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Minori

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DICHIARAZIONE GIUDIZIALE DI PATERNITÀ – PROVVEDIMENTI ANCHE SULL’AFFIDAMENTO – ART. 277 C.C. – MODIFICHE APPORTATE DAL DLGS 154/2013 - SUSSISTE (art. 277 c.c.)

Cass. Civ., sez. I, sentenza 19 marzo 2014 n. 6311 (Pres. Luccioli, rel. Di Amato)

Il secondo comma dell’art. 277 c.c. prevedeva che il giudice, all’esito della declaratoria giudiziale di paternità, potesse anche dare i provvedimenti stimati utili per “mantenimento, istruzione ed educazione per il figlio” (con esclusione, dunque, di provvedimenti in ordine all’affidamento). La disposizione è stata modificata dall’art. 34 d.lgs. n. 154/2013, entrato in vigore il 7 febbraio 2014, con l’inserimento dei provvedimenti relativi all’affidamento tra quelli che possono essere dati dal giudice

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PROCEDIMENTO IN CUI IL MINORE È PARTE SOSTANZIALE – AUDIZIONE DEL MINORE – DELEGA A PROFESSIONISTA – SUSSISTE – A MEZZO DI CTU – SUSSISTE (315-bis c.c.)

Cass. Civ., sez. I, sentenza 5 marzo 2014 n. 5097 (Pres. Carnevale, rel. Bisogni)

L’audizione del minore può essere delegata ad un organo più appropriato e professionalmente più attrezzato. Il giudice, inoltre, può a tal fine anche disporre una consulenza tecnica.

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Famiglia e Minori

PROCEDIMENTO IN CUI IL MINORE È PARTE SOSTANZIALE – CONFLITTO DI INTERESSI (POTENZIALE) CON IL GENITORE – NECESSITÀ DELLA NOMINA DI UN CURATORE SPECIALE – SUSSISTE – DIFETTO DI NOMINA – NULLITÀ DEL PROCESSO – NOMINA DI UN AVVOCATO COME CURATORE – POSSIBILITÀ - SUSSISTE (337-bis e ss c.c.)

Cass. Civ., sez. I, sentenza 5 marzo 2014 n. 5097 (Pres. Carnevale, rel. Bisogni)

Il minore è parte del processo: pertanto, quando sussiste conflitto di interessi almeno potenziale con il genitore, è legittimo nominare in suo favore un curatore speciale. E’ ravvisabile un conflitto di interessi ogni volta che l’incompatibilità delle rispettive posizioni è anche solo potenziale, a prescindere dalla sua effettività. La relativa verifica va dunque compiuta in astratto ed ex ante. Il caso di omessa nomina di un curatore speciale il giudizio è nullo per vizio di costituzione del rapporto processuale per violazione del principio del contraddittorio. Nel caso in cui il curatore speciale del minore sia un Avvocato, questi può stare in giudizio personalmente in rappresentanza del minore stesso senza patrocinio di altro difensore.

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Famiglia e Minori

PROCEDIMENTO PENALE A CARICO DEL PADRE PER REATI CONTRO IL FIGLIO – DIRITTO DI VISITA – SUSSISTE – IN MODO PROTETTO – DECISIONI REBUS SIC STANTIBUS – SOSPENSIONE DEL DIRITTO DI VISITA SINO ALLA FINE DEL PROCESSO PENALE – INAMMISSIBILITÀ (337-ter c.c.)

Cass. Civ., sez. I, sentenza 10 gennaio 2014 n. 372 (Pres. Luccioli, rel. De Chiara)

Il diritto di visita del padre non viene meno per il fatto che questi sia imputato in un processo penale pendente, per reati in cui coinvolta la prole. In particolare, non è ammissibile una sospensione del diritto di visita sino al termine del processo in cui si deve accertare la responsabilità penale. Sussistendo interesse per il minore alla ripresa dei rapporti, il diritto di visita del padre può essere realizzato con attente cautele, in modo protetto a mezzo di centro specializzato. Cass. Civ., sez. I, 24 febbraio 2014 (Pres. Di Palma)

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TRASFERIMENTO DEL MINORE - NECESSITÀ DELL'ACCORDO DEI GENITORI - SUSSISTE - ART. 155 COMMA III C.C.

Cass. Civ., sez. I, ordinanza 29 marzo 2013 n. 7944 (Pres. Luccioli, rel. Lamorgese)

La decisione di trasferire un figlio in altra località, in considerazione della sua notevole rilevanza, deve essere "assunta di comune accordo" tra i coniugi (art. 155, comma 3, c.c.) cosicché, peraltro, il trasferimento unilaterale - in assenza di dimora abituale - non è idoneo a radicare la competenza territoriale del giudice.

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AFFIDAMENTO DEI MINORI - PROVVEDIMENTI IN TEMA DI DECADENZA DALLA POTESTÀ - COMPETENZA IN PENDENZA DI SEPARAZIONE - RIPARTO DI COMPETENZA TRA TRIBUNALE ORDINARIO E TRIBUNALE PER I MINORENNI - ART. 38 DISP. ATT. C.C.

