Vai al menu principale- Vai ai contenuti della pagina[0] Home[H]

Homepage > Giurisprudenza > Giurisprudenza Alte Corti > Indice Generale > Procedimento civile

Procedimento civile

Procedimento civile

Mutamento della precedente interpretazione della norma processuale da parte del giudice della nomofilachia - Overruling - Strumento di tutela

Cass. Civ., sez. V, sentenza 26 ottobre 2011 n. 22282

(Pres. Lupi, rel. Bognanni)

Invero, il mutamento della propria precedente interpretazione della norma processuale da parte del giudice della nomofilachia (c.d. overruling), il quale porta a ritenere esistente, in danno di una parte del giudizio, una decadenza od una preclusione prima escluse, opera - laddove il significato che essa esibisce non trovi origine nelle dinamiche evolutive interne al sistema ordinamentale - come interpretazione correttiva che si salda alla relativa disposizione di legge "ora per allora", nel senso di rendere irrituale l'atto compiuto o il comportamento tenuto dalla parte in base all'orientamento precedente. Infatti, il precetto fondamentale della soggezione del giudice soltanto alla legge (art. 101 Cost.) impedisce di attribuire all'intepretazione della giurisprudenza il valore di fonte del diritto, sicché essa nella sua dimensione dichiarativa non può rappresentare la lex temporis acti, ossia il parametro normativo immanente per la verifica della validità dell'atto compiuto in correlazione temporale con l'affermarsi dell'esegesi del giudice. Tuttavia, ove l'overruling si connoti del carattere dell'imprevedibilità (per avere agito in modo inopinato e repentino sul consolidato orientamento pregresso), si giustifica una scissione tra il fatto (e cioè il comportamento della parte risultante ex post non conforme alla corretta regola del processo) e l'effetto, di preclusione o decadenza, che ne dovrebbe derivare, con la conseguenza che - in considerazione del bilanciamento dei valori in gioco, tra i quali assume preminenza quello del giusto processo (art. 111 Cost), volto a tiutelare l'effettività dei mezzi di azione e difesa anche attraverso la celebrazione di un giudizio che tenda, essenzialmente, alla decisione di merito - deve escludersi l'operatività della decadenza o della preclusione derivante dall'overruling nei confronti della parte che abbia confidato incolpevolmente (e cioè non oltre il momento di oggettiva conoscibilità dell'arresto nomofilattico correttivo, da verificarsi in concreto) nella consolidata precedente interpretazione della regola stessa, la quale, sebbene soltanto sul piano fattuale, aveva comunque creato l'apparenza di una regola conforme alla legge del tempo. Ne consgue ulteriormente che, in siffata evenienza, lo strumento processuale tramite il quale realizzare la tutela della parte va modulato in correlazione alla peculiarità delle situazioni processuali interessate dall'overruling (cfr. anche Sez. Un. 11 luglio 2011 n. 15144)

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Agenzia delle Entrate - Legittimazione a stare in giudizio degli uffici periferici - Sussiste


Cass. Civ., sez. I, sentenza 

24 ottobre 2011 n. 21963

Muovendo (v. artt. 61 e 66 D.Lgs. n. 300/1999 e D.M. 28.12.2000, in vigore dal 1.1.2001) dalla attribuzione delle funzioni statali concernenti i tributi erariali alla Agenzia delle Entrate come soggetto dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, rappresentata dal Direttore, e dalla attribuzione agli Uffici periferici dell'Agenzia della stessa capacità di stare in giudizio spettante, in base agli artt. 10 e 11 D.Lgs. n. 546/1992, agli Uffici finanziari che avevano emesso l'atto, si deve affermare la sussistenza di una legittimazione concorrente ed alternativa al Direttore - simile alla preposizione institoria disciplinata dagli artt. 2203 e 2204 cod.civ. - in capo a detti Uffici periferici, quali organi dell'Agenzia che, al pari del Direttore, ne hanno la rappresentanza ai sensi e per gli effetti delle norme generali poste dall'art. 163 comma 2 n.2 c.p.c. e dagli artt. 144 e 145 c.p.c., quindi anche nel processo civile ordinario (cfr. Sez. 3 n. 8703/2009; S.U. n. 3116/2006)

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Espressioni sconvenienti - Risarcimento del danno - Giudice competente - Giudice che procede - Deroga


Cass. Civ., sez. III, sentenza 20 ottobre 2011 n. 21696

(Pres. Morelli, rel. D'Amico)

