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Fatti illeciti

Fatti illeciti

FATTO ILLECITO DEL TERZO DURANTE LA GESTAZIONE DELLA MADRE – DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO NATO DOPO LA MORTE DEL PADRE – AMMISSIBILITÀ - SUSSISTE (art. 2059 c.c.)

Cass. Civ., sez. III, sentenza 10 marzo 2014 n. 5509 (Pres. Salmé, rel. D’Alessandro)

Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi per fatto illecito di un terzo durante la gestazione, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi dì natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati.

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DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO IN FAVORE DELLE VITTIME SECONDARIE - PARENTI DELLA VITTIMA - DA INTERPRETARE IN SENSO DI “AFFETTI” - REQUISITO DELLA CONVIVENZA COME COABITAZIONE - ESCLUSIONE

Cass. Civ., Sez. III, sentenza 21 marzo 2013 n. 7128 (Pres. Berruti, est. Barreca)

In presenza di un saldo e duraturo legame affettivo tra i prossimi congiuti e la vittima, è proprio la lesione che colpisce tale peculiare situazione affettiva a connotare l'ingiustizia del danno ed a rendere risarcibili le conseguenze pregiudizievoli che ne siano derivate (se ed in quanto queste siano allegate e dimostrate quale danno-conseguenza), a prescindere dall'esistenza di rapporti di parentela o affinità giuridicamente rilevanti come tali. Affinché si configuri la lesione di un interesse a rilevanza costituzionale, la convivenza non ha da intendersi necessariamente come coabitazione, quanto piuttosto come stabile legame tra due persone, connotato da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti. In particolare, si ritiene che i riferimenti costituzionali non siano gli artt. 29 e 30 della Costituzione, si che detto legame debba essere necessariamente strutturato come un rapporto di coniugio, ed a questo debba somigliare (così intendendosi parzialmente superare quanto affermato da Cass. n. 8976/05), quanto piuttosto l'art. 2 della Costituzione, che attribuisce rilevanza costituzionale alla sfera relazionale della persona, in quanto tale. Peraltro, se trattasi di relazione prematrimoniale o di fidanzamento che, a prescindere da un rapporto di convivenza attuale al momento dell'illecito, sia destinata ad evolversi, e di fatto si evolva, in epoca successiva all'illecito, in matrimonio, torna ad assumere rilevanza anche il menzionato art. 29 della Costituzione, inteso come norma di tutela costituzionale non solo della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ma anche del diritto del singolo a contrarre matrimonio ed a usufruire appieno dei dirittidoveri reciproci, inerenti le persone dei coniugi, nonché a formare una famiglia quale modalità di piena realizzazione della vita dell'individuo. Allorché il fatto lesivo limiti anche tale diritto, i danni che ne derivano ben possono essere ristorati ai sensi dell'art. 2059 cod. civ. Consegue a quanto sopra che colui che rivendica il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale in conseguenza delle lesioni gravissime subite dalla persona a cui è legato da relazione affettiva, dovrà allegare e dimostrare l'esistenza e la natura di tale rapporto, ma anche la sua stabilità, intesa come non occasionalità e continuità nel tempo, che assuma rilevanza in ragione del momento di verificazione dell'illecito. Così, se è da escludere il riconoscimento del diritto al risarcimento in capo a colui che, non legato da rapporto alcuno al danneggiato primario quando l'illecito venne commesso, abbia, soltanto in epoca successiva, instaurato una relazione affettiva, non altrettanto può affermarsi, in linea di principio, quando si assuma che tale relazione esistesse già all'epoca del fatto illecito e che essa si sia mantenuta, ed anzi rafforzata, dopo la sua commissione, tanto da avere condotto al matrimonio ed alla formazione di una famiglia. Spetta al giudice di merito accertare, alla stregua delle circostanze del caso concreto, e degli elementi, anche presuntivi, addotti dalla parte, l'apprezzabilità di detta relazione a fini risarcitori, anche tenuto conto della sua evoluzione.

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DANNO DA NASCITA INDESIDERATA - DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO PER OMESSA INFORMAZIONE - DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO PER OMESSO ABORTO - CONDIZIONI

Cass. Civ., Sez. III, sentenza 22 marzo 2013 n. 7269 (Pres. Berruti, est. Amendola)

A prescindere dalla volontà o meno di abortire, la madre ha sempre diritto ad essere informata circa le condizioni di salute del nascituro, e dunque di eventuali malformazioni del feto, anche solo per prepararsi psicologicamente o materialmente all’arrivo del figlio menomato; ove tale onere non venga adempiuto sorge la responsabilità del medico ed il diritto al risarcimento del danno biologico e economico causalmente connesso all’omessa informazione. Se, tuttavia, la donna chieda di essere risarcita anche per la privazione del diritto di interrompere la gravidanza è a suo carico l’onere di dimostrare che l’informazione omessa avrebbe provocato un processo patologico tale da determinare un grave pericolo per la sua salute, e, in stretta connessione, che, nella situazione ipotetica data, ella avrebbe effettivamente optato per l’interruzione della gravidanza.

