Vai al menu principale- Vai ai contenuti della pagina[0] Home[H]

Homepage > Giurisprudenza > Giurisprudenza Alte Corti > Indice Generale > Persone fisiche e soggetti

Persone fisiche e soggetti

Persone fisiche e soggetti

IMPUTATO IRREVERSIBILMENTE INCAPACE A PARTECIPARE AL PROCESSO - APPLICAZIONE DEGLI ARTT. 71 E 72 C.P.P. - QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ DELL'ART. 159, PRIMO COMMA, CODICE PENALE - INAMMISSIBILITÀ - MONITO AL LEGISLATORE - ESIGENZA DI INTERVENTO LEGISLATIVO

Corte Cost., sentenza 14 febbraio 2013 n. 23 (Pres. Gallo, rel. SIlvestri)

E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 159, primo comma, del codice penale, «nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione anche in presenza delle condizioni di cui agli artt. 71 e 72 c.p.p., laddove sia accertata l’irreversibilità dell’incapacità dell’imputato di partecipare coscientemente al processo». Trattasi infatti, di questione che richiede un intervento del legislatore (Nel dichiarare l’inammissibilità della questione - dovuta al rispetto della priorità di valutazione da parte del legislatore sulla congruità dei mezzi per raggiungere un fine costituzionalmente necessario - la Corte ritiene tuttavia di affermare come non sarebbe tollerabile l’eccessivo protrarsi dell’inerzia legislativa in ordine al grave problema individuato nella presente pronuncia)

Versione Stampabile


 

Persone Fisiche e Soggetti

Trattamento sanitario Obbligatorio – Giudizio di Reclamo

Cass. civ., sez. I, sentenza 2 agosto 2012 n. 31916 (Pres. Luccioli, rel. Piccinini)

Il trattamento sanitario obbligatorio incide sulla libertà personale del soggetto sottoposto al trattamento sanitario in misura analoga a quanto avviene con le ordinanze impositive di misure cautelari, così essendo possibile applicare al primo, in materia di gravame, i principi del secondo e ciò in ragione dello stretto collegamento intercorrente fra il provvedimento inflittivo della misura e quello emesso in sede di riesame, nonché dell'effetto interamente devolutivo che si determina in tale sede (C. 06/8590, C. 06/6322, C. 06/3255, C. 06/1102). Per di più giova considerare che il penultimo comma dell'art. 35 della citata legge n. 833 ("il Tribunale provvede in Camera di Consiglio, sentito il pubblico ministero, dopo aver assunto le informazioni e raccolto le prove disposte di ufficio o richieste dalle parti") conferisce ampio potere di indagine al tribunale, circostanza da cui ulteriormente discende che correttamente il giudice dell'impugnazione può sopperire con la propria motivazione alle eventuali carenze riscontrate nel provvedimento impugnato.

Versione Stampabile


 

Persone Fisiche e Soggetti

Art. 4 della legge 22/05/1978, n. 194 - Aborto e interruzione volontaria della gravidanza - Interruzione della gravidanza nei primi novanta giorni dal concepimento - Facoltà della gestante, nella specie minorenne, in presenza delle condizioni previste dalla legge

Corte Cost., ordinanza 19 luglio 2012 n. 196 (Pres. Quaranta, est. Morelli)

Il provvedimento di “autorizzazione a decidere” che, nella procedura di aborto della minore, è chiesto al giudice tutelare, ha contenuto «unicamente di integrazione, della volontà della minorenne, per i vincoli gravanti sulla sua capacità d’agire», rimanendo quindi «esterno alla procedura di riscontro, nel concreto, dei parametri previsti dal legislatore per potersi procedere all’interruzione gravidica»; sicché, «una volta che i disposti accertamenti siansi identificati quale antefatto specifico e presupposto di carattere tecnico, al magistrato non sarebbe possibile discostarsene; intervenendo egli, come si è chiarito, nella sola generica sfera della capacità (o incapacità) del soggetto, tal quale viene a verificarsi per altre consimili fattispecie (per gli interdicendi, ad esempio, ai sensi dell’articolo 414 cod. civ.)». Conformemente alla sopra identificata funzione del procedimento dinanzi al giudice tutelare, è «attribuito a tale giudice – in tutti i casi in cui l’assenso dei genitori o degli esercenti la tutela non sia o non possa essere espresso – il compito di “autorizzazione a decidere”, un compito che (alla stregua della stessa espressione usata per indicarlo dall’art. 12, secondo comma, della legge n. 194 del 1978) non può configurarsi come potestà co-decisionale, la decisione essendo rimessa – alle condizioni ivi previste – soltanto alla responsabilità della donna» (ordinanza n. 76 del 1996); ne consegue chr «il provvedimento del giudice tutelare risponde ad una funzione di verifica in ordine alla esistenza delle condizioni nelle quali la decisione della minore possa essere presa in piena libertà morale» (ordinanza n. 514 del 2002).

