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Fatti illeciti

Fatti illeciti

Lesione della reputazione Professionale - Mobbing verticale - Diritto al risarcimento del danno non patrimoniale


Cass. civ., sez. III, sentenza 2 febbraio 2010 n. 2352

(Pres. Di Nanni, est. Petti)

In una fattispecie di rapporto gerarchico professionale - quale è quello che ricorre tra il primario di un reparto ospedaliero di chirurgia pediatrica e l'aiuto anziano già operante nel reparto, rapporto che integra un contatto sociale dove la posizione del professionista dequalificato è presidiata dai precetti costituzionali (come evidenzia il punto 4.3 in relazione al punto 4.5. del preambolo sistematico delle SU n. 26972 del 2008) - costituisce fatto colposo che configura illecito civile continuato ed aggravato dal persistere della volontà punitiva e di atti diretti all'emarginazione del professionista, la condotta del primario che nell'esercizio formale dei poteri di controllo e di vigilanza del reparto, estrometta di fatto l'aiuto anziano da ogni attività proficua di collaborazione, impedendogli l'esercizio delle mansioni cui era addetto. Tale condotta altamente lesiva è soggettivamente imputabile al primario, come soggetto agente, ed esprime l'elemento soggettivo della colpa in senso lato, essendo intenzionalmente preordinata alla distruzione della dignità personale e dell'immagine professionale e delle stesse possibilità di lavoro in ambito professionale, con lesione immediata e diretta dei diritti inviolabili del lavoratore professionista (espressamente richiamati nel citato punto 4.5 delle SU citate, cui aggiungiamo, sistematicamente anche gli articoli 1, 3 secondo comma, 4 e 35 primo comma della Costituzione, dovendosi considerare, per il presidio di tutela il lavoratore professionista alla stessa stregua di qualsiasi altro lavoratore e senza discriminazioni). Il danno ingiusto, cagionato direttamente dal primario, con i provvedimenti impeditivi dell'esercizio della normale attività, implica un demansionamento continuato di fatto (malgrado le pronunce amministrative di reintegrazione) e si pone in relazione causale con il fattore determinante della condotta umana lesiva, posta in essere dal primario (Così stabilita ed accertata, in tutti i suoi elementi, soggettivi ed oggettivi, la fattispecie da sussumere sotto la norma primaria che regola il fatto illecito (art. 2043 c.c.) il giudice di merito deve procedere alla congrua liquidazione dei danni patrimoniali e non patrimoniali consequenziali, rispettando il principio del risarcimento integrale (punto 4.8 SU cit.), evitando di compiere duplicazioni (punto 4.9), e considerando, ai fini della liquidazione congrua, la gravità della offesa (rilevante nel caso di specie) e la serietà del pregiudizio (punto 3.11. della SU citata).

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Sinistro stradale - Ricorso del danneggiato all'assistenza di uno studio di infortunistica stradale ai fini dell'attività stragiudiziale - Diritto al risarcimento del danno - Sussiste - Sussiste 

Cass. civ., sez. III, 21 gennaio 2010 n. 997 

(Pres. Varrone, est. Frasca)

In caso di sinistro stradale, qualora il danneggiato abbia fatto ricorso all'assistenza di uno studio di assistenza infortunistica stradale ai fini dell'attività stragiudiziale diretta a richiedere il risarcimento del danno asseritamente sofferto al responsabile ed al suo assicuratore, nel successivo giudizio instaurato per ottenere il riconoscimento del danno, la configurabilità della spesa sostenuta per avvalersi di detta assistenza come danno emergente non può essere esclusa per il fatto che l'intervento di detto studio non abbia fatto recedere l'assicuratore dalla posizione assunta in ordine all'aspetto della vicenda che era stato oggetto di discussione e di assistenza in sede stragiudiziale, ma va valutata considerando, in relazione all'esito della lite su detto aspetto, se la spesa sia stata necessitata e giustificata in funzione dell'attività di esercizio stragiudiziale del diritto al risarciment. (Per la Corte è del tutto irrilevante che l'attività di assistenza legale sia prestata nell da un soggetto che non rivesta la qualità di professionista legale)

