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Procedimento civile

Processo Civile

Compenso del CTU – Liquidazione – Accertamento della colpa medica – Ricorso alle vacazioni – Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 25 novembre 2011 n. 24992 (Pres. Goldoni, est. Bertuzzi)

Ai della liquidazione del compenso al consulente tecnico d'ufficio, il criterio delle vacazioni avendo carattere residuale, può trovare applicazione soltanto nei casi in cui la prestazione oggetto dell'incarico da parte del consulente non sia già prevista, nemmeno in via analogica, con autonoma indicazione del compenso, nella Tabella allegata al decreto ministeriale di determinazione delle competenze spettanti ai consulenti tecnici d'ufficio. In materia di accertamento medico legale trovano, dunque, applicazione: l'art. 20 che ha riguardo all'accertamento tecnico disposto nell'ambito delle indagini preliminari e del processo penale; e l'art. 21 che ha riguardo all'accertamento svolto nell'ambito dei giudizi civili ma si occupa esclusivamente della "consulenza tecnica avente ad oggetto accertamenti medici, diagnostici, identificazione di agenti patogeni, riguardanti la persona". L'oggetto della consulenza tecnica in materia di accertamento della responsabilità sanitaria e della colpa medica in generale non appare , pertanto, riconducibile entro tale formula, nemmeno in forza di una interpretazione estensiva o analogica. La previsione della Tabella si riferisce agli accertamenti medici aventi ad oggetto lo stato di salute della persona, mentre nel caso della colpa medica, l'indagine affidata al consulente tecnico ha un oggetto diverso e più esteso, consistente nel verificare la correttezza, dal punto di vista della scienza medica dell'operazione chirurgica cui il paziente sia stato sottoposto. Trattasi, all'evidenza, di indagine che ha una propria specificità, rappresentata dal fatto che oggetto dell'accertamento è, per l'appunto, l'attività medica e di cura erogata al paziente e la sua rispondenza ai principi tecnico-scientifici e di diligenza che sovrintendono l'esercizio della relativa professione, sicché essa non può essere ricondotta, nemmeno in forza dell'analogia, alla consulenza medica diagnostica cui si riferisce la previsione tabellare. Ne consegue che, mancando una previsione specifica in Tabella per gli accertamenti tecnici aventi ad oggetto la responsabilità medica, deve ritenersi applicabile ai fini della determinazione del compenso spettante al consulente, il criterio a tempo fondato sulle vacazioni (La sentenza si pone in contrasto con la decisione Cass. Civ., ordinanza 23 settembre 2010, n. 20088 che, invece, applica l'art. 21 DM 2002).

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Processo Civile

Giudizio di opposizione a Decreto ingiuntivo – Domanda dell'opposto in riconvenzionale – Ammissibilità - Presupposti

Cass. Civ., sez. II, sentenza 17 aprile 2012 n. 6009 (Pres. Felicetti, rel. Giusti)

Anche all'opposto è, a certe condizioni, consentito, con la comparsa di costituzione e risposta, l'esercizio dello ius variandi: e ciò - come è stato precisato dalle Sezioni Unite (sentenza 27 dicembre 2010, n. 26128) - sia quando l'opponente abbia a sua volta proposto una domanda riconvenzionale, sia quando lo stesso abbia introdotto, con l'atto di opposizione, difese, in fatto o in diritto, finalizzate al rigetto della domanda, ma integranti un tema di indagine tale da giustificare, da parte dell'opposto, una domanda nuova.

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Processo Civile

Legge di interpretazione autentica in materia civile – Divieto della ingerenza del legislatore nei processi pendenti – Art. 6 Cedu

Corte cost., sentenza 5 aprile 2012 n. 78 (Pres. Quaranta, est. Criscuolo)