Versione Stampabile


 

Persone fisiche e soggetti

Annullamento del matrimonio - in sede ecclesiastica - per esclusione di uno dei bona matrimonii - Indissolubilità del matrimonio - Riserva mentale del marito - Non esternata alla moglie - Riconoscibile con l'ordinaria diligenza - Sussiste


Cass. Civ., sez. I, sentenza 22 agosto 2011 n. 17465

(Pres. Luccioli, Rel. Dogliotti)

Va deliberata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione, da parte di uno dei coniugi, dei bona matrimoni, purché tale divergenza fra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all'altro coniuge o sia da questo conosciuta o comunque conoscibile con l'ordinaria diligenza.

Versione Stampabile


 

Persone fisiche e soggetti

Art. 8 CEDU - diritto all'aborto - Sussiste


Corte Eur. Dir. Uomo, sez. IV, sentenza 26 maggio 2011, n. 27617/2004, R.R. c. Polonia

L'Art. 8 CEDU impone agli stati membri un'obbligazione positiva di rendere sostanzialmente fruibile un diritto all'aborto che sia formalmente riconosciuto nella legislazione (come, nel caso di specie, l'interruzione di gravidanza per malformazioni genetiche del feto), sicché "[w]hile a broad margin of appreciation is accorded to the State as regards the circumstances in which an abortion will be permitted in a State, once that decision is taken the legal framework devised for this purpose should be 'shaped in a coherent manner which allows the different legitimate interests involved to be taken into account adequately and in accordance with the obligations deriving from the Convention"

Versione Stampabile


 

Persone fisiche e soggetti

Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro - Principi generali del diritto dell?Unione - Art. 157 TFUE - Direttiva 2000/78/CE - Ambito di applicazione - Nozione di "retribuzione" - Esclusioni - Regime di previdenza professionale sotto forma di pensione complementare di vecchiaia per gli ex dipendenti di un ente locale ed i loro superstiti - Metodo di calcolo di tale pensione che avvantaggia i beneficiari coniugati rispetto a quelli che vivono nell?ambito di un?unione civile registrata - Discriminazione fondata sulle tendenze sessuali

Corte Giustizia Ue, sentenza 10 maggio 2011 - Causa C-147/08 

(Pres. Skouris,rel. Šváby)

La direttiva del Consiglio 27 novembre 2000, 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, deve essere interpretata nel senso che non sono escluse dal suo ambito di applicazione ratione materiae - né sulla base del suo art. 3, n. 3, né a norma del suo ventiduesimo 'considerando' - le pensioni complementari di vecchiaia come quelle versate agli ex dipendenti della Freie und Hansestadt Hamburg e ai loro superstiti ai sensi della legge del Land di Amburgo disciplinante le pensioni complementari di vecchiaia e di reversibilità dei dipendenti della Freie und Hansestadt Hamburg (Erstes Ruhegeldgesetz der Freien und Hansestadt Hamburg), nel testo del 30 maggio 1995, le quali costituiscono retribuzioni ai sensi dell'art. 157 TFUE.

