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Fatti illeciti

Fatti illeciti

Circolazione a bordo del ciclomotore senza casco - Concorso di responsabilità del danneggiato - Sussiste


Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 marzo 2012 n. 3447

(Pres. Petti, rel. D'Amico)

E' giustificato il riconoscimento del concorso di colpa in caso al danneggiato dove lo stesso, al momento del sinistro, non indossava il casco protettivo

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Circolazione del veicolo in condizioni di insicurezza - Circolazione del ciclomotore con a bordo due persone in violazione dell'art. 170 Cod. Strada - Cooperazione colposa di conducente e trasportato


Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 marzo 2012 n. 3447

(Pres. Petti, rel. D'Amico)

Qualora la messa in circolazione dell'autoveicolo in condizioni di insicurezza (e tale è la circolazione di un ciclomotore con a bordo due persone in violazione dell'articolo 170 del codice della strada), sia ricollegabile all'azione o omissione non solo del trasportato, ma anche del conducente (che prima di iniziare o proseguire la marcia deve controllare che essa avvenga in conformità delle normali norme di prudenza e sicurezza), fra costoro si è formato il consenso alla circolazione medesima con consapevole partecipazione di ciascuno alla condotta colposa dell'altro ed accettazione dei relativi rischi; pertanto, in caso di eventi dannosi si verifica un'ipotesi di cooperazione nel fatto colposo, cioè di cooperazione nell'azione produttiva dell'evento (diversa da quella in cui distinti fatti colposi convergano autonomamente nella produzione dell'evento) (Cass., 22 maggio 2006, n. 11947)

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Decesso del detenuto - Responsabilità della guardia carceraria - Sussiste


Cass. Pen., sez. IV, sentenza

20 febbraio 2012 n. 6744

La guardia carceraria risponde del delitto di omicidio colposo per omissione per il suicidio del detenuto avvenuto durante il suo turno dove, nello svolgere il servizio di sorveglianza, abbia disatteso le istruzioni ricevute o omesso un adeguato controllo secondo prudenza e diligenza

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Danni da cose in custodia - Art. 2051 cc - Evento meteorico - Allagamento - Tombino - Responsabilità - Sussiste - Onere della prova - Caso Fortuito

Cass. civ., sez. III, sentenza 27 ottobre 2011 n. 22479

Il Comune risponde, ex art. 2051 c.c., dei danni arrecati agli utenti, in conseguenza dell'acqua fuoriuscita dal tombino comunale e l'allagamento successivo a fenomeni atmosferici, almeno che non dimostri la ricorrenza, del caso fortuito. In particolare, rispetto al dedotto fenomeno atmosferico (violento nubifragio) spetta al Comune dimostrare di aver tenuto in buono stato manutentivo il tombino e che il nubifragio abbia effettivamente raggiunto un carattere eccezionale, assolutamente imprevedibile per la stagione e per il luogo.

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Procedimento civile - risarcimento del danno - frazionamento della domanda delle diverse voci di danno - abuso del processo - conseguenze - improponibilità della domanda


Cass. civ., sez. III, sentenza 22 dicembre 2011 n. 28286

(Pres. Amatucci, rel. Vivaldi)

In caso di danni a cose ed alla persona subiti in occasione di uno stesso sinistro, non possa più consentirsi di frazionare la tutela giurisdizionale mediante la proposizione di distinte domande davanti al giudice di pace ed al tribunale, in ragione delle rispettive competenze per valore, trattandosi di condotta lesiva del generale dovere di correttezza e buona fede, e tale da risolversi in un abuso dello strumento processuale, alla luce dell'art. 111 Cost.. Ne consegue che la domanda introdotta per seconda deve considerarsi improponibile, senza che possa aver rilievo il fatto che la parcellizzazione abbia avuto luogo in un contesto giurisprudenziale in cui pacificamente era consentita, in quanto nella vicenda di specie non si tratta di impedire ex post l'esercizio di una tutela di di cui l'ordinamento continua a ritenere la parte meritevole, quanto di non più consentire di utilizzare, per l'accesso alla tutela giudiziaria, metodi divenuti incompatibili con valori avvertiti come preminenti ai fini di un efficace equo funzionamento del servizio della giustizia

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Responsabilità dei genitori - Art. 2048 c.c. - Balancing Test

Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 dicembre 2011 n. 26200

(Pres. Amatucci, est. Vivaldi)

L'art. 2048 c.c. è il frutto di un bilanciamento di interessi contrapposti (balancing test) che, nel complesso giudizio sulla responsabilità per i danni ingiusti alla persona, intende allocare il rischio sul danneggiante, con le conseguenze che ne derivano

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Responsabilità dei genitori - Art. 2048 c.c. - Preupposti per la responsabilità - Onere della prova e prova liberatoria

Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 dicembre 2011 n. 26200

(Pres. Amatucci, est. Vivaldi)

