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Famiglia

Famiglia

Affidamento congiunto – Scelte di maggiore importanza – Iscrizione ad una scuola privata – Consenso del genitore quale presupposto per il rimborso delle spese – Sussiste – Onere della prova – A carico di chi chiede il pagamento

Cass. Civ., sez. I, sentenza 10 gennaio – 20 giugno 2012, n. 10174 (Pres. Luccioli, Rel. Mercolino)

L’affidamento congiunto, oltre ad implicare l'esercizio della potestà da parte di entrambi i genitori, presuppone un'attiva collaborazione degli stessi nell'elaborazione e la realizzazione del progetto educativo comune, imponendo pertanto, nell'accertamento della paternità delle singole decisioni, quanto meno di quelle più importanti, la verifica che le stesse sono state assunte sulla base di effettive consultazioni tra i genitori, e quindi con il consapevole contributo di ciascuno di essi. Ne discende che la parte la quale richieda il rimborso di spese sostenute per il minore, al fine dell’accoglimento della domanda, ha l’onere di fornire la la prova di aver provveduto a consultare preventivamente l'ex-coniuge, al fine di ottenerne il consenso all’atto; e, in particolare, ad esempio, all'iscrizione della prole presso un istituto privato.

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Potestà genitoriale – Libertà di religione del genitore – Limitazione nel rapporto con figli – Possibilità – Sussiste - Condizioni – Nel caso di specie: Testimoni di Geova

Cass. Civ., sez. I, sentenza 12 giugno 2012 n. 9546 (Pres. Luccioli, rel. Gianicola)

L’art. 155 cod.civ., in, tema di provvedimenti riguardo ai figli nella separazione personale dei coniugi, consente al giudice di fissare le modalità della loro presenza presso ciascun genitore e di adottare ogni altro provvedimento ad essi relativo, attenendosi al criterio fondamentale rappresentato dal superiore interesse della prole che assume rilievo sistematico centrale nell’ordinamento dei rapporti di filiazione, fondato sull’art. 30 della Costituzione. L’esercizio in concreto di tale potere, dunque, deve costituire espressione di conveniente protezione (art. 31, comma 2 Cost.) del preminente diritto dei figli alla salute e ad una crescita serena ed equilibrata e può assumere anche profili contenitivi dei rubricati diritti e libertà fondamentali individuali, ove le relative esteriorizzazioni determinino conseguenze pregiudizievoli per la prole che vi presenzi, compromettendone la salute psico-fisica e lo sviluppo; tali conseguenze, infatti, oltre a legittimare le previste limitazioni ai richiamati diritti e libertà fondamentali contemplati in testi sovranazionali, implicano in ambito nazionale il non consentito superamento dei limiti di compatibilità con i pari diritti e libertà altrui e con i concorrenti doveri di genitore fissati nell’art 30, primo comma della Costituzione e nell’art. 147 del codice civile.

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Aumento dell'età – Aumento delle esigenze della prole – Dimostrazione – Non necessaria

Cass. Civ., sez. I, sentenza 4 giugno 2012 n. 8927 (Pres. Luccioli, rel. Campanile)

L'accrescimento delle esigenze della prole, in funzione del progredire degli anni, non abbisogna di specifica dimostrazione (Cass., 13 gennaio 2010, n. 400).

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Separazione – Condotta tenuta da un coniuge di lesione dei beni fondamentali della persona – Addebito – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 4 giugno 2012 n. 8928 (Pres. Luccioli, rel. Campanile)

Le gravi condotte lesive, traducendosi nell'aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l'incolumità e l'integrità fisica, morale e sociale dell'altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner, sono insuscettibili di essere giustificate come ritorsione e reazione al comportamento di quest'ultimo e si sottraggono anche alla comparazione con tale comportamento, la quale non può costituire un mezzo per escludere l'addebitabilità nei confronti del coniuge che quei fatti ha posto in essere (Cass., 7 aprile 2005, n. 7321; Cass., 14 aprile 2011, n. 8548).

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Separazione – Condotta tenuta da un coniuge dopo la separazione e in prossimità di essa – Valutazione in termini di elemento per apprezzare e giudicare la pregressa condotta nel giudizio di addebito – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 4 giugno 2012 n. 8928 (Pres. Luccioli, rel. Campanile)

La condotta tenuta da uno dei coniugi dopo la separazione e in prossimità di essa, se pure priva di efficacia autonoma nel determinare l’intollerabilità della convivenza, può comunque essere valutata dal giudice, quale elemento alla luce del quale valutare la condotta pregressa ai fini del giudizio di addebitabilità (Cass., 2 settembre 2005, n. 177810).