Se, in linea di principio, nulla vieta al potere legislativo di regolamentare in materia civile, con nuove disposizioni dalla portata retroattiva, diritti risultanti da leggi in vigore, il principio della preminenza del diritto e il concetto di processo equo sanciti dall’art. 6 della Convenzione ostano, salvo che per imperative ragioni di interesse generale, all’ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia, al fine di influenzare l’esito giudiziario di una controversia (ex plurimis: Corte europea, sentenza sezione seconda, 7 giugno 2011, Agrati ed altri contro Italia; sezione seconda, 31 maggio 2011, Maggio contro Italia; sezione quinta, 11 febbraio 2010, Javaugue contro Francia; sezione seconda, 10 giugno 2008, Bortesi e altri contro Italia). Pertanto, sussiste uno spazio, sia pur delimitato, per un intervento del legislatore con efficacia retroattiva (fermi i limiti di cui all’art. 25 Cost.), se giustificato da «motivi imperativi d’interesse generale»», che spetta innanzitutto al legislatore nazionale e a questa Corte valutare, con riferimento a principi, diritti e beni di rilievo costituzionale, nell’ambito del margine di apprezzamento riconosciuto dalla giurisprudenza della Cedu ai singoli ordinamenti statali (sentenza n. 15 del 2012).

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Processo Civile

Giudizio di Appello – Liquidazione delle spese del processo

Cass. Civ., sez. II, sentenza 2 aprile 2012 n. 5249 (Pres. Plenteda, rel. Scaldaferri)

Quanto al nuovo regolamento delle spese del giudizio di primo grado, all'esito del giudizio di appello, ad esso è tenuto, anche d'ufficio, il giudice di secondo grado che riformi, anche in parte, la sentenza di primo grado, e ciò in base al disposto dell'art.336 cod.proc.civ. che prevede il c.d. effetto espansivo della riforma in appello (cfr. ex multis Cass. n. 5988/01; n. 26985/09; 17523/11).

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Processo Civile

Improcedibilità dell'appello – Cass. Civ. SS.UU. 20604/2008 - preclusione/decadenza – Affidamento della parte su pregressa giurisprudenza – Overruling - Sussiste

Cass. Civ., sez. lav., sentenza 30 marzo 2012 n. 5181 (Pres., rel. Battimiello)

Deve escludersi l'operatività della preclusione o della decadenza derivante dal mutamento giurisprudenziale nei confronti della consolidata precedente interpretazione della regola stessa la quale, sebbene solo sul puano fattuale, aveva comunque creato l'apparenza di una regola conforme alla legge del tempo. In questo caso, lo strumento processuale tramite il quale realizzare la tutela della parte va modulato in relazione alle peculiarità delle situazioni processuali interessante dal mutamento di giurisprudenza.

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Processo Civile

Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà – efficacia probatoria nel processo – Non sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza21 marzo 2012 n. 4532 (Pres. Petitti, rel. D'Ascolta)

Alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà prevista dall’art. 4 della legge n. 15 del 1968, deve negarsi qualunque rilevanza, sia pure indiziaria, qualora costituisca l’unico elemento esibito in giudizio al fine di provare un elemento costitutivo dell’azione o dell’eccezione, atteso che la parte non può derivare elementi di prova a proprio favore, ai fini del soddisfacimento dell’onere di cui all’art. 2697 cod. civ., da proprie dichiarazioni non asseverate da terzi (Cass. 5321/06).

Inoltre l’art. 2 del d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) chiarisce che le dichiarazioni sostitutive di certificazioni relative a stati, qualità personali e fatti, tra cui la residenza, previste dall’art. 46 del medesimo testo normativo, esulano dall’ambito della prova civile, riguardando “la produzione di atti e documenti agli organi della P.A. nonché ai gestori di pubblici servizi nei rapporti tra loro e in quelli con l’utenza, e ai privati che vi consentono” (Cass. 26937/06). É quindi insegnamento largamente condiviso che la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, così come l’autocertificazione in genere, ha attitudine certificativa e probatoria esclusivamente in alcune procedure amministrative, essendo viceversa priva di efficacia in sede giurisdizionale (Cass. 703/07; 15486/07; 6755/10; 10191/10). In materia successoria questi principi sono invero stati contraddetti da occasionali enunciati (Cass. 5730/78; 4275/76; 5803/09), ma restano lezione corrente (Cass. 6132/08), poiché si saldano coerentemente alla ferma giurisprudenza secondo la quale incombe alla parte che ricorre per cassazione, nella qualità di erede della persona che partecipò al giudizio di merito, l’onere di dimostrare, il decesso della parte originaria e la propria qualità di erede; in difetto, l’impugnazione dev’essere dichiarata inammissibile per mancanza di prova della legittimazione ad impugnare (Cass. 1943/11; 15352/10; S.U. 4468/09)

