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Matrimonio  - Rapporti sessuali innaturali imposti alla moglie dal marito – Nullità del matrimonio  per errore essenziale sulle qualità personali del coniuge – Art. 122 c.c. - Esclusione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 12 febbraio 2013 n. 3407 (Pres. Luccioli, rel. Bisogni)

La sfera di applicazione dell’art. 122 del codice civile assegna rilevanza all’errore sulle qualità del coniuge, sub specie di anomalia o deviazione sessuale, nei soli casi in cui si manifesti nell’altro coniuge una anomalia o deviazione sessuale tale da impedire lo svolgimento della vita coniugale. In altri termini l’anomalia o deviazione deve costituire un impedimento oggettivo e non superabile allo svolgimento della vita coniugale

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SEPARAZIONE - DISAFFEZIONE - SOGGETTIVA- AL MATRIMONIO - DIRITTO ALLA SEPARAZIONE - SUSSISTE - ADDEBITO PER IL SUO ESERCIZIO - ESCLUSIONE

Cass. Civ., sez. I, sentenza 30 gennaio 2013 n. 2183 (Pres. Fioretti, rel. De Chiara)

In una doverosa visione evolutiva del rapporto coniugale, il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti emersi, ivi compreso il comportamento processuale delle parti, con particolare riferimento alle risultanze del tentativo di conciliazione ed a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità, l’esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilità da parte dell’altro, la convivenza. Ove tale situazione di intollerabilità di verifichi, anche rispetto ad un solo coniuge, deve ritenersi che questi abbia diritto a chiedere la separazione: con la conseguenza che la relativa domanda, costituendo esercizio di un suo diritto, non può costituire ragione di addebito.

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Provvedimenti ex artt. 330, 332, 333 c.c. - Ricorribilità in Cassazione - Esclusione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 8 gennaio 2013 n. 221 (Pres. Luccioli, rel. Acierno)

I provvedimenti che limitino o escludano la potestà dei genitori naturali ai sensi dell'art. 317 bis cod. civ., che pronuncino la decadenza dalla potestà sui figli o la reintegrazione in essa, ai sensi degli artt. 330 e 332 cod. civ., o che dettino disposizioni per ovviare ad una condotta dei genitori pregiudizievole ai figli, ai sensi dell'art. 333 cod. civ., o, infine, che dispongano l'affidamento contemplato dalla L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 4, comma 2, in quanto privi dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale, non sono impugnabili con il ricorso straordinario per cassazione di cui all'art. 111 Cost., comma 1" (Cass. 21718 del 2010, cui sono seguite in termini Cass. n. 12536 del 2012; 15341 del 2012).

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Rispetto della vita familiare - Art. 8 Cedu - Diritto di visita del padre - Comportamento della madre che lo ostacoli - Obbligo per le Autorità di adottare misure concrete ed effettive che garantiscano gli incontri tra genitore e figlio - Sussiste - procedura italiana che si fondi su misure automatiche e stereotipate - Violazione dell’art. 8  Cedu - Sussiste

Corte Eur. Dir. Uomo, sez. II, sentenza 29 gennaio 2013 (Pres. Jočienė), Affaire Lombardo c/ Italia

Dall’art. 8 della Convenzione, derivano obblighi positivi dove si tratti di garantire il rispetto effettivo della vita privata o familiare. Questi obblighi possono giustificare l’adozione di misure per il rispetto della vita familiare nelle relazioni tra gli individui, e, in particolare, la creazione di un arsenale giuridico adeguato ed efficace per garantire i diritti legittimi delle persone interessate e il rispetto delle decisioni dei tribunali. Gli obblighi positivi di cui si discute non si limitano al controllo a che il bambino possa incontrare il suo genitore o avere contatti con lui ma includono l’insieme delle misure preparatorie che permettono di raggiungere questo risultato. Per essere adeguate, le misure deputate a riavvicinare il genitore con suo figlio devono essere attuate rapidamente, perché il trascorrere del tempo può avere delle conseguenze irrimediabili sulle relazioni tra il fanciullo e quello dei genitori che non vive con lui. Non deve, dunque, trattarsi di misure stereotipate ed automatiche.

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Casa Coniugale – Art. 155-quater c.c. Mantenimento – Clausola che stabilisce l'automatico aumento dell'importo quando l'assegnatario lascerà la casa coniugale – Legittimità – Sussiste

Cass. civ., sez. I, sentenza 18 gennaio 2013 n. 1239 (Pres. Carnevale, rel. Dogliotti)

E’ legittima la clausola con cui il giudice stabilisca che l’assegno spettante al coniuge debole assegnatario della casa coniugale, sia automaticamente aumentato non appena questi lasci l’abitazione, in applicazione dell’art. 155-quater c.c.

