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Fatti illeciti

Fatti illeciti

Danno patrimoniale futuro da lucro cessante - Onere della prova - Liquidazione - Legge 26 febbraio 1977 n. 39 - Automatismo - Esclusione

Cass. Civ., sez. III, sentenza 14 novembre 2011 n. 23573

(Pres. Filadoro, rel. Giacalone)

La liquidazione del danno patrimoniale futuro da lucro cessante, per riduzione della capacità lavorativa, non può essere effettuata in modo automatico in base ai criteri dettati dall'art. 4 della legge 26 febbraio 1977, n. 39, norma che non comporta alcun automatismo di calcolo, ma si limita ad indicare alcuni criteri di quantificazione del danno sul presupposto della prova relativa, che comunque incombe al danneggiato e che può essere data anche in via presuntiva, purché sia certa la riduzione di capacità di lavoro specifica (Cass. 20 gennaio 2006 n. 1120)

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Danno patrimoniale futuro da lucro cessante - Onere della prova - Elementi tali da far ritenere che l'invalidità permanente abbia inciso sulla capacità di guadagno


Cass. Civ., sez. III, sentenza 14 novembre 2011 n. 23573

(Pres. Filadoro, rel. Giacalone)

Tra lesione della salute e diminuzione della capacità di guadagno non sussiste alcun rigido automatismo, per cui in presenza di una lesione della salute, anche di non modesta entità, non può ritenersi ridotta in egual misura la capacità di produrre reddito, ma il soggetto leso ha sempre l'onere di allegare e provare, anche mediante presunzioni, che l'invalidità permanente abbia inciso sulla capacità di guadagno (Cass. 10 luglio 2008 n. 18866; 29 aprile 2006 n. 10031). In altri termini, mentre l'invalidità permanente (totale o parziale) concorre di per sé a dar luogo a danno biologico, la stessa non comporta necessariamente anche un danno patrimoniale, a tal fine occorrendo che il giudice, oltre ad accertare in quale misura la menomazione fisica abbia inciso sulla capacità di svolgimento dell'attività lavorativa specifica e questa, a sua volta, sulla capacità di guadagno, accerti se ed in quale misura in tale soggetto persista o residui, dopo e nonostante l'infortunio subito, una capacità ad attendere ad altri lavori, confacente alle sue attitudini e condizioni personali ed ambientali, ed altrimenti idonei alla produzione di altre fonti di reddito, in luogo di quelle perse o ridotte. Solo se dall'esame di detti elementi risulti una riduzione della capacità di guadagno e del reddito effettivamente percepito, questo è risarcibile sotto il profilo del lucro cessante. La relativa prova incombe al danneggiato e può essere anche presuntiva, purché sia certa la riduzione della capacità di lavoro specifica (Cass. 29 gennaio 2010 n. 2062; 23 gennaio 2006 n. 1230)

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Agenzia delle Entrate - Atti impositivi Illegittimi - Responsabilità risarcitoria - Sussiste


Cass. Civ., sez. I, sentenza

24 ottobre 2011 n. 21963

L'emissione di un atto impositivo illegittimo, da cui sia derivato un danno accertato, obbliga l'Agenzia delle Entrate al risarcimento

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Danno patrimoniale da riduzione della capacità di lavoro e di guadagno - Onere della Prova - Sussiste - Casalinga - Onere della prova della incidenza delle lesioni sul lavoro domestico - Invalidità permanente particolarmente elevata - Presunzione sulla base di fatto notorio


Cass. Civ., sez. III, sentenza 11 novembre 2011 n. 23573

(Pres. Filadoro, rel. Massera)

Non è razionale ritenere che una invalidità permanente particolarmente elevata non spieghi alcuna conseguenza sull'attività di casalinga

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Danno patrimoniale da riduzione della capacità di lavoro e di guadagno - Onere della Prova - Sussiste - Casalinga - Onere della prova della incidenza delle lesioni sul lavoro domestico

Cass. Civ., sez. III, sentenza 11 novembre 2011 n. 23573

(Pres. Filadoro, rel. Massera)

E' orientamento generale consolidato della Corte (confronta, ex multis, Cass. Sez. III 24 febbraio 2011, n. 4493) che la liquidazione del danno patrimoniale da riduzione della capacità di lavoro e di guadagno non può costituire un'automatica conseguenza dell'accertata esistenza di lesioni personali, ma esige che sia verificata la attuale o prevedibile incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro, anche generica, della vittima. Per quanto riguarda, in particolare, la casalinga, è ormai certo (vedi Cass. Sez. III, 13 luglio 2010, n. 16392) che il danno da riduzione della capacità di lavoro, sofferto da persona che - come la casalinga - provveda da sé al lavoro domestico, costituisce una ipotesi di danno patrimoniale, e non biologico. Ne consegue che chi lo invoca ha l'onere di dimostrare che gli esiti permanenti residuati alla lesione della salute impediscono o rendono più oneroso (ovvero impediranno o renderanno più oneroso in futuro) lo svolgimento del lavoro domestico; in mancanza di tale dimostrazione nulla può essere liquidato a titolo di risarcimento di tale tipologia di danno patrimoniale

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Protesto - Illegittimità - Elemento sufficiente per il risarcimento del danno - Esclusione

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 8 settembre 2011, n. 18476

(Pres. Salmè, Rel. Rordorf)

La semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine alla esistenza di un pregiudizio alla reputazione, da valutare nelle sue diverse articolazioni, non è di per sé sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità delle sue conseguenze, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando l'onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l'esistenza e l'entità del pregiudizio (Cass. 25 marzo 2009, n. 7211)

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Incendio di auto parcheggiata in strada - Copertura assicurativa - Sussiste - Concetto di "circolazione" 

Cass. Civ., sez. III, sentenza 13 luglio 2011, n. 15392

(Pres. Morelli, Rel. Carluccio)

La sosta di un veicolo a motore su un'area pubblica o ad essa equiparata integra, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2054 cod. civ. e dell'art. 1 della legge n. 990 del 1969 (ed ora dell'art. 122 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209), anch'essa gli estremi della fattispecie "circolazione", con la conseguenza che dei danni derivati a terzi dall'incendio del veicolo in sosta sulle pubbliche vie o sulle aree equiparate risponde anche l'assicuratore, salvo che sia intervenuta una causa autonoma, ivi compreso il caso fortuito, che abbia determinato l'evento dannoso (da ultimo Cass. 11 febbraio 2010, n. 3108)

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Concorso di colpa - Art. 2054 c.c. - Oneri probatori - Superamento della presunzione non possibile - Conseguenze

Cass. Civ., sez. III, sentenza 7 giugno 2011 n. 12408

(Pres. Preden, rel. Amatucci)

Il principio secondo il quale, in tema di scontro tra veicoli e di applicazione dell'art. 2054 c.c., l'accertamento in concreto della colpa di uno dei conducenti non comporta di per sè il superamento della presunzione di colpa concorrente dell'altro non può essere inteso nel senso che, anche quando questa prova non sìa in concreto possibile e sia positivamente accertata la responsabilità di uno dei conducenti per avere tenuto una condotta in sé del tutto idonea a cagionare l'evento, l'apporto causale colposo dell'altro conducente debba essere, comunque, in qualche misura riconosciuto.

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Danno non patrimoniale - Liquidazione del danno alla salute - Lesioni cd. Micropermanenti - Lesioni non derivanti da sinistro stradale - Inapplicabilità analogica dell'art. 139 Cod. Ass. - Sussiste 

Cass. Civ., sez. III, sentenza 7 giugno 2011 n. 12408

(Pres. Preden, rel. Amatucci)

Se i postumi di lieve entità non sono derivati da lesioni verificatesi per sinistri stradali, l'art. 139 Cod. Ass. non è applicabile.

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Direttiva comunitaria sufficientemente specifica - Mancata Trasposizione - Inadempimento dello Stato - Diritto al risarcimento del danno - Regime giuridico - Condizioni

Cass. civ., sez. III, sentenza 17 maggio 2011, n. 10813

(Pres. Morelli, rel. Frasca)

a) nel caso di direttiva comunitaria sufficientemente specifica nell'attribuire diritti ai singoli, ma non self-executing, l'inadempimento statuale della direttiva determina una condotta idonea a cagionare in modo permanente un obbligo di risarcimento danni a favore dei soggetti che successivamente si vengano a trovare in codizioni di fatto tali che, se la direttiva fosse stata adempiuta, avrebbero acquisito il diritto o i diritti da essa riconosciuti, con la conseguenza che la prescrizione decennale al relativo diritto risarcitorio non corre, perché la condotta di inadempimento statuale cagione l'obbligo risarcitorio de die in die;
b) qualora nel caso sub a) intervenga un atto legislativo di adempimento parziale della direttiva sotto il profilo oggettivo verso tutti i soggetti da essa contemplati, dall'entrata in vigore di detto atto inizia il decorso della prescrizione decennale dell'azione di risarcimento danni di tali soggetti per la parte di direttiva non adempiuta;
c) qualora nel caso sub a) intervenga, invece, un atto legislativo di adempimento della direttiva che sia parziale sotto il profilo soggettivo, nel senso che, o provveda solo per il futuro o provveda riguardo a determinate categorie di soggetti fra quelle cui la direttiva era applicabile, accomunate esclusivamente dal mero dato temporale della verificazione delle situazioni di fatto giustificative dell'acquisto del diritto o dei diritti per il caso che la direttiva fosse stata attuata tempestivamente, il corso della prescrizione per i soggetti esclusi non inizia, perché la residua condotta di inadempimento sul piano soggettivo continua a cagionare in modo permanente il danno e, quindi, a giustificare l'obbligo risarcitorio;
d) qualora sempre nel caso sub a), l'atto di adempimento parziale sul piano soggettivo concerna, invece, alcuni dei soggetti riguardo ai quali si erano verificate situazioni di fatto giustificative dell'acquisto del diritto o dei diritti per il caso che la direttiva fosse stata attuata tempestivamente, scelti, però, sulla base di circostanze fattuali diverse dal mero dato temporale che li accomuna, la condotta di inadempimento per i soggetti esclusi non può più dirsi cagionare in modo permanente la situazione dannosa nei loro confronti, con la conseguenza che riguardo ad essi inizia il corso della prescrizione decennale del diritto al risarcimento;
e) il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive 75/362/CEE e 75/363/CEE, insorto a favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni dal 1° gennaio 1983 all'anno accademico 1990-91 in condizioni tali che se detta direttiva fosse stata adempiuta avrebbero acquisito i diritti da essa previsti, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore dell'art. 11 della l. n. 370 del 1999

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