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Procedimento civile

Patrocinio a spese dello Stato - D.P.R. 115/2002 - Attività stragiudiziale - Esclusione


Cass. Civ., sez. II, sentenza 23 novembre 2011 n. 24723

(Pres. Goldoni, rel. Migliucci)

Il patrocinio a spese dello Stato è previsto esclusivamente per la difesa in giudizio del cittadino non abbiente, avendo il legislatore inteso in tal modo dare attuazione al dettato dell'art. 24 Cost.. Ed invero, l'onere posto a carico dello Stato e quindi della collettività intanto è giustificato in quanto sia preordinato a soddisfare l'esigenza di assicurare il ricorso alla tutela giurisdizionale nel caso in cui la pretesa del cittadino non abbiente non risulti manifestamente infondata, perché altrimenti si verrebbe a negare il riconoscimento di diritti per l'impossibilità del singolo di accedere alla giurisdizione a causa delle proprie condizioni economiche. D'altra parte, il quadro normativo di riferimento e la interpretazione logico - sistematica dell'art. 124 del decreto n. 115 del 2002, evidenziano come quest'ultima norma, atteso che la disposizione da ultimo citata, nel disciplinare le modalità di presentazione della richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, fa l'ipotesi in cui la stessa sia formulata quando il processo sia già iniziato e quella in cui la parte formuli l'istanza prima dell'inizio del giudizio al fine di avvalersi del patrocinio per l'azione ancora da intraprendere ma ad essa finalizzata in tal senso va evidentemente interpretata l'espressione "quando il processo non pende" che non sta a significare che anche l'attività stragiudiziale possa formare oggetto di copertura economica.

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Procedimento civile

Responsabilità processuale aggravata - Art. 96 comma III c.p.c. - Condanna per lite temeraria ma contestuale compensazione delle spese di lite - Ammissibilità - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 20 marzo 2012 n. 4443

(Pres. Felicetti, rel. Mazzacane)

L'applicazione della condanna ex art. 96, comma III, c.p.c. - come introdotta dalla Legge 69/2009 - prescinde dalla liquidazione delle spese giudiziali e, quindi, può essere applicata anche in presenza di compensazione. E' corretta la condanna ex art. 96 comma III c.p.c. nei confronti della parte che proponga un ricorso cautelare a tutela di un credito prescritto

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Procedimento civile

Impugnazioni civili - Appello - Produzione o ripristino dei documenti prodotti in primo grado

Cass. Civ., sez. lav., ordinanza 8 marzo 2012 n. 3639

(Pres. Vidiri, rel. Morcavallo)

La Sezione Lavoro ha rimesso al Primo Presidente, per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione di massima di particolare importanza relativa alla sussistenza di un onere in capo all'appellante, in quanto tale, di produrre o ripristinare, in appello, i documenti prodotti in primo grado a prescindere dalla posizione ricoperta nella precedente fase processuale ovvero se il suo onere probatorio debba essere individuato con esclusivo riferimento alla posizione assunta nel giudizio di primo grado, con conseguente onere di ripristino della prova documentale, ove l'appellante fosse la parte convenuta nel giudizio di primo grado, ai soli fatti estintivi dell'obbligazione dedotta nel giudizio

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Procedimento civile

Impugnazioni civili - Rinunzia all'atto di impugnazione - Patto di rinunzia - Validità - Rimessione alle Sezioni Unite

Cass. Civ., sez. II, ordinanza 6 marzo 2012 n. 3469

(Pres. Schettino, rel. Scalisi)

La Seconda Sezione Civile ha rimesso alle Sezioni Unite di pronunciarsi in ordine alla questione di massima di particolare importanza, relativa alla validità del patto con il quale una parte processuale si impegna con l'altra parte a non impugnare l'emananda sentenza resa nella causa in corso, ovvero rinunzia preventivamente all'impugnazione della stessa sentenza

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