2) Il combinato disposto degli artt. 1, 2 e 3, n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78 osta ad una norma nazionale, come quella di cui all'art. 10, n. 6, della succitata legge del Land di Amburgo, ai sensi della quale un beneficiario partner di un'unione civile percepisca una pensione complementare di vecchiaia di importo inferiore rispetto a quella concessa ad un beneficiario coniugato non stabilmente separato, qualora:
- nello Stato membro interessato, il matrimonio sia riservato a persone di sesso diverso e coesista con un'unione civile quale quella prevista dalla legge 16 febbraio 2001, sulle unioni civili registrate (Gesetz über die Eingetragene Lebenspartnerschaft), che è riservata a persone dello stesso sesso, e
- sussista una discriminazione diretta fondata sulle tendenze sessuali, per il motivo che, nell'ordinamento nazionale, il suddetto partner di un'unione civile si trova in una situazione di diritto e di fatto paragonabile a quella di una persona coniugata per quanto riguarda la pensione summenzionata. La valutazione della comparabilità ricade nella competenza del giudice del rinvio e deve essere incentrata sui rispettivi diritti ed obblighi dei coniugi e delle persone legate in un'unione civile, quali disciplinati nell'ambito dei corrispondenti istituti e che risultano pertinenti alla luce della finalità e dei presupposti di concessione della prestazione in questione.

3) Nel caso in cui l'art. 10, n. 6, della legge del Land di Amburgo disciplinante le pensioni complementari di vecchiaia e di reversibilità dei dipendenti della Freie und Hansestadt Hamburg, nel testo del 30 maggio 1995, costituisse una discriminazione ai sensi dell'art. 2 della direttiva 2000/78, il diritto alla parità di trattamento potrebbe essere rivendicato da un singolo quale il ricorrente nella causa principale non prima della scadenza del termine di trasposizione di tale direttiva, ossia a partire dal 3 dicembre 2003, e ciò senza necessità di attendere che il legislatore nazionale renda la disposizione suddetta conforme al diritto dell'Unione

Versione Stampabile


 

Persone fisiche e soggetti

Matrimonio tra persone dello stesso sesso - questione di legittimità costituzionale degli articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis e 231 del codice civile, nella parte in cui non consentono che le persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio, per contrasto con gli articoli 2, 3 e 29, primo comma, della Costituzione - Questione già decisa con sentenza 138/2010 - Manifesta infondatezza

Corte Cost., ord. 4 gennaio 2011 n. 4

(Pres. De Siervo, rel. Criscuolo)

La questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 2, 3 e 29, primo comma, della Costituzione, degli articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis, 231 del codice civile, nella parte in cui non consentono che le persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio è infondata: quando all'art. 2 Cost. è infondata perchè richiede una pronuncia additiva della Corte non consentita alla Consulta; ed in riferimento ai parametri individuati negli artt. 3 e 29 Cost., è non fondata, sia perché l'art. 29 Cost. si riferisce alla nozione di matrimonio definita dal codice civile come unione tra persone di sesso diverso, e questo significato del precetto costituzionale non può essere superato per via ermeneutica, sia perché (in ordine all'art. 3 Cost.) le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio (La Corte delle Leggi, con sentenza n. 138 del 2010, emessa a seguito delle ordinanze del Tribunale di Venezia e della Corte d'appello di Trento menzionate dall'attuale rimettente, ha già esaminato la questione di legittimità costituzionale delle norme in questa sede censurate, in riferimento ai parametri costituzionali qui richiamati, nonché all'art. 117, primo comma, Cost.)

Versione Stampabile


 

Persone fisiche e soggetti

Giudizi civili concernenti gli atti e le procedure volti al recupero di aiuti di Stato in esecuzione di una decisione di recupero adottata dalla Commissione europea - Opposizione avverso cartella di pagamento tesa al recupero da parte dell'INPS di sgravi contributivi già goduti dall'opponente per contratti di formazione lavoro e ritenuti aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune, ai sensi della decisione della Commissione europea n. 2000/128/CE dell'11 maggio 1999 - Obbligo del giudice, che abbia accolto l'istanza di sospensione dell'efficacia del titolo amministrativo o giudiziale di pagamento, di fissare la data dell'udienza di trattazione nel termine di trenta giorni e di decidere la causa nei successivi sessanta giorni, esclusi i casi in cui sia stato disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia - Previsione della pe rdita di efficacia del provvedimento di sospensione allo scadere del termine di novanta giorni dalla data di emanazione, salvo che il giudice, su istanza di parte, riesamini lo stesso e ne disponga la conferma, anche parziale, sulla base dei presupposti di legge, fissando un termine di efficacia non superiore a sessanta giorni, esclusi i casi in cui sia stato disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia

