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Famiglia

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Assegno di mantenimento - Instaurazione di una effettiva convivenza - Irrilevanza

Cass. Civ., sez. I, sentenza 22 settembre 2011, n. 19249

(Pres. Luccioli)

Tra le condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, l'art. 156 cod. civ. non pone l'instaurazione di un'effettiva convivenza fra i coniugi. La mancata convivenza può infatti trovare ragione nelle più diverse situazioni o esigenze, e va comunque intesa, in difetto di elementi che dimostrino il contrario, come espressione di una scelta della coppia, di per sè non escludente la comunione spirituale e materiale, dalla quale non possono farsi derivare effetti penalizzanti per uno dei coniugi, ed alla quale comunque non può attribuirsi efficacia estintiva dei diritti e doveri di natura patrimoniale che nascono dal matrimonio (cfr. Cass. n. 17537 del 2003; n. 3490 del 1998)

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Obbligo di mantenimento - Riviviscenza dell'assegno - Precedente attività lavorativa del figlio maggiorenne - Sopravvenuta disoccupazione


Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 settembre 2011, n. 19589

(Pres. Luccioli, Rel. Di Palma)

L'obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, ai sensi degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della loro maggiore età - come ora codificato dall'art. 155 quinquies, primo comma, cod. civ. -, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria, della cessazione dell'obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un'attività economica dipende da un comportamento inerte o di rifiuto ingiustificato dello stesso, il. cui accertamento non può che ispirarsi a criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 4765 del 2002, 8221 e 24498 del 2006, 1830 del 2011). Peraltro, il solo stato di disoccupazione del figlio, dopo un'attività lavorativa precedente, non è sufficiente per la soppressione dell'assegno, essendo necessaria la concorrente prova che l'attuale stato di disoccupazione sia dipeso da un comportamento inerte o di rifiuto ingiustificato del figlio stesso

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Assegno di mantenimento - Revisione - Effetti - Retroattività - Inammisisbilità - Effetti dalla proposizione del ricorso - Sussiste


Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 settembre 2011, n. 19589

(Pres. Luccioli, Rel. Di Palma)

In materia di revisione dell'assegno di mantenimento, il diritto a percepirlo di un coniuge ed il corrispondente obbligo a versarlo dell'altro, nella misura e nei modi stabiliti dalla sentenza di separazione o dal verbale di omologazione della separazione consensuale, conservano la loro efficacia sino a quando non intervenga la modificazione di tali provvedimenti, essendo del tutto irrilevante il momento in cui - di fatto - sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dello stesso assegno, con la conseguenza, che, in mancanza di specifiche disposizioni ed in base ai principi generali relativi all'autorità, all'intangibilità ed alla stabilità, per quanto temporalmente limitata (rebus sic stantibus), del precedente giudicato impositivo del contributo di mantenimento, gli effetti della decisione giurisdizionale di modificazione possono retroagire non già al momento dell'accadimento innovativo, ma alla data della domanda di modificazione

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Affido esclusivo - Rifiuto del figlio di vedere uno dei genitori - Esclusione


Cass. Civ., sez. I, sentenza 15 settembre 2011, n. 18867

(Pres. Luccioli, Rel. Giancola)

Dove, all'esito dell'audizione, emerga il fermo rifiuto di uno dei figli a frequentare o vedere l'altro, giustamente il giudice può disporre l'affido esclusivo della prole in favore del egnitore convivente, rispondendo in questi casi l'affido al superiore interesse del minore stesso

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Responsabilità civile per violazione del dovere di fedeltà - Ammissibilità - Condizioni


Cass. Civ., sez. I, sentenza 15 settembre 2011, n. 18853

(Pres. Luccioli, Rel. Felicetti)

