Vai al menu principale- Vai ai contenuti della pagina[0] Home[H]

Homepage > Giurisprudenza > Giurisprudenza Alte Corti > Indice Generale > Fatti illeciti

Fatti illeciti

Fatti illeciti

Responsabilità dell'amministrazione scolastica per l'infortunio occorso al minore – Riparto dell'onere probatorio -

Cass. civ., sez. III, 22 aprile 2009 n. 4542

(Pres. Di Nanni, est. Massera)

In tema di responsabilità dell'amministrazione scolastica "ex" art. 61 della legge n. 312 del 1980, sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che é sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta all'amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto. Per superare la presunzione di responsabilità che ex art. 2048 c.c., grava sull'insegnante per il fatto illecito dell'allievo, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, dopo l'inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi dì detta serie causale. (Fattispecie relativa al caso di un minore che, durante la lezione di musica, era stato colpito al volto dalla gomitata di un compagno ed aveva riportato la rottura dei due incisivi)

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Danno non patrimoniale – Paura di ammalarsi – Cd. “danno da pericolo” - Risarcibilità – Sussiste

Cass. civ., sez. I, 13 maggio 2009 n. 11059

(Pres. Preden, est. Amatucci)

Va esclusa l'autonomia della categoria del cd. danno esistenziale e va chiarito che nell'ipotesi in cui il fatto illecito si configuri come reato il danno non patrimoniale è risarcibile nella sua più ampia accezione di danno determinato da lesioni di interessi inerenti alla persona non connotati da rilevanza economica. In particolare, la sofferenza morale cagionata dal reato non è necessariamente transeunte, ben potendo l'effetto penoso protrarsi anche per lungo tempo, assumendo rilievo la sua durata ai fini della quantificazione del risarcimento. Nell'ambito della categoria generale del danno non patrimoniale, la formula “danno morale” non individua un'autonoma sottocategoria di danno, ma descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata; è compito del giudice accertare l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore uomo si siano verificate (Nella fattispecie la Corte ha recepito i principi enunciati da Cass., sez. un., 11 novembre 2008, n. 26972) 

L'art. 449 c.p. prevede un delitto colposo di pericolo presunto a carattere plurioffensivo, in quanto incidente sia sul bene pubblico immateriale ed unitario dell'ambiente che sulla sfera individuale dei singoli soggetti che si trovano in concreta relazione con i luoghi interessati dall'evento dannoso in ragione della loro residenza o frequentazione abituale; sicché l'interesse nella specie leso è quello rafforzato, e niente affatto adespota, proprio dei soggetti che si siano trovati, come tutti gli attori, in particolare relazione con l'ambiente inquinato da sostanze altamente tossiche. Da tale relazione deriva il patema d'animo e la preoccupazione che costituisce danno non patrimoniale risarcibile in quanto derivante da reato. Il danno non patrimoniale consistente nel patema d'animo e nella sofferenza interna ben può essere provato per presunzioni e la prova per inferenza induttiva non postula che il fatto ignoto da dimostrare sia l'unico riflesso possibile di un fatto noto, essendo sufficiente la rilevante probabilità del determinarsi dell'uno in dipendenza del verificarsi dell'altro secondo criteri di regolarità causale (Nella fattispecie – riguardante il celebre caso Seveso - il danno non patrimoniale in capo agli attori è stato ravvisato nel patema d'animo indotto in ognuno dalla preoccupazione per il proprio stato di salute)

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Responsabilità del proprietario per il fatto dell'animale – Prova liberatoria – Caso fortuito - Requisiti

Cass. civ., sez. III, 19 maggio 2009 n. 11570

(Pres. Senese, est. Uccella) 

Non è configurabile il caso fortuito, cioè il caso imprevedibile, inevitabile o assolutamente eccezionale, idoneo ad escludere la responsabilità del proprietario (o dell'utilizzatore) dell'animale nella ipotesi in cui il danneggiato, specie di età avanzata,per scendere gli scalini, onde accedere alla stazione della metropolitana, non lasci il corrimano di appoggio e passi vicino ad un cane, che lo attacchi e lo faccia cadere, anche se il cane sia legato alla barriera di ingresso della metropolitana stessa mediante guinzaglio e il proprietario si sia allontanato (Nella fattispecie un cane di piccola taglia, abbaiando, aveva fatto cadere dalle scale una anziana signora)

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Guida di ciclomotore con passeggero a bordo in violazione delle norme di Legge – Esclusione della copertura assicurativa – mancanza di espressa previsione contrattuale – Responsabilità dell'assicuratore

Cass. civ., sez. III, 27 maggio 2009 n. 12270

(Pres. Di Nanni, rel. Filadoro) 