Corte cost., ordinanza 23 luglio 2010 n. 281
 
(pres. Amirante, est. Criscuolo)

E' costituzionalmente illegittimo l'articolo 1, comma 3, terzo periodo, del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59 (Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008, n. 101, nella parte in cui stabilisce la perdita di efficacia del provvedimento di sospensione, adottato o confermato dal giudice (Tra l'altro, la Corte afferma che Il potere di sospensione dell'efficacia del titolo di pagamento (come quello attribuito al giudice dall'art. 1, comma 1, del d.l. n. 59 del 2008) rientra nell'ambito della tutela cautelare. La ratio ispiratrice della tutela cautelare è ravvisabile nell'esigenza di evitare che la durata del processo si risolva in un pregiudizio per la parte che dovrebbe vedere riconosciute le proprie ragioni (sentenze n. 26 del 2010, n. 144 del 2008 e n. 253 del 1994). Le misure cautelari a contenuto anticipatorio o conservativo, hanno funzione strumentale all'effettività della stessa tutela giurisdizionale, sicchè sono legate a doppio filo al diritto fondamentale garantito dall'art. 24, secondo comma, Cost. "in ogni stato e grado del procedimento"

Versione Stampabile


 

Persone fisiche e soggetti

Decorso del termine per l'impugnazione - Dalla pubblicità mediante Affissione - Modalità eccezionale - Condizioni di legittimità

Corte cost., sentenza 23 luglio 2010 n. 279

(pres. Amirante, est. Finocchiaro)

La scelta dell'affissione, quale forma di pubblicità idonea a far decorrere il termine per l'impugnazione di un atto, può essere giustificata solo dalla difficoltà di individuare coloro che possono avere interesse a proporre l'impugnazione stessa (sentenze n. 273 del 1987 e n. 153 del 1980), risultando priva di razionale giustificazione se riferita a soggetti preventivamente individuati dal legislatore (sentenze n. 251 del 2001, n. 151 del 1980, n. 255 del 1974). Ciò in quanto l'affissione determina una mera presunzione legale, peraltro insuperabile, di conoscenza dell'atto ed è quindi compatibile con il diritto di difesa del destinatario nei soli casi in cui l'individuazione di questi, ed il conseguente ricorso a mezzi di comunicazione diretta dell'atto stesso risultino impossibili o estremamente difficoltosi (La Corte conferma i suoi precedenti - sent. 224 del 2004, n. 154 del 2006 ed afferma, nel caso di specie: E' costituzionalmente illegittimo l'art. 119, secondo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), nel testo anteriore alle modifiche apportate dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), e dal decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al r. d. 16 marzo 1942, n. 267, nonché al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis della legge 14 maggio 2005, n. 80), nella parte in cui fa decorrere, nei confronti dei soggetti interessati e già indivi duati sulla base degli atti processuali, il termine per il reclamo avverso il decreto motivato del tribunale di chiusura del fallimento, dalla data di pubblicazione dello stesso nelle forme prescritte dall'art. 17 della stessa legge fallimentare, anziché dalla comunicazione dell'avvenuto deposito effettuata a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero a mezzo di altre modalità di comunicazione previste dalla legge)

Versione Stampabile


 

Persone fisiche e soggetti

Interruzione del processo per intervenuta dichiarazione di fallimento di parte costituita - Termine per la prosecuzione o la riassunzione del processo interrotto - Art. 305 c.p.c. - Giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale

Corte cost., ordinanza 21 luglio 2010 n. 261

(pres. Amirante, est. Criscuolo)

Nel vigente sistema di diritto processuale civile è ormai acquisito il principio secondo cui, nei casi d'interruzione automatica del processo (artt. 299, 300, terzo comma, 301, primo comma, cod. proc. civ.), il termine per la riassunzione decorre non già dal giorno in cui l'evento interruttivo si è verificato, bensì dal giorno in cui esso è venuto a conoscenza della parte interessata alla riassunzione (La Corte, nel caso in esame, ribadendo il principio sopra esposto anche per l'ipotesi del fallimento della patre costituita, ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 305 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Vicenza)

Versione Stampabile


 



Pagina 1 di 2
1 2 >>