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Domanda di modifica delle condizioni della separazione in pendenza del giudizio per la cessazione degli effetti civili del matrimonio - Ammissibilità - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 22 luglio 2011 n. 16127

(Pres. Luccioli, Rel. Didone)

E' ammissibile la domanda di modifica delle condizioni della separazione nonostante che sia già pendente il giudizio per la cessazione degli effetti civili del matrimonio perché secondo la più recente e prevalente giurisprudenza della Corte di Cassazione l'assegno di mantenimento, in favore di uno dei due coniugi in regime di separazione, è dovuto fino al passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia il divorzio, la quale segna il venir meno del presupposto di detto mantenimento, cioè del vincolo matrimoniale; con la conseguenza che questa non comporta il venir meno dell'interesse al ricorso in cassazione avverso la sentenza che riconosce e quantifica l'assegno di mantenimento (Sez. 1, Sentenza n. 813 del 15/01/2009). Proprio perché l'assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi in regime di separazione è dovuto fino al passaggio in giudicato della sentenza che pronuncia il divorzio, deve sempre ritenersi ammissibile - proprio per l'opportunità del "simultaneus processus" innanzi allo stesso giudice per la definizione delle questioni patrimoniali indubbiamente connesse - la domanda di adeguamento dell'assegno di separazione nel corso del giudizio di divorzio, anche se il coniuge che tale adeguamento richiede non si opponga alla pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e richieda, contestualmente, la corresponsione dell'assegno di divorzio ai sensi dell'art. 5 legge n. 898 del 1970 e sempre che non si richieda, per lo stesso periodo, la concessione di entrambi gli assegni (Sez. 1, Sentenza n. 7488 del 24/08/1994)

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Annullamento del matrimonio concordatario - effetti sul giudizio di divorzio - Provvedimenti per i figli - Cessazione della materia del contendere - esclusione


Cass. civ., Sez. I., sentenza 14 luglio 2011 n. 3807

(Pres. Luccioli)

Dopo la pronuncia di nullità del matrimonio si producono ugualmente gli effetti del matrmonio valido (art. 128, commi II e IV c.c.) rispetto ai figli nati o concepiti durante il matrimonio e non si modifica sostanzialmente il regime giuridico per quanto concerne i provvedimenti che il giudice adotta nei loro riguardi, poiché l'art. 129, comma II, c.c. Richiama espressamente l'art. 155 del codice civile. Ne consegue che, resa esecutiva la sentenza della giurisdizione ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, in pendenza della causa di cessazione degli effetti civili del matrimonio (o di separazione dei coniugi), per un verso non viene meno il potere dovere del giudice di adottare i provvedimenti riguardo ai figli; per altro verso rimane ferma la possibilità per i coniugi di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti la misura e le modalità del contributo

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Casa familiare - Assegnazione - Abbandono da tempo da parte della parte richiedente

Cass. civ., sez. I, sentenza 5 maggio 2011 n. 9942

(Pres. Luccioli, rel. Felicetti)

Non deve darsi luogo all'assegnazione della casa coniugale, dove sia accertato in fatto che la richiedente abbia da tempo abbandonato la casa coniugale per intraprendere la convivenza con altro uomo, ormai consolidata anche con la procreazione di un figlio, venendo, meno in questo caso, lo stesso concetto di "casa coniugale" che non esiste più

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Genitori - Separazione - necessità del consenso preventivo dell'altro genitore anche in relazione alle spese straordinarie - Condizioni (causa relativa a fatto anteriore all'entrata in vigore della Legge 54/2006 sull'affido condiviso)

Cass. civ., sez. I, sentenza 27 aprile 2011 n. 9376

(Pres. Macioce, rel. Campanile)

Pur non essendovi coincidenza fra le decisioni di maggiore interesse per i figli e le spese straordinarie, ragion per cui non è configurabile a carico del coniuge affidatario alcun obbligo di previa concertazione con l'altro coniuge sulla determinazione delle spese straordinarie, nei limiti in cui esse non implichino decisioni di maggior interesse per i figli, tuttavia, tale principio non è inderogabile, essendo sempre possibile che il giudice, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'art. 155 c.c., determini, oltre che la misura, anche i modi con i quali il coniuge non affidatario contribuisce al mantenimento dei figli, in modo difforme da quanto previsto in linea di principio dalla legge (Cass., 21 gennaio 2009, n. 2182; Cass. 5 maggio 1999, n. 4459. La Corte aggiugne: il tema della preventiva concertazione, anche per quanto attiene alla materia delle spese straordinarie, appare ispirato a quella regola dell'accordo che caratterizza, come imprescindibile momento dialettico, l'individuazione da parte di entrambi i genitori, anche dopo il verificarsi della crisi coniugale, delle decisioni maggiormente corrispondenti alle esigenze del minore, nell'ambito di una funzionalizzazione, rispetto a queste ultime, dell'esercizio della potestà)

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Modifica delle condizioni di separazione o divorzio - Decisione del giudice - Esecutorietà - Art. 741 c.p.c. - Applicabilità - Sussiste

Cass. civ., sez. I, sentenza 27 aprile 2011 n. 9373

(Pres. Macioce, rel. Dogliotti)