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Denuncia di reato perseguibile d'ufficio - responsabilità del denunciante - condizioni 

Cass. civ., sez. III, 27 gennaio 2010 n. 1703 

(Pres. Di Nanni, est. Filadoro)

La denuncia di un reato perseguibile d'ufficio non è fonte di responsabilità per danni a carico del denunciante, ai sensi dell'art. 2043 cod. civ., anche in caso di proscioglimento o di assoluzione del denunciato, a meno che essa non integri gli estremi del delitto di calunnia, poiché, al di fuori di tale ipotesi, l'attività pubblicistica dell'organo titolare dell'azione penale si sovrappone all'iniziativa del denunciante, togliendole ogni efficacia causale e interrompendo, così, ogni nesso tra tale iniziativa ed il danno eventualmente subito dal denunciato". (In questi termini: Cass. 11 giugno 2009 n. 13531, 560 del 2005, 10033 del 2004, 15646 del 2003, 750 del 2002, 3536 del 2000).

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Sigarette lights - Responsabilità del produttore per messaggio pubblicitario ingannevole - Responsabilità ex art. 2050 c.c. - Sussiste

Cass. civ., sez. III, 19 dicembre 2009 n. 26515
 
(Pres. Petti, est. Segreto)

La produzione e la vendita di tabacchi lavorati integrano un'attività pericolosa, ai sensi dell'art. 2050 c.c., poiché i tabacchi, avendo quale unica destinazione il consumo mediante il fumo, contengono in sé, per la loro composizione biochimica e per la valutazione data dall'ordinamento, una potenziale carica di nocività per la salute. Tuttavia, qualore il danneggiato abbia proposto domanda risarcitoria a norma dell'art. 2043 c.c., viola il principio di cui all'art. 112 c.p.c. ed incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice che sostituisca a questa domanda quella nuova e diversa di cui all'art. 2050 c.c., integrante una ipotesi di responsabilità oggettiva (Nel caso di specie, la Cassazione ha anche affermato che ove consumatore, lamentando di aver subito un danno per effetto di una pubblicità ingannevole (nella specie segno descrittivo "LIGHT" sul pacchetto di sigarette), agisca per il risarcimento del danno ai sensi dell'art. 2043 cod. civ. (e non facendo valere la responsabilità ex art. 2050 c.c.) allore questi è tenuto a provare l'esistenza del danno, il nesso di causalità, nonché (almeno) la colpa di chi ha diffuso la pubblicità, la quale si concreta nella prevedibilità che dalla diffusione di quel messaggio sarebbero derivate le lamentate conseguenze dannose)

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Furto di beni subito dal condomino in conseguenza di ponteggio utilizzato per effettuare lavori sul condominio -  Responsabilità dell’appaltatore ex art. 2051 c.c. – Concorrente responsabilità del condominio – Culpa in eligendo - Sussiste

Cass. Civ., sez. III, 17 marzo 2009 n. 6435

(Pres. Di Nanni, est. Filodoro)

Colui che per eseguire lavori utilizza dei ponteggi, che possono - in concreto - facilitare l'accesso alle abitazioni esistenti nello stabile, deve usare norme di diligenza, adottando tutte le cautele atte ad impedire l'uso anomalo delle impalcature. Sussiste, peraltro, anche in relazione alla situazione considerata, un obbligo di custodia incombente sul soggetto che ha disposto il mantenimento della struttura, obbligo sanzionato anche dall'art. 2051 c.c. L'autonomia dell'appaltatore il quale esplica la sua attività nell'esecuzione dell'opera assunta con propria organizzazione apprestandone i mezzi, nonché curandone le modalità ed obbligandosi verso il committente a prestargli il risultato della sua opera, comporta che, di regola, l'appaltatore deve ritenersi unico responsabile dei danni derivati a terzi dall'esecuzione dell'opera. Tuttavia, una corresponsabilità del committente può configurarsi sia in ipotesi di violazione di regole di custodia, ex art. 2051 c.c. che in caso di riferibilità dell'evento al committente stesso per “culpa in eligendo” per essere stata affidata l'opera ad un'impresa assolutamente inidonea ovvero quando l'appaltatore - in base ai patti contrattuali - sia stato un semplice esecutore degli ordini del committente ed abbia agito quale “nudus minister” attuandone specifiche direttive. (Fattispecie in cui un condomino aveva subito un furto nella propria abitazione: i ladri erano entrati sfruttando i ponteggi in loco in uso dall’appaltatore per la esecuzione dei lavori commissionati dal condominio)

