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Procedimento civile

Procedimento civile

Art. 155 c.p.c. - "Atti processuali" - Individuazione

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 1 febbraio 2012 n. 1418

(Pres. Vittoria)

Per "atti processuali", di cui all'art. 155, comma 5, devono intendersi quelli che hanno rilevanza, diretta o indiretta, nel processo. Vi rientra, quindi, l'intero (tradizionale) procedimento di notificazione di atti inerenti al processo - sia esso promosso ed eseguito dall'avvocato ai sensi della citata L. n. 53 del 1994 (come nella specie), ovvero eseguito dall'ufficiale giudiziario, previa consegna a quest'ultimo dell'atto da notificare, ivi compreso il "ritiro" del piego depositato presso l'ufficio postale preposto alla consegna da parte del notificato

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Procedimento civile

Art. 155 c.p.c. - Applicabilità ai termini a ritroso - Esclusione


Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 1 febbraio 2012 n. 1418

(Pres. Vittoria)

L'art. 155 c.p.c., comma 5, cpc, diretto a prorogare al primo giorno non festivo il termine che scada nella giornata del sabato, opera con esclusivo riguardo ai termini a decorrenza successiva e non anche per quelli che si computano "a ritroso" con l'assegnazione di un intervallo di tempo minimo prima del quale deve essere compiuta una determinata attività, in quanto, altrimenti, si determinerebbe l'effetto contrario dell'abbreviazione dell'intervallo, in pregiudizio delle esigenze garantite con la previsione del termine medesimo (cfr., ex plurimis, l'ordinanza n. 182 del 2011 e la sentenza n. 11163 del 2008)

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Procedimento civile

Notificazioni - Scissione del momento di perfezionamento - Per il destinatario - Per il mittente - Art. 149 comma III c.p.c.


Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 1 febbraio 2012 n. 1418

(Pres. Vittoria)

Risulta ormai presente nell'ordinamento processuale civile, fra le norme generali sulle notificazioni degli atti, il principio secondo il quale - relativamente alla funzione che sul piano processuale, cioè come atto della sequenza del processo, la notificazione è destinata a svolgere per il notificante - il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il medesimo deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario; pur restando fermo che la produzione degli effetti che alla notificazione stessa sono ricollegati è condizionata al perfezionamento del procedimento notificatorio anche per il destinatario e che, ove a favore o a carico di costui la legge preveda termini o adempimenti o comunque conseguenze dalla notificazione decorrenti, gli stessi debbano comunque calcolarsi o correlarsi al momento in cui la notifica si perfeziona nei suoi confronti" (Corte costituzionale: così la sentenza n. 28 del 2004, n. 4, del Considerato in diritto; cfr. anche le ordinanze nn. 97, 132 e 153 del 2004, nonchè la sentenza n. 3 del 2010)

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Decisorietà impugnazioni civili - citazione di appello - Mancanza dell'avvertimento di cui all'art. 163, terzo comma, n. 7, cod. proc. civ. - Nullita' - Limiti - Lesione del diritto di difesa - Specificazione - Necessità

Cass. Civ., sez. II, sentenza 30 dicembre 2011 n. 30652

(Pres. Petitti, Rel. D'Ascola)

Nell'ipotesi in cui venga proposto ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 360 n.4 cod. proc. civ. da parte dell'appellato contumace in secondo grado per l'omesso avvertimento relativo alle conseguenze della costituzione tardiva, di cui all'art. 163, terzo comma, n. 7, cod. proc. civ., nell'atto di citazione di appello, notificato al difensore costituito in primo grado, non si determina un "error in procedendo" sanzionato dalla nullità del procedimento di secondo grado e dal conseguente rinvio per la rinnovazione della citazione in appello, quando il ricorrente non sia in grado neppure di indicare quale pregiudizio al proprio diritto di difesa sia derivato da tale omissione, non potendosi ravvisare, in tale ipotesi una concreta violazione dei principi regolatori del giusto processo anche ai sensi dell'art. 360 bis n. 2 cod. proc. civ. (La Sez. II si è posta in consapevole contrasto con un precedente orientamento della S.C.)

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Notifica a mezzo del servizio postale - spedizione dell'atto - Perfezionamento - Non sufficiente - avviso di ricevimento prescritto dall'art. 149 cod. proc. - Necessità

Cass. civ., sez. V, sentenza 7 dicembre 2011 n. 26352

La notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell'atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario e l'avviso di ricevimento prescritto dall'art. 149 cod. proc. civ. è il solo documento idoneo a provare sia l'intervenuta consegna, sia la data di essa, sia l'identità della persona a mani della quale è stata eseguita; ne consegue che, ove tale mezzo sia stato adottato per la notifica del ricorso per cassazione, la mancata produzione dell'avviso di ricevimento comporta non la mera nullità, bensì l'inesistenza della notificazione (della quale, pertanto, non può essere disposta la rinnovazione ai sensi dell'art. 291 cod. proc. civ.) e la dichiarazione di inammissibilità del ricorso medesimo (Cass. n. 13639 del 2010)

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Procedimento sommario di cognizione - Art. 702-bis c.p.c. - Insorgenza di una questione di pregiudizialità di altro giudizio ai sensi dell'art. 295 c.p.c. - Conversione del rito


Cass. civ., sez. VI, ordinanza 2 gennaio 2012 n. 3

(Pres. Finocchiaro, rel. Frasca)

