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Procedimento civile

Procedimento civile

Prova testimoniale - Testimonianza del coniuge - In comunione legale - Art. 246 c.p.c. - Applicabilità - Sussiste


Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 dicembre 2011, n. 26205

(Pres. Filadoro, rel. D'Amico)

Se nelle liti fra privati l'uguaglianza delle armi implica l'obbligo di offrire a ciascuna parte litigante la possibilità di presentare le sue prove in condizioni che non la pongano in una situazione di netto svantaggio in rapporto al suo avversario è chiaro che consentire la testimonianza del coniuge in comunione di beni con una delle parti non sarebbe affatto equo costituendo invece un vantaggio per la parte coinvolta. L'art. 246 c.p.c. non prevede tanto l'incapacità a testimoniare del coniuge in comunione di beni, ma esprime un principio di carattere generale secondo cui non possono essere assunte come testimoni persone aventi nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio. Non è dunque la qualità di coniuge a rendere incapace di testimoniare bensì l'esistenza di un interesse nella causa. E non è irragionevole l'equiparazione alle parti dei soggetti portatori di interessi assimilabili a quelli delle parti stesse. Pertanto, avendo il coniuge un interesse giuridico all'esito della causa, lo stesso non può essere chiamato a testimoniare

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Procedimento civile

Procedimento sommario - Oggetto - Procedimenti dinanzi al giudice di Pace - Esclusione


Cass. Civ., sez. II, ordinanza 11 novembre 2011, n. 23691

(Pres. Bianchini, rel. Scalisi)

Il procedimento sommario previsto dagli artt. 702 bis e seguenti cod. proc. civ. può essere applicato esclusivamente nelle controversie di competenza del tribunale in composizione monocratica, con la conseguente esclusione, tra le altre, delle controversie di competenza del giudice di pace

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Compensazione delle spese - Obbligo di Motivazione - Sussiste

Cass. civ., sez. VI, sentenza 9 dicembre 2011 n. 10860

(Pres. Preden, rel. Di Stefano)

Le spese di lite non possono essere compensate, anche solo parzialmente, per "motivi di opportunità". Ogni volta che si dispone la compensazione è necessario un adeguato supporto motivazionale, con il limite che le spese non possono mai essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa

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Liquidazione del Compenso al CTU - soggetti diversi o criteri di natrura diversa - Liquidazione di separati compensi - Sussiste


Cass. civ., sez. II, sentenza 17 novembre 2011 n. 24096

(Pres. Oddo, rel. Bucciante)

La contestualità dell'incarico, che in una causa viene conferito al consulente tecnico di ufficio, non esclude che egli abbia diritto a essere separatamente remunerato per le risposte date ai quesiti rivoltigli, se questi implicano la necessità di indagini eterogenee, da svolgere su oggetti e con criteri di natura diversa (v., per tutte, Cass. 23 marzo 2007 n. 7186)

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Onere di contestazione - Principio del Giusto Processo - Ragionevole Durata - Esigenza di contestazione specifica - Fondamento - Giudizi instaurati prima della entrata in vigore della legge 69/2009 che ha modificato l'art. 115 c.p.c.


Cass. civ., sez. III, sentenza 18 maggio 2011 n. 10860

(Pres. Massera, rel. Carluccio)

Se fosse sufficiente una contestazione generica e di stile affinché l'attore sia tenuto a provare tutti i fatti costitutivi della domanda, dovremmo concludere che, in questo caso, non opererebbe l'onere di contestazione tempestiva. Onere che si fonda su tutto il sistema processuale. A tal fine rilevano: il carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena; il sistema di preclusioni, che comporta per entrambe le parti l'onere di collaborare, fin dalle prime battute processuali, a circoscrivere la materia controversa; i principi di lealtà e probità posti a carico delle parti; il generale principio di economia che deve informare il processo, avuto riguardo al novellato art. 111 Cost. (Cass. 13 giugno 2005, n. 12636). Inoltre, l'attore che non volesse correre il concreto rischio del rigetto della domanda allegherebbe la sussistenza di tutti i requisiti e articolerebbe sugli stessi le relative prove, con conseguente incidenza sulla rapida definizione del giudizio, indipendentemente da una effettiva contestazione della controparte

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Onere di contestazione - Tempestività - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 18 maggio 2011 n. 10860

(Pres. Massera, rel. Carluccio)

Il potere di contestazione, concorrendo con quello di allegazione nell'individuazione del thema decidendum e probandum, soggiace agli stessi limiti preclusivi di quest'ultimo, costituiti dall'udienza di trattazione, di cui agli artt. 183 e 420, per il processo del lavoro

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Onere di contestazione - Art. 167 c.p.c. - Interpretazione costituzionalmente orientata - Esigenza di contestazione specifica - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 18 maggio 2011 n. 10860

(Pres. Massera, rel. Carluccio)

