titolo esecutivo che, invece, sia sopravvenuta all'introduzione del giudizio contenzioso

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Procedimento civile

Rito Ordinario - Domande ed Eccezioni - Preclusioni Processuali - Rilievo d'Ufficio - Sussiste


Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 luglio n. 16541

(Pres. Amatucci - Rel. Barreca)

Nelle cause instaurate successivamente al 30 aprile 1995 (data di entrata in vigore della legge n. 353 del 1990), per le quali vige il principio che il regime delle preclusioni introdotto nel rito civile ordinario riformato è inteso non solo alla tutela dell'interesse di parte (come era per il divieto di domande nuove in primo grado nelle cause instaurate anteriormente), ma anche di quello pubblico al corretto e celere svolgimento del processo, la tardività della domanda deve essere rilevata d'ufficio dal giudice indipendentemente dall'atteggiamento processuale della controparte (cfr. Cass. 27 settembre 2006, n. 20953, citata nella sentenza impugnata, nonché tutta la giurisprudenza successiva da Cass. 29 novembre 2006, n. 25242 fino, da ultimo, a Cass. 17 giugno 2010, n. 14625). Stesso dicasi per le eccezioni non rilevabili d'ufficio

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Procedimento civile

Competenza civile - Regolamento di competenza - Decisione sulla competenza successiva alla l. n. 69 del 2009 - Forma del provvedimento - Ordinanza - Impugnabilità con regolamento di competenza - Preventivo invito alla precisazione delle conclusioni - Esternazione della rimessione della causa in decisione - Necessità - Mancanza - Conseguenze

Cass. Civ., sez. VI, 28 febbraio 2011, n. 4986

(pres. Finocchiaro, rel. Frasca)

Anche dopo il mutamento della forma della decisione sulla competenza per effetto della l. 18 giugno 2009 n. 69, la decisione affermativa della competenza presuppone sempre la rimessione in decisione della causa ai sensi degli artt. 189 e 275 cod. proc. civ. (ed ai sensi dello stesso art. 189 cod. proc. civ. in relazione all'art. 281 quinquies cod. proc. civ. per il procedimento di decisione del giudice monocratico) preceduta dall'invito a precisare le conclusioni. Ne discende che, ove nel procedimento davanti al giudice monocratico quest'ultimo esterni espressamente od implicitamente in un'ordinanza, senza aver provveduto agli adempimenti sopra indicati, un convincimento sulla competenza e dia provvedimenti sulla prosecuzione del giudizio, tale ordinanza non ha natura di decisione affermativa sulla competenza impugnabile ai sensi dell'art. 42 cod. proc. civ., sicchè il ricorso per regolamento di competenza avverso detto atto deve ritenersi inammissibile

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Procedimento civile

Decreto ingiuntivo - Opposizione - Riforma del processo civile - Diritto intertemporale - Ricorsi depositati anteriormente al 4 luglio 2009 - Norme applicabili - Disposizioni anteriori alla legge 69/2009 - Limiti 


Cass. Civ., sez. VI, 21 luglio 2011, n. 16005

(pres. Finocchiaro, rel. Frasca)

Agli effetti della disposizione di diritto intertemporale di cui all'art. 58, primo comma, della L. n. 69 del 2009, la data di instaurazione del giudizio per i procedimenti per decreto ingiuntivo, va individuata in quella del deposito del ricorso per decreto ingiuntivo, con la conseguenza che le controversie di opposizione a decreti ingiuntivi, emessi su ricorsi depositati anteriormente al 4 luglio 2009, sia che essi siano stati emessi prima di tale data, sia che essi siano stati emessi dopo, sono soggette, ancorché introdotte a far tempo da quella data, alle disposizioni del codice di procedura civile e delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile anteriori alle modifiche introdotte da detta legge, salvo per quanto disposto dai commi successivi dello stesso art. 58

