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Fatti illeciti

Fatti illeciti

Investimento pedone - Attraversamento del pedone a semaforo rosso - Responsabilità dell'investitore - Sussiste comunque

Cass. civ., sez. III, sentenza 3 maggio 2011 n. 9683

(Pres. Trifone, rel. Levi)

Il fatto che il pedone sia statao investito allorché attraversava la strada con semaforo rosso non è sufficiente per escludere la responsabilità dell'investitore. In caso di investimento di pedone, infatti, la responsabilità del conducente prevista dall'art. 2054 c.c. è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest'ultimo, alcuna possibilità di prevenire l'evento, situazione, questa, ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile e anormale, sicché l'automobilista si sia trovato nell'oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti (Cass., n. 21249/2006). Inoltre, anche nel caso in cui il conducente impegni un incrocio regolato da semaforo con luce verde in suo favore, permane a suo carico un obbligo di diligenza nella condotta di guida che deve tradursi nella necessaria cautela richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti all'incrocio (Cass., n. 8744/2000)

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Fatti illeciti

Art. 22 legge 990 del 1969 (v. oggi D.lgs. 209/2005) - Omesso invio della raccomandata all'assicurazione - Equipollenza di altri atti - Informazione pervenuta tramite la richiesta del danneggiato - Sufficienza - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 5 maggio 2011 n. 9912

(Pres. Filadoro, rel. Levi)

L'onere imposto al danneggiato dall'art. 22 legge 990/1969 può essere soddisfatto anche con atti equipollenti a quello previsto dalla norma, purché egualmente idonei al soddisfacimento dello scopo perseguito di consentire all'assicuratore di valutare la opportunità di un accordo con il danneggiato e prevenire premature domande giudiziali, con conseguente dispendio economico, a condizione che l'assicuratore sia stato messo a conoscenza del sinistro, della volontà del danneggiato di essere risarcito ed abbia potuto valutare le responsabilità e la fondatezza delle richieste (Cass. 30 ottobre 2007 n. 22883). Ove, quindi, l'istituto assicuratore venga a conoscenza della pretesa risarcitoria tramite raccomandata a.r. inviata dal proprio assicurato (danneggiante) si deve ritenere che la ratio della norma sia ugualmente soddisfatta, sempre che la conoscenza sia avvenuta mediante ricevimento di raccomandata a.r., nel rispetto di quanto previsto dall'art. 22 L. 990/69 (La Corte precisa quanto segue. La ratio della norma dell'art. 22 l. 990/69 (ora abrogato e trasfuso nell'art. 145 del decreto legislativo n. 209 del 7 settembre 2005) è quella di consentire uno spatium deliberandi alla Compagnia di assicurazione, imponendo al danneggiato di inoltrare la richiesta di risarcimento all'istituto assicuratore, a pena di proponibilità dell'azione giudiziaria. Tale condizione di proponibilità si applica sia nel caso in cui il danneggiato si rivolga al solo responsabile del danno (che può, poi, a sua volta chiamare in giudizio l'assicuratore) che nel caso di azione diretta contro l'assicuratore (nel quale caso deve essere chiamato in giudizio anche il responsabile del danno, ex art. 18, primo comma, e 23 legge n.990 del 1969). L'onere della richiesta risarcitoria è posto anche a carico del terzo trasportato a titolo di cortesia. La improponibilità, per l'anzidetta ragione, della domanda di risarcimento è, inoltre, rilevabile anche di ufficio, in ogni stato e grado del procedimento e, quindi, anche in sede di legittimità, (Cass. 5 dicembre 2003 n.18644, 25 agosto 2006 n. 18493, 2 luglio 2010 n. 15733, 25 novembre 2010 n. 23907)

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Soggetto nato dopo la morte del padre naturale - Diritto al risarcimento - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 3 maggio 2011 n. 9700

(Pres. Filadoro, rel. Amatucci)

Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi durante la gestazione per fatto illecito di un terzo, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati

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Sinistri Stradali - azione risarcitoria - Richiesta del risarcimento del danno all'assicuratore - Requisiti della richiesta scritta - Raggiungimento dello Scopo - Sussiste - Idoneità e sufficienza della comunicazione del Mandato legale - Sussiste

Cass. civ., sez. III, sentenza 31 marzo 2011 n. 7437

A norma della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 22, l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli o dei natanti, per i quali, a norma della legge stessa, vi e' obbligo di assicurazione, puo' essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni da quello in cui il danneggiato ha chiesto all'assicuratore il risarcimento del danno, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La giurisprudenza di Cassazione ha avuto modo di escludere la necessita' dell'osservanza di forme rigidamente vincolate alla previsione di legge, espressamente ammettendo che il predetto onere, che e' condizione di proponibilita' della domanda, potesse ritenersi soddisfatto a mezzo di atti equipollenti, purche' egualmente idonei al raggiungimento dello scopo di consentire all'assicuratore la valutazione dell'opportunita' di un accordo con il danneggiato, cosi' prevenendo premature domande giudiziali (confr. Cass. civ. 2 luglio 2010, n. 15733; Cass. civ., 22 aprile 2008, n. 10371). Ciò vuol dire che l'onere imposto dalla L. n. 990 del 1969, art. 22, di richiedere il risarcimento del danno all'assicuratore almeno sessanta giorni prima di proporre la relativa azione giudiziaria e' soddisfatto con l'invio di una lettera del legale in cui lo stesso comunichi, a ogni effetto di legge e, in particolar modo, ai fini dell'interruzione della prescrizione, di essere stato incaricato dal cliente di assisterlo al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti in occasione di un incidente del quale il professionista indichi altresi' gli elementi identificativi essenziali

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Black Out Elettrico - Responsabilità dell'Enel - Trasmissione dell'energia elettrica - Società autonoma dall'Enel - Non configurabilità del rapporto di ausiliarietà ex art. 1228 c.c.

Cass. civ., sez. III, ordinanza 18 gennaio 2011 n. 1090

(Pres. Finocchiaro, rel. Vivaldi)

Non tutti i soggetti, della cui attività il debitore si avvalga per l'adempimento della propria obbligazione, sono suoi ausiliari nei termini indicati dall'art. 1228 c.c. Possono considerarsi tali soltanto coloro che agiscono su incarico del debitore, ed il cui operato sia assoggettato ai suoi poteri direttivi e di controllo, a prescindere dalla natura giuridica del rapporto intercorrente tra gli stessi ed il debitore, ovvero allorché sussista un collegamento tra l'attività del preteso ausiliario e l'organizzazione aziendale del debitore della prestazione. Nel caso di specie, la trasmissione di energia, attraverso la Rete Nazionale (e perciò fino alle cabine primarie dell'Enel Distribuzione) è gestita obbligatoriamente ed in esclusiva dalla GRTN s.p.a. Che non si qualifica come ausiliaria dell'Enel stessa. Questa, dunque, non può risponderne ex art. 1228 c.c.

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Poste - Responsabilità del gestore per i danni causati agli utenti dei servizi postali - Esclusione totale fuori dei casi e limiti espressamente stabiliti dalla legge - Conseguente non risarcibilità dei danni da ritardato recapito di plico affidato al servizio "postacelere", salva la restituzione del corrispettivo pagato

Corte cost., sentenza 11 febbraio 2011 n. 46

(Pres. De Siervo, est. Tesauro)