Ai sensi dell'art. 167 c.p.c., la mancata presa di posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso, comporta di per sè una linea di difesa incompatibile con la negazione della pretesa, rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice, che dovrà astenersi da qualsiasi controllo probatorio

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Consulenza tecnica d'Ufficio - Operazioni peritali - Ausilio di Esperti specialisti - Autorizzazione del Giudice - Non necessaria


Cass. Civ., sez. II, sentenza 31 ottobre 2011 n. 22653

(Pres. Oddo, rel. Migliucci)

Il consulente può avvalersi dell'opera di esperti specialisti, al fine di acquisire, mediante gli opportuni e necessari sussidi tecnici, tutti gli elementi di giudizio, senza che sia necessaria una preventiva autorizzazione del giudice, né una nomina formale, purché egli assuma con considerazioni autonome la responsabilità morale e scientifica dell'accertamento e delle conclusioni dell'elaborato (Cass. 21728/2006). D'altra parte, le modalità con cui sono state svolte le indagini ovvero l'utilizzazione o meno di strumenti tecnici, non assumono rilievo sotto il profilo della nullità della consulenza, rientrando nei poteri discrezionali del giudice di merito la verifica circa la idoneità delle indagini così come l'opportunità di rinnovare la consulenza stessa (Cass. 8355/2007)

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Procedimento civile

Consulenza tecnica d'Ufficio - Operazioni peritali - Vizi del procedimento - Nullità relativa - Condizioni - Partecipazione a un sopralluogo, senza autorizzazione, in luogo del consulente d'ufficio, di un suo collaboratore


Cass. Civ., sez. II, sentenza 31 ottobre 2011 n. 22653

(Pres. Oddo, rel. Migliucci)

La nullità della consulenza tecnica, derivante da vizi procedurali, ha carattere relativo, e pertanto deve essere eccepita, a pena di decadenza, nella prima udienza, istanza o difesa successiva al deposito della relazione, del quale, ai sensi del secondo comma dell'art. 157 cod. proc. civ., sia data comunicazione nelle forme di legge al difensore della parte interessata (Cass. 22483/2006). Comunque eventuali irritualità dell'espletamento (nella specie la partecipazione a un sopralluogo, senza autorizzazione, in luogo del consulente d'ufficio, di un suo collaboratore) ne determinano la nullità solo ove procurino una violazione in concreto del diritto di difesa, con la conseguenza che è onere del ricorrente specificare quali lesioni di tale diritto siano conseguite alla denunciata irregolarità (Cass. 13428/2007; 15874/20101)

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Notificazione - Onere di individuazione dell'esatto indirizzo del difensore


Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 ottobre 2011 n. 22329

(Pres. Rovelli, rel. Campanile)

L'indicazione del luogo di consegna dell'atto, oltre che indispensabile al buon esito della notifica, costituisce un requisito essenziale all'identificazione del destinatario di essa, nel caso di richiesta all'ufficiale giudiziario di notifica dell'impugnazione nel domicilio di un procuratore esercente l'attività nell'ambito della circoscrizione di assegnazione, tale requisito deve essere assicurato con l'indicazione del "domicilio professionale" o della "sede dell'ufficio" del procuratore, precisando che il relativo accertamento di esso, in quanto essenziale alla validità ed all'astratta efficacia della richiesta, costituisce un adempimento preliminare che non può che essere a carico del notificante ed essere soddisfatto altrimenti che con il previo riscontro di esso presso l'albo professionale, che rappresenta la fonte legale di conoscenza del domicilio degli iscritti e nel quale il procuratore ha l'obbligo di fare annotare i mutamenti della sua sede. Tale onere, quindi, non può ritenersi escluso od attenuato da un dovere del procuratore di dichiarare nel giudizio il proprio domicilio ed i suoi mutamenti, e/o della parte di comunicare quelli del domicilio presso di lui eletto, sulla cui insussistenza la giurisprudenza di legittimità è pressoché costante. Le norme professionali prevedono, infatti, l'obbligo del procuratore di eleggere un domicilio, e comunicarne i mutamenti, soltanto nel caso di svolgimento di attività al di fuori della circoscrizione di assegnazione (R.D. n. 37 del 1934, art. 82) e la ratio della disposizione, costituita dall'adeguatezza delle annotazioni nell'albo professionale a soddisfare in ambito locale le esigenze processuali di conoscenza del domicilio del procuratore, esclude che, ove il procuratore abbia dichiarato all'atto della costituzione un proprio domicilio, la mancata comunicazione del mutamento di esso possa contrastare con i doveri di lealtà e probità imposti alle parti ed ai loro difensori, tenuti comunque, considerata la non imprevedibilità del mutamento il relazione alla durata dei processi e delle loro fasi, a fare riferimento al domicilio effettivo risultante dall'albo professionale, o costituisca un impedimento alle comunicazioni e notificazioni alle quali sono tenuti la cancelleria e le parti nel corso del giudizio

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