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Procedimento civile

Processo Civile

Ammissione al patrocinio a spese dello Stato – Soccombenza della parte ammessa – Condanna al pagamento delle spese verso la controparte – Somme a carico dell'Erario – Esclusione

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza - 16 maggio 2012 n. 10053

L’ammissione al gratuito patrocinio nel processo civile, non comporta che siano a carico dello Stato le spese che l’assistito sia condannato a pagare all’altra parte risultata vittoriosa, perché gli onorari e le spese sono solo quelli dovuti al difensore della parte ammessa al beneficio, che lo Stato, sostituendosi alla stessa parte si impegna ad anticipare, in considerazione delle sue precarie condizioni economiche e della non manifesta infondatezza delle relative pretese.

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Processo Civile

Richieste istruttorie – Specificità – Necessità - Sussiste

Cass. Civ., sez. III, sentenza 12 giugno 2012 n. 9522 (Pres. Spirito, rel. De Stefano)

La non consentita supplenza del giudice nelle attività delle parti, fa sì che le istanze istruttorie debbano avere ad oggetto circostanze il più possibile specifiche, nel senso che debbono garantire il massimo grado di specificità consentito in relazione alla fattispecie concreta.

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Processo Civile

Ordine di esibizione ex art. 2711 comma II c.c. - Ambito oggettivo e soggettivo – Portata applicativa – Condizioni e limiti

Cass. Civ., sez. III, sentenza 12 giugno 2012 n. 9522 (Pres. Spirito, rel. De Stefano)

La norma dell'art. 2711, comma secondo, cod. civ. consente, in tutte le controversie in cui una delle parti è un imprenditore, al giudice di ordinare a questi, d'ufficio, l'esibizione dei libri contabili la cui tenuta è obbligatoria (artt. 2195 e 2214 cod. civ.) benché al solo fine di estrarre le registrazioni rilevanti per quel giudizio, nonché l'esibizione di ogni singola scrittura contabile, di ogni lettera, telegramma o fattura; e, per di più, potendo sostenersi, vista la genericità dell'elencazione dei documenti, che essa non sia affatto tassativa, tanto da restare assoggettabili all'ordine ufficioso di esibizione tutti i documenti formatisi nell'esercizio dell'impresa e ad essa direttamente connessi. Rispetto all'istituto generale dell'esibizione su istanza di parte disciplinato dagli artt. 210 ss. cod. proc. civ., quello di cui all'art. 2711 cod. civ. conosce, da un lato, una notevole limitazione soggettiva della propria area operativa, poiché l'ordine non può essere rivolto nei confronti di un imprenditore terzo rispetto alla controversia; e, dall'altro, vede assai ampliato oggettivamente il proprio ambito applicativo, visto che si tratta di un potere istruttorie rimesso all'iniziativa del giudice a carattere molto ampio, sia per l'elevato numero di controversie nelle quali è potenzialmente utilizzabile, sia con riguardo al novero particolarmente esteso dei documenti commerciali di cui il giudice, in virtù dell'art. 2711, comma secondo, cod. civ., può disporre d'ufficio l'acquisizione. Comunque, non è ammesso in mancanza di compiuta e specifica individuazione o quanto meno di una sufficiente individuabilità del documento da acquisire, del quale sia noto od almeno assertivamente indicato un preciso contenuto, influente per la decisione della causa, anche ai sensi dell'art. 2711 cod. civ.; tanto che la suddetta esibizione non può essere sollecitata, né disposta, con generico riferimento alla contabilità della banca medesima, senza specificazione di quale singola partita o registrazione conterrebbe quella dimostrazione

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Processo Civile

Ammissione delle prove – Motivazione capo per capo – Esclusione – Motivazione globale – Possibilità sussiste – Inammissibilità per contenuto discorsivo e assenza di specificità - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 31 maggio 2012 n. 8773 (Pres. Vitrone, rel. Dogliotti)

La motivazione della prova non deve farsi necessariamente capo per capo ma può farsi anche in termini generali. In particolare, è inammissibile la prova non specifica perché redatta in modo discorsivo

