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Procedimento civile

Procedimento civile

Patrocinio a spese dello Stato - d.P.R. 115/2002 - Condizioni e Presupposti

Cass. Civ., sez. II, sentenza 23 novembre 2011 n. 24723

(Pres. Goldoni, rel. Migliucci)

a) Le disposizioni dettate dal decreto n. 115 del 2002 prevedono l'ammissione al patrocinio a spese dello stato esclusivamente nel processo penale, civile, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione a favore del cittadino non abbiente e quando le sue ragioni non risultino manifestamente infondate (art. 74); 
b) l'ammissione è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali, procedure derivate ed accidentali, comunque connesse, (art. 75 primo comma); la disciplina del patrocinio si applica, in quanto compatibile, anche nella fase dell'esecuzione, nel processo di revisione, nei processi di revocazione e opposizione di terzo, nonché nei processi relativi all'applicazione di misure di sicurezza, di prevenzione e nei processi di competenza del tribunale di sorveglianza, sempre che l'interessato debba o possa essere assistito da un difensore o da un consulente tecnico (art. 75 secondo comma)

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Procedimento civile

Comportamento processuale non conforme a buona fede - Effetti - Non meritevolezza di tutela


Cons. Stato, sez. IV, sentenza 2 marzo 2012 n. 1209

(Pres. Trotta, est. Castiglia)

Se il comportamento tenuto dalla parte non è conforme a correttezza e buona fede, la pretesa che essa deduce non è meritevole di tutela e, quindi, la domanda va respinta

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Procedimento civile

Abuso del processo - Divieto - Espressione dell'abuso del diritto - Conseguenze


Cons. Stato, sez. IV, sentenza 2 marzo 2012 n. 1209

(Pres. Trotta, est. Castiglia)

Il generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva, ai sensi dell'art. 2 Cost. e dell'art. 1175 c.c., permea le condotte sostanziali al pari dei comportamenti processuali di esercizio del diritto; il divieto di abuso del diritto si applica anche in chiave processuale, cosicché il divieto di abuso del diritto diviene anche divieto di abuso del processo, inteso quale esercizio improprio, sul piano funzionale e modale, del potere discrezionale della parte di scegliere le più convenienti strategie di difesa (Nel caso di specie, il Consiglio di Stato ha reputato censurabile il comportamento della PA che, anziché rinnovare l'accertamento attitudinale dell'appellato, come indicato in sede cautelare dal Tar, aveva proposto e coltivato l'appello contravvenendo al divieto generale di venire contra factum proprium)

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Procedimento civile

Interpretazione autentica dell'art. 165, primo comma, cod. proc. civ. - Riduzione del termine di costituzione dell'opponente - Presupposti - Assegnazione all'opposto di termine a comparire ridotto - Necessita'

Cass. Civ., sez. II, sentenza 16 febbraio 2012 n. 2345

(Pres. Triola, rel. Giusti)

Per effetto della norma di interpretazione autentica dell'art. 165, primo comma, cod. proc. civ., dettata dall'art. 2 della l. 29 dicembre 2011, n. 218, nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo la riduzione alla metà del termine di costituzione dell'opponente si applica solo se questi abbia assegnato all'opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all'art. 163-bis, primo comma, cod. proc. Civ.

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Procedimento civile

Questioni attinenti alla regolare costituzione del rapporto processuale - Overruling - Rilevabilità d'ufficio - Esclusione - Principio del Giusto Processo

Cass. Civ., sez. VI, sentenza 17 febbraio 2012 n. 2345

(Pres. Finocchiaro, rel. Frasca)

Il principio per cui le questioni attinenti alla regolare costituzione del rapporto processuale sono rilevabili d'ufficio anche nel giudizio di legittimità va coordinato con i principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo, di cui all'art. 111 Cost., che comportano un applicazione in senso restrittivo e residuale di tale rilievo officioso. Ne consegue che le questioni suddette devono ritenersi coperte dal giudicato implicito allorché siano state ignorate dalle parti nei precedenti gradi di giudizio (essendosi il contraddittorio incentrato sul merito della controversia) e su esse non si sia pronunciato il giudice di merito (Cass. civ. Sez. 2, 2 febbraio 2011 n. 2427, in relazione ad un caso identico a quello di specie); b) nel caso in cui il giudice di legittimità muti la propria precedente interpretazione di una norma processuale (c.d. "overruling), nel senso di configurare in danno di una parte del giudizio una decadenza od una preclusione prima escluse, si giustifica una scissione tra il fatto (cioè il comportamento della parte risultante "ex post" non conforme alla corretta regola del processo) e l'effetto, di preclusione o decadenza, che ne dovrebbe derivare, con la conseguenza che - in considerazione del bilanciamento dei valori in gioco, tra i quali assume preminenza quello del giusto processo (art. 111 Cost.) - deve escludersi l'operatività della preclusione o della decadenza derivante dall'overruling nei confronti della parte che abbia confidato incolpevolmente (e cioè non oltre il momento di oggettiva conoscibilità della sentenza correttiva, da verificarsi in concreto) nella consolidata precedente interpretazione della regola stessa (Cass. civ. S.U. 11 luglio 2011 n. 15144)

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Art. 88 c.p.c. - Violazione del dovere di lealtà e probità - Conseguenze - Art. 92 c.p.c. - Caso di tardivo "pentimento" secundum eventum litis

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 29 marzo 2011 n. 7097

(Pres. Vittoria, est. Merone)

