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Fatti illeciti

Fatti illeciti

Responsabilità della P.A. - Accertamento del nesso causale - Onere della Prova

Cass. Civ., Sez. III, sent. 6 ottobre 2010 n. 20757

(Pres. Morelli, rel. Filadoro)

Colui il quale intende far valere una responsabilità contrattuale o extracontrattuale della Pubblica Amministrazione deve dimostrare che l'evento dannoso sia casualmente ricollegabile ad una insidia o trabocchetto, nascente da situazioni di fatto creatrici di un pericolo per l'utente della strada. In tema di danno cagionato da cose in custodia è indispensabile, per l'affermazione di responsabilità del custode, che sia accertata la sussistenza di un nesso di causalità tra la cosa ed il danno patito dal terzo, dovendo, a tal fine, ricorrere la duplice condizione che il fatto costituisca un antecedente necessario dell'evento, nel senso che quest'ultimo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie di esso, e che l'antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano causale, dalla sopravvenienza di circostanze da sole idonee a determinare l'evento. (Nel caso di specie, la Corte richiama Cass. 19 dicembre 2006 n. 27168 e conferma le sentenze di merito che avevano rigettato la domanda della danneggiata)

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Responsabilità dell'assicurato - Limite del massimale - Superamento dei limiti - Sussiste - In caso di colpevole inerzia o ingiustificato rifiuto dell'assicuratore

Cass. Civ., Sez. III, sent. 5 ottobre 2010 n. 20667

(Pres. Varrone, rel. Filadoro)

I limiti del massimale possono essere superati in caso di colpevole inerzia (o ingiustificato rifiuto) dell'assicuratore nell'adempimento della sua obbligazione. Infatti, l'ipotesi di ingiustificato rifiuto da parte dell'assicuratore di effettuare il pagamento rientra nella violazione degli obblighi di cui agli artt. 1175, 1176 e 1375 c.c., ed è, quindi, fonte di responsabilità per l'assicuratore, anche oltre il massimale per l'esborso che la propria condotta inadempiente abbia costretto l'assicurato (Cass. 28 novembre 1995,n. 12302). In questa ipotesi, l'obbligazione dell'assicuratore va liquidata provvedendo alla cosiddetta rivalutazione di quel massimale, in relazione al sopravvenuto deprezzamento della moneta con l'aggiunta degli interessi legali di mora, ferma restando sul massimale così rivalutato la debenza degli interessi legali sino al saldo (Cass. 21 aprile 1995,n. 4494). (Va, tuttavia, rilevato che la domanda del danneggiato contro l'assicuratore di condanna oltre il massimale di polizza per interessi e svalutazione, non può ritenersi implicitamente contenuta nell'indicazione del "quantum" in misura superiore al massimale, perché la responsabilità ultramassimale è fondata su autonomo titolo (vale a dire sulla colpevole inerzia dell'assicuratore), che va dedotto dal danneggiato espressamente e tempestivamente, non potendo la durata del processo in sè costituire colpevole ritardo (Cass. 28 maggio 1996, n. 4910,). Con la conseguenza che, se proposta per la prima volta in appello la domanda di condanna oltre massimale deve essere dichiarata inammissibile (Cass. 15 gennaio 2003 n. 477, 27 febbraio 2002 n. 2910, 8 maggio 1998 n. 4677)

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Responsabilità della pubblica amministrazione per omessa manutenzione del demanio stradale - Interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2051 c.c. - Applicabilità all'ente comunale - Insidia presente in un marciapiede- Sussiste

Cass. civ., sez. III, sent. 15 ottobre 2010, n. 21329

(Pres. Di Nanni, rel. Petti)

