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Scrittura privata sottoscritta dai nubendi al momento del matrimonio – Impegno della moglie a trasferire al marito un Immobile di sua proprietà in caso di fallimento del matrimonio (separazione o divorzio) – Natura di Accordo cd. Prematrimoniale in vista del divorzio - Esclusione

Cass. Civ., sez. III, sentenza 21 dicembre 2012 n. 23713 (Pres. Carnevale, rel. Dogliotti)

La scrittura privata sottoscritta dai nubendi al momento del matrimonio, contenente l'impegno della moglie a trasferire al marito un Immobile di sua proprietà in caso di fallimento del matrimonio (separazione o divorzio), non è inquadrabile nell'ambito degli accordi cd. Prematrimoniale in vista del divorzio dove il fallimento del matrimonio non venga considerato come causa genetica dell’accordo, ma sia degradato a mero ‘‘evento condizionale’’. In questi casi viene in rilievo un accordo tra le parti, libera espressione della loro autonomia negoziale, estraneo alla categoria degli accordi prematrimoniali (ovvero effettuati in sede di separazione consensuale) in vista del divorzio, che intendono regolare l’intero assetto economico tra i coniugi o un profilo rilevante (come la corresponsione di assegno), con possibili arricchimenti e impoverimenti.

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Separazione – Somme versante in virtù del mantenimento stabilito nelle more del procedimento – Revoca dell'assegno – Diritto alla ripetibilità – Esclusione – Condizioni per la ripetibilità

Cass. Civ., sez. I, sentenza 4 dicembre 2012 n. 21675 (Pres. Fioretti, est. Cultrera)

In materia di separazione, sono irripetibili le somme versate in caso di revoca dell'assegno di mantenimento (Cass. nn. 11863/2004, 13060/2002, 4198/1998, 3415/1994) L'irripetibilità conseguente alla decisione che nega il diritto del coniuge al mantenimento della prole, ovvero riduce la misura dell'assegno, si giustifica, tuttavia, in ragione della natura solidaristica ed assistenziale dell'assegno "ontologicamente destinato ad assicurare i mezzi adeguati al sostentamento del beneficiario", e, dunque, il presupposto indefettibile per la sua applicabilità è che il figlio sia parte sostanziale del giudizio di separazione. In altri termini, è invece ripetibile l'assegno di mantenimento se versato a minore che non è figlio dell'onerato.

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Conflittualità tra padre e figli – Affido esclusivo - Esclusione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 3 dicembre 2012 n. 21591 (Pres. Fioretti, est. Bisogni)

La posizione conflittuale dei figli rispetto alla figura paterna non giustifica la opzione verso un regime di affido esclusivo

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Litispendenza internazionale – Criteri interpretativi – Identico rapporto sostanziale - Art. 7 Legge 218/1995

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 28 novembre 2012 n. 21108 (Pres. Preden, est. Piccininni)

La litispendenza internazionale assurge a criterio negativo, sia pur temporaneo, della giurisdizione del giudice italiano per evitare inutili duplicazioni ed eliminare il rischio di conflitti di giudicati. Ai fini della nozione di litispendenza deve essere privilegiata una interpretazione sostanzialistica, non agganciata a criteri formalistici. Ne consegue che per giudicare due cause identiche e dunque l’esistenza della litispendenza va considerato se il giudizio italiano e straniero abbiano ad oggetto un identico rapporto sostanziale e su quello i giudici siano chiamati a decidere. Il giudice dotato di potestas decidendi è quello adito per primo.

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Diritto di Accesso agli atti – Prevalenza sulla riservatezza in funzione della attuazione del diritto di difesa/azione – Sussiste – Accesso ai redditi del convivente del coniuge per il procedimento di separazione - Sussiste

Cons. Stato, sez. IV, sentenza 20 settembre 2011 n. 5047 (Pres. Giaccardi, est. Romano)

Il diritto di accesso deve prevalere sull’esigenza di riservatezza di terzi quando esso sia esercitato per consentire la cura o la difesa processuale di interessi giuridicamente protetti e concerna un documento amministrativo indispensabile a tali fini, la cui esigenza non possa essere altrimenti soddisfatta. Ha diritto, pertanto, ad accedere alla documentazione reddituale del convivente della moglie separata il coniuge che intenda agire in giudizio per l’accertamento della spettanza o meno dell’assegno di mantenimento in favore della controparte.