In sostanza, in un procedimento introdotto con il rito di cui all'art. 702 bis c.p.c., l'insorgenza di una questione di pregiudizialità rispetto ad esso di altro giudizio ai sensi dell'art. 295 c.p.c., o di valutazione della sua possibile sospensione ai sensi dell'art. 337 c.p.c., comma 2, in relazione a sentenza resa in altro giudizio asseritamente pregiudicante di cui si invochi l'autorità, determina la situazione supposta dal terzo comma dell'art. 702 ter c.p.c. e, quindi, il giudice deve disporre, ai sensi di tale norma, il passaggio al rito della cognizione piena. Ne consegue che l'adozione di un provvedimento di sospensione ai sensi dell'art. 295 o dell'art. 337, comma 2, nell'ambito del rito sommaria è per ciò solo illegittima

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Procedimento civile

Procedimento sommario di cognizione - Art. 702-bis c.p.c. - Potere di sospensione ex art. 295 c.p.c. - Non sussiste


Cass. civ., sez. VI, ordinanza 2 gennaio 2012 n. 3

(Pres. Finocchiaro, rel. Frasca)

Nel procedimento sommario di cui all'art. 702 bis c.p.c., non sembra che il giudice investito possa esercitare il potere di sospensione ai sensi dell'art. 295 c.p.c. (e nemmeno quello di cui all'art. 337 c.p.c., comma 2), perchè quando si verifica una delle situazione supposte da dette norme e, quindi, nel caso dell'art. 337, comma 2, quando la valutazione dell'autorità della sentenza impugnata è tale da ritenersi giustificata la sospensione, si determina l'impossibilità di mantenimento del processo nel rito sommario. Ciò, sia perchè l'adozione del provvedimento di sospensione, determinando la stasi del processo è incompatibile con la forma sommaria e, quindi sostanzialmente acceleratoria e semplificata del procedimento, sia perchè e soprattutto esige, a norma dell'art. 702 ter la sua adozione all'esito di un'istruzione non sommaria, in modo che sia garantito il contradditorio sull'esistenza o meno della sospensione secondo le forme della cognizione piena

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Overruling - Mutamento di giurisprudenza della nomofilachia - Salvezza dell'atto che ha seguito il precedente disatteso - Limiti - Pretesa non meritevole di tutela

Cass. civ., sez. III, sentenza 22 dicembre 2011 n. 28286

(Pres. Amatucci, rel. Vivaldi)

Il mutamento della precedente interpretazione della norma processuale da parte del giudice della nomofilachia (c.d. overruling), il quale porti a ritenere esistente, in danno di una parte del giudizio, una decadenza od una preclusione prima escluse, opera - laddove il significato che essa esibisce non trovi origine nelle dinamiche evolutive interne al sistema ordinamentale - come interpretazione correttiva che si salda alla relativa disposizione di legge processuale ora per allora; nel senso di rendere irrituale l'atto compiuto od il comportamento tenuto dalla parte in base all'orientamento precedente. Tale tutela, però, non trova applicazione dove non si tratti di impedire ex post l'esercizio di una tutela di cui l'ordinamento continua a ritenere la parte meritevole, quanto di non più consentire di utilizzare, per l'accesso alla tutela giudiziaria, metodi divenuti incompatibili con valori avvertiti come preminenti ai fini di un efficace ed equo funzionamento del servizio della giustizia.

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Procedimento di volontaria giurisdizione - Procedimento a carattere contenzioso - Differenze - Posizione delle parti - Esclusione - Decisorietà del provvedimento - Sussiste - Conseguenza - Necessità del patrocinio legale


Cass. Civ., sez. I, sentenza 7 dicembre 2011 n. 26365

(Pres. Luccioli, est. De Chiara)

E' il carattere decisorio del provvedimento del giudice, ossia la sua incidenza su diritti soggettivi o status con l'efficacia propria del giudicato, che conferisce carattere contenzioso - piuttosto che volontario - al relativo giudizio. Il carattere decisorio del provvedimento del giudice, attribuendo al relativo procedimento camerale natura contenziosa anziché volontaria, comporta l'applicazione della regola della necessità della difesa tecnica, come per tutti gli altri giudizi contenziosi regolati secondo il rito ordinario

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Notificazione dell'atto alle persone giuridiche - Modalità ex artt. 140, 143 c.p.c. - Esclusione - art. 145 c.p.c.

Cass. Civ., sez. VI, 13 settembre 2011, n. 18762

(Pres. Plenteda - Est. Zanichelli)

È valida la notifica di un atto ad una persona giuridica presso la sede a mezzo del servizio postale, non essendovi alcuna previsione di legge ostativa al riguardo, purchè mediante consegna a persone abilitate a ricevere il piego, mentre, in assenza di tali persone, deve escludersi la possibilità del deposito dell'atto e dei conseguenti avvisi presso l'ufficio postale; l'art. 145 cod. proc. civ., infatti, non consente la notifica alla società con le modalità previste dagli art. 140 e 143 cod. proc. civ., e, quindi, con gli avvisi di deposito di cui all'art. 8 della legge 20 novembre 1982, n. 890, che costituiscono modalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 cod. proc. civ., essendo questa riservata esclusivamente al legale rappresentante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale, che aveva ritenuto nulla la notificazione dell'avviso dell'udienza della fase prefallimentare effettuata alla società debitrice a mezzo dell'ufficiale postale, il quale, non avendo trovato alcuna persona idonea a ricevere il plico presso la sede della società, aveva provveduto al suo deposito presso l'ufficio postale ed all'avviso relativo con lettera raccomandata)

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