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Procedimento civile

Decisione sulla questione della competenza - Legge 18 giugno 2009 n. 69 - Modalità - Ordinanza - Preceduta dall'invito alla precisazione delle conclusioni - Art. 189 c.p.c

Cass. Civ., sez. VI, 21 luglio 2011, n. 16005

(pres. Finocchiaro, rel. Frasca)

In una controversia instaurata dopo l'entrata in vigore della L. n. 69 del 2009, la pronuncia con ordinanza soltanto sulla competenza suppone, tanto nel caso che la competenza venga affermata quanto nel caso che la competenza sia negata, il previo invito alla precisazione delle conclusioni. Ove la decisione sia emessa senza tale formalità ed abbia contenuto positivo e nel contempo disponga la prosecuzione del giudizio, non si configura decisione impugnabile con il regolamento di competenza (necessario). Ove, invece, la decisione abbia contenuto negativo ed il giudice, chiudendo la causa dinanzi a sé, declini la competenza, si configura decisione impugnabile con il regolamento di competenza (necessario) (La Cassazione boccia la decisione Trib. Milano, 30 aprile 2010)

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Legge 18 giugno 2009 n. 69 - Giudizi instaurati dopo l'entrata in vigore - Giudizi introdotti in Primo grado - Sussiste

Cass. Civ., sez.II., sentenza 17 maggio 2011, n. 10846

(Pres. Finocchiaro, Rel. Frasca)

L'articolo 58, comma 1, infatti, quando allude ai giudizi instaurati dopol'entrata in vigore della Legge n. 69 del 2009, si riferisce all'instaurazione originaria del giudizio o del procedimento, dovendosi escludere che esso intenda riferirsi all'instaurazione di una fase di un grado di giudizio o di un grado di giudizio, allorché la norma introdotta dalla legge si riferisca ad una certafase o ad un certo grado. Lo fanno manifesto le disposizioni dei commisuccessivi e particolarmente quella del comma 2 e quella del comma 5 dellostesso articolo 58 c.p.c., le quali, in deroga al principio generale del comma1, applicano criteri che fanno riferimento al grado del giudizio o al momentodella pronuncia del provvedimento impugnatocon riguardo all'esercizio deldiritto di impugnazione in cassazione

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Overruling - Improvvisi e repentini cambi di giurisprudenza - Giudizi pendenti - Applicabilità della pregressa giurisprudenza - Sussiste - Principio del giusto processo - Analogia con le leggi interpretati

Cass. civ., Sez. Un., sentenza 11 luglio 2011 n. 15144

(Pres. Vittoria, est. Morelli)

Il fenomeno del cd. overruling ricorre (soltanto) quando si registra una svolta inopinata e repentina rispetto ad un precedente diritto vivente consolidato che si risolve in una compromissione del diritto di azione e di difesa di una parte. Elementi costitutivi sono quindi: l'avere a oggetto una norma processuale, il rappresentare un mutamento imprevedibile, il determinare un effetto preclusivo del diritto di azione o difesa. In questi casi, trova diretta applicazione il valore del Giusto processo attraverso l'esclusione dell'operatività della preclusione derivante dall'overruling nei confronti della parte che abbia confidato nella consolidata precedente interpretazione della regola stessa. Per essa, insomma, la tempestività dell'atto va valutata con riferimento alla giurisprudenza vigente al momento dell'atto stesso. Trattasi di soluzione confortata dall'esigenza di non alterare il parallelismo tra legge retroattiva e interpretazione giurisprudenziale retroattiva, per il profilo dei limiti, alla retroagibilità della regola, imposti dal principio di ragionevolezza. Ciò che non è consentito alla legge non può similmente essere consentito alla giurisprudenza

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Intervento Iussu Iudicis - Sindacabilità - esclusione - Modalità per la sua realizzazione - Autorizzazione del convenuto alla estensione del contraddittorio - Sussiste


Cass. Civ., sez. III, sentenza 13 luglio 2011, n. 15387

(Pres. Morelli - Rel. D'Alessandro)