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Art. 709-ter c.p.c. - “impugnazione con i mezzi ordinari” - Significato

Cass. Civ., sez. I, sentenza 13 settembre 2012 n. 15341 (Pres. Luccioli, rel. San Giorgio)

La locuzione contenuta nell'art. 709-ter cod.proc.civ., che prevede l'impugnazione con i mezzi ordinari, va interpretata per l'effetto nel senso che i mezzi "ordinari" sono solo quelli propri della categoria giuridica cui appartiene l'atto, determinata dal suo contenuto e dalla sua finalità

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Provvedimenti emessi in sede di volontaria giurisdizione - che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317-bis cod. civ., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli artt. 330 e 332 cod. civ., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 cod. civ., o che dispongano l'affidamento contemplato dall'art. 4, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184 – Ricorribilità in Cassazione della decisione sul reclamo - Esclusione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 13 settembre 2012 n. 15341 (Pres. Luccioli, rel. San Giorgio)

I provvedimenti, emessi in sede di volontaria

giurisdizione, che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317-bis cod. civ., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli artt. 330 e 332 cod. civ., che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 cod. civ., o che dispongano l'affidamento contemplato dall'art. 4, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, in quanto privi dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale, non sono impugnabili con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111, settimo comma, Cost. neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione (nella specie, la mancanza del parere del P.M. e la mancata audizione dei genitori), in quanto la pronunzia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell'atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito

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Art. 155-quater c.c. - Assegnazione della casa familiare – Concetto di “stabile godimento” - Genitore affidatario che trascorre fuori dalla casa familiare cinque giorni a settimana per motivi di lavoro – Legittimità dell'assegnazione della casa in sede di separazione – Sussiste – Estinzione del diritto al godimento della casa - Esclusione

Cass. Civ., Sez. I, sentenza 9 agosto 2012 n. 14348

a) essendo ormai legislativamente stabilito che Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli (art. 155-quater c.c., comma 1, primo periodo), tale disposizione risponde all'esigenza, prevalente su qualsiasi altra, di conservare ai figli di coniugi separati l'habitat domestico, da intendersi come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare (cfr., ex plurimis e tra le ultime, la sentenza n. 14553 del 2011).

b) la Corte costituzionale, con la sentenza n. 308 del 2008, ha affermato, in via generale, che dal contesto normativo e giurisprudenziale emerge che non solo l'assegnazione della casa familiare, ma anche la cessazione della stessa, è stata sempre subordinata, pur nel silenzio della legge, ad una valutazione, da parte del giudice, di rispondenza all'interesse della prole, da tale principio deducendo, con riferimento specifico alla fattispecie, che l'art. 155-guater cod. civ., ove interpretato, sulla base del dato letterale, nel senso che la convivenza more uxorio o il nuovo matrimonio dell'assegnatario della casa sono circostanze idonee, di per se stesse, a determinare la cessazione dell'assegnazione, non è coerente con i fini di tutela della prole, per il quale l'istituto è sorto, e concludendo nel senso che La coerenza della disciplina e la sua costituzionalità possono essere recuperate ove la normativa sia interpretata nel senso che l'assegnazione della casa coniugale non venga meno di diritto al verificarsi degli eventi di cui si tratta (instaurazione di una convivenza di fatto, nuovo matrimonio), ma che la decadenza dalla stessa sia subordinata ad un giudizio di conformità all'interesse del minore;

c) anche l'art. 155-quater c.c., comma 1, terzo periodo, nella parte in cui dispone che Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare ..., deve essere interpretato, in conformità con i predetti principi, nel senso che, sebbene tali casi di revoca dell'assegnazione della casa familiare siano collegati ad eventi che fanno presumere il venir meno della esigenza abitativa, tuttavia la prova di tali eventi - che onera chi agisce per la revoca - deve essere particolarmente rigorosa in presenza di prole affidata o convivente con l'assegnatario ed attestare in modo univoco che gli eventi medesimi sono connotati dal carattere della "stabilità", cioè dell'irreversibilità, ed inoltre nel senso che il giudice investito della domanda di revoca deve comunque verificare che il provvedimento richiesto non contrasti con i preminenti interessi della prole affidata o convivente con l'assegnatario. Il diritto al godimento della casa non si estingue, dunque, dove il genitore affidatario non vi abiti per tutti i giorni della settimana, in ragione di esigenze lavorative.