I provvedimenti di modifica delle condizioni di separazione (e di divorzio), non sono immediatamente esecutivi (Questa la motivazione: L'art. 710 c.p.c. regola in pochi tratti la disciplina dei procedimenti di modifica delle condizioni di separazione. A seguito della novella del 1988 (art. 1 L. 331/19885 si indicano esplicitamente per essi "le forme del procedimento in camera di consiglio", e dunque si richiamano gli artt. 737 e ss. c.p.c.. Il predetto art. 23 L. n. 74/87, da intendersi, come si è detto, ancora operante, estende ai giudizi di separazione personale, "in quanto compatibili", le regole dell'art. 4 L. 898, ove si disciplina la procedura dei giudizi di divorzio: in particolare, l'art. 4 comma 11 (ora 14) precisa che, per la parte relativa ai provvedimenti di natura economica, la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva, previsione anteriore alla generalizzata esecutorietà delle sentenze di primo grado, introdotta dalla l. n.353 del 1990. Rimangono peraltro estranei alla previsione tanto la disciplina dei procedimenti di modifica del regime di divorzio, inserita nell'art. 9 l. n. 8 98, quanto quella dei procedimenti di modifica delle condizioni di separazione di cui all'art. 710 c.p.c. Entrambi gli articoli richiamano espressamente la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio (art. 737 ss. c.p.c.), e di essa, dunque, anche la previsione dell'esecutorietà, solo ad opera del giudice (art. 744 c.p.c.)

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Assegno divorzile - Riduzione - Pensionamento dell'Onerato - Sussiste

Cass. civ., sez. I, sentenza 15 aprile2011 n. 8754

(Pres. Luccioli, rel. Giancola)

In tema di revisione dell'assegno di divorzio, la sopravvenuta diminuzione dei redditi da lavoro dell'obbligato è suscettibile di assumere rilievo, quale possibile giustificato motivo di riduzione o soppressione dell'assegno, ai sensi dell'art. 9 della legge n. 898 del 1970, nel quadro di una rinnovata valutazione comparativa della situazione economica delle parti (cfr Cass. 200605378): come per il caso in cui l'obbligato venga collocato in pensione

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Assegno divorzile - Riduzione - Nuovi oneri familiari - Valutazione complessiva

Cass. civ., sez. II, sentenza 4 aprile2011 n. 7601

(Pres. Luccioli, rel. Giancola)

Non va attribuita influenza sulla quantificazione dell'assegno divorzile ai sopravvenuti oneri familiari dell'obbligato, divenuto nel frattempo padre di nuova prole, dove considerando la complessiva situazione patrimoniale dello stesso, essa risulti di consistenza tale da rendere irrilevanti detti nuovi oneri (in tema, cfr Cass. 200725010; 200618367)

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Assegno divorzile - Determinazione - Apporto dei terzi e patrimoni delle famiglie di origine - Irrilevanza

Cass. civ., sez. II, sentenza 4 aprile2011 n. 7601

(Pres. Luccioli, rel. Giancola)

L'entità dei patrimoni delle famiglie di appartenenza degli ex coniugi o la considerazione del loro rapporto esulano dai parametri legali di riferimento, previsti dai citato art. 5 l. div., ai fini della commisurazione dell'assegno divorzile (cfr Cass. 200621805). Quanto, invece, alla solidarietà materiale concretamente mostrata da terzi, quantunque legati da rapporti di stretta parentela ai coniuge istante, non è idonea ad attenuare o a far cessare, di per se sola, l'obbligo primario dell'altro coniuge (cfr. Cass. 199804617; 200213160)

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Disinteresse per i figli - Responsabilità penale ex art. 570 c.p. - Sussiste - Anche in caso di abbandono del tetto coniugale per la violenza del coniuge

Cass. pen., Sez. VI, sentenza 16 marzo 2011 n. 10745

(Pres. Mannino, rel. Conti)

Risponde del delitto previsto dall'art. 570, comma I, c.p., la madre che tenga una condotta di totale disinteresse verso i figli (nel caso di specie: per circa quattro anni), non potendo, peraltro, una tale condotta essere giustificata dal timore in cui essa versi per l'indole violenta del marito

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Immobile dato dal terzo in comodato al nucleo familiare - Successiva Separazione - Opponibilità del provvedimento di assegnazione - Limiti - Rapporti con l'art. 1809 c.c.

Cass. civ., Sez. III, sentenza 28 febbraio 2011 n. 4917

(Pres. Trifone, rel Uccella)

Ove il genitore di uno dei coniugi abbia concesso in comodato l'immobile perché venisse adibito a casa familiare, il successivo provvedimento, intervenuto nel giudizio di separazione, di autorizzazione in favore di uno di essi ad abitare la casa stessa, ex art. 155, comma quarto, c.c., non è opponibile al comodante allorché lo stesso ne chieda la restituzione nell'ipotesi di sopravvenuto bisogno, segnato dai requisiti dell'urgenza e della non previsione, ai sensi dell'articolo 1809, comma 2, c.c. In altri termini, in tale ipotesi il rapporto di comodato è esterno e si configura insensibile alle vicende processuali del vincolo matrimoniale.

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