Anche nell'ambito della famiglia, i diritti inviolabili della persona rimangono tali, cosicché la loro lesione da parte di altro componente della famiglia può costituire presupposto di responsabilità civile. Fermo restando che la mera violazione dei doveri matrimoniali, o anche la pronuncia di addebito della separazione, non possono di per sé automaticamente integrare una responsabilità risarcitoria dovendo, in particolare, quanto ai danni non patrimoniali, riscontrarsi la concomitante esistenza di tutti i presupposti ai quali l'art. 2059 c.c. riconnette detta responsabilità. Con specifico riferimento alla violazione del dovere di fedeltà nascente dal matrimonio, la violazione in sé non è fonte di risarcimento dovendone essere derivata, in modo causale, la compromissione di un interesse costituzionalmente protetto, evenienza che può verificarsi in casi e contesto del tutto particolare, ove si dimostri che l'infedeltà, per le sue modalità e in relazione alla specificità della fattispecie, abbia dato luogo a lesione della salute del coniuge. Ovvero ove l'infedeltà per le sue modalità abbia trasmodato in comportamenti che, oltrepassando i limiti dell'offesa di per sé insita nella violazione dell'obbligo in questione, si siano concretizzati in atti specificamente lesivi ella dignità della persona, bene costituzionalmente protetto. L'addebito della separazione, comunque, non è condizione per il risarcimento del danno

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Ascendenti del minori - Nonni - Diritto di visita dei nonni - Contenuti - Art. 155 c.c.


Cass. Civ., sez. I, sentenza 11 agosto 2011, n. 17191

(Pres. Luccioli, Rel. Scaldaferri)

L'art. 155 comma I c.c. non attribuisce un autonomo diritto agli ascendenti ma un diritto al minore, di conservare significativi raporti con i nonni, nel quadro del mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con i propri genitori e con la medesima finalità di evitare, per quanto possibile, che la separazione produca traumi nello sviluppo della personalità del minore

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Eccessiva conflittualità dei genitori - Affido Esclusivo - Sussiste - condizioni


Cass. Civ., sez. I, sentenza 11 agosto 2011, n. 17191

(Pres. Luccioli, Rel. Scaldaferri)

L'eccessiva confittualità dei coniugi giustifica l'affidamento escusivo della prole, purchè dall'affido condiviso possano discendere effetti pregiudizievoli allo sviluppo psicologico del minore e, quindi, a condizione che il giudice abbia motivato - in positivo - con riguardo alla capacità genitoriale del genitore cui viene affidata la prole e - in negativo - con riguardo alle particolari condizioni del genitori a cui l'affido non viene concesso

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Cessazione degli effetti civili del matrimonio - Diritto all'assegno di mantenimento - Adeguatezza dei mezzi rispetto al precedente tenore di vita - Instaurata famiglia di fatto - Rilevanza - Quiescenza del diritto all'assegno

Cass. Civ., sez. I, sentenza 11 agosto 2011 n. 17195

(Pres. Luccioli, Rel. Dogliotti)

In caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, l'instaurazione di una famiglia di fatto, quale rapporto stabile e duraturo di convivenza, attuato da uno degli ex coniugi, rescinde ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa convivenza matrimoniale e, in relazione ad essa, il presupposto per la riconoscibilità, a carico dell'altro coniuge, di un assegno divorzile, il diritto al quale entra così in uno stato di quiescenza, potendosene invero riproporre l'attualità per l'ipotesi di rottura della nuova convivenza tra i familiari di fatto.

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Assegnazione della Casa familiare - Regolamentazione dell'assegno di mantenimento - Incidenza

Cass. Civ., sez. I, sentenza 22 luglio 2011 n. 16126

(Pres. Luccioli, Rel. Didone)

In tema di separazione personale dei coniugi, ai fini dell'accertamento del diritto all'assegno di mantenimento e della sua determinazione, occorre considerare la complessiva situazione di ciascuno dei coniugi e, quindi, tener conto, oltre che dei redditi in denaro, di ogni altra utilità economicamente valutabile, ivi compresa la disponibilità della casa coniugale (Sez. 1, Sentenza n. 19291/2005)

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Condizioni di Separazione - Come previste da sentenza passata in giudicato o come risultanti dal verbale contenente le condizioni omologate consensualmente dai coniugi - Modifica - Procedimento ex art. 710 c.p.c. Oppure accordo delle parti


Cass. Civ., sez. I, sentenza 22 luglio 2011 n. 16127

(Pres. Luccioli, Rel. Didone)

Il diritto di percepire gli assegni di mantenimento riconosciuti, in sede di separazione, da sentenze passate in giudicato o da verbali di separazione consensuale omologata può essere modificato, ovvero estinguersi del tutto, solo attraverso la procedura prevista dall'art. 710 c.p.c. (oltre che per accordo tra le parti) (Sez. I, n. 8235/2000)

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