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Consulenza tecnica su disturbi psicologici – Scelta dell'esperto – Psicologo invece di medico – Discrezionalità del Giudice – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 14 maggio 2012 n. 7452 (Pres. Luccioli, rel. De Chiara)

Nessuna norma impone di affidare a medici piuttosto che a psicologi le consulenze tecniche riguardanti disturbi psicologici; la verifica della concreta qualificazione dell’esperto a rendere la consulenza è compito esclusivo del giudice di merito che, peraltro, nella sua decisione, ben può motivare per relationem richiamando il contenuto della consulenza tecnica di ufficio

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Illecito Endofamiliare – Danno da mancata istruzione, educazione del figlio naturale – Art. 2059 c.c. - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 10 aprile 2012 n. 5652 (pres. Luccioli, rel. Campanile)

Nell'ambito di un vasto orientamento, formatosi sia in dottrina, sia nella giurisprudenza, tanto di merito quanto di legittimità, è stata enucleata la nozione di “illecito endofamiliare”, in virtù della quale la violazione dei relativi doveri non viene sanzionata solo attraverso le regole del diritto di famiglia, potendo integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo ad un autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimonial ai ai sensi dell’articolo 2059 del codice civile ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti. E non può dubitarsi, con riferimento al caso di specie, come il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio, manifestatosi per lunghi anni e connotato, quindi, dalla violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, determini un vulnus, dalle conseguenze di entità rimarchevole ed anche, purtroppo, ineliminabili, a quei diritti che, scaturendo dal rapporto di filiazione, trovano nella carta costituzionale (in particolare agli articoli 2 e 30) e nelle norme di natura internazionale recepite nel ostro ordinamento un elevato grado di riconoscimento e di tutela.

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Abbandono della casa coniugale – Reato penale – Art. 570 comma I c.p. - Interpretazione evolutiva della norma

Cass. Pen., sez. VI, sentenza 2 aprile 2012 n. 12310 (Pres. Agrò, rel. Paoloni)

Il reato di cui all'art. 570 co. 1 c.p., nella forma dell'abbandono del domicilio domestico, non può ritenersi configurabile per il solo fatto storico dell'avvenuto allontanamento di uno dei coniugi dalla casa coniugale (v.: Cass. Sez. 6, 14.7.1989 n. 13724, Chianta, rv. 182278 Cass. Sez. 6, 12.3.1999 n. 11064, Innamorato, rv. 214330). Posto che la fattispecie criminosa si perfeziona soltanto se e quando il contegno del soggetto agente si traduca in un'effettiva sottrazione agli obblighi di assistenza materiale e morale nei confronti del coniuge "abbandonato", occorre ribadire che - alla luce della normativa regolante i rapporti di famiglia e della stessa evoluzione del costume sociale e relazionale - la qualità di coniuge non è più uno stato permanente, ma una condizione modificabile per la volontà, anche di uno solo, di rompere o sospendere il vincolo matrimoniale. Volontà la cui autonoma manifestazione, pur se non perfezionata nelle specifiche forme previste per la separazione o lo scioglimento del vincolo coniugale, può essere idonea ad interrompere senza colpa e senza effetti penalmente rilevanti taluni obblighi, tra i quali quello della coabitazione. La logica ulteriore conseguenza, ignorata dalla sentenza impugnata, è che la condotta tipica di abbandono del domicilio domestico è integrata soltanto se l'allontanamento risulti privo di una giusta causa, connotandosi di reale disvalore dal punto di vista etico e sociale (Cass. Sez. 6, 14.10.2004 n. 44614, Romeo, rv. 230523).

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Casa familiare – Revoca dell'assegnazione – Titolo esecutivo per il rilascio – Sussiste – Anche in assenza di esplicito comando del giudice

Cass. Civ., sez. III, sentenza 31 gennaio 2012 n. 3167 (Pres. Petti, rel. Carluccio)

Anche l’ordine di revoca dell’assegnazione della casa familiare, contenuto nella sentenza con cui il tribunale definisce il giudizio di separazione fra coniugi, è titolo esecutivo per il rilascio, senza necessità che, con la pronuncia, sia esplicitato altresì un apposito comando, rivolto al coniuge ex affidatario e diretto al suo allontanamento dall’immobile.

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Mediazione familiare – Art. 155-sexies c.c. - Giudizio di opportunità – Rischi per il minore

Cass. Civ., sez. I, sentenza 29 marzo 2012 n. 5108 (Pres. Luccioli, rel. Gianicola)

L'art. 155-sexies c.c. attribuisce al giudice un potere discrezionale esercitabile per ragioni di opportunità, ragioni la cui ricorrenza risulta evidentemente esclusa nel caso in cui sia dal giudice rilevata urgenza di provvedere per evitare anche che, nelle more del ristabilimento del dialogo genitoriale, la prole possa subire danni

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Separazione consensuale – Art. 155-bis c.c. - Affidamento esclusivo – Conflittualità – Condizioni perché giustifichi l'affidamento monogenitoriale

Cass. Civ., sez. I, sentenza 29 marzo 2012 n. 5108 (Pres. Luccioli, rel. Gianicola)

In tema di separazione personale, la regola prioritaria dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall’art. 155 cod. civ., è, ai sensi dell’art. 155 bis, primo comma, cod. civ., derogabile solo ove la sua applicazione risulti contraria all’interesse del minore, interesse che costituisce esclusivo criterio di valutazione in rapporto alle diverse e specifiche connotazioni dei singoli casi dedotti in sede giudiziaria. La mera conflittualità esistente tra i coniugi, che spesso connota i procedimenti separatizi, non preclude il ricorso a tale regine preferenziale solo se si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole; assume, invece, connotati ostativi alla relativa applicazione ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei figli e, dunque, tali da pregiudicare il loro superiore interesse.