Una lettura costituzionalmente orientata delle norme di tutela riferite alla responsabilità civile della pubblica amministrazione in relazione alla non corretta manutenzione del manto stradale e del marciapiede, che costituisce il normale percorso di calpestio dei pedoni, comporta che la presunzione di responsabilità di danni alle cose si applica, ai sensi dell'art. 2051 c.c. per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali, quando la custodia del bene, intesa quale potere di fatto sulla cosa legittimamente e doverosamente esercitato, sia esercitabile nel caso concreto, tenuto conto delle circostanze, della natura limitata del tratto di strada vigilato. La presunzione in tali circostanze resta superata dalla prova del caso fortuito, e tale non appare il comportamento del danneggiato che cade in presenza di un avvallamento sul marciapiede coperto da uno strato di ghiaino, ma lasciato aperto al calpestio del pubblico, senza alcuna segnalazione delle condizioni di pericolo (Nel caso di specie, la Cassazione ha bocciato la decisione della Corte di Appello di Trieste valorizzando la presenza del vigile urbano al momento della caduta del danneggiato e segnalando che, in tali casi, sussiste un vero e proprio obbligo di vigilanza affinché gli utenti del demanio non subiscano danni)

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Danno in Re Ipsa - rilevanza ai fini dell'an debeatur - Per il quantum debeatur necessità di deduzioni per la liquidazione - Assenza di elementi dedotti - Rigetto della domanda risarcitoria - Sussiste

Cass. Civ., Sez. II, sent. 19 agosto 2010 n. 18748

(Pres. Schettino, rel. Atripaldi)

In materia di liquidazione equitativa del danno, la parte è onerata di svolgere quelle deduzioni che possano conferire concretezza alla specifica pretesa di quantificazione di una delle componenti della liquidazione dei danni, per i quali sia intervenuta la precedente generica condanna: tale attività deduttiva ha lo scopo di fornire una base di partenza al giudice per la conseguente liquidazione ex articolo 1226 c.c.: correttamente la richiesta viene disattesa ove tali deduzioni siano omesse, poiché l'applicazione del principio giurisprudenziale, secondo cui e' in re ipsa il danno per la privazione del godimento o la mancata disponibilità di un bene, può' essere sufficiente alla decisione limitatamente all'an debeatur, non esimendo tuttavia il danneggiato ai fini del quantum, dall'onere probatorio o quanto meno specificamente deduttivo, di fornire elementi al giudice per la liquidazione relativa (La Corte, in materia di privazione di un suolo illegittimamente occupato, ha richiamato Cass. 15814/08)

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Intervista diffamatoria del Parlamentare - Immunità parlamentarie ex art. 68 Cost. - Presupposto - Nesso Funzionale - Connessione tra le opinioni espresse e l'esercizio delle attribuzioni proprie del parlamentare - Diritto vivente - Per le dichiarazioni Extra Moenia

Cass. civ., sez. III, ordinanza 8 luglio 2010, n. 16110
 
(Pres. e rel. Morelli)

Per tralaticia giurisprudenza della Corte costituzionale (ex plurimis, nn. 89/98, 10, 11, 56, 58, 320, 420/00; 137,289/01; 50, 51, 79, 207, 257, 294, 448, 509, 521/02; 246/04; 28, 105, 164/05) e della Corte di legittimità (da ultimo, nn. 13346/04; 4582/06; 8626/06; 18689/07; 29859/08), ormai consolidata in termini di diritto vivente - escluso, in premessa, che l'immunità ex art. 68 cit. possa coprire qualsiasi comportamento del parlamentare, così trasformandosi in un privilegio personale (nn. 375/97; 289/98; 10 e 11, 56, 82/00 citt.), il presupposto, per la sua operatività, va individuato nella "connessione tra le opinioni espresse e l'esercizio delle attribuzioni proprie del parlamentare; per cui proprio, ed esclusivamente, tale nesso funzionale marca la differenza fra le varie manifestazioni dell'attività politica dei deputati e senatori e le opinioni che godono della garanzia dell'immunità. Con l'ulteriore specificazione - per quanto attiene alla ipotesi in particolare di dichiarazioni rese extra moenia - che il nesso funzionale, delle opinioni manifestate con l'attività parlamentare, deve consistere non già in una semplice forma di collegamento di argomenti o di contesto con l'attività stessa, ma più precisamente nella identificabilità della dichiarazione quale espressione, e forma divulgativa, di tale attività. Per cui, appunto, occorre che nell'opinione manifestata all'esterno sia riscontrabile una corrispondenza sostanziale di contenuti con l'atto parlamentare, non essendo sufficiente, a questo riguardo, una mera comunanza di tematiche. Con la conseguenza che resta esclusa dalla copertura della insindacabilità quella opinione che non sia collegata da nesso con l'esercizio delle funzioni parlamentari, ancorché riguardante temi al centro di un dibattito politico (paradigmatica, per tal profilo, è in particolare Corte cost. n. 10/2000 cit., secondo cui "la semplice comunanza di argomento fra la dichiarazione che si pretende lesiva e le opinioni espresse dal deputato o senatore in sede parlamentare non può bastare a fondare l'estensione alla prima dell'immunità che copre le seconde. Tanto meno può bastare a tal fine la ricorrenza di un cotesto genericamente politico in cui la dichiarazione si inserisca". (Nel caso di specie, la Corte di Cassazione così conclude:

- Visti gli art. 134 Costituzione e 37 legge 11 marzo 1953 n. 87; dispone la sospensione del giudizio civile iscritto al n.r.g. 13821/06 su ricorso principale di Gherardo Colombo ed incidentale di R.T.I. spa; ordina l'immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, sollevando conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato e chiede che la Corte:

- dichiari ammissibile il presente conflitto;

e, nel merito, dichiari che non spettava alla Camera dei deputati deliberare che le dichiarazioni del deputato Vittorio Sgarbi rese nella trasmissione "Sgarbi quotidiani" del 27 marzo 1998, oggetto della domanda risarcitoria in relazione alla quale pendono ricorsi per cassazione, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni ai sensi dell'art. 68, primo comma, Costituzione.

Ordina che a cura della cancelleria la su estesa ordinanza sia notificata alle parti in causa ed al pubblico ministero, nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri e sia comunicata ai Presidenti delle due Camere del Parlamento)

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Casalinga - Danno patrimoniale - Risarcibilità - Sussiste - Criteri per la quantificazione del danno

Cass. civ., sez. III, sent. 20 luglio 2010, n. 16896

(pres. Varrone, rel. Talevi)

E' risarcibile il danno patrimoniale subito dalla casalinga. Mancando una norma specifica di conteggio, può essere assunto come parametro di riferimento il lavoro svolto dalle lavoratrici domestiche (colf), considerando il triplo della pensione sociale, l'età della donna, la percentuale di invalidità e il numero di anni trascorsi dall'incidente (Nel caso di specie,la Corte afferma che il pregiudizio economico che subisce una casalinga menomata nell'espletamento della sua attività in conseguenza di lesioni subite è economicamente valutabile come danno emergente (articolo 1223 del Codice civile) e può essere liquidato pur in via equitativa anche nell'ipotesi in cui la stessa sia solita avvalersi di collaboratori domestici, perchè comunque i compiti risultano di maggiore ampiezza, intensità, responsabilità rispetta a quelli espletati da un prestatore d'opera dipendente. Per concludere quindi il criterio del triplo della pensione sociale può essere utilizzato dal giudice nell'esercizio del suo potere di liquidazione equitativa del danno patrimoniale conseguente all'invalidità, che è danno diverso da quello biologico quale generico parametro di riferimento per la valutazione del reddito figurativo della casalinga)

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Ostacolo su strada - Non visibilità oggettiva del pericolo - Non prevedibilità soggettiva del pericolo - Responabilità del Comune - Sussiste


Cass. civ., sez. III, sent. 6 luglio 2010, n. 15884

(pres. Trifone)

E' sicuramente applicabile l'art. 2051 c.c. - con conseguente responsabilità del Comune - in caso di ostacolo sulla strada, non visibile e non facilmente evitabile da chi la percorra, venendo in rilievo in tal caso la tipica fattispecie della situazione di pericolo occulto, che ricorre, in particolare, quando lo stato dei luoghi è caratterizzato dal doppio e concorrente requisito della non visibilità oggettiva del pericolo e della non prevedibilità soggettiva del pericolo medesimo. (Nel caso di specie, il giudice di merito aveva condannato l'ente convenuto, considerata la deposizione resa ed il collocamento del tombino alla fine di una rampa rialzata, deducendone così la normale sua non visibilità; ma ha anche considerato che la ridotta velocità del mezzo, segno della prudente condotta di guida, faceva presumere anche che non vi fosse stata la ipotizzata perdita di equilibrio del guidatore)