Condurre un numero di passeggeri non conforme alle prescrizioni del documento di circolazione integra un'inosservanza delle condizioni di guida, ma non incide sulla relativa abilitazione e vale ad escludere la garanzia assicurativa sole se l'ipotesi sia espressamente prevista dalle condizioni del contratto. Ove, dunque, sia configurabile l'esistenza di una abilitazione alla guida, questa non può dirsi venuta meno solo perchè le prescrizioni e limitazioni eventualmente imposte non siano state osservate, in quanto l'inosservanza di esse non si traduce in una limitazione della validità e/o efficacia del titolo abilitativo riconsociuto, bensì integra una semplice illiceità della guida.(Nella fattispecie un'auto aveva riportato danni per evitare un ciclomotore “sbucato” da una traversa ad alta velocità. Per evitare l'urto, l'auto era fnita contro un albero riprotando danni. A bordo del ciclomotore, vi erano due passeggeri, nonostante il divieto di legge)

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Danni arrecati ai terzi dai dipendenti della mandataria affidataria del collocamento di fondi – Responsabilità del mandante - Sussiste

Cass. civ., sez. III, 5 giugno 2009 n. 12994

(Pres. Vittoria, rel. Lanzillo)

In virtù dei principi contenuti negli artt. 1228 e 2049 cod.civ., la società di gestione di fondi d’investimento è tenuta a rispondere nei confronti dei terzi in buona fede dei danni loro arrecati dall’illecito comportamento della società mandataria a cui sia stata affidata la distribuzione delle quote del fondo. La mandante risponde nei confronti dei terzi anche degli illeciti commessi dai dipendenti o dagli ausiliari della mandataria, restando relegata ai rapporti interni la ripartizione delle responsabilità tra mandante e mandataria. (Nella fattispecie, due coniugi avevano deciso di investire i propri risparmi in fondi gestiti da una società all’uopo costituita, consegnando alcuni assegni al responsabile dell’agenzia incaricata del collocamento. L’incaricato, che aveva preso in consegna i loro titoli di credito, se ne era, però, indebitamente appropriato non procedendo, pertanto, all’investimento richiesto).

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Risarcimento del danno derivante da sinistro stradale - Azione proposta da soggetto danneggiato da sinistro stradale nei confronti della propria compagnia di assicurazione - Disciplina del sistema di risarcimento diretto introdotto dal Codice delle assicurazioni private - Ritenuta preclusione della possibilità di esercitare la pretesa risarcitoria nei confronti del danneggiante e della sua compagnia di assicurazione

Corte cost., ord. 2 luglio 2009 n. 201

(Pres. Amirante, est. Finocchiaro)

E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 141, 149 e 150 del predetto decreto legislativo n. 209 del 2005, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 11, 24, 76 e 111 della Costituzione. (Con l'ordinanza n. 205 del 13 giugno 2008, la Consulta ha, comunque, offerto un'interpretazione costituzionalmente orientata delle norme impugnate, nel senso cioè che esse si limitino a rafforzare la posizione del trasportato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell'autore del fatto dannoso)

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Presenza di corpi sulla strada comunale – Insidia – Responsabilità del Comune ex art. 2043 cod. civ. - Sussiste

Cass. civ., sez. III, 14 luglio 2009 n. 16374

(Pres. Preden, est. D'Amico)

Gli obblighi di vigilanza previsti dal codice della strada a carico dell'ente titolare della stessa sono particolarmente cogenti, tali da imporre un continuo controllo ed in specie: la sussistenza di un pregnante obbligo di controllo delle sedi viarie, e l'estensione dell'attività di vigilanza e controllo fino alle pertinenze della sede stradale e delle connesse attrezzature, impianti e servizi. Ciò vuol dire che la presenza di un contenitore di rifiuti nel centro della carreggiata di una strada comunale integra sen'zlatro un’ipotesi di insidia e di conseguente responsabilità ex art. 2043 c.c. del Comune proprietario del tratto della strada interessato (Nella fattispecie, un utente percorrendo alla guida di un ciclomotore la via pubblica, si trovava improvvisamente la strada sbarrata da un contenitore di rifiuti posto al centro della carreggiata. Il conducente del veicolo non riusciva ad evitare la collisione, cadeva e si procurava gravi danni alla persona)

L'art. 4 comma 5 del Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, contenente il regolamento di attuazione del codice della strada, intitolato “Passaggi di proprietà fra enti proprietari delle strade (art. 2 C.s.)” stabilisce le modalità esecutive del passaggio di proprietà delle strade, individuando gli adempimenti amministrativi da assumersi all'uopo (delimitazione del centro abitato ai sensi dell'art. 4 c.d.s., decreti di passaggio della proprietà, consegna delle strade fra enti proprietari). Come per qualsiasi altro bene immobile la data della consegna della strada è irrilevante ai fini della titolarità della strada stessa. Effetti dichiarativi e non costitutivi ha il provvedimento comunale, delimitante il centro abitato, mentre effetto traslativo, consegue all'entrata in vigore del codice della strada. (La Corte ha rilevato, inoltre, che l'art. 2, comma 7 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 stabilisce che le strade urbane di cui al comma 2, lettere D, E, F sono sempre comunali quando siano situate nell'interno dei centri abitati, eccettuati i tratti interni di strade statali, regionali o provinciali che attraversano centri abitati con popolazione non superiore a diecimila abitanti)