Competente ad accertare e liquidare il danno derivante dall'uso di espressioni offensive contenute negli atti del processo, ai sensi dell'art. 89 cod. proc. civ., è di norma lo stesso giudice dinanzi al quale si svolge il giudizio nel quale sono state usate le suddette espressioni. A tale competenza, tuttavia, è necessario derogare quando il giudice non possa, o non possa più, provvedere con sentenza sulla domanda di. risarcimento, il che accade, in particolare, nei seguenti casi: A) quando le espressioni offensive siano contenute in atti del processo di esecuzione, che per tale sua natura non può avere per oggetto un'azione di cognizione e quindi destinata ad essere decisa con sentenza; B) quando siano contenute in atti del processo di cognizione che però, per qualsiasi motivo, non si concluda con sentenza (come nel caso di estinzione del processo); C) quando i danni si manifestino in uno stadio processuale in cui non sia più possibile farli valere tempestivamente davanti al giudice di merito (come nel caso in cui le frasi offensive siano contenute nella comparsa conclusionale del giudizio di primo grado); D) quando la domanda di risarcimento sia proposta nei confronti non della parte ma del suo difensore (Cass., 9 luglio 2009, n. 15121; Cass., 7 agosto 2001, n. 10916).

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Patrocinio a Spese dello Stato - Diniego/Revoca


Cass. Civ., sez. I, sentenza 17 ottobre 2011, n. 21400

Come di recente affermato dalla Corte di Cassazione (Cass. 4 maggio 2011, n. 9748; Cass. 10 giugno 2011, n. 12744), la disposizione contenuta nel D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170, pur configurata per regolare la opposizione ai decreti di pagamento, deve ritenersi estensìbile alle opposizioni ai provvedimenti di revoca della ammissione deliberati dal giudice civile. E' infatti noto che, per le opposizioni ai provvedimenti adottati dal giudice penale per negare l'ammissione al patrocinio, l'art. 99, espressamente disciplina il ricorso al Capo dell'Ufficio anche contemplando il ricorso per cassazione per violazione di legge avverso la relativa decisione. Poichè nessuna espressa norma si rinviene per regolare reclami e/o opposizioni avverso il decreto di revoca reso dal giudice civile ex art. 136, comma 2, D.P.R. citato, nei riguardi di una ammissione provvisoria deliberata dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, deve ricorrersi al rimedio oppositorio di cui al citato art. 170, in quanto avente carattere generale. Mette conto di richiamare, a tale riguardo, l'orientamento della Suprema Corte (Cass. N. 13833 del 2008; Cass., n. 19203 del 2009) secondo cui "... la soluzione non può che essere cercata all'interno dello stesso TU, facendo ricorso, più che alla previsione della disciplina penalistica sopra ricordata, a quanto dispone lo stesso art. 142, che, sia pure per le doglianze in materia di quantificazione delle spettanze del difensore, richiama lo strumento dell'"opposizione ai sensi dell'art. 84, che a sua volta rende applicabile l'art. 170 dello stesso TU (Opposizione al decreto di pagamento).....".

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Processo Civile - Rappresentanza processuale - Istanza presentata personalmente dala Parte - Inefficacia - Richiesta di rinvio del procedimento per nomina nuovo difensore - Rigetto

Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 settembre 2011, n. 19589

(Pres. Luccioli, Rel. Di Palma)

In tema di procedmento civile, l'istanza formulata dalla parte personalmente va respinta anche quando con la stessa si chieda un rinvio dell'udienza per la nomina di un nuovo difensore, giusta revoca del precedente, in quanto, fino a quando non è prodotto in giudizio il mandato conferito ad altro difensore, la parte resta rappresentata e difesa dal difensore precedente, professionalmente obbligato a svolgere tutte le difese ritenute opportune e necessarie (cfr., ex plurimis, la sentenza n. 10273 del 2004)

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Rappresentanza processuale delle persone giuridiche - Mandato alle liti conferito dalle persone giuridiche - Contestazione della qualità - Onere della prova - Prova negativa a carico di chi contesta - Sussiste

Cass. Civ., Sez. Un., 8 agosto 2011, n. 17071

(pres. Vittoria, rel. San Giorgio)

In tema di rappresentanza processuale delle persone giuridiche, la persona fisica che ha conferito il mandato al difensore non ha l'onere di dimostrare tale sua qualità, neppure nel caso in cui l'ente si sia costituito in giudizio per mezzo di persona diversa dal legale rappresentante e l'organo che ha conferito il potere di rappresentanza processuale derivi tale potestà dall'atto costitutivo o dallo statuto, poiché i terzi hanno la possibilità di di verificare il potere rappresentativo consultando gli atti soggetti a pubblicità legale e, quindi, spetta a loro fornire la prova negativa