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Modifica delle condizioni di separazione o divorzio - Decisione del giudice - Esecutorietà Immediata - Sussiste - Contra: Cass. Civ. 9373/2011


Cass. Civ., sez. III , sentenza 20 marzo 2012, n. 4376

(Pres. Filadoro - Rel. Frasca)

Benché la questione sia ampiamente dibattuta in dottrina e su essa si registrano orientamenti contrastanti nell'ambito della giurisprudenza di merito, è da ritenere che, contrariamente a quanto sostenuto dalla I sezione della Suprema Corte con la sentenza n. 9373/2011, il regime del provvedimento di definizione del procedimento di cui all'art. 710 c.p.c. sia quello dell'immediata esecutività delle statuizioni in esso contenute, in perfetta sintonia con quello generale dell'immediata esecutività delle pronunce di primo grado (che si applica anche alle statuizioni condannatorie accessorie a pronuncia costitutiva, qual è quella di modificazione delle condizioni della separazione, dato che Cass. sez. un. n. 4059 del 2010 ha assegnato alla sua statuizione sull'efficacia delle condanne accessorie alla pronuncia costitutiva ai sensi dell'art. 2932 c.c. carattere limitato alla particolare fattispecie di cui a tale norma: si vedano in termini Cass. (ord.) n. 21849 del 2010; Cass. n. 16737 del 2011; Cass. n. 24447 del 2011). Le conclusioni raggiunte si giustificano (come non ha mancato di rilevare una dottrina) sia per il procedimento di modificazione delle condizioni di una separazione pronunciata all'esito di un procedimento contenzioso, sia per il procedimento di modificazione delle condizioni di una separazione consensuale, atteso che l'art. 710 c.p.c. prevede una disciplina unica per l'uno e per l'altro caso e considerato che se, nel secondo caso, le modificazioni vengano rese sull'accordo delle parti, l'esecutività del provvedimento definitivo (da spendere se poi taluno dei coniugi non voglia osservarle) si giustifica a maggior ragione per il carattere lato sensu negoziale del provvedimento, mentre, se vengano rese a seguito di lite, viene meno qualsiasi rilievo della pregressa separazione consensuale

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Art. 155-quinquies c.c. - Intervento in giudizio del figlio maggiorenne economicamente dipendente - Ammissibilità - Sussiste


Cass. Civ., sez. I, sentenza 19 marzo 2012 n. 4296

(Pres. Felicetti, rel. Campanile)

Nei giudizi di separazione o di divorzio, alla luce della introduzione dell'art. 155-quinquies c.c., l'intervento in giudizio, per far valere un diritto relativo all'oggetto della controversia, o eventualmente in via adesiva, del figlio maggiorenne, il quale, in quanto economicamente dipendente e sotto certi aspetti assimilabile al minorenne (in ordine al quale, proprio in epoca recente, in attuazione del principio del giusto processo, si tende a realizzare forme di partecipazione e di rappresentanza sempre più incisive), assolve, latu sensu, una funzione di ampliamento del contraddittorio, consentendo al giudice di provvedere in merito all'entità e al versamento - anche in forma ripartita - del contributo al mantenimento, sulla base di un'approfondita ed effettiva disamina delle istanze dei soggetti interessati

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Matrimonio - Unione tra persone dello stesso sesso - Inesistenza giuridica - Esclusione - Matrimonio valido ma non efficace - Sopravvenuto quadro normativo, Europeo e Internazionale - Tutela della famiglia omosessuale - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 15 marzo 2012 n. 4184

(Pres. Luccioli, rel. Di Palma)

La concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico della stessa esistenza del matrimonio non è più condivisibile, alla luce del mutato quadro sociale ed europeo. L'intrascrivibilità delle unioni omosessuali, pertanto dipende non dalla loro inesistenza e neppure dalla loro invalidità ma dalla loro inidoneità a produrre quali atti di matrimonio qualsiasi effetto giuridico nell'ordinamento italiano, in assenza di specifica Legge nazionale. Ciò nondimeno, i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se - secondo la legislazione italiana - non possono far valere né il diritto a contrarre il matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'esterno, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia -, quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di "specifiche situazioni", il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza.

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Procedimento civile - Separazione personale dei coniugi - Comparizione personale delle parti davanti al Presidente del Tribunale - Previsione dell'obbligo, anziché della facoltà, per ciascun coniuge di farsi assistere da un difensore - Conseguente impossibilità di esperire il tentativo di conciliazione nel caso in cui il convenuto non sia munito di assistenza legale

Corte cost., ordinanza 16 febbraio 2012 n. 26

(Pres. Quaranta, est. Grossi)

E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 707 e 708 c.p.c. nella parte in cui impongono la difesa legale nell'udienza presidenziale della separazione. Infatti, in assenza di un diritto vivente ed in presenza di variegate interpretazioni da parte della dottrina, il rimettente non si pone il problema di individuare la portata e le conseguenze applicative - quanto alla eventuale possibilità di configurare distinte modalità di partecipazione dei coniugi ai due momenti caratterizzanti la fase dell'udienza presidenziale, pur in presenza della previsione dell'assistenza del difensore di cui al primo comma dell'art. 707 cod. proc. civ. - delle locuzioni differenziate presenti rispettivamente nel primo e nel terzo comma del successivo art. 708, che prevedono, da un lato, che "All'udienza di comparizione il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente e poi congiuntamente, tentandone la conciliazione" (primo comma) e, dall'altro lato, che, "Se la conciliazione non riesce, il presidente, anche d'ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell'interesse della prole e dei coniugi […]" (terzo comma).

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