Cass. Civ., sez. I, sentenza 27 febbraio 2013 n. 4945 (Pres. Salmé, rel. Ragonesi)

In tema di affidamento di minori e di provvedimenti di decadenza dalla potestà genitoriale, il discrimine tra la competenza del Tribunale ordinario e quella del Tribunale per i Minorenni deve essere individuato con riferimento al "petitum" ed alla "causa petendi" in concreto dedotti. Rientrano pertanto nella competenza del giudice specializzato, ai sensi del combinato disposto degli art. 330 cod. civ. e 38 disp. att. cod. civ., soltanto le domande finalizzate ad ottenere i provvedimenti di decadenza dalla potestà genitoriale, mentre rientrano nella competenza del Tribunale ordinario, in sede di separazione personale dei coniugi, le pronunzie di affidamento del minori nonché le modalità dell'affidamento; né vale a spostare la competenza presso il Tribunale per i Minorenni l'allegazione di un grave pregiudizio per i figli minori, se tale deduzione non è intesa ad ottenere un provvedimento ablativo della suddetta potestà (cfr., da ultime, Cass. n. 6841 e 20352 del 2011). Sotto altro profilo, l'art. 709 ter c.p.c. stabilisce che competente a decidere in ordine alla soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all'esercizio della potestà genitoriale è "il giudice del procedimento in corso", ossia il giudice della separazione giacché la norma si inserisce tra quelle che disciplinano il procedimento di separazione personale dei coniugi. Analogamente l'art. 155 c.c. sancisce che, in caso di separazione, la potestà genitoriale è affidata ad entrambi i genitori e rimette al giudice della separazione la decisione in caso di disaccordo. Tali norme sono da considerarsi speciali e quindi prevalenti rispetto a quella dell'art. 316 c.c. che - attraverso il richiamo contenuto nell'art. 38 delle disp. att. c.c - affida al Tribunale per i Minorenni di risolvere le questioni di contrasto di particolare importanza insorte tra i genitori in ordine all'esercizio comune della potestà genitoriale, norma che trova quindi applicazione per le controversie tra coniugi non separati o tra i quali non sia in corso procedimento di separazione. (Cass. 9339/97).

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Valutazione delle dichiarazioni del minore da parte del giudice - Rese in sede testimoniale - Analisi e valutazione

Cass. pen., sez. IIII, sentenza 20 febbraio 2013 n. 8057 (Pres. Gentile, rel. Amoresano)

Le dichiarazioni del minore (nel caso di specie: in sede di testimonianza) devono essere esaminate con particolare attenzione e rigore, valutando la posizione psicologica del dichiarante rispetto al contesto di tutte le situazioni interne ed esterne; la sua attitudine, in termini intellettivi ed affettivi, a dichiarare i fatti stessi, tenuto conto della capacità del minore di recepire le informazioni, di ricordarle e raccordarle; nonché, sul piano esterno, le condizioni emozionali che modulano i suoi rapporti con il mondo esterno; la qualità e la natura delle dinamiche familiari; i processi di rielaborazione delle vicende vissute, con particolare attenzione a certe naturali e tendenziose affabulazioni. Nel contesto del minore di età, infatti, i fatti narrati possano interagire con gli aspetti più intimi della sua personalità adolescenziale o infantile, sì da accentuare il rischio di suggestioni, di reazioni emotive, di comportamenti di compiacenza o autoprotettivi È indubbio, peraltro, che quanto più il bambino è piccolo, tanto più limitata è la sua capacità di vigilanza e di elaborazione cognitiva: ciò che impone una attenzione ancor maggiore nella valutazione delle sue dichiarazioni.

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Minori

Valutazione delle dichiarazioni del minore da parte del giudice – Esame critico e neutrale - Sussiste

Cass. pen., sez. IIII, sentenza 20 febbraio 2013 n. 8057 (Pres. Gentile, rel. Amoresano)

Le dichiarazioni del bambini devono essere valutate dai giudici con la necessaria neutralità ed il dovuto rigore e con l'opportuno aiuto delle scienze che hanno rilievo in materia (pedagogia, psicologia, sessuologia); l'esame critico deve essere particolarmente pregnante in presenza di dichiarazioni de relato

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Autorizzazione al rilascio del passaporto al Minore – Provvedimento vincolato – Esclusione – Interesse del minore

Cass. Civ., sez. I, sentenza 5 febbraio 2013 n. 2696 (Pres. Vitrone, rel. Bernabai)

L'autorizzazione al rilascio del passaporto al minore, su richiesta di un genitore, senza l'assenso - o contro la volontà dell'altro coniuge - non può considerarsi provvedimento vincolato, a fronte di un diritto soggettivo non soggetto a limiti. Al contrario, è subordinata alla valutazione dell'interesse del minore; così come ogni altro provvedimento ordinario attinente all'affidamento dei figli minori, assunto in sede di separazione personale dei coniugi: di cui, del resto, costituisce un aspetto rilevante, data la sua strumentalità alla disciplina dei tempi e modi di permanenza presso ciascuno dei genitori.

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Diritto al nome – Onomastico “Andrea” – Attribuzione a soggetto di sesso femminile – Illegittimità - Esclusione

Cass. civ.,sez. I, sentenza 20 novembre 2012 n. 20835 (Pres. Luccioli, rel. Acierno)

Il nome Andrea, anche per le sua peculiarità lessicale, non può definirsi né ridicolo né vergognoso se attribuito ad una persona di sesso femminile, né potenzialmente produttivo di un’ambiguità nel riconoscimento del genere della persona cui sia stato imposto, non essendo più riconducibile, in un contesto culturale ormai non più rigidamente nazionalistico, esclusivamente al genere maschile. La ratio del divieto di attribuire un nome non corrispondente al sesso del minore, è sempre quella fondata sul massimo rispetto della dignità personale. Un segno distintivo così rilevante come il nome non può avere un contenuto di evidente confusione su un carattere, quale il genere, di primario rilievo. Ma, quando la caratterizzazione di genere, come nel caso del nome Andrea, ha perso la sua valenza distintiva esclusiva a causa dell’uso indifferenziato per entrambi i generi, in molti paesi stranieri, del nome in questione, la scelta dei genitori, alla luce dell’art. 34, secondo comma, è del tutto legittima perché non determina alcuno sconfinamento nella lesione della dignità personale.

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