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Cause di esclusione della responsabilità – Legittima difesa – Semiplena probatio sulla sua esistenza nel caso concreto – Differenza rispetto all’art. 52 Cod. Pen. – Esclusione della scriminante nel “Dubbio”


Cass. Civ., sez. III, 25 febbraio 2009 n. 4492

(Pres. Fantacchiotti, est. Ambrosio)

Colui il quale agisce in stato di legittima difesa, «vuole» l'evento (in altri termini, «ha il dolo» dell'evento), quale conseguenza della propria azione diretta a difendere un diritto, posto in attuale pericolo da una offesa ingiusta altrui. La legittima difesa, infatti, non inerisce alla struttura della fattispecie e alla colpevolezza, ma postula viceversa l'esistenza di un reato perfetto negli elementi costitutivi, oggettivi e soggettivi e, sul piano civilistico, l'esistenza di un fatto (doloso), rilevante ai fini del risarcimento ex art. 2043 c.c. Essa opera, quindi, come scriminante ex post e ab externo, dal momento che il suo riconoscimento esclude sia la reazione punitiva dello   Stato   (dovendo  l'imputato  essere  prosciolto  ex art.530 c.p.p. con la formula «perché il reato è stato commesso da persona non punibile»), sia, nell'ambito dei rapporti tra le parti, il riconoscimento della pretesa risarcitoria per i danni subiti dall'aggressore (dovendo il soggetto, che ha agito in tale stato, essere ritenuto «non responsabile» ai sensi dell'art. 2044 c.c.). Tuttavia, l'identità concettuale tra l'art. 52 c.p. e l'art.2044 c.c. non cancella le diverse regole che presiedono la formazione della prova nel processo civile e penale con la conseguenza che - mentre nel giudizio penale la semiplena probatio in ordine alla sussistenza della scriminante comporta l'assoluzione dell'imputato ex art.530 comma 3 c.p.p. - nel giudizio civile il dubbio si risolve in danno del soggetto su cui incombe il relativo onere della prova, id est del soggetto che la invoca. (Fattispecie in cui i giudici di merito  - con sentenza cassata -  avevano ritenuto che la contraddittorietà della prova assunta non consentisse di ricostruire la dinamica del fatto in modo univoco rendendosi così necessario riconoscere “a entrambi i protagonisti dello scontro (quantomeno in via presuntiva) di aver agito nei confronti dell'altro per legittima difesa, così risultando reciprocamente scriminate le lesioni provocate l’uno all' altro”)

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Illegittimo esercizio della funzione pubblica – Lesione di interesse legittimo di natura pretensiva – Giudizio prognostico sulla fondatezza della richiesta della parte


Cass. Civ., sez. I, 6 febbraio 2009 n. 2991

(Pres. Vitrone, est. Schirò)

Con riferimento al diritto del privato al risarcimento del danno prodotto dall'illegittimo esercizio della funzione pubblica, per poter configurare la lesione di un interesse legittimo di natura pretensiva, deve essere valutata, attraverso un giudizio prognostico da condurre in base alla normativa applicabile, la fondatezza o meno della richiesta di parte, onde stabilire se la medesima fosse titolare di una mera aspettativa, come tale non tutelabile, o di una situazione che, secondo un criterio di normalità, era destinata ad un esito favorevole. Ciò vuol dire che l'accertata illegittimità della condotta della P.A. non è sufficiente all'affermazione della responsabilità aquiliana, occorrendo altresì che risulti danneggiato l'interesse al bene della vita al quale è correlato l'interesse legittimo dell'istante e che detto interesse risulti meritevole di tutela alla luce dell'ordinamento positivo. (Fattispecie  in cui, in primo grado, erano stati riconosciuti, a favore della ditta attrice, i danni conseguenti alla sua illegittima estromissione dal servizio di vigilanza fino ad allora prestato e all'aggiudicazione, parimenti illegittima, dei medesimi servizi ad altre imprese)

