Vai al menu principale- Vai ai contenuti della pagina[0] Home[H]

Homepage > Giurisprudenza > Giurisprudenza Alte Corti > Indice Generale > Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Regolamento di giurisdizione - Omessa produzione del contratto collettivo nazionale di diritto pubblico - Improcedibilità - Esclusa

Cass. civ., sez. Un., sentenza 12 ottobre 2009 n. 21558 

(Pres. Carbone, rel. Vidiri )

In tema di regolamento di giurisdizione, l'omessa produzione del contratto collettivo di lavoro pubblico, richiamato a sostegno della devoluzione della controversia alla giurisdizione del giudice ordinario, non determina l'improcedibilità del ricorso a norma dell'art. 369 cod. proc. civ., non applicandosi tale disposizione del codice di rito ai contratti collettivi di diritto pubblico, attesa la specificità di questi ultimi derivante dal peculiare procedimento formativo, dal regime di pubblicità, dalla sottoposizione a controllo contabile e considerato, altresì, che non ne è necessaria la produzione ai fini dell'accertamento della fondatezza del ricorso. Inoltre, l'estensione della sanzione dell' improcedibilità all'omessa produzione dei contratti di lavoro pubblico potrebbe presentare profili di dubbia legittimità perché finirebbe per concretizzare una mancata risposta ad una domanda giudiziaria pur in presenza di tutti gli elementi, di fatto e di diritto, che consentano una definitiva risoluzione della controversia nel rispetto dei principi ex art. 111 Cost. (La Corte ha ritenuto che l'art. 369 c.p.c. vada riferito solo ai contratti collettivi di diritto comune ma non anche ai contratti collettivi di diritto pubblico, attesa, tra l'altro, la loro pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica ex art. 47, comma 8, T.U. Pubblico impiego)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro – Infortunio mortale dell’assicurato – Spettanza, agli orfani di entrambi i genitori, del 40% della rendita – Esclusione per gli orfani di un solo genitore naturale -  violazione artt. 3, 30 cost. – Sussiste – Illegittimità costituzionale

Corte cost., sentenza 27 marzo 2009 n. 86

(Pres. Di Nanni, est. Petti) 

E’ costituzionalmente illegittimo l'art. 85, primo comma, numero 2, del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali), nella parte in cui, nel disporre che, nel caso di infortunio mortale dell'assicurato, agli orfani di entrambi i genitori spetta il quaranta per cento della rendita, esclude che essa spetti nella stessa misura anche all'orfano di un solo genitore naturale. (Fattispecie in cui la Corte ha rilevato che il minore, pur trovandosi, ai fini della determinazione della misura della rendita infortunistica, in una condizione analoga a quella di chi ha perso entrambi i genitori - non essendo destinatario di alcun beneficio economico, neppure indiretto, a tali fini, per la sopravvivenza dell'altro genitore, cui non spetta, in quanto non coniugato, alcuna rendita - ha diritto solo al venti per cento di essa, e non anche al quaranta per cento spettante agli orfani di entrambi i genitori. La norma suaccennata, nello stabilire che la rendita infortunistica spetta nella misura del venti per cento a ciascun figlio legittimo, naturale, riconosciuto o riconoscibile, e adottivo, fino al raggiungimento del diciottesimo anno di età, e del quaranta per cento se si tratta di orfani di entrambi i genitori, introduce una discriminazione fra figli naturali e figli legittimi che si pone in contrasto con gli artt. 3 e 30 Cost)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Licenziamento del lavoratore – Revoca del licenziamento in pendenza della impugnativa – Notifica di nuovo licenziamento – Effetti della revoca – Efficacia ex tunc – Diritto alla retribuzione

Cass. civ., sez. lavoro, 9 marzo 2009 n. 5638

(Pres. Sciarelli, est. Zappala)

La successiva revoca del licenziamento da parte del datore di lavoro comporta la ricostituzione con efficacia retroattiva del rapporto di lavoro ed il diritto della lavoratrice, destinataria del provvedimento solutorio successivamente revocato, alla corresponsione delle retribuzioni dovutele in relazione al periodo corrente dal disposto licenziamento sino alla revoca, essendo il mancato svolgimento della prestazione lavorativa imputabile esclusivamente alla condotta del datore di lavoro. (Fattispecie in cui la Corte ha esaminato l’ipotesi nella quale, in pendenza della impugnativa del licenziamento, il datore di lavoro revochi il precedente recesso - convenendo per l’illegittimità - e, però, contestualmente notificandone uno nuovo)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Sanzioni disciplinari – Potere di irrogare sanzioni disciplinari ai sensi dell'art. 2106 cod. civ. - Necessità di fatti di inadempimento volontario previsti nell'art. 2105 e nel secondo comma dell'art. 2104 – Sussiste