L'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156, nella parte in cui stabilisce che il gestore del servizio «non incontra alcuna responsabilità per i servizi postali, di bancoposta e delle telecomunicazioni fuori dei casi e dei limiti espressamente stabiliti dalla legge», per il caso del servizio di postacelere determina in favore del gestore un ingiustificato privilegio, svincolato da qualsiasi esigenza connessa con le caratteristiche del servizio, senza dunque realizzare alcun ragionevole equilibrio tra le esigenze del gestore e quelle degli utenti del servizio, equilibrio che il legislatore avrebbe invece dovuto realizzare, essendo venuta meno la concezione puramente amministrativa del servizio postale, e quindi «la possibilità di collegare tali limitazioni di responsabilità alla necessità di garantire la discrezionalità dell’Amministrazione». Tale privilegio determina, quindi, la violazione del canone di ragionevolezza e del principio di eguaglianza garantiti dall’art. 3 Cost., con conseguente illegittimità costituzionale dell’art. 6 del codice postale nella parte in cui esclude, in mancanza di speciali norme di legge, qualsiasi responsabilità delle Poste per il ritardato recapito delle spedizioni di postacelere (la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), nella parte in cui dispone che l’Amministrazione ed i concessionari del servizio telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il ritardato recapito delle spedizioni effettuate con il servizio postacelere)

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Art. 2051 c.c. - Responsabilità del proprietario di un fondo da cui si propaga un incendio - Sussiste

Cass. Civ., Sez. Unite, ord. 11 gennaio n. 1782

(Pres. Preden, rel. Botta)

In tema di responsabilità per i danni cagionati da coste in custodia ex art. 2051 c.c., il proprietario di un fondo dal quale si propaga un incendio che si diffonda nel fondo limitrofo, invadendolo, è responsabile dei danni cagionati a quest'ultimo, qualora non dimostri il caso fortuito; assumendo rilievo, a riguardo, non la circostanza che in quel fondo si sia originato l'incendio, bensì là sua situazione obiettivamente idonea ad alimentare, con accentuato dinamismo, la propagamento dalle fiamme

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Investimento del pedone - Comportamento imprevedibile del pedone - Esonero di responsabilità dell'investitore - Sussiste

Cass. Civ., sez. III, sent. 9 dicembre 2010 n. 24862

(Pres. Morelli, rel. Filadoro)

Nessuna responsabilità può essere ascritta al conducente per investimento del pedone se il comportamento di questi sia stato del tutto imprevedibile e non abbia consentito alcuna manovra di emergenza per evitare l'incidente (La Cassazione conferma la decisione impugnata)

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Giudizio civile e giudizio penale - Rapporti - Fatto non Sussiste - Assoluzione - Vincolo per il giudice civile - Non sussiste

Cass. Civ., sez. III, sent. 9 dicembre 2010 n. 24862

(Pres. Morelli, rel. Filadoro)

L'assoluzione in sede penale dell'incolpato perchè il fatto non sussiste non esonera il giudice civile al quale sia stata proposta l'azione per il risarcimento dei danni, dal riesame dei fatti emersi nel procedimento penale ai fini propri del giudizio civile quanto il titolo della responsabilità civile sia diverso da quello della responsabilità penale (così anche: Cass. 9508/2007)

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Fatto Illecito - Solidarietà ex art. 2055 c.c. - Ripartizione interna della responsabilità - rilevanza

Cass. Civ., Sez. I, sentenza 22 novembre 2010 n. 23581

(Pres. Proto, rel. Ceccherini)

In materia di risarcimento del danno da fatto illecito, anche contrattuale, l'art. 2055 c.c. dispone, nel primo comma, che se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento dei danni (regolando invece l'art. 1298 c.c. la solidarietà nell'esecuzione delle prestazioni dovute in forza di obbligazioni contrattuali o quasi contrattuali). Il capoverso dell'art. 2055 stabilisce inoltre che colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dall'entità delle conseguenze che ne sono derivate (non potendosi qui ammettere, per la natura illecita del fatto generatore, l'eccezione contemplata nei rapporti interni nell'art. 1298 cpv., per il caso di obbligazione contratta nell'interesse esclusivo di alcuni di essi). (La sentenza si occupa della solidarietà passiva da fatti illeciti dei sindaci e degli amministratori della società fallita e quote di ripartizione interna della responsabilità)

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