La condotta processualmente incoerente può determinare l'applicazione dell'art. 92 cod. proc. civ., comma 1, ultima parte secondo il quale, il giudice, a prescindere dalla soccombenza può condannare una parte al rimborso delle spese che, in violazione dell'art. 88 cod. proc. civ., ha causato all'altra parte (v. Cass. 18810/2010)

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Giurisdizione civile - Giurisdizione ordinaria e amministrativa - In genere - Questione di giurisdizione - Proponibilità anche nel giudizio di cassazione - Condizioni - Mancata formazione del giudicato sul punto - Possibilità di contestazione ad opera della stessa parte che ha adito quel giudice - Ammissibilità - Conseguenze in tema di spese processuali - Violazione del dovere di lealtà e probità - Configurabilità


Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 29 marzo 2011 n. 7097

(Pres. Vittoria, est. Merone)

La questione di giurisdizione può essere sempre posta, anche nel giudizio di cassazione, purché almeno una delle parti l'abbia sollevata tempestivamente nel giudizio di appello, con ciò impedendo la formazione del giudicato sul punto. In presenza di tale condizione, la questione di giurisdizione può essere posta anche dalla stessa parte che ha adito un giudice e ne ha successivamente contestato la giurisdizione in base all'interesse che deriva dalla soccombenza nel merito; in questo caso, però, il giudice può condannare tale parte alla rifusione delle spese del giudizio di impugnazione anche se la stessa sia risultata vincitrice in punto di giurisdizione, potendo ravvisarsi in simile comportamento la violazione del dovere di lealtà e probità di cui all'art. 88 del codice di procedura civile (massima ufficiale)

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Regime delle preclusioni di cui agli artt. 183 e 184 c.p.c. - Domanda nuova - Inammissibilità - Rivelabilità d'Ufficio - Nonostante l'accettazione del contraddittorio - Sussiste - Interesse pubblico alla concentrazione e speditezza del processo

Cass. Civ., sez. II, sentenza 30 novembre 2011 n. 25598

(Pres. Oddo, rel. Migliucci)

Nel vigore del regime delle preclusioni di cui al nuovo testo degli artt. 183 e 184 cod. proc. civ., introdotto dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, la questione della novità della domanda risulta del tutto sottratta alla disponibilità delle parti, e pertanto pienamente ed esclusivamente ricondotta al rilievo officioso del giudice, essendo l'intera trattazione improntata al perseguimento delle esigenze di concentrazione e speditezza che non tollerano - in quanto espressione di un interesse pubblico - l'ampliamento successivo del "thema decidendi", anche se su di esso si venga a registrare il consenso del convenuto. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, cassando senza rinvio la sentenza impugnata, ha dichiarato inammissibile la domanda di pagamento delle opere extra contratto proposta dall'opposto con la comparsa di costituzione in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo relativo al pagamento del corrispettivo di un appalto per l'esecuzione di lavori edili, negando ogni rilievo all'avvenuta accettazione del contraddittorio di controparte)

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Art. 155 c.p.c. Art. 82 r.d. 37/1934 - Domiciliazione nel circondario del Tribunale - Giudizio di Primo Grado - Giudizio di secondo grado - Applicabilità - Rimessione alle Sezioni unite

Cass. Civ., sez. lav.., ordinanza 18 gennaio 2012 n. 702

(Pres. Stile, est. Mammone)

La Sezione Lavoro ha rimesso al Primo Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione interpretativa circa il disposto dell'art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, che impone al procuratore, esercente in un giudizio fuori della "circoscrizione del tribunale" cui è assegnato, di eleggere domicilio nel luogo dove ha sede il giudice, poiché altrimenti si intende eletto domicilio presso la cancelleria, essendo controverso se tale elezione di domicilio "ex lege" valga soltanto per il giudizio di primo grado (salvo il caso del procuratore esercente fuori distretto) oppure anche ai fini dell'impugnazione (ai fini, cioè, della notifica della sentenza per il decorso del termine breve e della notifica dell'atto di gravame)

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Notificazioni a mezzo posta - Compiuta giacenza - Computo termini - termine scadente sabato - Proroga termine - Applicabilità

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 1 febbraio 2012 n. 1418

(Pres. Vittoria)

a) il termine di dieci giorni di cui alla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 4, (Notificazione di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari), nel testo sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 2, comma 4, lett. c), n. 3, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, art. 1, comma 1, entrato in vigore il 17 marzo 2005 - secondo il quale, nel caso (quale quello di specie), in cui il piego raccomandato depositato presso l'ufficio postale preposto alla consegna non sia stato ritirato dal destinatario, "La notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al comma 2..." - deve essere qualificato come termine "a decorrenza successiva" e computato, secondo il criterio di cui all'art. 155 c.p.c., comma 1, escludendo il giorno iniziale (data di spedizione della lettera raccomandata di cui allo stesso art. 8, comma 2) e conteggiando quello finale;

b) lo stesso termine - essendo stabilito nell'ambito de procedimento preordinato alla notificazione di atti inerenti al processo (anche) civile (nella specie: notificazione del ricorso introduttivo e del decreto di convocazione del debitore, di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3) - deve intendersi compreso fra i "termini per il compimento degli atti processuali svolti fuori dell'udienza", di cui all'art. 155 c.p.c., comma 5, aggiunto dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. f), entrato in vigore il 1 marzo 2006, con la conseguenza che il dies ad quem del termine medesimo, ove scadente nella giornata del sabato, è prorogato di diritto al primo giorno seguente non festivo, ai sensi del combinato disposto del quinto e dello stesso art. 155 c.p.c., comma 4. (Norme richiamate: L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8, comma 4, (Notificazione di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari); art. 155 quarto comma c.c.)

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