Cass. Civ., sez. lav., 20 marzo 2009 n. 6907

(Pres. Sciarelli, est. Monaci)

In materia di sanzioni disciplinari, il richiamo generico contenuto nell'art. 2106 cod. civ., sulla possibilità di irrogare sanzioni disciplinari si riferisce a fatti di inadempimento volontario previsti nell'art. 2105 cod. civ. e nel secondo comma dell'art. 2104 cod. civ. e non anche alla semplice, e generica, carenza di diligenza contemplata nel primo comma. (Fattispecie in cui una lavoratrice era stata licenziata per l'utilizzazione non autorizzata del fax aziendale per la trasmissione di corrispondenza propria oltre che per la manomissione del proprio cartellino presenze)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Accanimento disciplinare – Mobbing - responsabilità del datore per il danno biologico arrecato al lavoratore

Cass. Civ., sez. lav., 20 marzo 2009 n. 6907

(Pres. Sciarelli, est. Monaci)

L’accanimento disciplinare espone il datore di lavoro a responsabilità nei confronti del lavoratore per il danno biologico che questi abbia risentito in conseguenza del comportamento vessatorio datoriale subito (Nella fattispecie, il datore aveva rimproverato, pubblicamente, il proprio dipendente e si era accanito su questi fino a licenziarlo)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Lavoro subordinato – contratto di associazione in partecipazione – differenze

Cass. Civ., sez. lav., 30 marzo 2009 n. 7587

(Pres. Mercurio, est. Zappia)

In tema di distinzione fra contratto di lavoro subordinato e contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell'associato, l'elemento differenziale risiede nel contesto regolamentare pattizio in cui si inserisce l'apporto della prestazione lavorativa dovendosi verificare l'autenticità del rapporto di associazione, che ha come elemento essenziale, connotante la causa, la partecipazione dell'associato al rischio di impresa, dovendo egli partecipare sia agli utili che alle perdite (Nella fattispecie, la Corte ha affermato che possibilità che l'apporto della prestazione lavorativa dell'associato abbia connotazioni in tutto analoghe a quelle dell'espletamento di una prestazione lavorativa in regime di lavoro subordinato comporta che il fulcro dell'indagine si sposta soprattutto sulla verifica dell'autenticità del rapporto di associazione)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Rapporto di lavoro subordinato – Patto di non concorrenza – Applicabilità dell'art. 2125 c.c. - Esclusa – Applicabilità dell'art. 2596 c.c.

Cass. civ., sez. lav., 6 maggio 2009 n. 10403

(Pres. De Luca, rel. Stefano)

L’art. 2125 cod. civ. sul patto di non concorrenza del prestatore di lavoro non è applicabile ai rapporti diversi da quello di lavoro subordinato ancorchè caratterizzati da parasubordinazione come il rapporto di agenzia, cui è applicabile invece la disciplina dell'art. 2596 cod. civ. sui limiti contrattuali della concorrenza. Si applica perciò anche l'art. 2596 c.c., comma 2 che fissa in cinque anni la durata massima dell'obbligo di non concorrenza. Ciò non significa, però, che la decorrenza di questa durata massima debba decorrere anche in questo caso dalla stipulazione del patto, e non invece dalla cessazione del rapporto di collaborazione. In realtà, per i contratti di collaborazione, quale quello di lavoro parasubordinato, nella durata massima dell'eventuale patto accessorio di non concorrenza non può essere compreso il tempo di svolgimento della collaborazione, onde la stessa non inizia prima della cessazione del contratto. Durante lo svolgimento di questo, infatti, l'obbligo di astenersi dalla concorrenza, connaturale ad ogni rapporto di collaborazione economica, renderebbe inutile ossia privo di causa il patto accessorio, come risulta ad esempio dall'art. 1743 c.c., art. 1746 c.c., comma 1, artt. 2105, 2301 e 2318 cod. civ. ed in generale dall'art. 1375 cod. civ (Nella fattispecie, si trattava di un contratto di agenzia)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Interposizione nelle prestazioni di lavoro – Utilizzazione da parte dell'appaltatore di macchine e attrezzature fornite dall'appaltante