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Perdita del congiunto – Rapporto di coniugio tra marito e moglie – Morte del coniuge – Intervenuta separazione – Diritto al risarcimento del danno in favore del coniuge separato superstite – Sussiste - Condizioni

Cass. Civ., sez. III, sentenza 17 gennaio 2013 n. 1025

Il risarcimento del danno non patrimoniale sotto il profilo del pregiudizio morale può essere accordato ad un coniuge per la morte dell'altro anche se vi sia tra le parti uno stato di separazione personale, purché si accerti che l'altrui fatto illecito (nella specie il sinistro stradale causa del decesso) abbia provocato nel coniuge superstite quel dolore e quelle sofferenze morali che solitamente si accompagnano alla morte di una persona più o meno cara. Tuttavia, è necessario dimostrare che, nonostante la separazione, sussista ancora un vincolo affettivo particolarmente intenso, con la conseguenza che l'evento morte ha determinato un pregiudizio in capo al superstite. Per cui, anche se non vi era più un progetto di vita in comune, il precedente rapporto coniugale e la permanenza di un vincolo affettivo, rilevabili dalla presenza di un figlio, all'epoca minorenne, nato dall'unione e dal breve lasso di tempo intercorso dalla frattura della vita coniugale, legittimano la richiesta di risarcimento.

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Morte della casalinga – Risarcimento ai congiunti - Sussiste – Condizioni e modalità

Cass. Civ., sez. III, sentenza 13 dicembre 2012 n. 22909

In caso di morte di una casalinga i congiunti conviventi hanno diritto al risarcimento del danno subito per la perdita delle prestazioni attinenti alla cura ed assistenza dalla stessa fornita, le quali, benchè non produttive di reddito, sono valutabili economicamente, o facendo riferimento al criterio del triplo della pensione sociale o ponendo riguardo al reddito di una collaboratrice familiare (con gli opportuni adattamenti per la maggiore ampiezza di compiti esercitati dalla casalinga) (Cass. civ. Sez. 3, 12 settembre 2005 n. 18092; Idem, 24 agosto 2007 n. 17977; Idem). Inoltre. il diritto al risarcimento spetta anche nei casi in cui la vittima si avvalesse di aiuti o collaboratori domestici, perchè comunque i suoi compiti risultano di maggiore ampiezza, intensità e responsabilità rispetto a quelli espletati da un prestatore d'opera dipendente (Cass. civ. Sez. 3, n. 17977, cit; Idem, 20 luglio 2010 n. 16896). Quanto alla prova dei compiti che svolgeva la casalinga defunta, se c'è un caso in cui il ricorso alla prova per presunzioni è da ritenere autorizzato ed auspicabile è per l'appunto quello in esame, salva restando l'esigenza che il danneggiato fornisca la prova specifica del danno nei casi in cui avanzi, in relazione alla morte di una casalinga, pretese di particolare rilievo economico, od inconsuete ed abnormi in relazione a quanto avviene nella normalità dei casi.

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Modulo CID (Convenzione Indennizzo Diretto) – Prova dell'esistenza del Rapporto Assicurativo – Onere dell'assicuratore che voglia contestarlo di sollevare le contestazioni dalla ricezione – Sussiste – Contestazione Tardiva – Effetti – Incontrovertibilità del rapporto assicurativo – Sussiste

Cass. Civ., sez. III, sentenza 20 dicembre 2012 n. 23614 (Pres. Preden, rel. Chiarini)

Nel caso di scontro tra veicoli a motore per i quali vi sia obbligo di assicurazione i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro sono tenuti a denunciare il sinistro avvalendosi del modulo fornito dall'impresa, il cui modello è approvato con decreto ministeriale (cd. CID). Quindi la prima funzione del "modulo", sostituendosi all'avviso che l'art. 1913 cod. civ. prescrive all’assicurato, è la denuncia del sinistro, all'assicuratore da cui l’assicurato chiede di esser garantito (Cass. 18709 del 2010), con tutte le modalità e circostanze del caso concreto che possono rilevare ai fini di agevolare la determinazione del danno e facilitare l’accertamento del diritto e le conciliazioni (Cass. 3276 del 1997). E poiché i nomi degli assicurati e delle compagnie di assicurazione costituiscono dati essenziali del modulo e alla richiesta risarcitoria presentata secondo le modalità di Legge deve esser allegata la copia del modulo di denuncia del sinistro debitamente compilato, è dalla ricezione del medesimo che l’assicuratore ha l’onere di contestare l'esistenza del rapporto assicurativo (Nella fattispecie invece emergeva dalla sentenza impugnata “che, benché l’art. 167 primo comma cod. proc. civ. impone al convenuto di assumere specifica posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della sua domanda nella specie art. 18 della legge del 1969 n. 990 in base alla denuncia di sinistro effettuata dal proprietario/conducente F. con riferimento all'autoveicolo da lui condotto e alla sua responsabilità, contenuta nel modulo di cui al precitato art. 5, secondo quanto accertato dal giudice di appello - neppure in comparsa di risposta in primo grado l’assicurazione ... aveva negato che il F. fosse suo assicurato per la responsabilità civile con conseguente preclusione al riguardo di nuove deduzioni in corso di causa. Pertanto le lamentate violazioni di legge sussistono e i motivi vanno accolti).

