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Misure di protezione delle persone prive di autonomia

Misure di protezione delle persone prive di autonomia

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO – REQUISITI – REQUISITO OGGETTIVO E REQUISITO SOGGETTIVO (art. 404 c.c.)

Cass. Civ., sez. I, 4 febbraio 2014 n. 2364 (Pres. Di Palma, rel. Acierno)

L'art. 404 cod. civ., introdotto dalla legge n. 6 del 2004, prevede che "la persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio". Tale misura protettiva si compone di un duplice accertamento rimesso al giudice del merito (Cass. 2006/13584; Cass. 2009/9628; Cass. 2010/4866; Cass. 2011/22332), il primo concernente la sussistenza di una infermità o di una menomazione fisica o psichica (requisito soggettivo) e il secondo riguardante l'incidenza di tali condizioni sulla capacità del soggetto di provvedere ai propri interessi (requisito oggettivo).

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AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO – NOMINA DELL’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO – CONTRASTO ENDOFAMILIARE – NOMINA DI UN TERZO - SUSSISTE (art. 404 c.c.)

Cass. Civ., sez. I, 4 febbraio 2014 n. 2364 (Pres. Di Palma, rel. Acierno)

In tema di nomina dell’amministratore di sostegno, il clima di contrasto endofamiliare giustifica l'opzione per un terzo estraneo.

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Amministrazione di Sostegno – Nomina dell'amministratore in previsione della futura incapacità – Ricorso proposto dalla persona che si trovi in piena capacità, in vista dello stato futuro di incapacità - Designazione “De Futuro” - Introduzione di Direttive Anticipate di Trattamento terapeutico (DAP) – Art. 408 c.c. - Effetti

Cass. Civ., sez. VI, sentenza 20 dicembre 2012 n. 23707 (Pres. Luccioli, rel. Cultrera)

Le direttive anticipate di trattamento terapeutico sono espressione dell'autodeterminazione della persona, in cui si esplica e si realizza il rispetto della dignità umana. Pertanto, l'atto ex art. 408 c.c., con cui il soggetto indica al suo futuro amministratore di sostegno le scelte terapeutiche che dovranno essere compiute nel suo interesse: 1. vincolano l'amministratore di sostegno, seppur i suoi poteri non sono prestabiliti ma fissati dal giudice tutelare nell'esercizio del suo potere decisionale, nel perseguire la finalità della “cura” necessaria a garantire la protezione del beneficiario e nell'attuarne le “aspirazioni”, prestando il consenso o il dissenso informato agli atti di cura che impongono trattamenti sanitari; 2. orientano l'intervento sanitario; 3. impongono la delibazione da parte del giudice, segnatamente nell'attribuzione dei poteri da assegnare all'amministratore di sostegno

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Amministrazione di Sostegno – Nomina dell'amministratore in previsione della futura incapacità – Ricorso proposto dalla persona che si trovi in piena capacità, in vista dello stato futuro di incapacità - Designazione “De Futuro” - Attualità dello stato di incapacità – Necessità – Sussiste

Cass. Civ., sez. VI, sentenza 20 dicembre 2012 n. 23707 (Pres. Luccioli, rel. Cultrera)

Al fine della nomina dell'amministratore di sostegno designato con scrittura privata in previsione della futura incapacità, è necessaria la sussistenza della condizione attuale della incapacità della designante, requisito che consente l'attivazione della procedura e l'ingresso dell'istituto. Designato in vista di una probabile futura incapacità o infermità, l'amministratore di sostegno va dunque nominato dal giudice nella persona indicata nell'atto, a meno di motivate gravi ragioni ostative, ma se e quando tale condizione si sarà verificata.

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Amministrazione di sostegno – A tempo indeterminato – Compatibilità con la Convenzione di New York sulla tutela dei disabili – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 25 ottobre 2012 n. 18320 (Pres. Luccioli, rel. Lamorgese)

Dove l'amministrazione di sostegno sia apposta a tempo indeterminato, per le esigenze del beneficiario, non è ravvisabile alcuna violazione della Convenzione di New York nella parte che concerne l’obbligo degli Stati aderenti di assicurare che le misure relative all’esercizio della capacità giuridica siano proporzionate al grado in cui esse incidono sui diritti e sugli interessi delle persone con disabilità, che siano applicate per il più breve tempo possibile e siano soggette a periodica revisione da parte di una autorità indipendente ed imparziale (artt. 1 e 12).

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Amministrazione di sostegno - Dissenso del beneficiario - efficacia paralizzante ai fini dell’attivazione della misura della misura - Esclusione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 25 ottobre 2012 n. 18320 (Pres. Luccioli, rel. Lamorgese)

La valutazione della congruità e conformità del contenuto dell’amministrazione di sostegno alle specifiche esigenze del beneficiario appartiene all’apprezzamento del giudice di merito, il quale deve tenere conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto dell’interessato, della gravità e durata della malattia o della situazione di bisogno in cui versa l’interessato, nonché di tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie (v. Cass. n. 13584/2006, 22332/2011; nel senso che l’ambito dei poteri dell’amministratore debba puntualmente correlarsi alle caratteristiche del caso concreto, v. Corte cost. n. 440/2005). Inoltre non costituisce condizione necessaria per l’applicazione di tale misura la circostanza che il beneficiario abbia chiesto o accettato il sostegno ovvero abbia indicato la persona da nominare o i bisogni concreti da soddisfare (v. Cass. n. 4866/2010; anche secondo Corte cost. n. 4/2007, gli artt. 407 e 410 c.c. non attribuiscono al dissenso del beneficiario una efficacia paralizzante ai fini dell’attivazione della misura dell’amministrazione di sostegno).