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Obbligazioni solidali – Art. 2055 c.c. per il fatto illecito – Art. 1306, comma II, c.c. in caso di sentenza passata in giudicato

Cass. civ., sez. Un., 15 luglio 2009 n. 16503

(Pres. Carbone)

L’unicità del fatto dannoso richiesta dal ricordato art. 2055 per la legittima predicabilità di una responsabilità solidale tra gli autori dell’illecito deve essere intesa in senso non assoluto, ma relativo al danneggiato, ricorrendo, pertanto, tale forma di responsabilità pur se il fatto dannoso sia derivato da più azioni o omissioni, dolose o colpose, costituenti fatti illeciti distinti, ed anche diversi, sempreché le singole azioni o omissioni abbiano concorso in maniera efficiente alla produzione del danno

Per il sorgere della responsabilità solidale dei danneggianti l’art. 2055, comma 1, c.c. richiede solo che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ancorché le condotte lesive siano tra loro autonome e pure se diversi siano i titoli di responsabilità di ciascuna di tali persone, anche nel caso in cui siano configurabili titoli di responsabilità contrattuale e extracontrattuale, atteso che l’unicità del fatto dannoso considerata dalla norma suddetta deve essere riferita unicamente al danneggiato e non va intesa come identità delle norme giuridiche da essi violate

Non può considerarsi favorevole al debitore solidale - per gli effetti di cui all’art. 1306, comma 2, c.c. - il capo della sentenza che abbia affermato la sussistenza del concorrente apporto causale dello stesso creditore al verificarsi dell’evento lesivo (a norma dell’art. 1227, comma 1, c.c.) qualora il creditore nel secondo giudizio intenda imputare al terzo, non convenuto nel precedente giudizio, la responsabilità proprio di quell’apporto causale che il primo giudice abbia ritenuto scriminante della responsabilità del primo convenuto (Nella fattispecie, l'attore aveva citato solo il conducente del veicolo che aveva investito il minore allorchè scendeva dall'autobus gestito dalla scuola. La sentenza del primo giudizio aveva escluso, per il 50%, la responsabilità del conducente ritenendo avesse concorso al danno, per il 50%, il servizio di autobus. Con secondo giudizio, pertanto, l'attore aveva citato il giudizio per il residuo 50% il Ministero competente)

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Diffamazione a mezzo stampa – Contenuto dell'articolo – valenza oggettivamente diffamatoria – indici in caso di giudizi storici

Cass. civ., sez. III, 21 luglio 2009 n. 16916

(Pres. Petti, rel. Travaglino)

E' diffamatoria l'espressione a mezzo stampa che assuma aspetti contenutistici non equivoci né metaforici in punto di immediata evocazione non già di negativi giudizi storici, ma di vere e proprie affermazioni lesive della dignità e dell’onore dei destinatari. (Nel caso di specie, il quotidiano aveva scritto a commento di una decisione della Suprema Corte: “La cassazione dà la patente di eroi ai massacratori di Via Rasella”

Versione Stampabile


 

Fatti illeciti

Sinistro – All'interno di un'area parcheggio di proprietà di un supermercato - Applicabilità dell'art. 2054 cod. civ. - Sussiste

Cass. civ., sez. III, 23 luglio 2009 n. 17279

(Pres. Preden, est. Lanzillo)

Ogniqualvolta l'area, ancorché di proprietà privata, sia aperta ad un numero indeterminato di persone, alle quali sia data la possibilità di accedervi, e ciò comporti la normale circolazione di veicoli al suo itnerno, sono da ritenere applicabili le norme del codice della strada, sia l'art. 2054 c.c., sia la legge 990/1969 sull'assicurazione obbligatoria (oggi v. Codice delle ass.ni private, d.lgs. 209/2005). Tanto vale per le aree di parcheggio dei supermercati che sono ormai divenuti luoghi di continuo ed intenso traffico veicolare, sicché non vi è ragione di escludere l'applicazione al loro interno delle norme in tema di circolazione stradale (Nella fattispecie, il sinistro era avvenuto all'interno di una area parcheggio di un supermercato, di proprietà dello stesso. La Cassazione, enunciando il suaccennato principio di diritto, ha cassato con rinvio la sentenza della Corte di appello di Milano)

Versione Stampabile


 



Pagina 8 di 9
<< 1 2 3 4 5 6 7 8 9 >>