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Circolazione del veicolo “invito domino” - Terzo trasportato consenziente - Azione contro il FGVS - Esclusione

Cass. Civ., sez. III, sentenza 23 ottobre 2012 n. 18159 (Pres. Finocchiaro, est. Giacalone)

Nel sistema di cui alla legge n. 990 del 1969, qualora il veicolo circoli contro la volontà del proprietario, il terzo trasportato consenziente – benché eventualmente inconsapevole del carattere illegale della circolazione – non ha azione per il risarcimento dei danni contro il F.G.V.S., ma unicamente nei confronti del conducente del veicolo al momento del sinistro.

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Istituto scolastico – Obbligo di sorveglianza – Prima dell'ingresso in Scuola - Non sussiste – Art. 2051 c.c. - Residua possibilità applicativa

Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 novembre 2012 n. 19160 (Pres. Massera, rel. Amendola)

Gli obblighi di sorveglianza e di tutela a carico dell’istituto scolastico sussistono solo a partire dal momento in cui l’allievo entra nella scuola, mentre quanto accade prima di tale momento, ancorché in prossimità della scuola stessa, può ricevere tutela, ricorrendone le condizioni, solo ai sensi dell’art. 2051 c.c. (Fattispecie in tema di caduta di una bambina sui gradini esterni di una scuola, sdrucciolevoli ed instabili).

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Contagio da Hiv – Configurabilità del reato di lesioni gravissime con Dolo eventuale - Sussiste

Cass. Pen., sez. V, sentenza 3 ottobre 2012 n. 38388 (Pres. Ferrua, rel. Bevere)

Sussiste l'elemento psicologico del dolo eventuale quando l'agente, pur non avendo di mira il fatto a rischio, ne abbia accettato - nella proiezione della propria azione verso la realizzazione di un fatto primario - la concreta possibilità del suo verificarsi, in un necessario rapporto eziologico con l'azione medesima. L'autore non respinge quindi il rischio, e non adegua la propria condotta in maniera coerente e funzionale a manifestare una controvolontà verso l'evento diverso, rispetto a quello primariamente voluto (nel caso di specie, dalla motivazione della sentenza: Si deve quindi concludere che [l’imputato], pur essendo in grado di rappresentarsi la concreta possibilità che la sua azione reticente e depistante potesse causare un evento diverso da quello per cui materialmente agiva (continuare indisturbato il menage familiare, lasciando in clandestinità il contagio di HIV alla moglie e ostacolando tempestivi interventi terapeutici), non ha escluso la possibilità di cagionare l'evento a rischio (l'aggravamento irreversibile della già cagionata lesione della salute della moglie): gli è mancata quindi la controvolontà verso l'evento altro, con accettazione del rischio e quindi con la volizione dell'evento medesimo)

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Responsabilità ex art-2050 c.c. - Presunzione di colpa a carico del danneggiante – Presupposto: previo accertamento del nesso eziologico – Prova – Onere a carico del danneggiato – Ipotesi della cd. Causa ignota – Incertezza sul nesso causale – Rigetto della domanda

Cass. civ., sez. III, sentenza 27 luglio 2012 n. 13397 (Pres. Trifone, rel. Giacalone)

In tenta di responsabilità per esercizio di attività pericolosa (nella specie, produzione e distribuzione di gas in bombole), la presunzione di colpa a carico del danneggiante, posta dall'art. 2050 cod. civ., presuppone il previo accertamento dell'esistenza del nesso eziologico - la prova del quale incombe al danneggiato - tra l'esercizio dell'attività e l'evento dannoso, non potendo il soggetto agente essere investito da una presunzione di responsabilità rispetto ad un evento che non è ad esso riconducibile in alcun modo. In particolare, nella ipotesi in cui sia ignota la causa dell'evento dannoso, la responsabilità ex art. 2050 cod. civ. va affermata ove risulti non interrotto il nesso di causalità con l'esercizio dell'attività pericolosa, mentre va esclusa ove sussista incertezza sul fattore causale e sulla riconducibilità del fatto all'esercente. Il relativo accertamento rientra tra i poteri del giudice di merito ed è incensurabile in cassazione ove sufficientemente e logicamente motivato (Cass. 17 luglio 2002 n. 10382; 5 agosto2002 n. 11716, in motivazione).

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