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Processo Civile

Rappresentanza in giudizio dello Stato – Art. 4 legge 260/1958 – Applicabilità anche quando l'errore riguardi distinte ed autonome soggettività di diritto pubblico ammesse al patrocinio dell'Avvocatura dello Stato

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 29 maggio 2012 n. 8516(Pres. Vittoria, rel. Cappabianca)

L'art. 4 l. 260/1958 è applicabile anche quando l'errore d'identificazione riguardi distinte ed autonome soggettività di diritto pubblico ammesse al patrocinio dell'Avvocatura dello Stato, nella specie: Agenzia delle Entrate (L'art. 4 della legge 260/1958 – sulla rappresentanza dello Stato in giudizio – prevede che “L'errore di identificazione della persona alla quale l'atto introduttivo del giudizio ed ogni altro atto doveva essere notificato, deve essere eccepito dall'Avvocatura dello Stato nella prima udienza, con la contemporanea indicazione della persona alla quale l'atto doveva essere notificato. Tale indicazione non è più eccepibile. Il giudice prescrive un termine entro il quale l'atto deve essere rinnovato. L'eccezione rimette in termini la parte).

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Processo Civile

Giudizio di opposizione avverso il provvedimento con cui il giudice liquida gli onorari per l’opera professionale prestata dal difensore a favore di soggetto ammesso al patrocinio a spese dello Stato – Legittimazione passiva – Agenzia delle Entrate – Esclusione – Ministero della Giustizia - Sussiste

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 29 maggio 2012 n. 8516(Pres. Vittoria, rel. Cappabianca)

Posto che il procedimento di opposizione ex art. 170 d.p.r. 115/2002 (al decreto di liquidazione dei compensi a custodi ed ausiliari del giudice ed al decreto di liquidazione degli onorari dovuti ai difensori di patrocinati a spese dello Stato) presenta, anche se riferito a liquidazioni inerenti ad attività espletate ai fini di giudizio penale, carattere di autonomo giudizio contenzioso avente ad oggetto controversia di natura civile incidente su situazione soggettiva dotata della consistenza di diritto soggettivo patrimoniale, parte necessaria dei procedimenti suddetti deve considerarsi ogni titolare passivo del rapporto di debito oggetto del procedimento; con la conseguenza che in tale prospettiva finalistica va letta la previsione di cui all’art. 170 d.p.r. 115/2002 e che, nei procedimenti di opposizione a liquidazioni inerenti a giudizi civili e penali suscettibili di restare a carico dell'"erario", anche quest'ultimo, identificato nel Ministero della Giustizia, è parte necessaria"

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Processo Civile

Atto di citazione – Nullità ex art. 164 comma IV c.p.c. - Ricorso per Cassazione – Sindacato del giudice di Legittimità

Cass. Civ., sez. Un., sentenza 22 maggio 2012 n. 8078 (Pres. Vittoria, rel. Rordorf)

Quando col ricorso per cassazione venga denunciato un vizio che comporti la nullità del procedimento o della sentenza impugnata, ed in particolare un vizio afferente alla nullità dell'atto introduttivo del giudizio per indeterminatezza dell'oggetto della domanda o delle ragioni poste a suo fondamento, il giudice di legittimità non deve limitare la propria cognizione all'esame della sufficienza e logicità della motivazione con cui il giudice di merito ha vagliato la questione, ma è investito del potere di esaminare direttamente gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fonda, purché la censura sia stata proposta dal ricorrente in conformità alle regole fissate al riguardo dal codice di rito (ed oggi quindi, in particolare, in conformità alle prescrizioni dettate dagli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, c.p.c.)

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Processo Civile

Atto di citazione – Nullità ex art. 164 comma IV c.p.c.

