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Persone fisiche e soggetti

Persone fisiche e soggetti

Matrimonio tra persone dello stesso sesso - artt. 9 e 12 della Cedu - Revirement giurisprudenziale - Unione omosessuale nel concetto di Famiglia - Diritto al matrimonio anche alle persone omosessuali - Discrezionalità del legislatore

Corte Eur. Dir. dell'Uomo, sez. I, sentenza 24 giugno 2010, caso Schalk and Kopf c/ Austria

(pres. Rozakis)

La Corte reputa di dovere mutare al propria giurisprudenza e, dunque, non considererà più che il diritto al matrimonio è riconosciuto solo a persone di sesso diverso, approdando ad una concezione contemporanea ed evoluta che riconosce a tutti il diritto in questione e, dunque, anche alle persone omosessuali. La Corte pure annuncia che le relazioni omosessuali non saranno più comprese soltanto nella nozione di "vita privata", ma nella nozione di "vita familiare" pure contenuta nell'art. 8. Contestualmente, però, la Corte ribadisce che è riservato allo Stato, poi, disciplinare ed introdurre l'istituto del matrimonio omosessuale a livello statuale. (La Corte afferma: The applicants argued that the wording did not necessarily imply that a man could only marry a woman and vice versa. The Court observes that, looked at in isolation, the wording of Article 12 might be interpreted so as not to exclude the marriage between two men or two women. However, in contrast, all other substantive Articles of the Convention grant rights and freedoms to "everyone" or state that "no one" is to be subjected to certain types of prohibited treatment (…). Regard being had to Article 9 of the Charter, therefore, the Court would no longer consider that the right to marry enshrined in Article 12 must in all circumstances be limited to marriage between two persons of the opposite sex. Consequently, it cannot be said that Article 12 is inapplicable to the applicants' complaint. However, as matters stand, the question whether or not to allow same-sex marriage is left to regulation by the national law of the Contracting State)

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Persone fisiche e soggetti

Artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis del codice civile - questione di legittimità costituzionale - nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso - Violazione degli artt. 2, 3, 29, 117, comma I, cost. - Infondatezza - Indammissibilità - Conferma della sentenza 14 aprile 2010 n. 138

Corte cost., ordinanza 22 luglio 2010 n. 276

(pres. Amirante, est. Criscuolo)

La normativa del codice civile che contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna, non può considerarsi illegittima sul piano costituzionale. L'art. 29 Cost., infatti, si riferisce alla nozione di matrimonio definita dal codice civile come unione tra persone di sesso diverso, e questo significato del precetto costituzionale non può essere superato per via ermeneutica, perché (in ordine all'art. 3 Cost.) le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio (La Corte: a) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis del codice civile, sollevata, in riferimento all'articolo 2 della Costituzione, dalla Corte di appello di Firenze; b) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli sopra indicati del codice civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 29 della Costituzione, dalla Corte di appello di Firenze)

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Artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis del codice civile - questione di legittimità costituzionale - nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che le persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso - Violazione degli artt. 2, 3, 29, 117, comma I, cost. - Infondatezza - Indammissibilità


Corte Cost. Sentenza 14 aprile 2010 n. 138

(Pres. Amirante, est. Criscuolo)

Con riferimento all'art. 3 Cost., la censurata normativa del codice civile che contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna, non può considerarsi illegittima sul piano costituzionale. Ciò sia perché essa trova fondamento nel citato art. 29 Cost., sia perché la normativa medesima non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio. La suddetta normativa non è nemmeno censurable per violazione dell'art. 117, comma I, Cost. Per il tramite della norma interposta ex art. 9 della Carta di Nizza (come, del resto, l'art. 12 della CEDU): tale enunciato normativo nell'affermare il diritto di sposarsi rinvia alle leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio. Si deve aggiungere che le spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali, elaborate sotto l'autorità del praesidium della Convenzione che l'aveva redatta (e che, pur non avendo status di legge, rappresentano un indubbio strumento di interpretazione), con riferimento al detto art. 9 chiariscono (tra l'altro) che "L'articolo non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso" (Dispositivo della importante sentenza in commento: La Consulta a) dichiara inammissibile, in riferimento agli articoli 2 e 117, primo comma, della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale degli articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis del codice civile, sollevata dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di appello di Trento con le ordinanze indicate in epigrafe; b) dichiara non fondata, in riferimento agli articoli 3 e 29 della Costituzione la questione di legittimità costituzionale degli articoli sopra indicati del codice civile sollevata dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di appello di Trento con le medesime ordinanze)

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