Vai al menu principale- Vai ai contenuti della pagina[0] Home[H]

Homepage > Giurisprudenza > Giurisprudenza Alte Corti > Indice Generale > Fatti illeciti

Fatti illeciti

Fatti Illeciti

Sinistro stradale – Ricostruzione della dinamica del sinistro – Apprezzamento di merito – Sindacabilità in sede di legittimità - Esclusione

Cass. civ., sez. III, sentenza 27 luglio 2012 n. 13383 (Pres. Trifone, rel. D'Amico)

In tema di sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l'apprezzamento del giudice di merito relativo alla ricostruzione della dinamica dell'incidente, all'accertamento della condotta dei conducenti dei veicoli, alla sussistenza o meno della colpa dei soggetti coinvolti e alla loro eventuale graduazione, al pari dell'accertamento dell'esistenza o dell'esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l'evento dannoso, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta sottratto al sindacato di legittimità, qualora il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico, e ciò anche per quanto concerne il punto specifico se il conducente di uno dei veicoli abbia fornito la prova liberatoria di cui all'art. 2054 c.c. (Cass., 25 gennaio 2012, n. 1028).

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Art. 2051 c.c. - Responsabilità del custode – Cantiere stradale – Responsabilità della P.A. E dell'Appaltatore – Condizioni

Cass. civ., sez. III, sentenza 23 luglio 2012, n. 12811 (Pres. Trifone – rel. Carleo)

In tema di danni determinati dall'esistenza di un cantiere stradale, qualora l'area di cantiere risulti completamente enucleata, delimitata ed affidata all'esclusiva custodia dell'appaltatore, con conseguente assoluto divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni subiti all'interno di questa area risponde esclusivamente l'appaltatore, che ne è l'unico custode. Allorquando, invece, l'area su cui vengono eseguiti i lavori e insiste il cantiere risulti ancora adibita al traffico e, quindi, utilizzata a fini di circolazione, denotando questa situazione la conservazione della custodia da parte dell'ente titolare della strada, sia pure insieme all'appaltatore, consegue che la responsabilità ai sensi dell'art. 2051 cod. civ. sussiste sia a carico dell'appaltatore che dell'ente, salva l'eventuale azione di regresso di quest'ultimo nei confronti del primo a norma dei comuni principi sulla responsabilità solidale (Cass. n. 12425/08). Ed è appena il caso di sottolineare come la presenza di un cantiere stradale, affidato necessariamente alla custodia dell'appaltatore dei lavori - nella specie, l'esecuzione dei lavori di scavo per la posa in opera dei tubi del gas - comportava inevitabilmente la sospensione di ogni attività di vigilanza a carico della Soles Spa, vale a dire la società contrattualmente obbligata con l'ente proprietario della strada alla sorveglianza del piano viario della zona. E ciò, al fine di consentire alla società, che aveva ricevuto l'appalto dei lavori di scavo, l'adozione delle modalità operative che erano state concordate in contratto ovvero che ritenesse tecnicamente più utili ed opportune per il raggiungimento del risultato contrattualmente convenuto.

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Tamponamento – Art. 149 C.d.s. - Presunzione di responsabilità – Sussiste – Inapplicabilità art. 2054 c.c.

Cass. Civ., sez. III, sentenza 27 giugno 2012, n. 10174 (Pres. Finocchiaro, Rel. Ambrosio)

Per il disposto dell’art. 149, comma 1, C.d.S. (T.U. del D.L. 30 aprile 1992, n. 285), sostanzialmente riproduttivo dell’art. 107 C.d.S. previgente, il conducente deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede, per cui l’avvenuta collisione pone a suo carico una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con conseguente inapplicabilità della presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054 cod. civ., comma 2, e onere del guidatore di dimostrare che il mancato, tempestivo arresto del mezzo e il successivo impatto sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili (confr. Cass. civ. 21 settembre 2007, n. 19493).

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Art. 2051 c.c. - Responsabilità civile della P.A. - Onere della prova a carico del danneggiato

Cass. Civ., sez. III, sentenza 18 maggio 2012 n. 7937 (Pres. Trifone, rel. Cirillo)

La responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. - nel cui ambito va ricompresa anche la responsabilità per la omessa o incompleta manutenzione delle strade da parte degli enti pubblici a ciò preposti, tradizionalmente ricondotta alle figure della c.d. insidia o trabocchetto - non esonera la parte danneggiata dall'onere della prova non soltanto del fatto storico qualificabile come illecito, ma anche degli elementi costitutivi dello stesso, del nesso di causalità, dell'ingiustizia del danno e dell'imputabilità soggettiva. In altri termini, il soggetto che agisce per il risarcimento dei danni ha l'onere di dimostrare che "l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa" (in termini, Cass., 13 luglio 2011, n. 15389, e, in precedenza Cass., 11 gennaio 2008, n. 390, Id., 17 luglio 2009, n. 16719; v. pure Cass., 13 luglio 2011, n. 15375, ove si rileva, fra l'altro, che l'anomalia stradale deve essere provata dal danneggiato).

