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Immigrazione e stranieri

Immigrazione e stranieri

Testo unico dell'immigrazione: D.lgs. 286/1998 - Contrasto con la Direttiva 2008/115 - Sentenza della Corte di Giustizia del 28 aprile 2011 - Effetti

Cass. Pen., sez. I, sentenza 11 maggio 2011 n. 18586

(Pres. Giordano, rel. Vecchio)

Con la sua sentenza del 28 aprile 2011, la Corte della Unione ha stabilito: "gli articoli 15 e 16, deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella in discussione nel procedimento principale, che preveda l'irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio di tale Stato, permane in detto territorio senza giustificato motivo". E, conseguentemente, ha affermato, che ai giudici penali degli Stati della Unione spetta "disapplicare ogni disposizione del direttiva 2008/115", tenendo anche "debito conto del principio della applicazione della retroattiva della legge più mite il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri

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Testo unico dell'immigrazione: D.lgs. 286/1998 - Contarsto con la Direttiva 2008/115 - Obbligo del giudice italiano di disapplicare le norme in contrasto - Sussiste

Corte Giust. UE, sez. I, sentenza 28 aprile 2011

(causa C-61/11 PPU)

Al giudice italiano incaricato di applicare, nell'ambito della propria competenza, le disposizioni del diritto dell'Unione e di assicurarne la piena efficacia, spetta disapplicare ogni disposizione del decreto legislativo n. 286/1998 contraria al risultato della direttiva 2008/115, segnatamente l'art. 14, comma 5ter, di tale decreto legislativo (v., in tal senso, sentenze 9 marzo 1978, causa 106/77, Simmenthal, Racc. pag. 629, punto 24; 22 maggio 2003, causa C462/99, Connect Austria, Racc. pag. I5197, punti 38 e 40, nonché 22 giugno 2010, cause riunite C188/10 e C189/10, Melki e Abdeli, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 43). Ciò facendo, se in materia penale, il giudice italiano deve tenere debito conto del principio dell'applicazione retroattiva della pena più mite, il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri (sentenze 3 maggio 2005, cause riunite C387/02, C391/02 e C403/02, Berlusconi e a., Racc. pag. I3565, punti 6769, nonché 11 marzo 2008, causa C420/06, Jager, Racc. pag. I1315, punto 59)

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Spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia - Direttiva 2008/115/CE - Rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare - Artt. 15 e 16 - Normativa nazionale che prevede la reclusione per i cittadini di paesi terzi in soggiorno irregolare in caso di inottemperanza all'ordine di lasciare il territorio di uno Stato membro - Compatibilità

Corte Giust. UE, sez. I, sentenza 28 aprile 2011

(causa C-61/11 PPU)

La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008, 2008/115/CE, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, in particolare i suoi artt. 15 e 16, deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella in discussione nel procedimento principale, che preveda l'irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio di tale Stato, permane in detto territorio senza giustificato motivo

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Stranieri - Art. 31, comma III, d.lgs. 286/98 - Temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del Familiare del minore - Condizioni

Cass. Civ., Sez. Unite, sent. 25 ottobre 2010 n. 21799

(Pres. Carbone, rel. Salvago)

Ai sensi dell'art. 31, terzo comma del d.lgs n. 286 del 1998, la temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare, irregolarmente soggiornante, del minore, prevista dalla norma, non richiede necessariamente l'esistenza di situazioni d'emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che, in considerazione dell'età e delle condizioni di salute ricollegabili al suo complessivo equilibrio psico-fisico, deriva o deriverà certamente al minore dall'allontanamento del familiare o dal definitivo sradicamento dall'ambiente in cui è cresciuto. Deve trattarsi di situazioni di per sé non di lunga ed indeterminabile durata che, pur non prestandosi ad essere preventivamente catalogate e standardizzate, si concretino in eventi traumatici e non prevedibili nella vita del minore, trascendendo il normale e comprensibile disagio derivante dalla prospettiva del rimpatrio (Così le Sezioni Unite hanno composto il contrasto interno alla prima sezione, relativo all'interpretazione dell'art. 31, terzo comma del d.lgs. n. 286 del 1998)

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Art. 80 comma 10 Legge 388/2000 - Assegno sociale per invalidità - Condizione - Possesso del permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno - Illegittimità costituzionale - Sussiste

Corte cost., sentenza 26 maggio 2010 n. 187

(Pres. Amirante, est. Grossi)

Al legislatore italiano è consentito di dettare norme, non palesemente irragionevoli e non in contrasto con gli obblighi internazionali, intese a regolare l'ingresso e la permanenza degli stranieri extracomunitari in Italia ed è possibile, inoltre, subordinare, non irragionevolmente, l'erogazione di determinate prestazioni - non inerenti a rimediare a gravi situazioni di urgenza - alla circostanza che il titolo di legittimazione dello straniero al soggiorno nel territorio dello Stato ne dimostri il carattere non episodico e di non breve durata; una volta, però che il diritto a soggiornare alle condizioni predette non sia in discussione, non si possono discriminare gli stranieri, stabilendo, nei loro confronti, particolari limi tazioni per il godimento dei diritti fondamentali della persona, riconosciuti invece ai cittadini (La Consulta, all'esito del giudizio, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato dell'assegno mensile di invalidità di cui all'art. 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili). La Consulta, decidendo nel merito, ha anche affermato che la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha, in varie occasioni, avuto modo di sottolineare come la Convenzione non sancisca un obbligo per gli Stati membri di realizzare un sistema di protezione sociale o di assicurare un determinato livello delle prestazioni assistenziali; tuttavia, una volta che tali prestazioni siano state istituite e concesse, la relativa disciplina non potrà sottrarsi al giudizio di compatibilità con le norme della Convenzione e, in particolare, con l'art. 14 che vieta la previsione di trattamenti discriminatori)

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Espulsioni disposte dall'Italia verso la Tunisia – Diritto alla libertà ed alla sicurezza – Art. 3 Cedu – Notizie attendibili circa trattamenti inumani – Violazione della Cedu – sussiste

Corte Eur. Dir. Uomo, sez. II, 31 marzo 2009, affaire Abdelhedi c/ Italia

(Pres. Tulknes)

Allo stato, molte fonti internazionali, tra cui da ultimo, anche l’Amnesty International Report del 2008, riferiscono di trattamenti inumani attuati in Tunisia nei confronti di persone indagate o condannate per fatti di terrorismo. Dinnanzi a notizie attendibili di tale spessore, sono da ritenersi insufficienti le assicurazioni diplomatiche fatte all’Italia dal Governo tunisino. Ciò vuol dire che in caso di esecuzione, da parte dell'Italia, delle espulsioni disposte verso la Tunisia si configurerà a carico dell'Italia stessa la violazione dell’art. 3 CEDU (Fattispecie in cui la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo “dit que, dans l’éventualité de la mise à exécution de la décision d’expulser le requérant vers la Tunisie, il y aurait violation de l’article 3 de la Convention”)

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