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Minori

Minori

Accertamento della paternità – Esami ematologici – rifiuto ingiustificato – Valutazione ex art. 116 c.p.c. - Come unico elemento di giudizio - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 17 luglio 2012 n. 12198 (Pres. Luccioli, est. Acierno)

Il rifiuto ingiustificato di sottoporsi agli esami ematologici costituisce un comportamento valutabile da parte del giudice ai sensi dell'art. 116 cod. proc. civ., anche in assenza di prove dei rapporti sessuali tra le parti, in quanto è proprio la mancanza di riscontri oggettivi assolutamente certi e difficilmente acquisibili circa la natura dei rapporti intercorsi e circa l'effettivo concepimento a determinare l'esigenza di desumere argomenti di prova dal comportamento processuale dei soggetti coinvolti, potendosi trarre la dimostrazione della fondatezza della domanda anche soltanto dal rifiuto ingiustificato a sottoporsi all'esame ematologico del presunto padre, posto in opportuna correlazione con le dichiarazioni della madre

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Art. 320 c.c. - Autorizzazione del Giudice Tutelare - Giudizi relativi ad atti di amministrazione straordinaria - Relativamente alla posizione di Attore in primo grado

Cass. Civ., sez. II, sentenza 18 gennaio 2012 n. 743

(Pres. Scehttino, rel. Carrato)

L'autorizzazione del giudice tutelare ex art. 320 c.c. è necessaria per promuovere giudizi relativi ad atti di amministrazione straordinaria, che possono cioè arrecare pregiudizio e diminuzione del patrimonio e non anche per gli atti diretti al miglioramento e alla conservazione dei beni che fanno già parte del patrimonio del minore (cfr., ad es., Cass. n. 1954 del 1966 e Cass. n. 8484 del 1999), precisandosi, sulla scorta di tale premessa, che anche la proposizione dell'azione di rivendica produce l'instaurazione di un giudizio relativo ad un atto di ordinaria amministrazione proprio perché preordinata all'accrescimento del patrimonio del minore (o, comunque, alla sua tutela in senso positivo e migliorativo) e non ad arrecargli un nocumento e, quindi, un pregiudizio (v., in senso specifico, Cass. n. 1546 del 1974). Oltretutto, in tema di rappresentanza processuale del minore, l'autorizzazione del giudice tutelare di cui all'ari 320 c.c. è necessaria solo quando il minore assume la veste di attore in primo grado, con la conseguenza che, quando il minore stesso sia stato convenuto, essa non è richiesta per la proposizione dell'appello o del ricorso per cassazione, quali atti diretti a resistere all'azione avversaria (cfr. Cass., SU., n. 4573 del 1983 e Cass. n. 2199 del 1984)

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Interesse preminente del minore - Obbligo di tenere presente il suo interesse in ogni atto che lo riguardi - Sussiste


Corte Cost., sentenza 23 febbraio 2012 n. 31

(Pres. Quaranta, rel. Criscuolo)

Nell'ordinamento internazionale è principio acquisito che in ogni atto comunque riguardante un minore deve tenersi presente il suo interesse, considerato preminente. E non diverso è l'indirizzo dell'ordinamento interno, nel quale l'interesse morale e materiale del minore ha assunto carattere di piena centralità, specialmente dopo la riforma attuata con legge 19 maggio 1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia), e dopo la riforma dell'adozione realizzata con la legge 4 maggio 1983, n. 184 (Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori), come modificata dalla legge 28 marzo 2001, n. 149, cui hanno fatto seguito una serie di leggi speciali che hanno introdotto forme di tutela sempre più incisiva dei diritti del minore

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Art. 569 c.p. - delitto di alterazione di stato - perdita di potestà genitoriale - Interesse del minore - Illegittimità costituzionale - Sussiste

Corte Cost., sentenza 23 febbraio 2012 n. 31

(Pres. Quaranta, rel. Criscuolo)

E' costituzionalmente illegittimo l'articolo 569 del codice penale, nella parte in cui stabilisce che, in caso di condanna pronunciata contro il genitore per il delitto di alterazione di stato, previsto dall'articolo 567, secondo comma, del codice penale, consegua di diritto la perdita della potestà genitoriale, così precludendo al giudice ogni possibilità di valutazione dell'interesse del minore nel caso concreto (La pronuncia è stata resa nel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 569 del codice penale promosso dal Tribunale di Milano con ordinanza del 31 gennaio 2011, iscritta al n. 141 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, prima serie speciale, dell'anno 2011)

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Favor veritatis - Conflitto con il favor minoris - Non sussiste

Corte Cost., ordinanza 12 gennaio 2012 n. 7

(Pres. Quaranta, rel. Grossi)

La crescente considerazione del favor veritatis (la cui ricerca risulta agevolata dalle avanzate acquisizioni scientifiche nel campo della genetica e dall'elevatissimo grado di attendibilità dei risultati delle indagini: sentenze n. 50 e n. 266 del 2006) non si pone in conflitto con il favor minoris, poiché anzi la verità biologica della procreazione costituisce una componente essenziale dell'interesse del medesimo minore, che si traduce nella esigenza di garantire ad esso il diritto alla propria identità e, segnatamente, alla affermazione di un rapporto di filiazione veridico (Corte cost. sentenze 322 del 2011, n. 216 e n. 112 del 1997)

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Filiazione - Riconoscimento di figlio naturale - Impugnazione per difetto di veridicità - Esercizio dell'azione da parte dell'autore del riconoscimento - Mancato assoggettamento ad un termine annuale di decadenza - Diversità di disciplina rispetto all'azione di disconoscimento di paternità

Corte Cost., ordinanza 12 gennaio 2012 n. 7

(Pres. Quaranta, rel. Grossi)