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Risarcimento del danno – Danno Emergente – Lucro cessante – Onere della prova - Danneggiato

Cass. Civ., sez. I, sentenza 17 maggio 2012 n. 7759 (Pres. Schettino, rel. Scalisi)

Il risarcimento del danno è l’obbligazione diretta a reintegrare il patrimonio del danneggiato nella situazione in cui si sarebbe trovato se l’inadempimento non si fosse verificato e comprende sia il danno emergente sia il lucro cessante. È agevole provare il danno emergente in quanto, essendo una posta attiva del patrimonio del soggetto, basterà dimostrarne l’attualità e la sua conseguente lesione; quanto al lucro cessante, il creditore si troverà costretto a provare il mancato guadagno che gli sarebbe potuto derivare da quella determinata operazione economica. In altri termini, quanto al lucro cessante, spetta al creditore dare la prova di un bene o di un interesse mai venuti ad esistenza – in ragione dell’inadempimento –, ma che se si fossero concretizzati sarebbero stati sicuramente di sua pertinenza.

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Art. 1669 c.c. - Denuncia dei vizi – Vizi scoperti in corso di processo attraverso il CTU – Possibilità di farli valere nel processo stesso – Sussiste – Decadenza – Decorso solo dalla scoperta

Cass. Civ., sez. II, sentenza 10 maggio 2012 n. 7179 (Pres. Oddo, rel. Proto)

In materia di azione per fare valere i vizi della cosa oggetto di vendita (nel caso di specie ex art. 1669 c.c.) i nuovi vizi risultanti in corso di causa – per effetto dell'intervento del CTU nominato – non devono essere autonomamente denunciati prima della causa perché, trattandosi di vizi accertati solo in corso di processo, non potevano essere denunciati anteriormente e non dovevano essere autonomamente denunciati, posto che, comunque, sono stati accertati in corso di causa nel contraddittorio delle parti.

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Responsabilità del consulente tecnico d'Ufficio – Art. 64 comma II c.p.c. - Responsabilità aquiliana – Sussiste

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 17 aprile 2012 n. 6014 (Pres. Preden, rel. Barreca)

Il professionista chiamato in giudizio per la violazione dei compiti affidatigli quale ausiliario del giudice, risponde ex art. 64, co. 2, ultima parte, cod. proc. civ.; norma, quest'ultima che prevede un'ipotesi specifica di responsabilità aquiliana (cfr. Cass. n. 11474/92, nonché n. 2359/10)

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Proprietaria e gestore della strada pubblica – Art. 2051 c.c. - Applicabilità – Sussiste – Responsabilità oggettiva – Sussiste – Interruzione del nesso causale – Colpa esclusiva del danneggiato – Comportamento imprudente - Sussiste

Cass. Civ., sez. III, sentenza 18 aprile 2012 n. 6065 (Pres. Petti, rel. D'Amico)

Ove si verifichi un sinistro a seguito di non corretta manutenzione della strada da parte dell'ente preposto alla tutela, la responsabilità gravante sulla P.A., ai sensi dell'art. 2051 c.c., per l'obbligo di custodia delle strade demaniali, è esclusa ove l'utente danneggiato abbia tenuto un comportamento colposo tale da interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, dovendosi altrimenti ritenere, ai sensi dell'art. 1227, primo comma, c.c., che tale comportamento integri soltanto un concorso di colpa idoneo a diminuire, in proporzione dell'incidenza causale, la responsabilità della PA. Le misure di precauzione e salvaguardia imposte al custode del bene devono ritenersi correlate alla ordinaria avvedutezza di una persona e perciò non si estendono alla considerazione di condotte irrazionali, o comunque al di fuori di ogni logica osservanza del primario dovere di diligenza, con la conseguenza che non possono ritenersi prevedibili ed evitabili tutte le condotte dell'utente del bene in altrui custodia, ancorché colpose (Cass., 27.9.1999, n. 10703). La possibilità per il danneggiato di percepire agevolmente l'esistenza della situazione di pericolo incide sulla concreta configurabilità di un nesso eziologio tra la cosa e il danno, ponendo correlativamente in risalto il rilievo causale attribuibile al comportamento colposo del danneggiato che avrebbe verosimilmente dovuto prestare maggiore attenzione alle condizioni della strada che stava percorrendo.

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Art. 2051 cod. civ. - Responsabilità del custode – Nesso causale – Onere della Prova – a carico del danneggiato – Sussiste – Mancanza di Prova – Rigetto della domanda

Cass. Civ., sez. III, sentenza 16 aprile 2012 n. 5977 (Pres. Preden, rel. Giacalone)

La prova liberatoria grava sul custode solo se il danneggiato ha offerto prova di tutti gli elementi costitutivi della responsabilità ex art. 2051 c.c. e, quindi, in primis, la sussistenza del nesso causale esclusivo tra evento lesivo e res (nella specie, la caduta di una donna in prossimità di una grata, rivelatasi sporgente ma visibile. La Suprema Corte conferma la sentenza della Corte di Appello di Milano, 21 aprile 2010 n. 1199)

Versione Stampabile


 

Fatti Illeciti

Anas – Proprietaria e gestore della strada pubblica – Art. 2051 c.c. - Applicabilità – Sussiste – Responsabilità oggettiva

Cass. Civ., sez. III, sentenza 22 febbraio 2012 n. 2562 (Pres. Finocchiaro, rel. Uccella)

E' applicabile anche all’ANAS l’art. 2051 c.c., in quanto proprietaria e gestore della strada pubblica. Per andare esente da responsabilità, l’ANAS deve dimostrare di avere usato la diligenza che il caso richiedeva, ovvero di avere adottato tutte le misure necessarie ed idonee a prevenire ed impedire la produzione di danni a terzi. Trattandosi di responsabilità oggettiva, questa resta esclusa soltanto dal caso fortuito, che attiene non già ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa (che ne è fonte immediata), ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell’oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche da fatto del terzo o del danneggiato.

Versione Stampabile


 



Pagina 2 di 9
<< 1 2 3 4 5 6 7 8 9 >>