I criteri in base ai quali va imputata ai genitori la responsabilità per gli atti illeciti compiuti dai figli minori consistono, sia nel potere-dovere di esercitare la vigilanza sul comportamento dei figli stessi, sia anche, e soprattutto, nell'obbligo di svolgere adeguata attività formativa, impartendo ai figli l'educazione al rispetto delle regole della civile coesistenza, nei rapporti con il prossimo e nello svolgimento delle attività extrafamiliari (Cass. 13.3.2008 n. 7050; Cass. 20.10.2005 n. 20322; cass. 11.8.1997 n. 7459). La norma dell'art. 2048 c.c. è costruita in termini di presunzione di colpa dei genitori (o dei soggetti ivi indicati). In relazione all'interpretazione di tale disciplina, quindi, è necessario che i genitori, al fine di fornire una sufficiente prova liberatoria per superare la presunzione di colpa desumibile dalla norma, offrano, non la prova legislativamente predeterminata di non aver potuto impedire il fatto (e ciò perché si tratta di prova negativa), ma quella positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all'età, al carattere ed all'indole del minore (c. anche Cass. 14.3.2008, n. 7050). Inoltre, l'inadeguatezza dell'educazione impartita e della vigilanza esercitata su di un minore, può essere ritenuta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore, conseguenti al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori, ai sensi dell'art. 147 c.c. (Cass. 7.8.2000 n. 10357)

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Illecito Omissivo - In presenza di un obbligo giuridico di impedire l'evento - possibilità che l'obbligo derivi anche da una specifica situazione che esiga una determinata attività a tutela di un diritto altrui e non solo da ua esplicita previsione di legge - Sussiste


Cass. Civ., sez. Un., sentenza 21 novembre 2011 n. 24406

(Pres. Vittoria, rel. Segreto)

In tema di illecito omissivo, un obbligo giuridico di impedire l'evento può derivare anche da una specifica situazione che esiga una determinata attività a tutela di un diritto altrui (così le Sezioni Unite Cass. Civ., sez. Un., sentenza 21 novembre 2011 n. 24406 che aderiscono all'indirizzo giurisprudenziale enunciato da Cass. 8.1.1997, n. 72; Cass. 14.10.1992, n. 11207; Cass. 29/07/2004, n.14484; Cass. 23/05/2006, n. 12111): si tratta di una interpretazione che si appalesa più conforme al principio solidaristico di cui all'art. 2 Cost., nonché al dovere di comportamento secondo correttezza, che attiene anche alla fase genetica dell'obbligazione (art. 1175 c.c.) (indicazioni in questo senso emergono già da Cass. S.U. n. 576 del 2008). Già solo rapportando tale interpretazione del nesso causale da comportamento omissivo alla situazione in cui tale condotta dannosa è dello stesso danneggiato, deve ritenersi che questi è tenuto ad attivarsi per evitare che si verifichi un evento lesivo in suo danno, secondo comuni principi di diligenza.

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Concorso del danneggiato al verificarsi del fatto illecito del danneggiante - concorso ex art. 1227 comma I c.c. - Principio di autoresponsabilità - Non sussiste - Espressione del principio della causalità - Sussiste

Cass. Civ., sez. Un., sentenza 21 novembre 2011 n. 24406

(Pres. Vittoria, rel. Segreto)

La regola di cui all'art. 1227, c. 1, cc. non è espressione del principio di autoresponsabilità, ravvisandosi piuttosto un corollario del principio della causalità, per cui al danneggiante non può far carico quella parte di danno che non è a lui causalmente imputabile. Pertanto la colpa, cui fa riferimento l'art. 1227 c.c., va intesa non nel senso di criterio di imputazione del fatto (perché il soggetto che danneggia se stesso non compie un atto illecito di cui all'art. 2043 c.c.), bensì come requisito legale della rilevanza causale del fatto del danneggiato

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Concorso del dannegggiato nel fatto ilecito del danneggiante - concorso ex art. 1227 comma I c.c. - Rilevanza dei comportamenti omissivi - Sussiste

Cass. Civ., sez. Un., sentenza 21 novembre 2011 n. 24406

(Pres. Vittoria, rel. Segreto)

Al fine di integrare la fattispecie di cui all'art. 1227, comma 1, c.c., il comportamento omissivo del danneggiato rilevante non è solo quello tenuto in violazione di una norma di legge, ma anche più genericamente in violazione delle regole di diligenza e correttezza, se l'inerzia abbia concorso a produrre l'evento lesivo in suo danno. Non può quindi condividersi il principio rigido di Cass. 30/09/2008 n. 24320, secondo cui il concorso del fatto colposo del danneggiato, che ai sensi dell'art. 1227 cod. civ. esclude o limita il diritto al risarcimento, non può essere invocato allorché la vittima del fatto illecito abbia omesso di rimuovere tempestivamente una situazione pericolosa creata dallo stesso danneggiante, dalla quale - col concorso di ulteriori elementi causali - sia derivato il pregiudizio del quale si chiede il risarcimento. Anche in questo caso il giudice del merito dovrà valutare se il comportamento omissivo tenuto dal danneggiato, rilevante sotto il profilo eziologico, sia stato connotato da colpa, sia pur generica, nei termini sopra detti

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