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Cattiva manutenzione delle pertinenze della discoteca – Danno alla persona arrecato per cedimento di recinzione antistante il locale – Responsabilità del gestore della discoteca – Sussiste – Art. 2051 c.c. - Imputazione degli effetti dannosi - Prova liberatoria – Caso fortuito – Colluttazione all'uscita del locale notturno - Prevedibilità

Cass. civ., sez. III, 3 aprile 2009 n. 8128

(Pres. Senese, rel. Petti)

Il gestore di una discoteca risponde del danno occorso alla clientela in conseguenza di cattiva manutenzione delle recinzioni presenti nelle pertinenze del locale. Ciò perchè il fatto è da ricondurre alla fattispecie del danno cagionato da cose in custodia (art. 2051 c.c.) incombendo sul gestore, quanto alle pertinenze del locale frequentate dal pubblico, di provvedere alla predisposizione delle adeguate misure atte ad evitare nocumento. In particolare, per avere l'imputazione degli effetti dannosi, a norma del sopra citato articolo, non è necessario che il danno si sia verificato "nello sviluppo di un agente insito nella cosa" e che il soggetto convenuto (il gestore del locale notturno), per proprio ruolo nel rapporto con la "cosa", abbia l'obbligo di vigilare e di tenerla sotto controllo per impedire eventuale danni ai terzi; è invece sufficiente che sussista un nesso deterministico tra la cosa e l'avvenuto danno, nesso che in relazione alla particolare natura del fatto dannoso (caduta con lesioni gravi per l'urto di corpi contro un riparo inidoneo, nel caso in esame la recinzione troppo bassa al di fuori del locale non ha di fatto impedito la caduta su strada del giovane) si qualifichi per il determinismo causale delle regole codificate nel codice penale. Applicando l'art. 2051 c.c. incombe sul custode l'onere di fornire prova del caso fortuito: al riguardo, va precisato che la colluttazione conseguente ad un diverbio all'uscita di un locale notturno non costituisce evento imprevedibile (Fattispecie in cui un giovane, uscito dalla discoteca, si era azzuffato con un altro ragazzo ivi presente andando a sbattere contro la staccionata dinnanzi al locale che, cedendo, lo aveva fatto cadere rovinosamente).

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Fatto illecito del minore – Responsablità dei genitori – Culpa in educando – art. 2048 c.c.

Cass. civ., sez. III, 22 aprile 2009 n. 9556

(Pres. Di Nanni, rel. Uccella)

Ai sensi dell'art. 2048 c.c., i genitori rispondono del fatto illecito del filgio minore. I genitori per essere esentati da responsabilità devono riuscire a dimostrare di aver impartito al figlio un'educazione sufficiente a impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente alle sue abitudini e alla sua personalità (Fattispecie in cui i genitori sono stati condannati a risarcire il danno arrecato dal minore che, alla guida del ciclomotore, non indossava il casco)

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Omessa o inesatta trasposizione di direttiva comunitaria – Responsabilità dello Stato – Natura indennitaria dell'obbligazione risarcitoria spettante al danneggiato

Cass. civ., Sez. Unite, 17 aprile 2009 n. 9147

(Pres. Vittoria, rel. Picone)

Nel caso di omessa o tardiva attuazione di direttive comunitarie, il diritto degli interessati al risarcimento dei danni in ragione del ritardo non ha natura extracontrattuale ma indennitaria per attività non antigiuridica dello Stato, derivando da una obbligazione “ex lege” dello Stato, e il relativo risarcimento prescinde dalla sussistenza del dolo o della colpa e deve essere determinato in modo da assicurare un’idonea compensazione della perdita subita, restando soggetto all’ordinario termine decennale di prescrizione. (Fattispecie relativa al danno subito dai medici specializzandi denuncianti la mancata trasposizione, a loro favore, della direttiva n. 82/76/Cee che riconosceva loro il diritto ad un trattamento economico retributivo)

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