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Lite temeraria - Art. 96 c.p.c. - Danno - Dimostrazione - Non sussiste - Desumibile dalla comune esperienza


Cass., sez. III, 23 agosto 2011 n. 17485

(Pres. Petti rel. D'Amico)

All'accoglimento della domanda di risarcimento dei danni da lite temeraria non osta l'omessa deduzione e dimostrazione dello specifico danno subito dalla parte vittoriosa, che non è costituito dalla lesione della propria posizione materiale, ma dagli oneri di ogni genere che questa abbia dovuto affrontare per essere stata costretta a contrastare l'ingiustificata iniziativa dell'avversario e dai disagi affrontati per effetto di tale iniziativa, danni la cui esistenza può essere desunta dalla comune esperienza

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Legge 18 giugno 2009 n. 69 - Incompetenza per territorio - regime giuridico - Art. 38 comma I c.p.c. - completezza dell'eccezione

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 4 agosto 2011, n. 17020

(Pres. Finocchiaro - Rel. Frasca)

Nel regime giuridico vigente con l'introduzione delle modifiche apportate dalla legge 69/2009, l'eccezione di incompetenza territoriale deve essere completa nel senso che con essa l'attività di contestazione dei fori concorrenti deve essere svolta in modo intellegibile con riguardo a fori diversi da quello dell'insorgenza dell'obbligazione risarcitoria atteso che, trattandosi di eccezione in senso stretto, è necessair aun'eplicita attività argomentativa di contestazione di tutti i fori e lo è giusta l'operatività del criterio di cui all'art. 33 c.p.c. con riferimento a tutti i possibili fori concorrenti per ognuno dei convenuti. L'eccezione che non sia completa in questi termini deve reputarsi tamquam non esset. Peraltro, l'eccezione, per essere rituale, deve espressamente indicare il giudice ritenuto competente e, data la possibile concorrenza di più fori in astratto, con riferimento a tutti tali fori e ad essi per ciascun convenuto

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Legge 18 giugno 2009 n. 69 - Incompetenza per territorio - Art. 38 comma I c.p.c. - Rilievo d'ufficio del Giudice - Esclusione - Eccezione in senso stretto

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 4 agosto 2011, n. 17020

(Pres. Finocchiaro - Rel. Frasca)

In tema di competenza territoriale nelle cause relative a diritti di obbligazione, la disciplina di cui all'art. 38, primo comma cod. proc. Civ., come sostituito dall'art. 45 della legge n. 69 del 2009 - la quale, con riguardo a detta specie di competenza, ha riproposto i contenuti del terzo comma del testo previgente dell'articolo 38, sia in punto di necessaria formulazione dell'eccezione "a pena di decadenza" nella comparsa di risposta, sia quanto alla completezza dell'eccezione - comporta che il convenuto sia tenuto ad eccepire l'incompetenza per territorio del giudice adito con riferimento a tutti i concorrenti criteri previsti dagli artt. 18, 19, 20 cod. proc. Civ. (nel caso di cumulo ai sensi dell'art. 33 c.p.c. in relazione a tutti i convenuti), indicando specificamente in relazione ai criteri medesimi quale sia il giudice che ritiene competente, senza che, verificatasi la suddetta decadenza o risultata comunque inefficace l'eccezione, il giudice possa rilevare d'ufficio profili di incompetenza non proposti, restando la competenza del medesimo radicata in base al profilo del non (o non efficacemente) contestato. L'attività di formulazione dell'eccezione sotto entrambi i profili, vertendosi in tema di eccezione di rito cd. in senso stretto, richiede un'attività argomentativa esplicita

Versione Stampabile


 

Procedimento civile

Incapacità a rendere testimonianza - Art. 246 c.p.c. - Vicende successive - Posterius factus


Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 luglio 2011, n. 16499

(Pres. Amatucci - Rel. Travaglino)

Il teste escusso nel processo altrui, nel rivendicare la proprietà del denaro oggetto dei due versamenti su conto estero ritenuti dal giudice territoriale non riferibili alla vicenda negoziale per la quale è ancora processo, vanta un interesse diretto e immediato tale da legittimare la sua partecipazione al giudizio in qualità di parte, senza che la circostanza di essere stato già soddisfatta, nelle sue pretese creditorie in conseguenza dell'avvenuto versamento della somma in contestazione possa dirsi idonea a riattivare una capacità a testimoniare che, per costante giurisprudenza della corte regolatrice, va valutata a prescindere da vicende che costituiscano un posterius facti rispetto alla predicabilità ex ante dell'interesse a partecipare al giudizio (Cass. 13585/04; 703/02 ex multis)

Versione Stampabile


 



Pagina 15 di 26
<< 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 >>