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Amministrazione di sostegno – Sussidiarietà – Istituzione solo là dove il soggetto debole non sia in grado di provvedere a sé stesso, eventualmente con gli strumenti del mandato e della rappresentanza – Sussiste

Cass. Civ., Sez. I, sentenza 2 ottobre 2012 n. 16770 (Pres. Fioretti, rel. Dogliotti)

La ratio dell'istituto dell'amministrazione di sostegno, volta a salvaguardare, per quanto possibile l'autodeterminazione del soggetto e la tutela della sua dignità, nonché ad impedire interventi invasivi della sua vita e la sua attività determina l'esclusione dell'amministrazione di sostegno ove l'individuo possa provvedere in modo autonomo alla tutela della sua persona e del suo patrimonio: ciò ovviamente anche in caso di avanzata età del soggetto eventualmente facendosi aiutare da persone di maggiore competenza con gli strumenti del mandato e della rappresentanza.

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Tutela – Poteri del tutore – Azione di revocazione – Necessità dell'autorizzazione – Sussiste

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 15 giugno 2012 n. 9915 (Pres. Goldoni, rel. Petitti)

L'azione di revocazione rientra tra le azioni personali, quale rimedio posto a tutela di interessi di natura preminentemente morale. Un tale potere non pare poter rientrare tra quelli conferiti genericamente in forza di procura generale, mentre rientra sicuramente, ex art. 374, primo comma, n.5, cod. civ., tra quelli del tutore, previa autorizzazione del giudice tutelare.

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Amministrazione di Sostegno – Competenza territoriale – Sopravvenienze – Nuova residenza abituale effettiva del beneficiario – Cambio della competenza – Sussiste

Cass. Civ., sez. VI, sentenza 7 maggio 2012 n. 6880 (Pres. Salmè, rel. Campanile)

L’ipotesi del mutamento della residenza o del domicilio del beneficiario deve esaminarsi alla luce della natura contingente dei provvedimenti assunti dal giudice tutelare, normalmente adottati in base alla clausola “rebus sic stantibus” e quindi, come espressamente prevede l’art. 407, comma 4, c.c., suscettibili di modificazione o modifica, anche d’ufficio, in ogni tempo. Ne consegue che anche nell’ambito dell’esercizio di tali poteri il giudice tutelare deve, specialmente nei casi in cui si verifichino contrasti tra l’amministratore e il beneficiario, tenere conto dell’interesse, dei bisogni e delle richieste del secondo (artt. 410 e 411 c.c.): l’esigenza di interloquire con il beneficiario stesso verrebbe ad essere gravemente frustrata dalla sua permanenza in località estranea al circondario del Tribunale. Né rileva il principio della perpetuatio iurisdictionis: in materia di volontaria giurisdizione, rileva la competenza del giudice nel momento in cui debbono essere adottati determinati provvedimenti sulla base di una serie di sopravvenienze. Fra le stesse non può non concludersi lo stesso mutamento (da intendersi in senso effettivo, a prescindere dalle risultanze anagrafiche) di residenza o domicilio del beneficiario, che evidentemente, così come costituisce il presupposto della competenza territoriale in relazione alla nomina di amministratore di sostegno, deve presiedere, sulla base delle circostanze sopravvenute, per quanto attiene ai provvedimenti successivi da adottarsi nell’ambito dell’amministrazione di sostegno. Né assume rilievo il carattere unitario della procedura: la stessa ipotesi disciplinata dall’art. 343, comma 2, c.c. dimostra come una procedura già “aperta” sulla base della competenza sussistente al momento della domanda, possa essere trasferita, senza che ciò implichi soluzione di continuità (come pure è stato sostenuto, postulandosi la revoca dell’amministrazione e l’apertura di un’altra fuori dalle ipotesi disciplinate dall’art. 413 c.c.) in altro circondario.

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Procedimento di volontaria giurisdizione - Procedimento a carattere contenzioso - Differenze - Posizione delle parti - Esclusione - Decisorietà del provvedimento - Sussiste - Conseguenza - Necessità del patrocinio legale - Rilievi sull'amministrazione di sostegno

Cass. Civ., sez. I, sentenza 7 dicembre 2011 n. 26365

(Pres. Luccioli, est. De Chiara)

E' il carattere decisorio del provvedimento del giudice, ossia la sua incidenza su diritti soggettivi o status con l'efficacia propria del giudicato, che conferisce carattere contenzioso - piuttosto che volontario - al relativo giudizio. Il carattere decisorio del provvedimento del giudice, attribuendo al relativo procedimento camerale natura contenziosa anziché volontaria, comporta l'applicazione della regola della necessità della difesa tecnica, come per tutti gli altri giudizi contenziosi regolati secondo il rito ordinario. Va precisato che la tesi qui sostenuta non si pone in contrasto con le considerazioni svolte dalla Suprema Corte nella sentenza n. 25366 del 2006 riguardante l'onere del patrocinio nei procedimenti in materia di amministrazione di sostegno. In particolare non vi è contrasto con l'affermazione che il discrimine fra necessità e facoltà del patrocinio non può essere individuato nel carattere contenzioso o volontario del procedimento: tale affermazione, invero, è fatta in quel precedente solo nel senso che la necessità del patrocinio può sussistere anche in procedimenti volontari, non già per negare detta necessità nei procedimenti contenziosi.

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