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Circolazione stradale - Artt. 149 e 150 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private) e art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 2006, n. 254 (Regolamento recante disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale, a norma dell'articolo 150 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 - Codice delle assicurazioni private) - Questione di legittimità costituzionale - Maniefsta inammisisbilità - giurisprudenza assestata della Consulta in argomento

Corte cost., sentenza 26 maggio 2010 n. 192

(Pres. Amirante, est. Finocchiaro)

Una interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 149 e 150 Cod. Ass. Private consente, accanto all'azione diretta contro la compagnia assicuratrice del veicolo utilizzato, la persistenza della tutela tradizionale nei confronti del responsabile civile, dal momento che il Codice delle assicurazioni si è limitato a rafforzare la posizione dell'assicurato rimasto danneggiato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia assicuratrice, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i suoi diritti secondo i principi della responsabilità civile dell'autore del fatto dannoso (La Consulta ha confermato la propria giurisprudenza: sentenza n. 180 del 2009, ordinanza n. 441 del 2008).

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Responsabilità ex art. 2049 c.c. - Presupposti

Cass. civ., sez. III, sentenza 16 marzo 2010 n. 6325

(Pres. Varrone, rel. Lanzillo)

I presupposti della responsabilità di cui all'art. 2049 cod. civ. Sono: 1) il rapporto di preposizione, che non richiede necessariamente un vincolo di dipendenza, ma è configurabile anche nel caso di mera collaborazione od ausiliarietà del preposto, nel quadro dell'organizzazione e delle finalità dell'impresa gestita dal preponente; 2) 1'esercizio di attività di impresa, ed il fine di lucro, su cui si fonda la conseguente responsabilità per i danni a terzi: responsabilità che prescinde dalla colpa del preponente e che è imputabile anche a titolo oggettivo, avendo come suo presupposto la consapevole accettazione dei rischi insiti in quella particolare scelta imprenditoriale (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto corretta la condanna di una trasmissione televisiva, ai sensi dell'art. 2049 c.c., per le dihciarazioni diffamatorie di un conduttore TV)

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Responsabilità dell'emittente televisiva per intervista diffamatoria del Parlamentare - Esclusione ex art. 68 Cost. - Non susisste - Guarantigie - Cause soggettive di Esclusione della Responsabilità


Cass. civ., sez. III, sentenza 16 marzo 2010 n. 6325 

(Pres. Varrone, rel. Lanzillo)

La prerogativa di cui all'art. 68 Cost., strumentale allo svolgimento della funzione parlamentare, deve essere configurata come causa soggettiva di esclusione della punibilità, che mette al riparo il parlamentare da tutte le azioni civili (oltre che penali), sia dirette che in via di regresso: la sua natura giuridica ne esclude l'estensione a persone diverse da coloro che tale funzione esercitano. E', pertanto, configurabile la responsabilità dell'emittente televisiva, ex art. 2049 cod. civ., per i danni arrecati a terzi dalle dichiarazioni di un onorevole nel corso di una trasmissione, non potendosi ravvisare l'esercizio del diritto di cronaca o di critica nella messa in onda di una trasmissione-spettacolo, affidata consapevolmente a persona nota per manifestazioni del pensiero a rischio dell'onore e della reputazione. (Opportuno ricordare che la Corte europea dei diritti dell'uomo, nella decisione del 4 febbraio 2009, Cofferati c/ Italia, ha affermato che è illegittima l'inibizione di qualunque azione giudiziaria nei confronti dei parlamentari italiani anche nel caso questi esprimano opinioni offensive al di fuori del loro ruolo di parlamentari. In senso contrario solo Cass. pen. Sez. V, 27 ottobre 2006 n. 38944, che qualifica l'art. 68 Cost. Come causa di giustificazione, ma la tesi può dirsi ormai abbandonata)

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