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Accertamento giudiziale della paternità - Esumazione della salma per motivi di Giustizia - Regolamento di Polizia Mortuaria (D.P.R. 10.9.90, n. 285, art. 83) – Diritto dei congiunti sul corpo della persona defunta –  Necessità del loro consenso - Non sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 19 luglio 2012 n. 12549 (Pres. Luccioli, Rel. Piccininni)

Non è configurabile un diritto soggettivo dei prossimi congiunti sul corpo della persona deceduta, circostanza da cui discende l'insussistenza di un loro potere di disposizione su di esso. La disciplina positiva risulta orientata verso il duplice obiettivo della difesa del corpo delle persone decedute da inutili e gratuiti interventi mutilatori e della legittimazione delle eventuali iniziative dell'autorità giudiziaria poste in essere per motivi di giustizia. Ed invero il cadavere costituisce oggetto di espressa tutela nel vigente codice penale nell'apposito capo relativo ai delitti contro la pietà dei defunti (artt. 407-411 c.p.), che mirano per l'appunto a tutelarne il rispetto sotto diversi aspetti, e cioè in relazione all'integrità delle tombe ed alle cose destinate al relativo culto, allo svolgimento del funerale, ad eventuali atti di vilipendio, alla distruzione, soppressione, sottrazione, occultamento o uso illegittimo di cadavere, e quindi in fattispecie del tutto diverse rispetto a quella oggetto di giudizio. Analogamente, il Regolamento di Polizia Mortuaria (D.P.R. 10.9.90, n. 285) prevede poi (art. 83) che le salme possono essere esumate prima del prescritto turno di rotazione per ordine dell'autorità giudiziaria, per indagini nell'interesse della giustizia (ovvero per trasportarle in altre sepolture o per cremarle previa autorizzazione del sindaco), così come alla medesima autorità è conferita la facoltà di disporre esumazioni straordinarie per identiche finalità, e pertanto con riferimento all'avvertita necessità di assicurare gli accertamenti indispensabili per motivi di giustizia. In entrambi i casi contemplati dal citato Regolamento non è dunque richiesto il consenso dei familiari o degli eredi all'esumazione ed all'autopsia del cadavere del congiunto, consenso la cui necessità è anzi da ritenere implicitamente esclusa dall'interpretazione complessiva della normativa vigente sopra richiamata. D'altro canto la facoltà di agire in giudizio a tutela di un proprio diritto è costituzionalmente garantita (art. 24 Cost.), sicché una interpretazione della normativa vigente orientata in senso restrittivo rispetto al relativo esercizio si porrebbe in contrasto con il dettato costituzionale. Ciò tanto più ove si tratti di controversia avente ad oggetto l'accertamento di un diritto fondamentale, attinente allo status della parte che agisce in giudizio.

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Separazione – Sentenza parziale – Art. 190 c.p.c. - Applicabilità - Esclusione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 22 giugno 2012, n. 10484 (Pres. Salmé, Rel. Campanile)

L'art. 709 bis c.p.c., nell'attuale formulazione, come definitivamente modificata con l'art. 1, c. 4, della l. n. 263 del 2005, ha eliminato, con la locuzione "il tribunale emette sentenza non definitiva relativa alla separazione", ogni valutazione di discrezionalità circa l'emanazione della sentenza parziale sullo status, ragion per cui non è richiesto l’impulso di parte per l’emanazione della pronuncia in merito allo status. Non si applica, ai fini dell’emanazione della pronuncia sullo status, la disciplina di cui all'art. 190 c.p.c.

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