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Separazione – Addebito – Risarcimento del danno - Coesistenza – Possibilità – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 1 giugno 2012 n. 8862 (Pres. Vitrone, rel. Dogliotti)

La violazione di obblighi nascenti dal matrimonio che, da un lato è causa di intollerabilità della convivenza, giustificando la pronuncia di addebito, con gravi conseguenze, com’è noto, anche di natura patrimoniale, dall’altro, dà luogo ad un comportamento (doloso o colposo) che, incidendo su beni essenziali della vita, produce un danno ingiusto, con conseguente risarcimento, secondo lo schema generale della responsabilità civile. Possono dunque sicuramente coesistere pronuncia di addebito e risarcimento del danno, considerati i presupposti, i caratteri, le finalità, radicalmente differenti.

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Separazione – Violazione dell'obbligo della fedeltà – Casi in cui giustifica l'addebito della separazione – Legame causale con la intollerabilità della convivenza

Cass. Civ., sez. I, sentenza 1 giugno 2012 n. 8862 (Pres. Vitrone, rel. Dogliotti)

L’obbligo di fedeltà è sicuramente impegno globale di devozione, che presuppone una comunione spirituale tra i coniugi, volto a garantire e consolidare l’armonia interna tra essi (in tale ambito, la fedeltà sessuale è soltanto un aspetto, ma sicuramente, rilevante). Quanto all’addebito, esso sussiste se vi siano violazioni degli obblighi matrimoniali, di regola gravi e ripetute, che diano causa all’intollerabilità della convivenza. (ciò anche per l’obbligo di fedeltà, come per qualsiasi altro obbligo coniugale).

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Abbandono della casa coniugale – Assenza di intesa sessuale – Giustificato motivo per l'abbandono – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 31 maggio 2012 n. 8773 (Pres. Vitrone, rel. Dogliotti)

La mancanza di un'intesa sessuale rappresenta una «giusta causa» per abbandonare il tetto coniugale, ragion per cui l'abbandono, giustificato da tale motivo, non può sorreggere una pronuncia di addebito, emergendo, nella relazione di coniugio, l'assenza di un rapporto «sereno e appagante».

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Affidamento e collocamento del minore adolescente – Volontà dallo stesso espressa – Prevalenza nella valutazione del giudice – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 17 maggio 2012 n. 7773 (Pres. Carnevale, rel. Campanile)

Premesso che i provvedimenti in materia di affidamento non possono consistere in forzate sperimentazioni, nel corso delle quali, come in un letto di Procuste, le reali ed attuali esigenze della prole vengono sacrificate al tentativo di conformare i comportamenti dei genitori a modelli tendenzialmente più maturi e responsabili, ma contraddetti dalla situazione reale già sperimentata, deve rimarcarsi che, attesa la primazia “dell’interesse morale e materiale” della prole stessa, la norma contenuta nell’art. 155 sexies, primo comma, nella parte in cui prevede l’audizione del minore da parte del giudice, non solo consente di realizzare la presenza nel giudizio dei figli, in quanto parti sostanziali del procedimento (Cass., Sez. un., 21 ottobre 2009, n. 22238), ma impone certamente che degli esiti di tale ascolto si tenga conto. Naturalmente le valutazioni del giudice, in quanto doverosamente orientate a realizzare l’interesse del minore, che può non coincidere con le opinioni dallo stesso manifestate, potranno in tal caso essere difformi: si impone, tuttavia, un onere di motivazione la cui entità deve ritenersi direttamente proporzionale al grado di discernimento attribuito al figlio.

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Modifica delle condizioni di separazione – Art. 710 c.p.c. - Ratio – Interesse del minore

Cass. Civ., sez. I, sentenza 17 maggio 2012 n. 7770 (Pres. Carnevale, rel. Campanile)

Il precetto contenuto nell’art. 155 ter c.c. e il procedimento previsto dall’art. 710 c.p.c. sono fondati sulla necessità di adeguare nel tempo, sulla base di una più attuale e concreta valutazione dell’interesse della prole, i provvedimenti già adottati.

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