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Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Decisione con cui viene disposta la reintegra del dipendente pubblico – Mancata esecuzione della sentenza da parte dell'Amministrazione pubblica - violazione dell'art. 6 Cedu - Sussiste

Corte Eur. Dir. Uomo, sez. II, 11 giugno 2009 (Silestri c/ Italia)

(Pres. Tulkens)

L'esecuzione di una sentenza, di qualunque giurisdizione, deve essere considerata come parte integrante del “processo” ai sensi dell'art. 6 CEDU. Si l'amministrazione potesse rifiutare o omettere di eseguire la decisione giurisdizionale, le garanzie dell'art. 6 cit. perderebbero ogni ragione d'essere. Pertanto viola la Convenzione uno Stato che rifiuta, omette o ritarda di dare esecuzione ad una decisione emessa dall'autorità giudiziaria, come il caso in cui l'amministrazione pubblica non reintegri il dipendente nonostante la condanna, in tal senso, emessa dai giudici (Nella fattispecie, il direttore di un istituto penitenziario era stato trasferito con provvedimento poi caducato dal Tar Toscana che ne aveva disposto la reintegra. La decisione non era mai stata eseguita dalla amministrazione. La Cedu condanna lo statao a versare, in tutto, 31.500 euro di danni)

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Infortunio sul lavoro – Morte del lavoratore - domanda proposta "iure hereditatis" dagli eredi del "de cuius" nei confronti dell'INAIL per il risarcimento del danno da "perdita del diritto alla vita".

Cass. civ., sez. lav., 27 maggio 2009 n. 12326

(Pres. M. De Luca, rel. Amoroso)

In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il danno cosiddetto "tanatologico" nel caso che la morte (nella specie, in esito ad un infortunio "in itinere") segua le lesioni dopo breve tempo, non rientra nella nozione di danno biologico come recepita dall'art. 13 del d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, che fa riferimento alla "lesione dell'integrità psicofisica", suscettibile di valutazione medico-legale e causativa di una menomazione valutabile secondo le tabelle di cui al d.m. 12 luglio 2000 del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, operando entro detti limiti l'assicurazione sociale del danno biologico. Ne consegue che non è risarcibile la domanda proposta "iure hereditatis" dagli eredi del "de cuius" nei confronti dell'INAIL per il risarcimento del danno da "perdita del diritto alla vita". (Il danno tanatologico è il cd. danno da morte; danno cd. terminale è, invece, il danno patito dalla vittima dell'illecito nel lasso di tempo che va dalla lesione alla morte)

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Concorso interno – Bando di concorso – Offerta al pubblico – Modifica delle condizioni previste nel bando con provvedimento successivo all'espletamento della gara – Illegittimità

Cass. civ., sez. lav., 9 giugno 2009 n. 14478

(Pres. Roselli, rel. Meliadò)

Ove il datore di lavoro abbia manifestato la volontà di provvedere alla copertura di posti di una determinata qualifica attraverso il sistema del concorso interno ed abbia, a questo fine, pubblicato un bando che contenga tutti gli elementi essenziali (numero dei posti disponibili, qualifica, modalità del concorso, criteri di valutazione dei titoli etc.), prevedendo, altresì, il riconoscimento del diritto del vincitore del concorso di ricoprire la posizione di lavoro disponibile e la data a decorrere dalla quale è destinata ad operare giuridicamente l'attribuzione della nuova posizione, sono rinvenibili in un siffatto comportamento gli estremi della offerta al pubblico, che impegna il datore di lavoro non solo al rispetto della norma con la quale esso stesso ha delimitato la propria discrezionalità, ma anche ad adempiere l'obbligazione secondo correttezza e buona fede: sicché il superamento del concorso, indipendentemente dalla successiva nomina, consolida nel patrimonio dell'interessato l'acquisizione di una situazione giuridica individuale, non disconoscibile alla stregua della natura del bando, né espropriabile per effetto di diversa successiva disposizione generale, in virtù del disposto dall'art. 2077, secondo comma cod. civ..o (Nella fattispecie, la Corte ha, altresì, affermanto che a seguito della riforma degli impiegati alle dipendenze della P.A., la pubblica amministrazione non esercita più, nel rapporto di pubblico impiego, poteri di supremazia speciale, ma opera con la capacità del datore di lavoro privato e nell'ambito di un rapporto contrattuale paritario)

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Licenziamento – Inadempimento idoneo a giustificarlo – Gravità dei fatti

Cass. civ., sez. lav., 22 giugno 2009 n. 14586

(Pres. Mattone, rel. Meliadò)

L'inadempimento idoneo a giustificare il licenziamento è da intravedere in ogni comportamento che, per la sua gravità, sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto si risolva in un pregiudizio per gli scopi aziendali, sicché quel che è veramente decisivo, ai fini della valutazione della proporzionalità fra addebito e sanzione, è l'influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore che, per le sue concrete modalità e per il contesto di riferimento, appaia suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, conformando il proprio comportamento ai canoni di buona fede e correttezza. (Nella fattispecie, la Corte ha ribadito che il licenziamento, quale più grave sanzione disciplinare, è inevitabilmente legato a doppio filo al rapporto fiduciario che si instaura tra datore e lavoratore)

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Infortunio sul lavoro – Morte del lavoratore - domanda proposta "iure hereditatis" dagli eredi del "de cuius" nei confronti dell'INAIL per il risarcimento del danno da "perdita del diritto alla vita".