Cass. Civ., sez. Un., sentenza 22 maggio 2012 n. 8078 (Pres. Vittoria, rel. Rordorf)

La nullità della citazione si produce, a norma dell'art. 164, quarto comma, c.p.c., solo quando il petitum sia stato del tutto omesso o sia assolutamente incerto, oppure quando manchi del tutto l'esposizione dei fatti costituenti la ragione della domanda. Nello scrutinare la conformità dell'atto al modello legale, l'identificazione dell'oggetto della domanda va peraltro operata avendo riguardo all'insieme delle indicazioni contenute nell'atto di citazione e dei documenti ad esso allegati, producendosi la nullità solo quando, all'esito del predetto scrutinio, l'oggetto risulti "assolutamente" incerto. Ma occorre anche tener conto che quest'ultimo elemento deve essere vagliato in coerenza con la ragione ispiratrice della norma, che impone all'attore di specificare sin dall'atto introduttivo, a pena di nullità, l'oggetto della sua domanda: ragione che risiede nell'esigenza di porre immediatamente il convenuto nelle condizioni di apprestare adeguate e puntuali difese (prima ancora che di offrire al giudice l'immediata contezza del thema decidendum), con la conseguenza che non può prescindersi, nel valutare il grado d'incertezza della domanda, dalla natura del relativo oggetto e dalla relazione in cui, con esso, si trovi eventualmente la controparte: se tale, cioè, da consentire, comunque, un'agevole individuazione di quanto l'attore richiede e delle ragioni per cui lo fa, o se, viceversa, tale da rendere effettivamente difficile, in difetto di maggiori specificazioni, l'approntamento di una precisa linea di difesa (cfr. già, in tal senso, Cass. n. 17023 del 2003 e n. 27670 del 2008). Donde si è tratta la conseguenza che l'atto di citazione per la revoca di rimesse in conto corrente bancario non è affetto da nullità per vizio del petitum se l'attore ha identificato una somma minima o un importo complessivo ed ha chiesto la revoca di tutte le rimesse affluite, non essendo necessaria per l'individuazione della domanda l'indicazione di ciascuna singola rimessa revocabile (Cass. n. 17023 del 2003, cit. e n. 14676 del 2007). Giova altresì precisare che la nullità dell'atto di citazione può essere dichiarata soltanto in situazioni nelle quali l'incertezza investe l'intero contenuto dell'atto. Nel caso, invece, in cui risulti possibile individuare una o più domande sufficientemente identificate nei loro elementi essenziali, l'eventuale difetto di determinazione di altre domande, malamente formulate nel medesimo atto, comporterà l'improponibilità solo di quelle, ma non anche la nullità della citazione nella sua interezza.

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Processo Civile

Art. 2 legge 218 del 2011 – Termine di costituzione dell'opponente – Illegittimità costituzionale – Manifesta infondatezza

Cass. Civ., sez. I, sentenza 17 maggio 2012 n. 7792 (Pres. Carnevale, est. Macioce)

E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge n. 218 del 2011, il quale, per i procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore, esclude che la dimidiazione del termine di costituzione dell'opponente sia automatica e ragionevolmente la correla all'eventuale scelta acceleratoria compiuta dall'opponente stesso tramite assegnazione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a quello dell'art. 163-bis, primo comma, cod. proc. Civ.

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Processo Civile

Abuso del Processo – Art. 26, comma II, codice del processo amministrativo – Danno lecito da processo – Quantificazione del danno – In percentuale sulle spese di lite

Cons. Stato, sez. V, sentenza 17 maggio 2012 n. 2821 (Pres. Baccarini, est. Buricelli)

La disposizione di cui all’art. 26, comma 2, cod proc. amm., nuovo testo, come modificato dall’art. 1, comma 1, lettera f) del d. lgs. n. 195 del 2011, secondo cui “il giudice condanna d'ufficio la parte soccombente al pagamento di una sanzione pecuniaria, in misura non inferiore al doppio e non superiore al quintuplo del contributo unificato dovuto per il ricorso introduttivo del giudizio, quando la parte soccombente ha agito o resistito temerariamente in giudizio…”, è da ritenersi applicabile soltanto ai giudizi introdotti, in primo grado, dopo la sua entrata in vigore (arg. ex art. 92, comma 2, c. p. c. e l. 69/09 ). Circa il “quantum”, l’ “indennizzo per danno lecito da processo” (così la sezione, con la sentenza n. 3083 del 2011, p. 8.3.) ex art. 26, comma 2, c. p. a. può essere determinato secondo il criterio della “percentuale sulle spese di lite” (cfr. Cons. St. , V, sent. n. 3083/11 cit. , p. 8.4.), tenendo anche conto della natura del giudizio

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