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Separazione/Divorzio – Richieste istruttorie – Prove generiche – Ammissibilità - Esclusione

Cass. civ., sez. I, sentenza 18 gennaio 2013 n. 1239 (Pres. Carnevale, rel. Dogliotti)

Sono generiche e pertanto inammissibili le prove formulate nel senso di attribuire alla parte (nel caso di specie: il coniuge) comportamenti vaghi senza dedurre specifiche circostanze al riguardo

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Sentenza di annullamento del matrimonio pronunciata dal Tribunale ecclesiastico – Delibazione – Rilevanza della durata del matrimonio – contrasto di giurisprudenza – Rimessione alle Sezioni Unite

Cass. Civ., sez. I, sentenza 14 gennaio 2013 n. 712 (Pres. est. Luccioli)

Sussiste contrasto di giurisprudenza in ordine alla possibilità di delibare la sentenza di annullamento del matrimonio, emessa dal tribunale ecclesiastico, dove l'unione abbia avuto lunga durata e si sia dunque protratta nel tempo: la questione va quindi rimessa alle Sezioni Unite (contrasto di giurisprudenza: per Cass. Civ. 1343/2011, il fatto che il matrimonio si sia protratto per lunga durata osta alla delibazione dell'eventuale sentenza di annullamento; per Cass civ. 8926/2012, può essere affermato, invece, un generale principio di irrilevanza, ai fini della delibazione, della durata della convivenza).

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Affidamento del minore a genitore che abbia instaurato una famiglia incentrata su coppia omosessuale – Idoneità del contesto familiare ad educare ed istruire il minore – Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 11 gennaio 2013 n. 601 (Pres. Luccioli, rel. De Chiara)

E' un mero pregiudizio quello per cui sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino.

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Delega del giudice ai servizi sociali in ordine all’eventuale ampliamento delle modalità di visita tra genitore e figlio – Abdicazione del giudice al dovere ex art. 155 c.c. - Non sussiste – Delega comprensiva della possibilità di ampliare il diritto di visita – Illegittimità – Esclusione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 11 gennaio 2013 n. 601 (Pres. Luccioli, rel. De Chiara)

Con l’affidare ai servizi sociali il compito di disciplinare le modalità degli incontri genitore – figlio, il Tribunale non abdica al potere spettantegli ai sensi dell’art. 155 c.c., dove – seppur in modo non dettagliato – fornisca comunque delle istruzioni al Servizio delegato; inoltre, la facoltà concessa ai servizi di ampliare le modalità e la durata di tali incontri, sino a giungere eventualmente anche a incontri liberi, non costituisce un limite al diritto del genitore, bensì una disposizione a lui favorevole, che la solleva dall’onere di richiedere la concessione di detto ampliamento al giudice, il cui intervento, peraltro, resta necessario in caso di valutazione negativa da parte dei servizi.

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Accordo cd. Prematrimoniale in vista del divorzio – Giurisprudenza della Cassazione formatasi sul punto – Progressivo “favor” per questi accordi

Cass. Civ., sez. III, sentenza 21 dicembre 2012 n. 23713 (Pres. Carnevale, rel. Dogliotti)

Gli accordi prematrimoniali in vista del divorzio sono molto frequenti in altri Stati, segnatamente quelli di cultura anglosassone, dove essi svolgono una proficua funzione di deflazione delle controversie familiari e divorzili. Come è noto, in Italia, la giurisprudenza è orientata a ritenere tali accordi, assunti prima del matrimonio o magari in sede di separazione consensuale, e in vista del futuro divorzio, nulli per illiceità della causa, perché in contrasto con i principi di indisponibilità degli status e dello stesso assegno di divorzio (per tutte, Cass. n. 6857 del 1992). Tale orientamento è criticato da parte della dottrina, in quanto trascurerebbe di considerare adeguatamente non solo i principi del sistema normativo, ormai orientato a riconoscere sempre più ampi spazi di autonomia ai coniugi nel determinare i propri rapporti economici, anche successivi alla crisi coniugale. E’ assai singolare che invece siano stati ritenuti validi accordi in vista di una dichiarazione di nullità del matrimonio, perché sarebbero correlati ad un procedimento dalle forti connotazioni inquisitorie, volto ad accertare l’esistenza o meno di una causa di invalidità del matrimonio, fuori da ogni potere negoziale di disposizione degli status: tra le altre, Cass. n. 248 del 1993). Giurisprudenza più recente della Cassazione ha invece sostenuto che tali accordi non sarebbero di per sé contrari all’ordine pubblico; più specificamente il principio dell’indisponibilità preventiva dell’assegno di divorzio dovrebbe rinvenirsi nella tutela del coniuge economicamente più debole, e l’azione di nullità (relativa) sarebbe proponibile soltanto da questo (al riguardo, tra le altre, Cass. n. 8109 del 2000; n. 2492 del 2001; n. 5302/2006).

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