Cass. civ., sez. lav., 27 maggio 2009 n. 12326

(Pres. M. De Luca, rel. Amoroso)

In materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il danno cosiddetto "tanatologico" nel caso che la morte (nella specie, in esito ad un infortunio "in itinere") segua le lesioni dopo breve tempo, non rientra nella nozione di danno biologico come recepita dall'art. 13 del d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, che fa riferimento alla "lesione dell'integrità psicofisica", suscettibile di valutazione medico-legale e causativa di una menomazione valutabile secondo le tabelle di cui al d.m. 12 luglio 2000 del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, operando entro detti limiti l'assicurazione sociale del danno biologico. Ne consegue che non è risarcibile la domanda proposta "iure hereditatis" dagli eredi del "de cuius" nei confronti dell'INAIL per il risarcimento del danno da "perdita del diritto alla vita". (Il danno tanatologico è il cd. danno da morte; danno cd. terminale è, invece, il danno patito dalla vittima dell'illecito nel lasso di tempo che va dalla lesione alla morte)

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Poste - Prevista possibilità di assunzione di lavoratori a tempo determinato per un periodo massimo complessivo di sei mesi, compresi tra aprile e ottobre di ogni anno, e di quattro mesi, per periodi diversamente distribuiti, e nella percentuale non superiore al 15 per cento dell'organico aziendale

Corte cost., sent. 14 luglio 2009 n. 214

(Pres. Amirante, est. Mazzella)

E' viziato da illegittimità costituzionale l'art. 4-bis del d.lgs. n. 368 del 2001, introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del d.l. n. 112 del 2008. La norma dispone che «con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, e fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4, il datore di lavoro è tenuto unicamente ad indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (Norme sui licenziamenti individuali), e successive modificazioni». In effetti, situazioni di fatto identiche (contratti di lavoro a tempo determinato stipulati nello stesso periodo, per la stessa durata, per le medesime ragioni ed affetti dai medesimi vizi) risultano destinatarie di discipline sostanziali diverse (da un lato, secondo il diritto vivente, conversione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato e risarcimento del danno; dall'altro, erogazione di una modesta indennità economica), per la mera e del tutto casuale circostanza della pendenza di un giudizio alla data (anch'essa sganciata da qualsiasi ragione giustificatrice) del 22 agosto 2008 (giorno di entrata in vigore dell'art. 4-bis del d.lgs. n. 368 del 2001, introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112).Siffatta discriminazione è priva di ragionevolezza, né è collegata alla necessità di accompagnare il passaggio da un certo regime normativo ad un altro. Infatti l'intervento del legislatore non ha toccato la disciplina relativa alle condizioni per l'apposizione del termine o per la proroga dei contratti a tempo determinato, ma ha semplicemente mutato le conseguenze della violazione delle previgenti regole limitatamente ad un gruppo di fattispecie selezionate in base alla circostanza, del tutto accidentale, della pendenza di una lite giudiziaria tra le parti del rapporto di lavoro.(Nella fattispecie la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 4-bis del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES), introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133)

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Art. 33, comma V, legge 104/1992 – Diritto del genitore che assiste persona con handicap a non essere trasferita senza il proprio consenso – Ipotesi in cui il dipendente versi in condizione di incompatibilità ambientale – Possibilità di trasferimento d'ufficio senza consenso – Sussiste

Cass. civ., Sez. Un., 9 luglio 2009 n. 16102 

(Pres. Petti, rel. Spagna Musso)

Alla luce di una interpretazione dell’art. 33, comma V, della legge 104/1992 orientata dalla complessiva considerazione dei principi e dei valori costituzionali coinvolti, il diritto del genitore o del familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o affine entro il terzo grado handicappato, di non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, ovvero della pubblica amministrazione, non è invece attuabile ove sia accertata, in base ad una verifica rigoroso anche in sede giurisdizionale, la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro. (Così decidendo la Corte di Cassazione ha ritenuto che il principio di diritto valga, in questi termini, sia per il lavoro privato che per il lavoro pubblico)

Il trasferimento d’ufficio del lavoratore che versa in situazione di incompatibilità ambientale, evitando la cessazione del rapporto di lavoro, concorre a realizzare le finalità di assistenza alla persona handicappata (La cassazione ha richiamato l’ottica “di considerare ciascun principio e ciascun valore «senza perdere di vista, comunque, l’insieme normativo»”, così citando la sentenza Corte cost. 325/1996)