L'intervento iussu iudicis, rispondendo all'interesse superiore della giustizia ad attuare l'economia dei giudizi e ad evitare i rischi di giudicati contraddittori - come tale di ordine pubblico e trascendente quello delle stesse parti originarie del giudizio o di terzi- ben può essere disposto (sulla base di una valutazione che costituisce espressione di un potere discrezionale riservato al giudice del primo grado, il cui esercizio non è suscettibile di sindacato nelle fasi successive, né, in particolare, in sede di legittimità) anche nel caso in cui, estraneità al rapporto controverso, il giudice ritenga di dover indurre od autorizzare chi agisce ad estendere la propria domanda nei confronti del terzo indicato come titolare del rapporto medesimo

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Abuso del Processo - Sanzione - Inammissibilità dei ricorsi - Non sussiste - Rimozione degli effetti dell'abuso - Sussiste - Spese giudiziali

Cass. civ., sez. I, 12 maggio 2011 n. 10488

(Pres. Rovelli, rel. Di Virgili)

L'utilizzo dello strumento processuale con modalità tali da arrecare non solo un danno al debitore senza necessità o anche solo apprezzabile vantaggio per il creditore, ma anche da interferir: con il funzionamento dell'apparato giudiziario costituisce condotta lesiva sia del canone generale di buona fede oggettiva e correttezza, in quanto contrastante con il dovere di solidarietà di cui all'art. 2 Cost., sia contraria ai principi del giusto processo, in quanto l'inutile moltiplicazione dei giudizi produce un effetto inflattivo confliggente con l'obiettivo costituzionalizzato della ragionevole durata del processo, di cui all'articolo 111 Cost. (vedi la pronuncia delle Sezioni unite, n. 23.726 del 2007). Tali principi possono trovare applicazione anche in fattispecie quale quella in esame, ove l'evento causativo del danno, e quindi giustificativo della pretesa, sia identico, come unico sia il soggetto che ne deve rispondere e plurimi siano solo i danneggiati, che, dopo aver agito unitariamente nel processo presupposto, così dimostrando una carenza di interesse alla diversificazione delle posizioni, ed avere assunto la stessa condotta in fase di richiesta dell'indennizzo, agendo con lo stesso difensore, hanno instaurato singolarmente procedimenti diversi, pur destinati inevitabilmente alla riunione. Una tale condotta, priva di alcuna apprezzabile motivazione ed incongrua rispetto alle rilevate modalità di gestione, sostanzialmente unitaria delle comuni pretese, contrasta con l'inderogabile dovere di solidarietà sociale, che osta all'esercizio di un diritto con modalità tali da arrecare un danno ad altri soggetti, che non sia l'inevitabile conseguenza di un interesse degno di tutela dell'agente, danno che nella fattispecie graverebbe sullo Stato debitore, a causa dell'aumento degli oneri processuali, ma contrasta altresì soprattutto con il principio costituzionalizzato del giusto processo, inteso come processo di ragionevole durata, posto che la proliferazione oggettivamente non necessaria dei procedimenti incide negativamente sull'organizzazione giudiziaria a causa dell'inflazione dell'attività, con il conseguente generale allungamento dei tempi processuali. Dal riscontrato abuso dello strumento processuale non può tuttavia conseguire la sanzione dell'inammissibilità dei ricorsi, posto che non è l'accesso in sé allo strumento che è illegittimo, ma le modalità con cui è avvenuto, ma l'eliminazione per quanto possibile degli effetti distorsivi dell'abuso e quindi, nella fattispecie, la valutazione dell'onere delle spese come se unico fosse stato il procedimento sin dall'origine

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Costituzione dell'attore - Costituzione mediante velina - Validità

Cass. civ., sez. Un., sentenza 18 maggio 2011 n. 10864

(Pres. Vittoria, Rel.Vivaldi)

Nessuna illegittimità dipende dalla costituzione mediante deposito di copie non autentiche (cd. Velina)

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