E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 263 c.c., sollevata in riferimento agli articoli 2, 3, 30 e 31 della Costituzione, l "nella parte in cui non sottopone ad un termine annuale di decadenza il diritto del genitore di esperire l'azione di impugnazione del riconoscimento di figlio naturale per difetto di veridicità", attesa la non comparabilità (sotto il profilo ontologico e teleologico) delle situazioni poste a raffronto in rapporto ai limiti temporali di proponibilità dell'impugnazione ex art. 263 cod. civ. e dell'azione di cui all'art. 244 cod. civ. (limiti peraltro diversamente ascrivibili, gli uni, alla categoria dei termini di prescrizione e, gli altri, a quella dei termini di decadenza), giacché l'imprescrittibilità dell'impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità trae giustificazione dalla superiore esigenza di far cadere ogni falsa apparenza di status, mentre il breve termine di decorrenza dell'azione di disconoscimento di paternità trova ragione nel favor legitimitatis quale espressione della presunzione di paternità rispetto al figlio concepito durante il matrimonio

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Filiazione - Disconoscimento della paternità - Termine di decadenza per l'esercizio dell'azione - Sospensione della decorrenza quando la parte interessata a promuovere l'azione [nella specie, il marito] si trovi in stato di incapacità naturale - Mancata previsione


Corte cost., sentenza 21 novembre 2011 n. 322

(Pres. Quaranta, est. Grossi)

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 245 del codice civile, nella parte in cui non prevede che la decorrenza del termine indicato nell'art. 244 cod. civ. è sospesa anche nei confronti del soggetto che, sebbene non interdetto, versi in condizione di abituale grave infermità di mente, che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi, sino a che duri tale stato di incapacità naturale. Ovviamente, rispetto alla esigenza di individuare se, quando e per quanto tempo il soggetto non abbia avuto coscienza dei fatti in presenza dei quali sorge il suo potere di agire, va precisato che - seppure la previsione di cui alla norma in esame è connotata, sul piano probatorio, da una presunzione ex lege di mancata conoscenza (da intendersi quale assenza di consapevolezza dei relativi presupposti e cause, nonché di rappresentazione cosciente delle conseguenze) dei presupposti costitutivi dell'azione in esame da parte dei soggetti che siano stati dichiarati interdetti e finché dura lo stato di interdizione, ai sensi del combinato disposto degli artt. 429 e 431 cod. civ. - l'estensione della garanzia della sospensione varrà evidentemente solo per quegli incapaci naturali rispetto ai quali (non già sulla base di una presunzione, bensì in ragione delle prove offerte, acquisite e valutate dal giudice) sia stato accertato che versino in uno stato di grave abituale infermità mentale, ossia che sussistano quei medesimi presupposti richiesti dall'art. 414 cod. civ. per la dichiarazione di interdizione, e fino a quando sia stato ugualmente provato (ove nel frattempo non si sia pervenuti autonomamente ad una dichiarazione di interdizione) il venir meno dello stato di incapacità. La qual cosa comporta che, come d'altronde previsto per l'interdetto, anche per l'incapace naturale - che non può, ovviamente, avvalersi dell'azione del tutore - varrà la medesima regola della corrispondenza della durata della sospensione della decorrenza del termine alla situazione di effettiva incapacità del soggetto che ne beneficia

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Audizione del Minore - Necessità

Corte cost., sentenza 11 marzo 2011 n. 83

(Pres. De Siervo, rel Melatti)

La Corte di cassazione a Sezioni unite, con sentenza n. 22238 del 2009, ha affermato che costituisce violazione del principio del contraddittorio quale connotato del giusto processo, il mancato ascolto del minore non sorretto da espressa motivazione sull'assenza di discernimento che può giustificarne l'omissione. Ciò in quanto il minore è portatore d'interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore in sede di affidamento e diritto di visita, e, per tale profilo, è qualificabile come parte in senso sostanziale

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Art. 205 c.c. - Qualità di "parte" del figlio non ancora sedicenne - Sussiste - Nomina di un curatore speciale - Anche d'Ufficio - Sussiste

Corte cost., sentenza 11 marzo 2011 n. 83

(Pres. De Siervo, rel Melatti)

Al minore non sedicenne va riconosciuta la qualità di parte nel giudizio di opposizione di cui all'art. 250 cod. civ. E, se di regola la sua rappresentanza sostanziale e processuale è affidata al genitore che ha effettuato il riconoscimento (artt. 317-bis e 320 cod. civ.), qualora si prospettino situazioni di conflitto d'interessi, anche in via potenziale, spetta al giudice procedere alla nomina di un curatore speciale. Il che può avvenire su richiesta del pubblico ministero, o di qualunque parte che vi abbia interesse (art. 79 cod. proc. civ.), ma anche di ufficio, avuto riguardo allo specifico potere attribuito in proposito all'autorità giudiziaria dall'art. 9, primo comma, della citata Convenzione di Strasburgo.

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Art. 205 c.c. - Riconoscimento del figlio naturale - Qualità di "parte" del figlio non ancora sedicenne - Sussiste - Interpretazione costituzionalmente orientata

Corte cost., sentenza 11 marzo 2011 n. 83

(Pres. De Siervo, rel Melatti)

Anche per la fattispecie prevista dall'art. 250, quarto comma, cod. civ., il giudice, nel suo prudente apprezzamento e previa adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, può procedere alla nomina di un curatore speciale, avvalendosi della disposizione dettata dall'art. 78 cod. proc. civ., che non ha carattere eccezionale, ma costituisce piuttosto un istituto che è espressione di un principio generale, destinato ad operare ogni qualvolta sia necessario nominare un rappresentante all'incapace.

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