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Inottemperanza all’ordine di reintegra del lavoratore licenziato - Risarcimento dei danni professionali conseguenti alla mancata reintegrazione nel posto di lavoro - Fattispecie prevista dall'art. 18 St. Lav. – Maggior danno derivato dal ritardo

Cass. civ., sez. III, 7 luglio 2009 n. 15915

(Pres. De Luca, est. Napoletano)

Nel regime di tutela reale “ex” art. 18 della legge n. 300 del 1970 avverso i licenziamenti illegittimi, la predeterminazione legale del danno risarcibile in favore del lavoratore (con riferimento alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione) non esclude che il lavoratore possa chiedere il risarcimento del danno ulteriore che gli sia derivato dal ritardo della reintegra, e che il giudice, in presenza della prova di tale danno ulteriore, possa liquidarlo equitativamente. La prova può essere fornita mediante presunzioni (Quanto alla prova di tale voce di danno, secondo il Collegio, escluso che possa ritenersi in re ipsa, è, però, da ritenersi ammissibile il ricorso a presunzioni)

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Poste – art. 4-bis del d.lgs. 368/2001 come introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del d.l. 112/2008 - Prevista possibilità di assunzione di lavoratori a tempo determinato per un periodo massimo complessivo di sei mesi, compresi tra aprile e ottobre di ogni anno, e di quattro mesi, per periodi diversamente distribuiti, e nella percentuale non superiore al 15 per cento dell'organico aziendale

Cass. civ., sez. I, 14 luglio 2009 n. 214

(Pres. Amirante, rel. Mazzella)

E' viziato da illegittimità costituzionale l'art. 4-bis del d.lgs. n. 368 del 2001, introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del d.l. n. 112 del 2008. La norma dispone che «con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, e fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4, il datore di lavoro è tenuto unicamente ad indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (Norme sui licenziamenti individuali), e successive modificazioni» (Secondo la Corte, decidendo sulla importantissima questione sottoposta, in effetti, situazioni di fatto identiche (contratti di lavoro a tempo determinato stipulati nello stesso periodo, per la stessa durata, per le medesime ragioni ed affetti dai medesimi vizi) risultano destinatarie di discipline sostanziali diverse (da un lato, secondo il diritto vivente, conversione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato e risarcimento del danno; dall'altro, erogazione di una modesta indennità economica), per la mera e del tutto casuale circostanza della pendenza di un giudizio alla data (anch'essa sganciata da qualsiasi ragione giustificatrice) del 22 agosto 2008 (giorno di entrata in vigore dell'art. 4-bis del d.lgs. n. 368 del 2001, introdotto dall'art. 21, comma 1-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112). Siffatta discriminazione è priva di ragionevolezza, né è collegata alla necessità di accompagnare il passaggio da un certo regime normativo ad un altro. Infatti l'intervento del legislatore non ha toccato la disciplina relativa alle condizioni per l'apposizione del termine o per la proroga dei contratti a tempo determinato, ma ha semplicemente mutato le conseguenze della violazione delle previgenti regole limitatamente ad un gruppo di fattispecie selezionate in base alla circostanza, del tutto accidentale, della pendenza di una lite giudiziaria tra le parti del rapporto di lavoro)

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Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Addetti ai servizi di accudienza delle stazioni ferroviarie – Natura giuridica del rapporto di lavoro – Autonomo o subordinato – Discrezionalità del giudice nell'accertamento – Sussiste – Illegittimità costituzionale

Cass. civ., sez. lav.,7 settembre 2009, n.19271

(Pres. De Luca - est. Meliadò)

In materia di rapporto di lavoro degli addetti ai servizi di accudienza delle stazioni ferroviarie, sebbene lo strumento della convenzione con capitolato, previsto dall'art. 26 della legge n. 1236/1959, fosse preordinato alla costituzione di un rapporto di lavoro autonomo, e non subordinato (tanto che l'equiparazione degli “incaricati” ai lavoratori subordinati era prevista solo a determinati effetti (previdenziali) e solo a certe condizioni (continuatività e permanenza dell'incarico), ciò non impedisce la configurabilità del rapporto di lavoro come subordinato, ove, secondo un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito, risulti l'avvenuta introduzione, in sede di stipulazione della convenzione o nella concreta gestione della medesima, di obblighi per il lavoratore tipici del rapporto di lavoro subordinato ed incompatibili con la configurazione in termini di autonomia della prestazione (Fattispecie in cui il Collegio ha ricordato che, alla luce del principio affermato dal giudice delle leggi con le sentenze n. 121 del 1993 e n. 115 del 1994, “non sarebbe comunque consentito al legislatore negare la qualificazione giuridica di rapporti di lavoro subordinato a rapporti che oggettivamente abbiano tale natura, ove da ciò derivi l'inapplicabilità delle norme inderogabili previste dall'ordinamento per dare attuazione ai principi, alle garanzie e ai diritti dettati dalla Costituzione a tutela del lavoro subordinato”)

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