Cass. civ., sez. lav., 13 maggio 2009 n. 11022

(Pres. Mattone, est. Zappia)

In tema di interposizione nelle prestazioni di lavoro, l'utilizzazione da parte dell'appaltatore di macchine e attrezzature fornite dall'appaltante dà luogo a una presunzione legale assoluta di sussistenza della fattispecie vietata dall'art. 1 primo comma della legge n. 1369 del 1960 soltanto quando tale conferimento di mezzi sia di rilevanza tale da rendere del tutto marginale e accessorio l'apporto dell'appaltatore; per contro la sussistenza della modestia e della marginalità della utilizzazione di tali mezzi, non consente di ritenere operante l'indicata presunzione iuris et de iure (Nella fattispecie la Corte di Cassazione ha giudicato secondo la legge 23 ottobre 1960, n. 1369, abrogata dall'art. 85, d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Licenziamento – Impugnazione mediante lettera racc. A.R. – Applicabilità agli atti unilaterali di natura non processuale spediti a mezzo del servizio postale della regola stabilita da Corte Cost. 477/2002 – Effetti della notificazione per il notificante dalla consegna dell’atto da spedire all’ufficiale giudiziario – Contrasto di giurisprudenza – Rimessione alle SS.UU.

Cass. civ., sez. lav., 13 maggio 2009 n. 11022

(Pres. Mattone, est. Zappia)

Vanno rimessi gli atti alle Sezioni Unite affinchè decidano se l'impugnazione del licenziamento debba ritenersi tempestiva, impedendo la decadenza di cui alla legge 604/66, qualora la lettera raccomandata che la contiene sia, entro il termine di sessanta giorni, consegnata all'ufficio postale ed ancorché essa venga recapitata al destinatario dopo la scadenza di quel termine. (Una annosa giurisprudenza della Cassazione ha escluso l'applicabilità agli atti unilaterali di natura non processuale spediti a mezzo del servizio postale della regola stabilita dalla Corte Costituzionale con la sentenza 26 novembre 2002 n. 477, secondo cui gli effetti della notificazione di atti a mezzo posta vanno ricollegati per il notificante al momento della consegna dell'atto da notificare all'ufficiale giudiziario onde evitare che gravino su tale soggetto i rischi conseguenti ad attività, ritardi etc. sottratte al suo controllo e alla sua sfera di disponibilità. Diversa direttrice è stata, però, percorsa da una pronuncia della sezione lavoro della Corte (Cass. 4 settembre 2008 n. 22287), la quale, partendo dalla critica dell'orientamento giurisprudenziale consolidato, ha affermato che dalla legge 604/66 è desumibile il principio secondo cui l'impugnazione del licenziamento deve ritenersi tempestiva, impedendo la decadenza di cui alla legge citata, qualora la lettera raccomandata che la contiene sia, entro il termine di sessanta giorni, consegnata all'ufficio postale ed ancorché essa venga recapitata al destinatario dopo la scadenza di quel termine. Rilevato il contrasto di giurisprudenza, la sezione dispone la trasmissione degli atti al Primo Presidente della Corte, per l'eventuale assegnazione della causa alle sezioni unite per la risoluzione del contrasto suaccennato)

Versione Stampabile


 

Lavoro, Previdenza, Legislazione sociale

Contratto di lavoro – Simulazione – Costituzione di società

Cass. civ., sez. lav., 3 giugno 2009 n. 12820

(Pres. Sciarelli, est. Moselli)

Ha carattere simulatorio l'atto di costituzione di una nuova società ove si tratti di un “escamotage” usato nell'impossibilità di “mettere in regola” un lavoratore. Di conseguenza va qualificato subordinato e non autonomo il lavoratore extracomunitario cui sia stata attribuita la qualità di socio al solo scopo di non regolarizzarlo (Nella fattispecie, una donna extracomunitaria aveva svolto, per una società, mansioni di barman e camierara, pur risultando socia della compagine sociale)

Versione Stampabile


 



Pagina 4 di 6
<< 1 2 3 4 5 6 >>